sabato 31 marzo 2007

Brindisi della Marina

Lunedi: All nostre navi in mare
Martedi: Ai nostri uomini
Mercoledi: A noi
Giovedi: Alla guerra maledetta o al periodo sciagurato
Venerdi: Al nemico compiacente e allo spazio per manovrare
Sabato: Alle amanti e alle mogli
Domenica: Agli amici assenti

venerdì 30 marzo 2007

I'm for the Hippopotamus

- Comandante del battello: "Ehi voi, chi paga per l'affitto della nave, adesso? Saranno quasi mille sterline"

- Tom: "Almeno il doppio"

- Slim: "E anche di più"


Come promesso la settimana scorsa, eccomi qua, ancora alle prese con le mirabolanti avventure del dinamico duo.

Nonostante non ci siamo battute da conservare in cassaforte, lo confermo: Io sto con gli ippopotami (Italo Zingarelli, 1979) si conferma al primo posto della mia personalissima classifica.

Ok, va bene il ciuccio di Bud appeso al collo (e contornato di carta alluminio al leggendario pranzo dal signor Ormond con tavolo scorrevole) che strilla “chi ha fame mi segua!”, Tony Binarelli in turbante e barba (alla Kabir Bedi) che cerca di gabbare Terence al gioco delle tre carte, le gigantesche uova di struzzo di Ma’, l’intruglio (“Questo è caviale, caviale del Volga; un po' di burro, un pizzico di sale, due pizzichi di pepe eeee, eeee… champagne! Delizioso, come si dice a Parigi") che Slim si prepara e butta giù alla calata senza stacchi di montaggio. Va bene tutto questo, ma credo che il mio particolare affetto derivi da altro. Sono i buoni sentimenti, l'Africa da cartolina, la voglia di libertà portata sullo schermo senza particolari invenzioni, con una serie di clichè che finiscono per diventare originali se presi tutti insieme (sì, un po’ come in Casablanca…), i vestiti polverosi, gli occhi sorridenti, gli animali che corrono e saltano e ancora il ghepardo tonto incapace di trovare la via d’uscita.
E poi Grau grau grau, la colonna sonora del film, che altro non è che la perfetta sintesi di tutto questo:

Watch out Mr. Lion don't bite me
Shout down, if you wanna go free
I'll hear when you call and I answer you all: grau grau grau.

Some people aren't nice to lions
Some people aren't nice to hippos
We better think twice let's try it be nice
Grau grau grau

Man is wild and lions are wild
that's what most people say
But I have seen that malice king
and lions just like to play
And I'm not drunk, it's not the sun
that makes me feel this way
But lions are mart and minor wild
and children just like to play

So please Mr. Man don't shoot me
Don't catch me, don't take me away
It's here where I live, let's forget and forgive
Grau grau grau
.

giovedì 29 marzo 2007

Con la spada o senza?

Venite pure avanti, voi con il naso corto, signori imbellettati, io più non vi sopporto,
infilerò la penna ben dentro al vostro orgoglio perchè con questa spada vi uccido quando voglio.


(Cirano, in D’amore di morte e di altre sciocchezze - Francesco Guccini, 1996)

Sveglio da poco. Accendo il cellulare. Squillo. Messaggio ricevuto nella notte. Precisamente alle ore 4, 54 minuti e 53 secondi:

"Ho visto 300, certo che un’epoca senza guerrieri nè eroi fa proprio cagare. Va bene internet, ma io voglio spade scudi forza e onore."

Spade, scudi forza e onore non sono necessariamente termini fascisti, ve lo assicuro. Il fatto è che alle spade si sono aggiunte cose ben peggiori (e più codarde se vogliamo), con la differenza che ad usarle non sono gli eroi odierni, ma quelli che essi combattono. Senza armi. Spesso in silenzio, nel silenzio della quasi totalità dei media perché le guerre tuttora in corso in Algeria e Sri Lanka piuttosto che in Aceh o ad Haiti, non interessano a nessuno. Figuriamoci ad un pubblico che si nutre di tutte le cose che finiscono in -opoli.
Tra l'altro vengono a rompere le palle proprio ad uno come me, ancora fondamentalmente fermo all’acerrima rivalità tra Paperopoli e Ocopoli.

mercoledì 28 marzo 2007

Finirà?

E' successo ancora, stavolta al rione Sanità. Dall'inizio dell'anno sono state trenta le vittime di omicidi di camorra.

lunedì 26 marzo 2007

Norme antinquinamento

Piazzale del Verano direzione De Lollis. C'era questa Y10 che mi precedeva: alla guida un ragazzo scanzonato sulla trentina, dietro di lui, un cane nero lontano parente di un setter a scrutare l'orizzonte opposto al mio. In alto a destra, sul lunotto posteriore, un quadrato di carta di circa 20 centimetri quadrati con su scritto a penna: "LIRA 5".
Insieme al ritorno del sole, è bastato questo a mettermi di buon umore. Ce ne fossero di mattine così.

domenica 25 marzo 2007

Dolce notte

Sì, va bene, l’uomo è un animale abitudinario. Ci credo. Sono convinto che possiamo assuefarci a dormire in media tre ore a notte senza risentirne. Poi guardo la mia faccia adesso e penso agli occhi che avrò “domattina” al risveglio. Allora mi domando: ho davvero voglia di provarci?

sabato 24 marzo 2007

Le vocali di Rimbaud

Anera Ebianca Irossa Uverde Oblu: vocali

Questo è il primo verso del sonetto Voyelles (Vocali) composto nel 1871 da Rimbaud, magistrale esempio di un serrato procedimento sinestetico.

venerdì 23 marzo 2007

I fell like a king in my buggy

Kid: "Ce la giochiamo a carte?"
Ben: "No"
Kid: "Vuoi forse dire che sono un baro?"
Ben: "Eh, proprio così!"
Kid: "Ah!"
Ben: "Perché non facciamo a braccio di ferro?"
Kid: "No"
Ben: "Ah, sono troppo forte per te, eh?"
Kid: "Eh, proprio così! Senti, giochiamocela a birra e salsicce"
Ben: "Sarebbe?"
Kid: "Una birra e una salsiccia, una birra e una salsiccia...il primo di noi che scoppia, paga il conto e perde la macchina"
Ben: "Ok, dove"
Kid: "Andiamo qui davanti, mi sembra un posticino tranquillo"


(...Altrimenti ci arrabbiamo! - Marcello Fondato, 1974)

Volevo parlarvi d'altro, ma il canto del dinamico duo è più attraente di quello delle sirene omeriche per una mente da bimbo cresciuto. Un giorno o l'altro dovrò cercare di capire qual è il film che ho visto di più nella mia vita. In ogni caso questo si colloca sicuramente nei primi cinque, troppe scene da ricordare: la gara in macchina che apre le danze, il vecchio Geremia, il coro dei pompieri, il killer Paganini, la sfida con i motociclisti, il mega rissone nella palestra e quello finale tra i palloncini, il tedesco mangia carote consigliere del capo dei cattivi, la leggendaria colonna sonora di Guido e Maurizio De Angelis (meglio conosciuti come gli Oliver Onions) senza dimenticare il pretesto da cui nasce tutto, la "Dune Buggy rossa con cappottina gialla".
Dedicato a Valdo, alla bisogna sempre sintonizzato.

giovedì 22 marzo 2007

Sircana mon amour

"Se non fossi un terrorista travestito, mi sposeresti?"

(La moglie del soldato - Neil Jordan, 1992)

mercoledì 21 marzo 2007

Bisogna avere Pazienza

Spezzone di un'avventura estiva di Zanardi in un campeggio di Castiglion della Pescaia. Maurizio arriva con un tizio che dice di poter svoltare loro un po' di roba. Ricevuti in anticipo i soldi, il tizio, ovviamente, non torna:

- Maurizio: ”Tre a due per me! Allora…a quale famiglia appartiene il panda!
- B: “…agli orsi, è un urside…”
- Maurizio: “No! E’ un procionide! Quattro a due per me! Tocca a te”
- B: “Dunque…qual è l’unico mammifero che depone le uova”
- Maurizio: “Facilissimo! Quello che tu dici è l’ornitorinco, ora tu dimmi a quale famiglia appartiene e poi non è l’unico, ce n’è un altro ancora!”
- B: “Non lo so”
- Maurizio: “Alla famiglia degli onotremi, e l’altro è l’echidna!”
- X: “Beh, volete smetterla con queste puttanate?”
- Maurizio: “Nonnò, ormai abbiamo iniziato e si arriva a dieci! Siamo 5 a 2 per me, coraggio! Ah! Ah!”
- B: “Va bene: dimmi…quanto può arrivare di lunghezza l’anaconda”
- Maurizio: “Questa domanda non vale, perché non consente una risposta rigorosa!”
- B: “12 metri. Siamo 5 a 3”
- Maurizio: “Ma vai via buffone, ora ti faccio vedere io!”
- Zanardi (pensando): “Eccolo lì, il garante, fa il competitivo di merda, perché può sfoggiare quelle 4 palle imparate quand’era chierico e toccava le palle ai compagnucci…”
- Maurizio: “Voglio sapere…voglio sapere…il nome del mustelide più grosso che c’è! Non lo sai? Come no…vive nel Nord America…è il ghiottone!! Allora dimmi il nome di cinque marsupiali!”
- Zanardi: “Scusa…”
- Maurizio: “Eh, oh? Ah, ciao Sandro”
- Zanardi: “Massimo”
- Maurizio: “Sì scusa Massimo…dici il tipo, vero? Non è ancora arrivato, ma arriverà. Stai con noi…”
- Y: “Sentite, io mi sono rotto dei quiz, quando arriva sto stronzo?”
- Maurizio: “Ooh, mi sembrate tanti scimmiati e poi io che cazzo ne so…”
- Y: “Sì ma avevi detto che tornava”
- Zanardi: “Scusa, puoi venire un momento?”
- Maurizio: "Sì"
- Zanardi: "Come ti chiami?
- Maurizio: "Maurizio"
- Zanardi: "Di dove sei?"
- Maurizio: "Di vicino Padova"
- Zanardi: "Come si chiama il tipo di San Severo?"
- Maurizio: "Si chiama l'impiccato"
- Zanardi: "Tu lo sai, sì, che quello non lo vedi più..."
- Maurizio: "Non è vero!"


(da Pacco, Andrea Pazienza)

martedì 20 marzo 2007

Mezzo secolo Sulla Strada

Nel 1957, in tre settimane, Jack Kerouac decise di riempire con le lettere un rotolo di carta per telex lungo 36 metri senza andare mai a capo. Iniziò così:

“La prima volta che incontrai Dean fu poco tempo dopo che mia moglie e io ci separammo. Avevo appena superato una seria malattia della quale non mi prenderò la briga di parlare, sennonché ebbe qualcosa a che fare con la triste e penosa rottura e con la sensazione da parte mia che tutto fosse morto.
Con l’arrivo di Dean Moriarty ebbe inizio quella parte della mia vita che si potrebbe chiamare la mia vita lungo la strada.”


“Prova a leggere questo, non è male”, dissero i lunghi capelli di Fabrizio dal banco di fronte al mio. Avevo 16 anni.
Era un’edizione economica della Mondadori, carta terribile, da allergia, caratteri marcati portatori di cecità e copertina patinata ornata di un’odiosa stella gialla in rilievo con inscritto il prezzo: 4900 lire.

“Ho letto On The Road nel 1959, cambiò la mia vita, così come ha cambiato quella di ciascun altro”,

rispetto a Dylan, a me la cambiò poco meno di quarantanni dopo:
acquistai la stessa, identica edizione che mi aveva mostrato Fabrizio dalla megera titolare della defunta Libreria d’arte. Il mio primo libro.
Non ricordo in quanto tempo lo lessi, fui molto rapido però, come un rapito scapperebbe dai sequestratori.

Poi successe qualcosa. I dati:

- festa di capodanno 1999/2000
- delirio di gente
- stanza di cirello adibita a guardaroba
- cirello non presente alla serata

Giorni dopo, quando tornai in casa, sembrava più o meno tutto in ordine nonostante il prevedibile bordello festaiolo. Mi sbagliavo.
Dalla mensola alla sinistra del letto mancava una stella, la Stella, quella da 4900 lire.
Non volevo crederci: chi diavolo aveva avuto il coraggio di rubarmi un libro, quel libro, il mio primo libro, il mio cambio di direzione?

Non ne seppi più nulla.

domenica 18 marzo 2007

Li pell' sott' a li linzol' bianc'

"Oh uagliu', dall'Istat: su 3000 persone, 100 cantano, le altre si fanno le pippe"

(Marcello Bocchino, megafono alla mano, seduto su di una balaustra della Curva Nord, Stadio Adriatico, qualche anno fa)

Il tifoso è una specie inestinguibile, la sua ipercriticità non supportata da prove verrà tirata fuori ogni mattina, di fronte ad un caffè del bar Midas, ricordando i vecchi fasti all'ombra dei pini di Viale Pepe.

1. giovane: nin serve, in B ci vo li marpiun (non serve, in serie B ci vuole gente con più esperienza)
2. sopra la trentina: nin serve, in B sa da corr' (non serve, in serie B ci vuole gente che corre)
3. svincolato: ni li vulej nisciun (non lo voleva nessuno allora l'abbiamo preso noi)
4. in prestito: e che je ne freg de la maj' (non gli frega nulla della maglia)
5. acquistato: si fa mal e avem jettat la munet (alla prima partita si fa male e così abbiamo buttato via soldi)
6. bello: sta tutt le nott a la discotec (sta tutte le sere in discoteca)
7. brutto: quanda cazz è brutt (quanto cazzo è brutto)
8. con una folta chioma: vatt a ffa li capill (vai dal barbiere)
9. calvo: scuppà (sei senza capelli)
10. single: è un puttaniere (viene adocchiato spesso lungo la riviera mentre si intrattiene con personaggi ammiccanti)
11. fidanzato: è un puttaniere (viene adocchiato spesso lungo la riviera mentre si intrattiene con personaggi ammiccanti)
12. sposato: è un puttaniere (viene adocchiato spesso lungo la riviera mentre si intrattiene con personaggi ammiccanti)
13. divorziato: e certo, è un puttaniere (è normale, viene adocchiato spesso lungo la riviera mentre si intrattiene con personaggi ammiccanti)
14. difensore: nin segna (non fa gol)
15. attaccante: nin marc' (non difende)
16. centrocampista di qualità: nin corr' (non corre)
17. centrocampista di quantità: alz' ssa cocc' (alza la testa e fai girare palla)
18. centrocampista offensivo: c'arvò Galeone (magari tornasse Galeone)
19. centrocampista difensivo: c'arvò Tom Rosati (magari tornasse Tom Rosati)
20. al primo giorno di mercato: Patè cacc'la munet (orsù - ex - presidente Paterna, tira fuori i soldi)
21. all'ultimo giorno di mercato:Patè cacc'la munet (orsù - ex- presidente Paterna, tira fuori i soldi)
22. del Nord: ssu leghist' (brutto leghista del cazzo)
23. del Sud: ss'africano (brutto terrone del cazzo)
24. di Pescara: ssu racomandat' (brutto raccomandato del cazzo)
25. con i nervi a posto: ntè la grinta (non ha grinta)
26. con personalità: pijt na camomill (beviti una camomilla)
27. dalla ex squadra del mister: cocco del mister (sei il preferito dell'allenatore)
28. da qualsiasi altra squadra: il mister ni vulej (l'allenatore non ti voleva)


Tutto questo prima ancora di averlo visto giocare con la nostra maglia.

sabato 17 marzo 2007

Caratteristiche degli esseri viventi

- Movimento
- Respirazione
- Sensibilità
- Crescita
- Riproduzione
- Secrezione
- Alimentazione

venerdì 16 marzo 2007

Cogito ergo rum

- "Questi due sono tosti da eliminare..."
- "Perchè, so' forti...?"
- "Sai di dove sono?"
- "No"
- "Di Pescara"
- "Aaaaah!"


Non è questione solo di biliardino. Ogni attività ludica, anzi, ogni attività ludica sostenuta per portare a casa un risultato positivo - la vittoria quindi - dev'essere effettuata nel pieno delle proprie capacità mentali. In caso contrario, come si dice dalle parti mie: "te ne pu' rije pur' a la case!".

Avrei dovuto abbandonare molto, molto tempo prima. Evitando di tirare cocciate ai muri.

mercoledì 14 marzo 2007

Che non vi sia lieve la terra

Circa 185 mila metri cubi di sostanze tossiche e pericolose: cloroformio, tetracloruro di carbonio, esacloroetano, tricloroetilene, triclorobenzeni e metalli pesanti.

Tutto questo era sotterrato nei pressi del polo chimico (una bellissima fabbrichetta che emette fumo a volontà per 365 giorni l’anno, in una stupenda valle racchiusa tra due imponenti pareti di rocce) di Bussi, in una zona delimitata dalla stazione ferroviaria da una parte e il fiume Pescara dall'altra.
240 mila tonnellate di rifiuti da rimuovere (per portarli non si sa dove, visto che al momento non c'è una discarica disponibile con una capienza sufficiente) partendo da 5 metri sotto terra per un’area di 4 ettari: la più grande discarica abusiva mai scoperta in Italia, lungo quella Roma-Pescara che percorro con la tranquillità nel cuore e con la frequenza di uno a cui piace, ogni tanto, calpestare la sabbia adriatica. Ci vorranno migliaia di anni (oltre che 58 milioni di euro per la bonifica), sostiene il Wwf, per far tornare quella zona al suo equilibrio naturale.

C’è sempre pochissima gente in quel tratto di strada: Castiglione Messer Raimondo, Castiglione Messer Marino, Castiglione a Casauria, Carsoli, Cocullo, Pescina, Alanno, Magliano dei Marsi, Sulmona, Pratola Peligna. Consiglio a tutti di percorrerla un giorno, di giorno. Il paesaggio, specie in treno, merita il viaggio. E magari scendere in un paese a caso per girare a caso, camminando in salita tra pietre e muri grezzi, alternando un salumiere e un macellaio pronti a lanciarvi salami di cinghiale e succulenta carne di pecora in faccia.
Vallo a sapere che sotto quel cielo sempre terso abbracciato da nuvole di panna montata si nascondesse l’inferno della stupidità.
Io attendo sempre che la natura si riprenda quello che le appartiene, magari sotto forma di una spedizione punitiva di orsi piuttosto che di lupi marsicani. Poi vi voglio vedere, brutti bastardi, col terrore negli occhi a rintanarvi dentro le vostre escavatrici.

martedì 13 marzo 2007

"Sei proprio tu John Wayne? E io chi sarei?"

Va bene, Sentieri Selvaggi (1956) è un capolavoro.
Nonostante questo, a me John Ford è stato sempre sulle palle.
L'unica motivazione che riesco a dare a quest'inconsueta (per lo scrivente) viscerale intolleranza può essere ricercata nell’ancora più profonda antipatia che nutro verso il suo attore feticcio: John Wayne.
Più in generale non riesco proprio a sopportare i presuntuosi, quelli del “io sono più bravo di te”, che ti guardano perennemente dall’alto in basso o per dirla alla Mono, che camminano a due metri da terra.
John Ford, a pelle, mi è sempre sembrato una persona di questo tipo e ieri ne ho avuto la conferma guardando il magnifico Viaggio nel cinema americano (Martin Scorsese e Michael Henry Wilson, 1995), dove, all’interno del capitolo dedicato ai western trova spazio uno sprazzo dell'intervista – datata 1971 - che Peter Bogdanovich (fuori campo) fece a Sean Aloysius O'Feeney, che poi altro non è che il vero nome di John Ford, seduto a gambe accavallate su di una sedia “da regista” se ce n’è una, sigaro gigante tra le dita e cappello baseball con su scritto LA in luogo del più classico NY a fare ombra sugli occhiali neri dalla montatura in stile La rivincita dei Nerds (Jeff Kanew, 1984).
Alle sue spalle, la prospettiva infinita del roccioso deserto americano di frontiera:

JF (prima di iniziare l’intervista): “Non ci sarà bisogno di fare più di un ciack, no?”

PB: “Signor Ford, ho notato che la sua visione del West diventava sempre più triste e malinconica con il passare degli anni. Faccio un paragone: ad esempio, fra “La carovana dei mormoni” e “L’uomo che uccise Liberty Valance”. Si era reso conto di questo cambiamento nel suo atteggiamento?

JF: “No”

PB: “Ora che gliel’ho fatto notare, c’è qualcosa che vuole dire in proposito?”

JF: “Non so di cosa stia parlando”

PB: “Posso chiederle quale elemento in particolare dei western l’ha attratta fin dal principio?

JF: “Non saprei”

PB: “Lei è d’accordo nel dire che il messaggio de “Il massacro di Fort Apache” era che la tradizione dell’esercito fosse più importante di un singolo individuo?

JF: “Taglia”

lunedì 12 marzo 2007

Tariffa a parola: € 4,70+IVA

Leggo sempre i necrologi sulle pagine dei giornali, si possono trovare punte di occhi lucidi non indifferenti. E’ successo di nuovo stamattina, mentre sfogliavo La Repubblica di sabato scorso, pagina 29. Al solito le righe che mi sparano in faccia acqua di mare sono quelle che esulano dalle solite formule del tipo “annunciano la triste perdita”, “piangono il carissimo”, “si è spenta serenamente”, “è mancato all’affetto dei suoi cari” e via blaterando nella tragica ovvietà di un sentimento successivo ad una scomparsa.
Questo qui era in terzultima posizione, tra i neo defunti Vincenzo Papaleo e Guido Roatta:


“Di ogni albero raccogli i frutti ma lasciane almeno tre: uno per il sole, uno per la terra, uno per la pianta”

Livio Dalla Ragione
Partigiano nelle montagne e cercatore di piante


Riposerai sotto la grande quercia.

Miriam, Laura, Isabella, Alvaro, Gregorio, Giulia, Matilde e Costanza.
Città di Castello, 10 marzo 2007



Non so cosa ne pensiate voi, io credo che Livio ne sarebbe contento.

domenica 11 marzo 2007

Passeggiate domestiche

C’è questo vecchietto che ogni mattina, appena alzato, inizia a camminare metodicamente tra le stanze di casa per un totale di 4 chilometri.
Ogni giro di questo tragitto casalingo – tra poltrone barocche e tappeti giganti, cucine e pentagrammi - è lungo circa 54 metri. Questo dato ci fa capire che per coprire la distanza di 4000 metri (4 km), il suddetto vecchietto compierà circa 74 giri.
Il vegliardo, dall’alto della sua somiglianza con Dan Peterson, ci informa che il tempo medio di percorrenza di un giro ammonta a 35 secondi, ovvero 2592 se riferiti alla lunghezza totale. Più o meno 43 minuti, appena entrati in Zona Cesarini si potrebbe dire. Dieci minuti e qualcosa a chilometro.

Allora ho pensato quale stranezza possa essere accostata alla mia trascurabile persona, così, tanto per vedere che possibilità avrei di diventare un semi-genio. La mia conclusione è che l'unico fenomeno di questa tipologia si manifesta al momento di attraversare una strada: beh, io cerco di non mettere mai i piedi sulle strisce bianche.
Probabilmente non arriverò alle altezze di Morricone. Le supererò.

sabato 10 marzo 2007

Caffeina

La caffeina (1,3,7-trimetilxantina) è probabilmente la droga psicoattiva più diffusa al mondo. E' un alcaloide purinico, rapidamente solubile in acqua calda e ha il punto di fusione a 235°C. In base alla forza dell'infusione, 150 ml di caffè possono contenere 30-180 mg di caffeina; 360 ml di cola ne contengono 30-60 mg.

La caffeina viene completamente assorbita nello stomaco e nel tratto iniziale dell'intestino nei primi 45 minuti dopo l'ingestione, viene distribuita lungo tutto il corpo nei fluidi corporei ed eliminata con una cinetica del primo ordine.

Viene metabolizzata nel fegato dal sistema enzimatico citocromo P450 ossidasi, dove viene convertita in tre dimetilxantine, ognuna delle quali ha un effetto diverso:
-Paraxantina (84%): stimola la lipolisi e porta ad una maggiore concentrazione di glicerolo ed acidi grassi nel sangue.
-Teobromina (12%): dilata i vasi sanguigni. La teobromina è anche il principale alcaloide presente nel cacao.
-Teofillina (4%): rilassa la muscolatura liscia nei bronchi (è usata infatti nel trattamento dell'asma). La dose di caffeina usata in tale trattamento è molto più grande di quella dovuta al metabolismo della caffeina.

giovedì 8 marzo 2007

Barrilete cosmico

Il malato di calcio - quello vero – che c’è in me, viene fuori in questi casi come il rosa dei fiori di pesco a primavera.
L'azione la sappiamo a memoria, allora tenete chiusi gli occhi, bastano le parole adesso. La poesia non è solo nel gesto. E' nell’emozione di vedere dal vivo una cosa irripetibile.
Fluttuate.
Per una volta (solo una?) avrei troppo voluto essere argentino.

Ahi la tiene Maradona
Le marcan dos
Pisa la pelota Maradona
Arranca por la derecha
el genio
del futbol mundial
Puede tocar
Para Burruchaga
siempre Maradona
genio, genio, genio
tá, tá, tá,
gooooooooool
quiero llorar
Dios Santo
Viva el fútbol
Golaaaazooo Diegooooool
Maradona
Es para llorar, perdónemne
Maradona
en recorrida Memorable,
en la jugada
de todos los tiempos
barrilete cósmico
¿De qué planeta viniste
para dejar el camino a tanto inglés?
Para que el pais sea un puño
Apretado gritando
Por Argentina
Argentina 2, Inglaterra 0
Diegol, Diegol
Diego Armando Maratona
Gracias, Dios
Por el fútbol,
por Maradona,
por estas lágrimas
por este
Argentina 2,
Inglaterra 0.

mercoledì 7 marzo 2007

E' l'anno dell'Inter

C'è Burdisso nei panni di un Toro sperso nella galassia alla ricerca di un pianeta qualsiasi da deformare con l'impatto (Toro è un asteroide scoperto nel sistema solare nel 1948), c'è il capitano degli altri che ride soddisfatto del risultato raggiunto, c'è Ibrahimovic che sembra davvero uno svedese invece che un bosniaco, ci sono i due metri di Franceco Toldo che la madre non riesce a riconoscere.
E poi c'è Navarro, che non è il chitarrista dei Red Hot Chili Peppers ma un panchinaro dei mangiatori di paella, che arriva con il culo ormai piatto per sferrare un diretto corto come quello di un appesantito Tyson sul naso di Francois "The White Buffalo" Botha a 13 secondi dal termine della quinta ripresa, quel 16 gennaio 1990 all'MGM Grand di Las Vegas.
Il naso stavolta era dell'immobilizzato Burdisso però.

Se c'è una cosa che amo degli sport da combattimento, oltre alla plasticità della catena cinetica propria di un pugno o di un calcio che colpisce, è il rispetto dell'avversario. Ti potrai massacrare per 12 riprese ma con una diversa consapevolezza.

In ogni caso, le risse da bar - che poi sono uguali a quella vista ieri sera al Mestalla di Valencia - non mi hanno mai visto protagonista se non in difesa di qualche imbecillotto ubriaco che ho la fortuna di avere per amico.
In linea di massima se uno mi offende, io rido, se mi tocca, lo scanso e rido. E se proprio devo rispondere, mi affido ancora una volta a Ti-Jean il frenatore:
"Non so che farmene della tua offesa. Puoi riprendertela".

martedì 6 marzo 2007

Canto mattutino con pane e nutella

Tracy: "Sei sicuro Dexter?"
Dexter: "Nient'affatto, ma rischio"


(Katharine Hepburn e Cary Grant in Scandalo a Filadelfia - George Cukor, 1940)

Penso e piango tristemente alla poesia e all'arte... sono aconsolato e morto dentro. Aiutooooooooo!!! Vi chiedo di portarmi pane e nutella e cacio e pere per tutte queste sere. Cavolo cavolo stanotte ho visto il diavolo sul tavolo!!
Ma non so più che fare... Devo andare al mare e ad impennare, impennare con la moto per scattare nuove foto!

lunedì 5 marzo 2007

€ 3,20

Area di servizio Montepulciano Ovest. Tra militari in mimetica con mitra a tracolla e birre tra le mani, cassiere pubblicizzanti biglietti della lotteria e improbabili gratta e vinci, uova di pasqua già ammuffite sugli scaffali e burini in trasferta con cappellino ornato di lupacchiotto d'ordinanza al seguito, ho deciso di provarlo un'ennesima volta. Adesso non ho più dubbi, non posso che essere d'accordo con il prode Gaddo della tribù dei Talloni Tonanti:
"Il Camogli non è più quello di una volta."

sabato 3 marzo 2007

L'ora di Sandringham

Re Edoardo VII introdusse l'uso di regolare le circa 180 pendole della proprietà di Sandringham con mezz'ora di anticipo, in modo da avere più tempo per cacciare. Di conseguenza, quando il re si trovava a Sandringham, ogni cosa si svolgeva secondo questo singolare fuso orario. Giorgio V mantenne la tradizione, ma nel 1936, quando salì al trono Edoardo VIII, gli orologi di Sandringham furono portati in sincronia con il resto del regno.

venerdì 2 marzo 2007

La mano di Giorgio

Mi trovavo seduto nel Centrale del Foro Italico per gli Internazionali di Tennis, quelli che ora si chiamano tristemente Master Series Roma.
In campo c’era Carlos Moya, uno degli ultimi esponenti di quella scuola spagnola vincente solo su terra rossa, portatrice sana di un tennis fatto di palle arrotate giocate a due metri dalla linea di fondo e improvvise chiusure di punto raggiunte entrando dentro al campo per sparare un “diritto anomalo” (da “circoletto rosso” direbbe il buon Tommasi) all’incrocio delle righe. Si erano ormai ritirati – o giunti a fine carriera, da pescare in un non precisato buco di mondo nel tentativo di racimolare gli ultimi spicci in qualche challenge – i vari Berasategui (l’unico tennista capace di colpire la pallina sempre con la stessa faccia della racchetta, sia nel rovescio che nel diritto, grazie ad un particolare angolo d'impugnatura a cui seguiva un assurdo movimento di polso), Sergi Bruguera (due titoli in terra di Francia per lui) o Emilio Sanchez, fratello della più famosa Arantxa. Erano loro gli iberici terraioli, il regno di Nadal era ancora lontano dal manifestarsi.

Tra un applauso di routine e gli urletti di giovani ammiratrici affascinate dalle tenebre nei suoi occhi, Moya stava portando a casa l’accesso ai quarti di finale del torneo senza troppa difficoltà.
La partita non era di quelle da ricordare, allora iniziai a distrarmi con uno dei miei passatempi preferiti:
guardare le persone fino a denudarle, isolando i comportamenti e i gesti inconsci, i sorrisi forzati, le mani sugli occhi al riparo dal sole, le maniche tirate su alla ricerca di un’abbronzatura atomica il più possibile omogenea, il punto interrogativo nei visi dei bambini che non capiscono il motivo per il quale si debba stare zitti mentre due sconosciuti si prendono a pallate, i panini con la mortazza portati da casa dentro l’alluminio, i cappelli improbabili sul cranio e tra le mani bibite fatte di gas con qualche liquido a contornarne le bollicine.

Avevo quasi completato il mio giro perlustrativo sugli spalti, quando la retina tornò sui suoi passi. A colpirla, poche file sotto la mia postazione, era stata una chioma bianca, perfetta come un parrucchino del capitano James T. Kirk.
Aspettai la fine del game, Moya lo chiuse con un ace centrale che non ammetteva repliche, poi strillai, col vocione che mi contraddistingue: “Grande Giorgio!!”.
Il bianco dei capelli fece per raggiungere l’uscita accompagnato da quella postura lenta, sempre protesa in avanti, alla ricerca di uno sguardo associabile a quel vocione prima di scomparire tra le tribune.
Lo trovò nel tempo necessario a dire “trovò”, allora alzò il braccio sinistro come in un eterno replay, agitando la mano con la timida, austera risolutezza che dimostrava ormai da anni.

Giorgio Tosatti è morto l’altro ieri a sessantanove anni. Non sono mai stato un suo ammiratore, non mi piaceva il suo modo di scrivere, troppo incentrato sui numeri e poco sul campo.
Però, a mio modo di vedere, era uno di quelli a cui quel lavoro piaceva, e si vedeva anni luce lontano. Per questo non perdevo un suo pezzo nelle pagine del Corriere: perché gli portavo rispetto.
Forse a lei non piacerà signor Tosatti, ma invece che nelle statistiche la ritroverò sempre in quella mano che faceva ciao.

giovedì 1 marzo 2007

"Acc" e "Spegn"

Le bollette avanzavano inesorabili senza che la nostra cavalleria riuscisse a fermarle. Almeno fino ad un paio di giorni fa.
Allora visualizzo Mario/Francesca/Paola/Carlo e tutti gli altri nostri fantastici amici del call-center Fastweb, a sfregarsi le mani di fronte a due enormi pulsanti con impresse a fuoco, rispettivamente, una "D" ("Dai la linea") e una "T" ("Togli la linea"). Seduti su tessuti spugnosi, incazzati con il mondo e con la gentilezza imposta, vestiti con il ghigno di Gargamella a prendersi gioco delle nostre sventure telematiche. Vaglielo a raccontare che il computer di Samanta si collegava lo stesso.