giovedì 13 novembre 2008

This will be the last

Succede che le cose vadano in pezzi.
Succede che i pezzi sopravvivano alle cose.
E poi che finiscano anche i pezzi.
Lasciando solo il ricordo delle cose.

La Jimi Hendrix Experience ha cessato di sopravvivere ieri sera, a Portland, Oregon, Stati Uniti. Insieme a John “Mitch” Mitchell.

Allora mi fermo di fronte alle mensole di fianco al letto, metto su Manic Depression (in Are you experienced, 1967), prendo il libro e trascrivo. Senza senso alcuno.

Mitch si affidò sempre a batterie Ludwig, Premier o Gretch. Durante il lavoro in studio con Jimi, Mitch preferì sempre una batteria piuttosto piccola mentre per le esibizioni dal vivo fece diversi esperimenti con la doppia cassa (questo già a partire dal novembre 1966 quando a Monaco di baviera si fece prestare la seconda cassa dal gruppo spalla). Il suo pregevole lavoro con la doppia cassa può essere ascoltato sull’album Cry Of Love.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

"...Cus if my baby don’t love me no more…
I know her sister will
Yeah."

Gallit.

Anonimo ha detto...

ma lo fanno a posta a morire sempre accoppiati? manco il tempo di scrivere un paio di ricordi che...puff.

Dico addio anche a "Lo Scuro", le prime steccate sbilenche da Camplone, al confine tre pescara e francavilla, sono arrivate anche per merito suo.
Stasera ottavina reale per tutti.
E poi, il termine 'steola' l'ho imparato grazie a lui.


Marcello Lotti è nato a Firenze nel 1926 e, ancora un moccioso, già fabbrica biliardini giocattolo "Avevo sette o otto anni, facevo i biliardini con le sfere dei cuscinetti, le camere d'aria al posto delle sponde. Accanto a casa mia, a Peretola, c'era un circolo dove si giocava, allora era Casa del Fascio: sentivo il rumore delle palle d'avorio, andavo a vedere il gioco, mi affascinò subito. A dieci anni ero già abbastanza bravo da giocare coi grandi". Gli adulti all'inizio ci scherzano. Ma dura poco, perché "lo scurino" intasca ed aumenta il gruzzolo.
Il volo comincia così, una vita a cavallo di una stecca, oltre cinquantanni di dedizione assoluta e mai cieca, per un'ascesa straordinaria da protagonista. Ma è solo un segmento del profilo di Marcello Lotti, il campionissimo fiorentino ormai celebre come "Lo Scuro", dopo l'interpretazione di se stesso nel film di Francesco Nuti e di Giuliana De Sio, "Io, Chiara e Lo Scuro" (1983). L'ottavina reale? Certo che se la ricorda... "Gli ci sono volute quarantasei steccate al Nuti per girare quella scena" - e ride, Lo Scuro. Un altro film "Casablanca, Casablanca" 1985, ed all'orizzonte sembra spuntare l'America per un'altra pellicola, l'atto terzo della medesima rappresentazione di cassetta che ha fatto il giro del mondo.
Questa dello Scuro è anche la storia di un uomo qualunque che ha saputo guadagnarsi soddisfazioni sportive che toccano soltanto ai pochi personaggi carismatici. I capelli corvini, leggermente brizzolati alle tempie, due sopracciglia folte ed indiavolate, con disinvoltura, la stessa con la quale la sua stecca accarezza le sfere sul panno verde del biliardo. Plurititolato campione italiano, figura emblematica del biliardo fiorentino. La parlata è schietta, sul volto l'espressione di chi ha fatto a pugni con la vita. E le ha buscate. E' un finto arrabbiato Lo Scuro.
Sotto quel broncio stampato sul faccione si nasconde un uomo semplice, fatto di piccole cose."Sono un uomo che viene dalla campagna".
Un uomo che quasi quasi si commuove nel ricordare la prima vittoria al campionato nazionale. "Ero un perfetto sconosciuto ed ho battuto i miei più grandi idoli, i maestri: era il 1963, ed allora ho continuato a vincere. Oltre mezzo secolo con una stecca in mano ed i tacchi consumati intorno ai biliardi di tutto il mondo. Una vita per il biliardo, nove titoli italiani, due coppe dei campioni ed altri importanti successi. Nell'albo d'oro del fiorentino Marcello Lotti manca solo un mondiale.
Segno zodiacale del toro, a dieci anni triplica i soldi risparmiati al botteghino del "cine", intorno a quelle sponde ancora troppo alte per lui. Luci artificiali, aria appesantita dal fumo di cento sigarette, poche parole e qualche imprecazione, colpi secchi intervallati da pause di studio. Nella sala quasi soltanto uomini che, agli occhi del profano ripetono per ore gli stessi gesti, disegnando precise geometrie su un tavolo ricoperte di panno verde. In abilità è figlio d'arte, un autentico artista. Con la sottile astuzia ammantata di ingenuità fanciullesca vince ma non stravince.
E' diplomatico per natura ed impara, preso a mantenere le giuste tensioni psicologiche con le sue vittime, i clienti della sua particolarissima "bottega". Sono i tempi dell'Italia che si arrangia, ed il ragazzo di Peretola a quel modo sbarca il lunario. Porta ancora i calzoni alla zuava ed è già lo spauracchio del rione: meglio evitare di cadere nelle sue grinfie quando tiene banco a "battifondo" senza fallire un colpo. Non sussistono dubbi, è lui il sacerdote del rito. La sua fama travalica la periferia.


Nel frattempo asceso al "primo tavolo" del Gambrinus, il tempio del rettangolo verde dei fratelli Germani - la Firenze biliardistica conosce un'altra epoca d'oro. Per lunghi indimenticabili periodi l'ex "Nyers" della squadra dei postelegrafonici anni '50 con la stecca è letteralmente imbattibile, un uragano che disintegra il castello e che rimpicciolisce i rivali.
Nel suo palmares dei 100 tornei entrano anche 2 coppe dei campioni. Tutti parlano di lui. Di questo giovanottone versatile "con quel certo non so che", il quale instancabile trascorre le serate dei fine settimana arrotondando il bilancio familiare nella duplice veste di cantante e di sassofonista del "Mocambo" strappando applausi anche nelle balere. Riesce a far tutto in velocità, anche il portalettere. Entrato alle poste da giovane, ne esce pensionato a quarantanni.
Lo Scuro è stato il vero e solo pioniere di questo sport, trasformando un gioco ritenuto erroneamente per perditempo, in una vera e propria disciplina sportiva. Da personaggio inimitabile meritevole di un libro dopo aver firmato anche "il manuale del biliardo" in videocassette, il resto è professionismo. Un traguardo inatteso ma ambito. Una manna per l'intramontabile Scuro, ingaggiato da Tele+ 2 nella triplice veste di giocatore, opinionista ed uomo immagine del biliardo come il Rino Tommasi della box e del tennis.
Ma neppure stavolta si è montato la testa, fedele all'idea che la cosa più difficile della vita è mantenersi onesti e con i piedi per terra. (Magari appoggiandosi ad un bastone un pò speciale, conico, diritto come un fuso, con quel cuoietto in punta, coperto di gesso blu").

cy