martedì 20 febbraio 2007

Glorifichiamo la guerra?

C’è la classica fase della vita (la mia è ancora in corso) in cui le persone che ti aspettano trepidanti a casa non riescono a credere che tu sia rimasto fino alle 6 del mattino a parlare del nulla - e di riflesso del tutto - seduto in macchina di fronte ad un portone scarsamente illuminato piuttosto che ad un distributore di sigarette parlante.
Il più delle volte le conversazioni si dimenticano perché la Mente è a suo modo egoista e vive una vita propria fingendo di farsi controllare (per il Corpo è diverso: lui non recita il ruolo dello schiavo, anzi, dichiara esplicitamente di usarti: avete presente quando il cesso è maledettamente occupato?), in altre occasioni il ricordo è talmente sfuggente da sfociare in un lago di parole prosciugate.
Mi si potrebbe obiettare che l’ubriachezza sia sempre pronta a prendere il sopravvento, "Facile prendersela col potere della Mente!". Io rispondo che non si avranno mai prove a riguardo e voi, meccanicamente direte: “Basta chiedere al barman, no?”, no, perché il mescitore sarà il primo a farvi la stessa domanda la volta successiva che il vostro avambraccio si poggerà sul suo bancone. Niente movente, niente reato.
Sono convinto che se solo ricordassimo una di quelle iperboli sui Massimi Sistemi, “corsi e ricorsi storici, input… output…” (Jeffrey “Il Drugo” Lebovski, Il grande Lebovski – Joel [ed Ethan] Cohen, 1997), potremmo scrivere molto di meglio di quello che fece a Parigi Filippo Tommaso Marinetti, il 20 febbraio 1909. Esattamente 98 anni fa:

Avevamo vegliato tutta la notte - i miei amici ed io - sotto lampade di moschea dalle cupole di ottone traforato, stellate come le nostre anime, perchè come queste irradiate dal chiuso fulgore di un cuore elettrico. Avevamo lungamente calpestata sul opulenti tappeti orientali la nostra atavica accidia, discutendo davanti ai confini estremi della logica ed annerendo molta carta di frenetiche scritture.

[…]

Manifesto del futurismo.

1. Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità.
2. Il coraggio, l'audacia, la ribellione, saranno elementi essenziali della nostra poesia.
3. La letteratura esaltò fino ad oggi l'immobilità pensosa, L'estasi e il sonno. Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l'insonnia febbrile, il passo di corea, il salto mortale, lo schiaffo ed il pugno.
4. affermiamo che la magnificenza del mondo si e arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocita. Un automobile da corsa col suo cofano adorno di grossi tubi simili a serpenti dall'alito esplosivo.... un automobile ruggente, che sembra correre sulla mitraglia, e più bello della Vittoria di Samotracia.
5. Noi vogliamo inneggiare all'uomo che tiene il volante, la cui asta ideale attraversa la Terra, lanciata a corsa, essa pure, sul circuito della sua orbita.
6. Bisogna che il poeta si prodighi, con ardore, sfarzo e munificenza, per aumentare l’entusiastico fervore degli elementi primordiali.
7. Non v'è più bellezza, se non nella lotta. Nessuna opera che non abbia un carattere aggressivo può essere un capolavoro. La poesia deve essere concepita come un violento assalto contro le forze ignote, per ridurle a prostrarsi davanti all'uomo.
8. Noi siamo sul promontorio estremo dei secoli!.. Perche dovremmo guardarci alle spalle, se vogliamo sfondare le misteriose porte dell'Impossibile? II Tempo e lo Spazio morirono ieri. Noi viviamo già nell'assoluto, poiche abbiamo già creata l'eterna velocità onnipresente.
9. Noi vogliamo glorificare la guerra - sola igiene del mondo - il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore dei libertari, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna.
10. Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie d'ogni specie, e combattere contro il moralismo, il femminismo e contro ogni viltà opportunistica o utilitaria.
11. Noi canteremo le grandi folle agitate dal lavoro, dal piacere o dalla sommossa: canteremo le maree multicolori e polifoniche delle rivoluzioni nelle capitali moderne; canteremo il vibrante fervore notturno degli arsenali e dei cantieri incendiati da violente lune elettriche; le stazioni ingorde, divoratrici di serpi che fumano; le officine appese alle novole pei contorti fili dei loro fumi; i ponti simili a ginnasti giganti che scavalcano i fiumi, balenanti al sole con un luccichio di coltelli; i piroscafi avventurosi che fiutano l'orizzonte, le locomotive dall'ampio petto, che scalpitano sulle rotaie, come enormi cavalli d' acciaio imbrigliati di tubi, e il volo scivolante degli aereoplani, la cui elica garrisce al vento come una bandiera e sembra applaudire come una folla entusiasta.
È dall'Italia, che noi lanciamo pel mondo questo nostro manifesto di violenza travolgente e incendiaria, col quale fondiamo oggi il Futurismo perche vogliamo liberare questo paese dalla sua fetida cancrena di professori, d' archeologhi, di ciceroni e d' antiquarii.
Gia per troppo tempo l'Italia e stata un mercato di rigattieri. Noi vogliamo liberarla dagl'innumerevoli musei che la coprono tutta di cimiteri innumerevoli.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

è il parlare di nulla che mi preoccupa!!!
allora se devioo parlare di nulla torna a casa prima no?!?!?!

occhio che ostentare giustificazioni che trasudano ingenuità latente può risultare dannose...

e per inciso...io non parlo mai di niente....

montelli

Anonimo ha detto...

dannoso perdio!!!
dannoso!!!

che cazzo mi incarto con sta cazzo di tastiera!!!

maledetto mac....

montelli