martedì 14 luglio 2009

Pourquoi pas?


I know I dreamed you a sin and a lie
I have my freedom but I dont have much time
Faith has been broken, tears must be cried
Lets do some living after we die

(da Wild Horses, in Sticky Fingers - Rolling Stones, 1971)

E sì che mi piace molto andare, mulinare con solo il rumore bianco ad accompagnare l’ombra dell’uomo che pedala con tutto il suo carico di fluida, meccanica precisione. Cazzo, sono davvero io?
Invece da poco le cuffie vincono col loro sapore di pulito, e proprio non dev’essere un caso che la modalità casuale faccia partire Wild Horses sotto al colosseo per due notti consecutive, stavolta subito dopo Claudio Lolli. Vaglielo a spiegare a Jagger che in bici il percorso più lungo può anche essere quello più rapido.
Allora penso che l’unica persona cui riesco a mentire sono io, ai voglia a ponderare e decidere subito dopo, è sempre una forzatura cercare appigli in solitaria: visto John Bachar?

In definitiva, nove volte su dieci bisogna essere in due, perché a crederci da soli non si fa torto a nessuno ma allo stesso tempo non si arriva da alcuna parte se non al fin troppo spremuto ma sempre rivelatore “desolato stillicidio del diventar vecchi” o al “forlorn rags of growing old”, se preferite.
Così, adesso, mentre scrivo, si fulmina la lampadina “a bassi consumi e alta efficienza” che effettivamente viveva da almeno quattro anni abarbicata in cima alla piantana alla sinistra della scrivania. E questo, scusate la franchezza, vorrà pur dir qualcosa.

domenica 5 luglio 2009

Almeno in tre

Kathe gli rivolse uno sguardo cameratesco e malizioso, come se avessero il tempo...come se partissero insieme ancora una volta per un bel viaggio.
Diceva, quello sguardo: "Lo vedi, Jim...stavolta ho vinto".
Il sorriso arcaico non era mai stato così puro.
Kathe rovesciò l'auto come una carriola.
Un urlo di Jules tracciò su loro tre un triangolo di fuoco.
I secondi si moltiplicavano per mille.
Si distese una mirabile quiete.
Il paesaggio si capovolgeva. Jim sentiva Kathe accanto a sé come un idolo rosso che lo attirava come una calamita. Si lasciava cadere verso il suo splendore. Sui fianchi di lei, raggomitolati nell'ombra, due grandi ragni chiari...ma no...si muovevano...erano le mani di Harold.


(Jules e Jim - Henri-Pierre Roché, 1953)

giovedì 2 luglio 2009

Maledetti Charlie!

SICUREZZA: DDL APPROVATO DAL SENATO, ORA E' LEGGE

ROMA - Il Senato ha definitivamente approvato il ddl sulla sicurezza, da oggi legge dello Stato. I voti favorevoli sono stati 157, quelli contrari 124 e 3 gli astenuti. Hanno votato a favore PdL, Lega Nord e MpA. Contro si sono espressi Pd, Italia dei Valori e Udc.

Tra le novità del provvedimento, su cui il governo ha posto tre fiducie, l'introduzione del reato di immigrazione clandestina, una tassa di 200 euro per la cittadinanza; la possibilità di trattenere gli immigrati fino a sei mesi nei centri di identificazione ed espulsione; l'introduzione delle ronde. (Ansa)


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Alla cultura democratica europea e ai giornali che la esprimono

Le cose accadute in Italia hanno sempre avuto, nel bene e nel male, una straordinaria influenza sulla intera società europea, dal Rinascimento italiano al fascismo.
Non sempre sono state però conosciute in tempo.
In questo momento c’è una grande attenzione sui giornali europei per alcuni aspetti della crisi che sta investendo il nostro paese, riteniamo, però, un dovere di quanti viviamo in Italia richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica europea su altri aspetti rimasti oscuri. Si tratta di alcuni passaggi della politica e della legislazione italiana che, se non si riuscirà ad impedire, rischiano di sfigurare il volto dell’Europa e di far arretrare la causa dei diritti umani nel mondo intero.
Il governo Berlusconi, agitando il pretesto della sicurezza, ha imposto al Parlamento, di cui ha il pieno controllo, l’adozione di norme discriminatorie nei confronti degli immigrati, quali in Europa non si vedevano dai tempi delle leggi razziali.
È stato sostituito il soggetto passivo della discriminazione, non più gli ebrei bensì la popolazione degli immigrati irregolari, che conta centinaia di migliaia di persone; ma non sono stati cambiati gli istituti previsti dalle leggi razziali, come il divieto dei matrimoni misti.
Con tale divieto si impedisce, in ragione della nazionalità, l’esercizio di un diritto fondamentale quale è quello di contrarre matrimonio senza vincoli di etnia o di religione; diritto fondamentale che in tal modo viene sottratto non solo agli stranieri ma agli stessi italiani.
Con una norma ancora più lesiva della dignità e della stessa qualità umana, è stato inoltre introdotto il divieto per le donne straniere, in condizioni di irregolarità amministrativa, di riconoscere i figli da loro stesse generati. Pertanto in forza di una tale decisione politica di una maggioranza transeunte, i figli generati dalle madri straniere irregolari diverranno per tutta la vita figli di nessuno, saranno sottratti alle madri e messi nelle mani dello Stato. Neanche il fascismo si era spinto fino a questo punto. Infatti le leggi razziali introdotte da quel regime nel 1938 non privavano le madri ebree dei loro figli, né le costringevano all’aborto per evitare la confisca dei loro bambini da parte dello Stato.
Non ci rivolgeremmo all’opinione pubblica europea se la gravità di queste misure non fosse tale da superare ogni confine nazionale e non richiedesse una reazione responsabile di tutte le persone che credono a una comune umanità. L’Europa non può ammettere che uno dei suoi Paesi fondatori regredisca a livelli primitivi di convivenza, contraddicendo le leggi internazionali e i principi garantisti e di civiltà giuridica su cui si basa la stessa costruzione politica europea.
È interesse e onore di tutti noi europei che ciò non accada.
La cultura democratica europea deve prendere coscienza della patologia che viene dall’Italia e mobilitarsi per impedire che possa dilagare in Europa.
A ciascuno la scelta delle forme opportune per manifestare e far valere la propria opposizione.


Andrea Camilleri, Antonio Tabucchi, Dacia Maraini, Dario Fo, Franca Rame, Moni Ovadia, Maurizio Scaparro, Gianni Amelio

L'appello è stato pubblicato il 1 luglio sul quotidiano spagnolo "El Paìs".

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mercoledì 1 luglio 2009

In risposta all'istigazione criminosa

Ricevo e giro,
grazie alla preziosa fonte.

"visto che hai deciso (giustamente) di denunciare le norme scandalose con cui questo governo sta tentando di imbavagliare pure la libera rete, mi permetto di segnalarti (con tutta l'umiltà possibile non voglio fare la professoressa ma almeno sappiamo di quello di cui si sta parlando e poi so che tu sei uno preciso) che l'emendamento che citi nel tuo ultimo post non esiste più. era stato approvato al senato nel corso dell'esame in prima lettura del ddl sicurezza (per intenderci, il provvedimento che sarà approvato domani in via definitiva con la fiducia al senato rendendo legali le ronde e reato la clandestinità) ma poi - con il casino messo su da vari blogger che (ahimé) contano - è stato soppresso alla camera. (puoi verificare qui http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Ddlpres&leg=16&id=418179 all'articolo 60)

la guerra ai blog purtroppo non finisce qui. nel ddl intercettazioni (pure in dirittura d'arrivo la prossima settimana al senato) c'è una norma molto pericolosa per internet. in sostanza se entrasse in vigore - e credo che sarà così - chiunque potrà essere condannato a pagare migliaia di euro se non pubblica richieste di rettifica entro 48 ore. ne parla molto bene qui http://www.giuristitelematici.it/modules/bdnews/article.php?storyid=1686 un giurista.

ma se vuoi la norma è nel ddl n.1611 all'articolo 28

27. Dopo l’articolo 25-octies del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, è inserito il seguente:
«Art. 25-novies. - (Responsabilità per il reato di cui all’articolo 684 del codice penale). – 1. In relazione alla commissione del reato previsto dall’articolo 684 del codice penale, si applica all’ente la sanzione pecuniaria da duecentocinquanta a trecento quote».
28. All’articolo 8 della legge 8 febbraio 1948, n. 47, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) dopo il terzo comma è inserito il seguente:
«Per le trasmissioni radiofoniche o televisive, le dichiarazioni o le rettifiche sono effettuate ai sensi dell’articolo 32 del testo unico della radiotelevisione, di cui al decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177. Per i siti informatici, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono»;
b) al quarto comma, dopo le parole: «devono essere pubblicate» sono inserite le seguenti: «, senza commento,»;"

Istigo in maniera criminosa?

In realtà scrivo parecchie stronzate, mai bugie, mi diverto e per di più vengo letto da una piccola tribù di stronzi come me. Senza offese. Non dovrei correre rischi per adesso.
In ogni caso, visto che già al senato è passata questa robaccia che allego qui sotto, potremmo sempre pensare di scappare da qualche parte, magari in Iran.

Il fatto che l'emendamento sia stato proposto dal senatore Giampiero D'Alia, in quota UDC, potrebbe far scaturire ulteriori riflessioni. Al solito è bene essere un poco diffidente per chi è un po differente:


Proposta di modifica n. 50.0.100 al DDL n. 733

50.0.100 (testo 3)

D'ALIA
Approvato

Dopo l'articolo 50, inserire il seguente:

«Art. 50-bis.

(Repressione di attività di apologia o incitamento di associazioni criminose o di attività illecitecompiuta a mezzo internet)

1. Quando si procede per delitti di istigazione a delinquere o a disobbedire alle leggi, ovvero per delitti di apologia di reato, previsti dal codice penale o da altre disposizioni penali, e sussistono concreti elementi che consentano di ritenere che alcuno compia detta attività di apologia o di istigazione in via telematica sulla rete internet, il Ministro dell'interno, in seguito a comunicazione dell'autorità giudiziaria, può disporre con proprio decreto l'interruzione della attività indicata, ordinando ai fornitori di connettività alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine.

2. Il Ministro dell'interno si avvale, per gli accertamenti finalizzati all'adozione del decreto di cui al comma 1, della polizia postale e delle comunicazioni. Avverso il provvedimento di interruzione è ammesso ricorso all'autorità giudiziaria. Il provvedimento di cui al comma 1 è revocato in ogni momento quando vengano meno i presupposti indicati nel medesimo comma.

3. Entro 60 giorni dalla pubblicazione della presente legge il Ministro dello sviluppo economico, con proprio decreto, di concerto con il Ministro dell'interno e con quello della pubblica amministrazione e innovazione, individua e definisce, ai fini dell'attuazione del presente articolo, i requisiti tecnici degli strumenti di filtraggio di cui al comma 1, con le relative soluzioni tecnologiche.

4. I fornitori dei servizi di connettività alla rete internet, per l'effetto del decreto di cui al comma 1, devono provvedere ad eseguire l'attività di filtraggio imposta entro il termine di 24 ore. La violazione di tale obbligo comporta una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 50.000 a euro 250.000, alla cui irrogazione provvede il Ministero dello sviluppo economico.

5. Al quarto comma dell'articolo 266 del codice penale, il numero 1) è così sostituito: "col mezzo della stampa, in via telematica sulla rete internet, o con altro mezzo di propaganda".».

venerdì 19 giugno 2009

Mi serve un polverizzatore Thompson (7)

- Prosegue senza sosta la lenta agonia del giornalismo televisivo italiano ormai sempre più asservito ai voleri di quello che non controlla la maggioranza dei mezzi di comunicazione e che, al contrario, li ha tutti contro. Cosa facilmente intuibile in questo periodo, visto che non vedo né sento cenni sull’inchiesta del giorno (presunto giro di appalti milionari e squillo che l'imprenditore Gianpaolo Tarantini avrebbe organizzato lungo la rotta Bari-Roma-Porto Cervo).

1) Al Tg1, forse, avevano fatto di meglio il giorno prima, quando, invece di parlare delle migliaia di aquilani (un lupo, un orso marsicano e una pecora per la questura) in protesta sotto a Montecitorio, hanno pensato bene di aprire con un servizio sulla casa dello studente de L'Aquila che verrà ricostruita con in fondi della regione Lombardia, con tanto di collegamento con la Graziadei e intervista a Formigoni nel ruolo del pavone.
Domenica invece, il buon Minzolini ci aveva intrattenuto per quasi un minuto e mezzo sulla cena del premier a Portofino con l’inevitabile seguito di ospiti a quanto pare famosi che gli stringono la mano e “lo esortano ad andare avanti”.

2) Il one man show su rete 4 è tutto un programma, la faccia da tragedia di Emile Faith è di quelle che non si dimenticano: hai fatto bene a non dire nulla, noi abbiamo capito tutto.

3) Il Tg2 di qualche giorno fa risponde da par suo, mettendo el partido del siglo Spagna-Nuova Zelanda prima di un servizio di dieci secondi sul prossimo referendum.

4) Capolavoro del Tg5 e di Gioacchino Bonsignore (4, l’aria da bravo ragazzo non m’è mai piaciuta) durante le elezioni europee. Un fuori onda che fa intendere molte cose, semmai ce ne fosse ancora bisogno, con il suddetto che cerca di capire se il padrone abbia perso rispetto alle politiche e poi no “no, era per capire… mica lo dico in onda eh, per capire com’è andato berlusconi… il popolo della libertà…ah, non c’era il popolo della libertà?”.

5) Di Studio Aperto non parlo se non altro perché ha avuto il buon gusto (o mio Dio, sto associando il buon gusto a Studio Aperto) di decidere di non chiamarsi telegiornale.

6) Da questa lista manca il Tg3 ma solo perché non lo vedo. Ho voglia di comicità in questi giorni, non di tragedia. Ok, lo ammetto, le sopracciglia di Maria Cuffaro (5, a me le donne piacciono non truccate) meritano una segnalazione.

Proporrei una cosa a questo punto, mettere l’acronimo Tg sotto protezione, sotto tutela: solo i notiziari che rispondono a determinati criteri potranno fregiarsi del marchio, una sorta di corrispettivo del marchio DOP per gli alimenti. Primo criterio: un Tg deve dare le notizie. Non farsele dare.

- Rimanendo in tema, rischia di salire sul podio 2009 la prima pagina di Libero di martedì 16 giugno, : “Obama a Silvio: aiutami.”

- Potrebbe essere interessante notare, visto che pochi l’hanno segnalato, (per i motivi accenati in precedenza) che l’aiutante di cui sopra, ha ricevuto il più basso numero di preferenze personali dal 1994. Vuoi vedere che dopo 15 anni la casalinga di Voghera inizia a capire che uno degli uomini più ricchi d’europa, uno che si presentò dicendo di voler fare l’Italia come il Milan (sigh), uno con interessi economici enormi in qualsiasi campo, uno che si preoccupa di Noemi quando ha l'ennesimo processo per corruzione in corso (se solo si potesse processare), uno che si vanta di avere un vulcano finto nel giardino di casa (doppio sigh), in fondo, non è proprio il prototipo di “uomo del popolo”?

- Per la rubrica, “evviva il mondo dalle facce-tette-gambe-anime-culi finti”, ho riletto col ghigno beffardo di un disilluso una frase di Anna Magnani, rivolta ad un truccatore che, prima del ciak, stava per coprirle le rughe sul volto: “Lasciamele tutte. C’ho messo una vita a farmele.”

- L’immaginifico salvatore (maledetta mela e fottutissimo serpente) di Obama (siamo gli unici, tra l’altro, con le isole Bermuda, a prenderci prigionieri di Guantanamo) continua con la sua personalissima teoria: "Bisogna consumare, è logico che se qualcuno fa previsioni pessimistiche, queste si avverano. Il problema della crisi e' soprattutto psicologico".
Allora non si può non pensare che O.B., 63 anni, divorziato anni fa e con un figlio a carico, ha recentemente perso il lavoro. Ora, trovalo un lavoro, a quell’età, col figlio che vuole il gelato e la causa di sfratto in arrivo perché non riesci più a pagare l’affitto, che pressa, ti logora, ti rosicchia come un amore perduto.
Così succede che i muscoli si sfibrino e prima di annientarsi si riservino per un ultimo gesto: O.B. si è ucciso il 9 giugno scorso a Milano, lanciandosi nel vuoto dal terrazzo di casa. Un biglietto prima del salto: "Dalle visite avrei il cuore di un ventenne. Se possibile donatelo, ma non credo che lo sia".
Eccola lì, l’unica cosa che, forse, aveva ancora da consumare.

- Spettacolare iniziativa di Gaetano Saya e del nascente partito nazionalista italiano: pronte a debuttare le ronde della “Guardia Nazionale Italiana” presentate il 6 giugno durante il primo convegno nazionale dell’Msi – Destra italiana. Pur dubitando che le ronde siano “un’iniziativa apolitica”, non si può fare a meno di notare che la divisa di questi fenomeni (eccezion fatta per l’aquila imperiale romana sul basco) è tale e quale a quella vista nei Blues Brothers. Che lo spirito di John Belushi sia sempre con noi: “Io li odio i nazisti dell’Illinois!” (min 1:39)

- Al solito ho avuto il rispetto di non premere play. E parlo del rom suonatore di fisarmonica ammazzato per sbaglio a Napoli. Però ho letto dell’indifferenza della gente, ho visto i fotogrammi della moglie sola che piange, della gente che passa il biglietto per entrare, di chi parla al telefonino senza probabilmente chiamare le ambulanze. Insomma, una marea di tristezza. Allora che dire:

Uomini senza fallo, semidei
che vivete in castelli inargentati
che di gloria toccaste gli apogei
noi che invochiam pietà siamo i drogati
Dell'inumano varcando il confine
conoscemmo anzitempo la carogna
che ad ogni ambito sogno mette fine:
che la pietà non vi sia di vergogna.


(da Recitativo e Corale, in Tutti morimmo a stento – Fabrizio De Andrè, 1968)

- Così poco tempo fa, giravo per Roma sul mio cavallo d’acciaio (per dirla con il signor Ricci, quello che riuscì a mettermi 3 in pagella sotto la colonnina “orale” in corrispondenza della riga “Educazione fisica”), quando in lontananza vedo un manifesto con un volto di tre quarti, l’occhiale fume’, la faccia abbronzata e con in basso una scritta avente a che fare con il mediterraneo, una roba del tipo “dialoghi con”, “rapporti con” e via dicendo. Incuriosito da un’eventuale concerto di Bennato durante i prossimi giochi del mediterraneo in terra abruzzese, mi sono avvicinato. E ho capito: non era Bennato, nessuno dei due. Era Gheddafi.

- Hasta la Victoria. La nipotina del Che nuda per gli animali. (Tgcom)

- Cronaca locale: dopo anni di gloriosa attività su Piazzale Prenestino angolo circonvallazione casilina, chiude i battenti (al suo posto una gelateria) lo storico Bar Paperino. Chi non ha mai avuto il piacere di gustarsi un cappuccino e cornetto - pessimi, ma ad 1,10 euro – con vista sullo scaffale della carta igienica, non sa cosa si è perso.

sabato 6 giugno 2009

Il piacere di una marmellata

Succede che fa caldo per me, figurarsi per quelli che si scambiano strumenti e salgono e scendono dal palco evidentemente troppo stretto e proprio per questo perfetto per l’ustione da jam-session blues. C’è chi arriva con la custodia di pelle marrone e tira fuori una chitarra fatta in casa, nel senso letterale del termine, e poi capita pure che la sappia suonare da Dio prima di vederlo spostarsi di fronte alla coda del piano e capire che no, non sono le corde quelle che gestisce meglio. C’è la bacchetta del batterista che si rompe e viene magicamente sostituita da quella persa dal percussionista precedente, ricomparsa d'improvviso da sotto il timpano. E poi c'è quell'aria da vecchi amici che si ritrovano senza essersi mai conosciuti.
Così di birra ce ne vorrebbe a fiumi ma c’è crisi, si risparmia, ed è davvero un peccato vederla scaldarsi sul tavolino solo per la paura che possa finire troppo in fretta.
E tra un Muddy Waters, una Lover Man che dedico a Ti-jean e una giustamente interminabile versione di Red house mi accorgo che la percentuale di maschi presenti sfiora il novanta per cento.
Allora non posso non pensare a quel documentario francese degli anni settanta e alle meravigliose rughe di un vecchio bluesman del Mississippi quando gli chiesero cosa fosse il blues: “E’ quando sei senza un soldo e la tua donna ti ha lasciato.”

giovedì 4 giugno 2009

Boh

Ma in cielo, al di sopra del Col Giana, con una strana delusione, egli non vide che nubi indifferenti, dall’espressione idiota, vesciche di vapore, mucillaggini di nebbia che si disperdevano in brandelli. Né queste nubi evidentemente potevano pensare, o essere cattive, o fare scherzi ai giovani preti di campagna. Né di sicuro si erano mai interessate di lui per tormentarlo. Nuvole e basta. La stazione meteorologica aveva infatti annunciato quel giorno: “Cielo in prevalenza sereno, qualche formaz. cumuliforme al pomeriggio. Calma di vento. Temper. stazion.”. Circa il Diavolo, neanche una parola.

(da Le tentazioni di sant'Antonio, in Il crollo della Baliverna - Dino Buzzati, 1957)

venerdì 29 maggio 2009

Sempre quel tale

Non conoscevo troppo Nantas Salvalaggio (1923-2009), anzi, credo proprio di averlo letto poche volte. E a dirla tutta, in un'altra vita non l'avrei omaggiato malamente con queste righe. Da "vaschiano" della prima ora, però, c'è da dire che una parte del mio viaggio in Messico la devo a lui, a quel tale che scrive sul giornale.

lunedì 11 maggio 2009

La fortuna sorrideva come uno stagno a primavera

Accantonando per un attimo i numerosi pensieri lubrichi che canonicamente guadagnano forza quando il sole trasferisce la sua timidezza sulla nostra pelle, vien da dire che una delle cose migliori di questo periodo sta nel fatto che il pomodoro inizia a sapere realmente di pomodoro.

giovedì 30 aprile 2009

Mi serve un polverizzatore Thompson (6)

- Una donna emancipata è di sinistra
riservata è già un po' più di destra,
ma un figone resta sempre un'attrazione.


(Destra e Sinistra - Giorgio Gaber, 1994)


- E se le parole del leader dell'opposizione e rinomata attrice Veronica Lario (7,5 come stimolo per continuare ad uscire dalla noia) smuovessero le coscienze? Se davvero la gente capisse quello che andiamo ripetendo da qualche lustro - prima ancora di Elisabetta Gardini (sempre la mia preferita) o di Gabriella Carlucci (tifavo per Marco Columbro) - tipo dal decreto salva-Berlusconi (il primissimo dico, quando non ancora se li firmava da solo, quando ci pensava Bettino. Era il 20 ottobre 1984)? Dite che gli occhi si apriranno? No, eh?

- Che magnifica striscia potrebbe tirar fuori il compianto Reg Smythe (8,5 all'essenzialità) da questo esemplare di coppia? Ci provo io:
Prima vignetta - Lei: "Le veline candidate? Ciarpame senza pudore per divertire l’imperatore."
Seconda - Lui: "Le cosiddette veline, sono tutte plurilaureate ed hanno anche esperienza in politica, altrimenti non sarebbero mai state inserite nelle nostre liste".
Terza - Lei prende il matterello e cerca di darglielo in testa mentre lui se la da a gambe levate
Quarta - Lui, di spalle nella classica posizione da bar, lancia uno sguardo di complicità verso una donna in coda di cavallo al suo fianco ma il saggio barista lo invita a desistere con il tipico sguardo del barista che ne ha già viste troppe.

- Il fatto è, che come di consueto - tra un panino, una birra, una fava e un pecorino, un'altra birra e un calcetto - il giorno della Liberazione mi trovavo in piazza al Pigneto. Non vedendo uno straccio di donnina (9 per il sol fatto di essere donnina) degna di attenzione in mezzo a quel delirio, mi sono chiesto: ma davvero per vedere qualche fica bisogna andare (focalizzandosi sulle prime file) ad un congresso del PDL?

- E poi, sì che da questa parte siamo disperati, ma leggendo una lettera al Corriere della Sera di un destrorso disperso, mi son venuti in mente vecchi pensieri, domande basilari del tipo: ma uno di destra, di quella destra conservatrice e liberale che forse una volta c'era, adesso, per chi diavolo deve votare? Per essere più precisi, considerando che praticamente le opzioni sono PDL o qualche becero partito neo-fascista, la domanda è la seguente: che fine ha fatto la destra?

- Nel frattempo mi ricordo che il ministro della semplificazione normativa (leggendario) è Roberto Calderoli (2 allo scienziato che l'ha creato in laboratorio). E tutto si fa tremendamente più complicato.

- Pensando a questa cosa, vien da considerare che creare un apparato per semplificare altri apparati sia solo il primo passo per complicare ulteriormente tutto il sistema. Un po' come quando dai fustini di "detersivo ecologico" ATLAS usciva in regalo "L'orologio ecologico". Diceva bene, al tempo, Beppe Grillo: "L'orologio ecologico è quello che hai già".

- Con il pudore del campione che non ha mai più voluto mettere gli scarpini dopo la fine della carriera, neanche per una partitella tra amici, Riva ha dato solo un'occhiata rapida alle foto già messe sul sito che il figlio ha voluto regalargli per la festa del papà. Così, per invogliarvi a visitarlo, vi trascrivo la pagina introduttiva:
"19 ottobre 1970 - Stadio S. Siro di Milano. Il Cagliari ha subito infilato e umiliato l'Inter a San Siro. Oltre 70000 spettatori: se li è meritati Riva, che qui soprannomino Rombo di Tuono." (Gianni Brera)

- Questa qui non mi sento di commentarla, è troppo bella così:
E' ricordata come la 'Panterona' del Grande Fratello, e, dopo aver posato per un calendario senza veli ed aver assaporato le gioie della famiglia, Mascia Ferri adesso muove i suoi primi passi nel mondo del cinema. Nel film Backward reciteranno anche la bella Randi Ingerman, Fabio Bonini, gli ex tronisti Luca Dorigo e Antonella Perini, Max Bertolani, Karin Proia e Alessandro Genova.
Il film diretto da Max Leonida è stato scritto da Stefano Tacconi.


- Seppur con settimane di ritardo vorrei far notare che il Tg5 (meno di 5 sicuro) non si è fatto scappare, durante il G20 di Londra, lo strappo al cerimoniale della signora Obama, rea di aver toccato la Regina con un leggero abbraccio. Peccato che lo stesso giorno il proprietario del Tg5 aveva fatto molto peggio. Che tutto sia passato sotto silenzio, almeno dalle parti del biscione, è, ovviamente, una non notizia.

- Il 19 aprile scorso, James Graham Ballard è partito per un viaggio senza ritorno verso il Paradiso del Diavolo (1994). Vorrei ricordarlo dicendo che nel settembre 2005, Ballard accettò di essere intervistato da Evelyn Finger per Die Zeit. Gli venne chiesto, naturalmente, un parallelo tra le apocalissi naturali (nel caso, l'uragano Katrina) e le catastrofi che aveva raccontato nei suoi libri. A cominciare dalla primissima, quel Vento dal nulla, pubblicato nel 1961, dove il vento nasce inspiegabilmente, cresce, si alimenta in ogni parte del mondo e distrugge tutto quel che trova sul suo cammino.
Ballard rispose: "Tutti i miei libri affrontano lo stesso problema: la civiltà umana è come la crosta di lava di un vulcano. Sembra solida, ma se la calpesti, trovi il fuoco".

- Continuano le chicche di Paolo della Palestra Popolare, un re dell'aneddoto durante il riscaldamento. In questa puntata ci ricorda un frase dell'ex lustrascarpe Larry "The Easton Assassin" Holmes - 69 (KO 44) + lost 6 (KO 1)= 75, round boxati 582 : KO% 58.67 - pluricampione del mondo nei pesi masssimi: "E' dura essere negro. Se mi è mai capitato di esserlo? A me sì, una volta. Quando ero povero."

- Al via la prima iniziativa di Mya Power. Regali al femminile fino al 17 maggio.
Un canale di mediaset Premium interamente dedicato al gentil sesso. Si tratta di un vero e proprio concorso per coinvolgere il pubblico femminile con forum sull'amore e sulla bellezza. Le dieci vincitrici riceveranno in premio una chiavetta Usb ricoperta di strass.
(TgCom)

venerdì 24 aprile 2009

Non chiamarmi Wally

- “Ever notice how you come across somebody once in a while that you shouldn't have fucked with? That's me.”

Walt Kowalski (Gran Torino - Clint Eastwood, 2009)

E’ sempre un’ottima cosa uscire dal (cin-cin) cinema con l'inglese strascinato in testa e le gambe a sognare la barra poggiapiedi sempre presente, mentre il sole ancora sveglio avvolge Piazza del Popolo che gira su stessa come una giostra zingara al ritmo di un sassofono sconosciuto.

Poi uno torna a casa e da consumato socioantropologo legge alcune delle recensioni del pubblico sul sito di trovacinema:

“Film abbastanza banale e lento. Se non fosse per il finale, non varrebbe la pena nemmeno andarlo a vedere il Mercoledi' a prezzo ridotto. Clint ci aveva abituati a tutt'altro e dispiace che voglia chiudere la carriera con un film cosi'...”
Salipp

“Film di basso profilo, banale. Decisamente. Comunque guardabile, non male, ma neppure quel capolavoro che qualcuno dice. Se si togliesse la presenza del bravo Clint Eastwood il giudizio sarebbe sicuramente diverso. Sarebbe interessante se uscisse una doppia versione con e senza di lui, e tutto il resto uguale, e quale sarebbe i giudizio... Eheheh..."
Fabrizio da Pavia

“Deludente... L'idea, neanche troppo originale, è buona ma troppo accellerata e piena di luoghi comuni. salvo il primo quarto d'ora, per il resto è privo di profondità, prevedibile e si rifugia nel sentimentalismo, molto rassicurante per lo spettatore. Forse ci si è dimenticati di "fa la cosa giusta" di Spike Lee....”
Pinuccia

Io volevo dire una cosa sola a Salipp, Fabrizio da Pavia e Pinuccia: voi, di cinema, non capite un cazzo. E forse, neanche della vita.

lunedì 20 aprile 2009

Meno male che Silvan c'è


Lo so, lo so che ultimamente sto abusando del copia e incolla, ma la primavera spinge fuori, verso pance e piedi nudi. Verso il cotone insomma.
La Rai in ogni caso sta proprio a pezzi. Come l'Italia. E quest'episodio, nella sua tristezza, nel suo infinito nulla, è un incredibile specchio del posto in cui viviamo. A rimanere è lo sconforto, in attesa che il cane de La Storia Infinita ci porti via sulla sua schiena.

(Intanto, mentre scrivo, mi informano che Shooting Silvio (Berardo Carboni, 2007) in programma dalle 17 su SkyCinemaMania, non sta andando in onda, nonostante ce lo continuino a dire sia la guida on line che il menù in sovrimpressione. Al suo posto un non ben precisato film americano anni '70. Non credo sia mai successo su Sky. Neanche per sbaglio. Siamo ufficialmente alla (auto?)censura cinematografica.
Non so come iniziò qualche decennio fa, so solo che vorrei essere Umberto Eco per farmi leggere da chi non la pensa come me, per scrivere bene quello che realmente credo, quello che realmente non vorrei per i miei figli. Ma adesso provo solo nausea. E mi odio per questo.)

L’ultimo caso di uso criminoso della tv pubblica ha per protagonista il mago Silvan, sì proprio lui, quello che da cinquant’anni lancia messaggi in codice: «Sim-sala-bim». Nel corso di Domenica In, il vecchio illusionista comunista (tutti ricordano quando si fece rinchiudere nella tomba di Lenin e dopo due ore ne uscì Fassino) agita la bacchetta magica sotto gli occhi compiaciuti della conduttrice Lorena Bianchetti. «Poi la impresteremo a Berlusconi» sussurra, alludendo (immagino) a una frase del premier, «Non ho la bacchetta magica», riferita ai tempi di ricostruzione dell’Aquila.

A nessuno sfugge il codardo oltraggio. Di sicuro non alla Bianchetti che, non potendo sbianchettare il mago, provvede seduta stante a imbiancare se stessa, trasformando il bel sorriso di poco prima in una maschera di cera. Mentre l’ignaro Silvan continua il giochino di prestigio, la sventurata placa con ampi gesti un funzionario che dietro le telecamere le sta gridando di strozzarlo in diretta. Appena il mago finisce i sim-sala-bim, lei lo affronta a muso duro: «La tua battuta è assolutamente personale». E parte in quarta con un monologo sull’impegno delle istituzioni nella tragedia. Ma la cosa più straordinaria non è il monologo della Bianchetti. È la faccia di Silvan. Si guarda intorno, alla ricerca di qualcuno che gli spieghi se si tratta di uno scherzo o di una puntata-pilota del «Lecchino d’oro». Davanti allo schermo, osservo la sua bacchetta magica con nostalgia. Mago della mia infanzia, ti prego, fammi scomparire in un mondo di schiene dritte.


Massimo Gramellini (La Stampa, 18 aprile)

giovedì 16 aprile 2009

Strano

Dal biciclettaro, oggi pomeriggio:

- Avventore 1: “Ce stanno ‘n sacco de matti in giro”
- Avventore 2 : “Eh, da quanno hanno chiuso i manicomi…”
- Avventore 1: “Ecco perché gli affitti so’ così alti.”
- Biciclettaro: “Guarda che se scrivi ‘strano’ su yutubbe, ce sto io.”

domenica 12 aprile 2009

Tutti al mare

Forse rassegnato, certo allibito, vagamente nau­seato. Fesso, no. Non voterò alle Europee il 7 giugno. Se le elezioni per il Parlamento nazio­nale sono state un'umiliazione — liste blocca­te, nostro compito era ratificare le nomine dei partiti — quelle per l'Europarlamento s'annunciano co­me una provocazione.

Dico, avete visto chi vogliono candidare? Vecchi delusi, giovani amiche, soliti trombati, parenti invadenti, ex po­tenti indigenti, funzionari sconosciuti. I ristoranti di Stra­sburgo e Bruxelles li aspettano a braccia aperte: ammesso che ci vadano, una volta eletti. I siti lo scrivono, i giornali lo riportano, le radio ne accennano. Ma davanti ai foto­grammi dall'Abruzzo — diciamolo — chi ha voglia di di­scutere l'opportunità della candidatura Mastella?

Così Clemente sarà nelle liste Pdl, segno e simbolo del nuovo. E chi s'azzarda a dire che hanno voluto saldare il debito per aver silurato Prodi — tuona l'interessato — «è un farabutto!». Il partito, com'è noto, sarà guidato ovun­que da Silvio Berlusconi — sebbene la carica di eurodepu­tato sia incompatibile con l'incarico di governo. Ma se qualcuno avesse il coraggio d'affermare che il partito non guarda avanti, ecco Barbara Matera, 28 anni, scelta perso­nalmente dal leader (curriculum: finalista a Miss Italia, annunciatrice Rai, «letteronza» a Mai dire gol, «lettera­ta » in Chiambretti c'è, inteprete di Carabinieri 7 e «patti­natrice vip» a Notti sul ghiaccio). A Strasburgo se la vedrà con la coetanea Ele­na Basescu, bella figliola del presidente della Roma­nia, Traian Basescu. La ra­gazza ha competenze incer­te, ma splendide foto. Me­morabile quella sopra un cavallo deceduto o molto stanco.

A sinistra Dario Franceschini tuona contro le scelte del­la maggioranza e assicura: «Noi manderemo a Strasburgo solo persone autorevoli che ci resteranno per tutto il man­dato! ». Bene: allora non si capisce perché candidano Bas­solino (sicuri sia autorevole?) e Cofferati (non voleva la­sciare la politica per la famiglia?). E gli alleati? Si presenta Di Pietro (la carica di eurodeputato è incompatibile con quella di deputato nazionale) e si presenta Vendola (ma non è il governatore della Puglia?).

Diciamolo: in fondo la scelta di Berlusconi di candidar­si ovunque — pur sapendo che all'Europarlamento non metterà mai piede — è sfacciatamente sincera. Vuol dire: «Queste elezioni non contano un fico secco, sono soltan­to un sondaggio ufficiale dell'elettorato. E poiché ai son­daggi tengo, voglio esserci». L'entusiasmo del 1979 — primo Parlamento europeo a elezione diretta — lascia il posto a questa commedia. Non in tutti i Paesi accade: pensate che qui e là, in campa­gna elettorale, parleranno di Unione Europea e poi elegge­ranno gente che, a Strasburgo e Bruxelles, ci andrà. E noi? Non capisco perché dobbiamo prestarci a questo gioco. Anzi, lo capisco. Siamo la plebe democratica e fanno di noi ciò che vogliono. Vuoi vedere che un po' fessi siamo davvero?


Beppe Severgnini (Corriere della Sera del 9 febbraio)

lunedì 6 aprile 2009

Forza uagliù!

Nel 1915 un violento terremoto aveva distrutto buona parte del nostro circondario e in trenta secondi ucciso circa trentamila persone. Quel che più mi sorprese fu di osservare con quanta naturalezza i paesani accettassero la tremenda catastrofe. In una contrada come la nostra, in cui tante ingiustizie rimanevano impunite, la frequenza dei terremoti appariva un fatto talmente plausibile da non richiedere ulteriori spiegazioni. C'era anzi da stupirsi che i terremoti non capitassero più spesso. Nel terremoto morivano infatti ricchi e poveri, istruiti e analfabeti, autorità e sudditi. Nel terremoto la natura realizzava quello che la legge a parole prometteva e nei fatti non manteneva: l'uguaglianza. Uguaglianza effimera. Passata la paura, la disgrazia collettiva si trasformava in occasione di più larghe ingiustizie.
Non è dunque da stupire se quello che avvenne dopo il terremoto, e cioè la ricostruzione edilizia per opera dello Stato, a causa del modo come fu effettuata, dei numerosi brogli frodi furti camorre truffe malversazioni d'ogni specie cui diede luogo, apparve alla povera gente una calamità assai più penosa del cataclisma naturale. A quel tempo risale l'origine della convinzione popolare che, se l'umanità una buona volta dovrà rimetterci la pelle, non sarà in un terremoto o in una guerra, ma in un dopo-terremoto o in un dopo-guerra.


(da Uscita di sicurezza - Ignazio Silone, 1949)

mercoledì 1 aprile 2009

Naturalità

Osservando il ritocco numero 6312 di Pamela Anderson ("IL CASO/LE IMMAGINI", titola Repubblica.it, così come ve lo scrivo, in maiuscolo e neretto), ho capito cosa mi dà più fastidio nel viso di una donna passata sotto bisturi, pinze emostatiche, sonde, ago e filo di sutura: lo sguardo.

Quello dell’ex bagnina C.J. Parker è morto. O meglio, inanimato. E’ come se la mano chirurgica avesse tirato via la vita, aspirato desideri e annientato emozioni, altro che zampe di gallina (sempre in attesa di provvigioni o comunque di diritti sullo sfruttamento del nome, insomma, de sordi). Non c’è vita in quello sguardo, ne ha un sporta e mezzo in più Rachael di Blade Runner. Non so, d’improvviso pareva di aver a che fare con i pupazzi di Sbirulino o del Mago Galbusera. Con l'aggiunta di due bocce giganti.

giovedì 26 marzo 2009

Così, in un Flash

E' stato l’ultimo. Chissà quando ne verranno altri. Di quelli forti intendo.
Non so, vederlo salire e mettersi in azione sul quadrato dava quell’idea tipica di chi guarda un telegiornale RAI o uno CNN. Sembrerà una cazzata, ma Parisi non sembrava italiano. Da quanto era bravo.

Era una bellezza vederlo muoversi tra le corde, ammirarlo cambiare guardia a proprio piacimento e partire come una molla di rimessa, manco fosse Hagler.
Che bello con quella faccia strafottente da uomo di Calabria, con la fronte corrucciata, le rughe sempre in vista e le sopracciglia da cane bastonato pronto a bastonare.
Salvo registrazioni, non ho avuto il piacere di vedere i vari Benvenuti, Mitri, Mazzinghi, ma Parisi era forse migliore di loro, sicuramente – dalla rivincita Benvenuti-Monzon - il miglior pugile dei nostri ultimi quasi 40 anni.
E mentre scrivo mi rendo conto che sì, se parliamo di puro talento, forse ci ha lasciati il miglior pugile italiano di sempre.
E quando scompare il talento, di qualsiasi cosa si tratti, è sempre una perdita per tutti.

La medaglia d’oro nei piuma a Seul, assolutamente da non favorito, e la capriola da bambino 21enne dopo il gancio sinistro del ko durante la finale. Medaglia d'oro olimpica, mamma mia. Forse il mio primo ricordo pugilistico insieme con i pantaloncini bianco e verdi griffati TOTIP dei fratelli Stecca, di Damiani e di Patrizio “Ciro a papà” Oliva.
I titoli italiani a mani basse, i mondiali conquistati sempre in casa (questo forse il suo limite) fino a quella nottata da sogno a Las Vegas, dentro un MGM gremito, a ridere nel sentire Jimmy Lennon Jr annunciarne la provenienza in diretta planetaria: “From Viboooo Valentiaaaaaaa…”, e lui che entra con la targa dorata sempre al collo, in ricordo di mamma Carmela, partita senza ritorno poco prima di Seul.
Las Vegas dicevo, il sogno di ogni pugile, i lustrini e le bandiere, gli inni nazionali, Joe Cortez come arbitro e all’altro angolo una leggenda vivente, Julio Cesar Chavez.
Non andò bene, perse sì ai punti Giovanni, ma fu un'esibizione dell’uomo di Culiacan (120-107, 118-109, 118-109 per i giudici) con Parisi mai dentro il match.
Si rialzò da quella delusione, dopo poco più di un anno, con il ritorno sul tetto del mondo nei superleggeri, pur se non nella più prestigiosa delle sigle, la WBO. Ma sempre con quel tempo, quella velocità, quell’esplosività, quel saper leggere le traiettorie con rapidità non comune, tutte qualità che si fusero nel soprannome.

E così succede che uno sta tornando a casa dalla famiglia e la macchina sbanda e ne incrocia un’altra. Il perché non ci interessa, tanto ormai è successo. Ai voglia ad uscire dall’angolo e rientrare in gancio e diretto. Non si fa in tempo. E tutto quello che c’è qui finisce. In un Flash.


Giovanni “Flash” Parisi (1967-2009)

41 (KO 29) + 5 (KO 3) + 1 = 47
round boxati 289 : KO% 61.7

mercoledì 25 marzo 2009

Senza muschio

Era un uomo molto vecchio con la barba bianca. Aveva con sé un bastone e un libro, e aveva un'aria assorta. Claudicava col suo bastone. Aveva occhi molto brillanti e piccoli. Io mi rintanai sotto l'arcata finché non fu passato. Quindi riemersi e ricoprii quel segno di baci selvaggi. Ti scongiuro nuovamente di sposarmi. Nessun uomo ha mai custodito amor più grande di codesto. Il tempo e la marea non aspettano alcuno. Un punto in tempo ne salva cento. Pietra smossa non fa muschio. Sposami!

(La strada per Los Angeles - John Fante, 1936)

venerdì 20 marzo 2009

Solo aghi di pino

Il 18 marzo scorso, in una sala comunale gremita, Giuseppe De Cecco detto Beppe (sì, quello degli spaghi), il neo azionista di maggioranza di quella che fu la "Pescara Calcio" - dopo il fallimento, tristemente denominata "Delfino Pescara 1936" - ha ufficialmente presentato la nuova società alla città.

Tutto procedeva per il meglio, entusiasmo, abbracci, flash, la situazione difficile alle spalle, lo stadio che sarà una bomboniera e via dicendo. Tutto bene, dicevo, fino al minuto 9e20, quando il suddetto principe del grano duro, pronunciava queste parole:

- "...ho dato immediatamente i gradi di generale al nostro tifoso numero 1, Mimmo Nobile",

con tanto di inquadratura dedicata e successivo, spontaneo applauso della platea al generale senza divisa (Callà, pure a te è scappato un mini battimani, ma sei giustificato dal riflesso da leprotto che ti contraddistingue) che, con sorriso beffardo, dimostrava di accettare l'investitura.

Per chi non lo sapesse, Mimmo Nobile è un ultrà. E della peggior specie peraltro. Non un tifoso. E non credo che in questa sede sia necessario specificare le differenze che intercorrono tra l'essere ultrà e l'essere tifoso.

Oltre ai numerosi precedenti penali derivanti dalla sua decennale, virtuosa attività a sostegno dei biancazzurri dentro e fuori dal campo di gioco, vorrei segnalare che il suddetto generale Cosimo Nobile detto Mimmo, è stato - con altre undici persone - condannato in primo grado (nel 2007) a 11 anni e 2 mesi di reclusione per una serie di rapine (circa 20, la prima nel 1997, oltre 4 milioni di euro il bottino totale) effettuate a colpi di kalashnikov, pistole e fucili a canne mozze ai danni di banche e portavalori. Consulente e forse capo della banda, sarebbe Massimo Ballone, già componente della "Banda Battistini", famosa, oltre che per le rapine, per una clamorosa evasione armata (era il 1985) dal carcere di Pescara.

E' da tempo che ho smesso di credere alla follia dello sport pulito, dello sport come dovrebbe essere per definizione, quello dei valori, il rispetto e blablabla. E bla. Ma quanto è diventato bugiardo il sostantivo "sportività"?

A questo punto vi chiedo una cosa, lo chiede la mia rassegnazione: mentitetemi, non ditemi la verità.
In attesa del giorno in cui gli uomini sapranno davvero riconoscere il momento giusto per prendere le mani e usarle per un applauso più forte.