martedì 5 agosto 2008

In agosto

Capita che vai a comprare un libro in centro e d'improvviso ti ritrovi in una sorta di guerra civile invisibile, con tutti questi ragazzi ornati da divise grigie o giallognole, smunte, quasi consumate dal sole cocente.
E con in mano dei mitragliatori giganti che manco Mac in Predator (John McTiernan, 1987):
"Gli ho sparato dritto addosso 20 caricatori dell'M60, li ho vuotati. Niente di questa terra sarebbe sopravvissuto."

(note di traduzione: in realtà il mitragliatore usato da Mac - Bill Duke - è un M134 Vulcan)

Forse è solo il caldo. Sì, la mia testa deve aver assorbito troppi raggi, vado al mare va. Al ritorno, sarà tutto scomparso. O morto.

venerdì 1 agosto 2008

Drinking all night

Non ci sono cazzi, per me la canzone da tramonto di quest'estate è senza dubbio Sloop John B versione Beach Boys (Pet Sounds, 1966).
Volume rigorosamente a palla, braccio fuori dal finestrino a lottare contro il vento, occhio socchiuso baciato dal sole che va a dormire.

Basta poco a farmi sorridere beato dentro la macchina brizzolata.
E sempre sia lodato Brian Wilson.

martedì 29 luglio 2008

You're my man

Se mai ci arriverò, chissà come sarò a 74 anni.

Ieri sera un’enorme zampa morbida d’orso ha avvolto la cavea dell’auditorium.
Leonard Cohen, in person.
Vestito, scarpe e gilet neri, camicia azzurra e cravatta assente con la giacca tolta alla prima imbracciata di chitarra. E poi il borsalino, nero anch’esso, a rispondere presente ancora una volta. Senza che vi sto a descrivere l'eleganza, che col vestiaro intendiamoci, a ben poco a che fare.

Si inizia con Dance me to the end of love e capisco subito che le perplessità sulla tenuta della voce le posso anche dimenticare:
la tonalità è ancora più bassa del solito, ma di un basso che viene dal pozzo, dal carbone più ardente presente nel camino, dalla pelle dell’animale più caldo sulla terra. Ed è un brivido ogni volta, ogni volta che il fiato sbatte contro il microfono, con il filo che si scioglie dal suo rotolo adagiato sul pavimento.

Sarà che ancora una volta mi costringono a star seduto (ok, non erano gli Iron Maiden ma voglio stare in piedi!) ma ci metto un po’ a scaldarmi, non entro in partita neanche con Hey, there’s no way to say goodbye, allora ci pensa il suono della campana di Anthem a farmi capire dove mi trovo realmente.
Subito dopo però, una pausa di 15 minuti che mi distrugge perchè ancora non so che il vecchietto dalle gambe esili e i piedi ritmanti suonerà per tre ore nette. Con la voce che guadagna in temperatura e tutta la cavea a evidente rischio ustione.
The future e poi Tower of song per spiegarci il segreto della vita stessa, che altro non è che un semplice dudu-dadada eseguito come un fiabesco carillon dalle "Sublime Webb Sisters", perfette a mai sopra le righe come tutta la band.

Suzanne - l'esecuzione clou della serata a mio avviso - cantata col trasporto e la consapevolezza dell'origine, del pezzo dal quale tutto ebbe inizio. Ripenso per un attimo alla folgorazione di Fabrizio prima che l’Halleluja meriti l’accensione del blubber e mi faccia ripiombare nella polvere di stelle.
Lo so, lo so che sei il mio uomo ma non posso far altro che chiederti di ripetermelo ripresentando la band per l’ennesima volta e con alzata di cappello sistematica.
Sisters of mercy, iniziata due volte perché gli anni sono quelli, e allora te lo puoi permettere di perderti una strofa come in spiaggia, intorno al fuoco. Perché quel falò sei tu.
Un’infinita serie di bis, a partire da So long, Marianne mio malgrado mozzata delle due strofe centrali ma riempita da un’abisso vocale che manco Tom Waits riuscirà mai a capire, per finire con una Closing Time di ridondante arrivederci saltellante.

Io c’ero ragazzi. E lo ricorderò. Mi sono inchinato per questo.

lunedì 28 luglio 2008

Frivolezze

In attesa che gli unni dell’adriatico invadano casa, ho deciso di dare una bella mazzata al mio pomeriggio ascoltando la last lecture di Randy Paush.

Per chi non lo sapesse, Randy Paush era un professore di informatica e di interazione uomo-macchina all’università di Pittsburgh.
Nel settembre 2006 gli viene diagnosticato un cancro al pancreas, morirà il 25 luglio del 2008.
“Come realizzare i sogni della vostra infanzia”, la sua ultima lezione, datata settembre 2007, è da ascoltare, vedere, mangiare.

La versione integrale (in inglese) si può vedere qui.
La traduzione, integrale anch'essa, è invece di qua.
(Consiglio di aprire due finestre e metterle una di fianco all'altra, per non perdersi niente, flessioni comprese)

Per i più pigri ci sono anche (registrati in un'altra occasione) dieci minuti sottotitolati. Meglio di niente. Anzi.

Col cuore da Cirello, siate felici. Divertitevi, dite grazie. E scusatevi quando necessario.

sabato 19 luglio 2008

Confessioni ubriacanti

Ieri notte, una voce improvvisa e sorridente, nel delirio della canonica festa estiva nel giardino di casa Gallit:

"Perché io odio l'Italia ma non gli italiani, è per questo che sto ancora qua porco dio, è tutta colpa vostra."

E poi via verso il tavolo alcolici.

giovedì 17 luglio 2008

Nella terra selvaggia

(autocitazione direttamente dalla tesi, così non mi sforzo)

Scrisse Jack Kerouac che un giorno del 1944, in Times Square a New York, fu avvicinato da tal Herbert Huncke, un hipster di Chicago, che gli disse: “Man, I am a beat”, attribuendogli il significato di battuto, stanco, depresso, sconfitto. Fu solo 10 anni dopo, che l’autore di Sulla strada, aiutato dalla fede buddista appena abbracciata, associò beat a beatitude allargando semanticamente il campo di significato del termine fino a comprenderne “beato”.

Non mi ero mai sentito battuto&beato all'uscita dal cinema. Ieri è successo. Con Into The Wild (Sean Penn, 2007).

"Prevedibile" mi hanno detto. Prevedibile? E che c'entra, che mi interessa della storia (vera peraltro, quindi se non è prevedibile una storia passata ditemi voi cos'è prevedibile), qui si sogna. Furbo proprio per la dichiarazione non celata di spingerti al brivido della libertà da cartolina?
Sincero.
Questo ho visto. Penn sembra crederci sul serio. E non voglio sentire pippe del tipo "è facile crederci con milioni di dollari in banca", che per quanto mi riguarda sono dichiarazioni stucchevoli alla pari di "hai i soldi quindi non puoi essere comunista".

Se mai mi leggeranno, ringrazio Eddie Vedder in trance da colonna sonora con l'inventore della chitarra infinita Michael Brook a fargli il controcanto con arpeggi da brividi.

Di fianco a me si piangeva dopo quell'autoscatto di Alex Supertramp col volto fluttuante e la schiena poggiata al magic bus, io invece avevo gli zigomi indolenziti, pur senza aver riso una sola volta (a parte la battuta dell'amico hippie sulla giovane chitarrista vogliosa), come drogato, in quella tipica situazione di estasi e del "no, non ho voglia di parlare adesso". E poi ti accorgi di guardare in alto, pure la luna piena ad abbracciare il chiacchiericcio di San Lorenzo ci mancava.

Allora stasera la schitarrata contro l'alemanniana legge bivacco avrà un senso in più, almeno per me, ormai da anni conscio del segreto (davvero son così saggio?), che forse si dovrebbe ancor di più, anzi sempre tirar fuori. Per travolgere tutti:

"La felicità è tale solo se condivisa."

mercoledì 16 luglio 2008

"A Gio', metti le pelli!"

Nella nuova pubblicità della Tim, una tipa (niente male peraltro, peccato non sia mora), dopo una nottata evidentemente birichina, invia a 500 persone un simpatico e per niente ansioso messaggio in cui dice di aspettare un bambino.
Alcune considerazioni alla luce delle informazioni di cui sopra:

1) La tipa, come minimo, è una gran troia.

2) Ipotizzando una notte tra le coperte relativamente breve, diciamo di sette ore, si evince che ogni rapporto (escludendo quindi eventuali doppiette e nonostante l'evidente abuso di sostanze) è durato in media 50,4 secondi.

3) Si sa "che tira più un..." però qui il maschio continua a non farci una gran figura , anzi, si conferma schiavo (spompato) della ghiandola mammaria.

4) A meno che la tipa non partorisca 500 figli si ipotizza una dura battaglia legale per stabilire la paternità dell'unico spermatozoo vincente.

5) A pensarci bene il numero può tranquillamente scendere a 499 perchè, nonostante l'evidente bravura della tipa, dubito che il vecchio dell'ultima inquadratura sia stato capace di una qualsiasi attività di conoscenza biblica.

6) La freschezza espressa dal volto della tipa, in aperto contrasto con le facce distrutte degli uomini, evidenzia senza fallo che la nostra amica altri non è che Natasha Henstridge di Species - Specie Mortale (Roger Donaldson, 1995).

7) A giudicare dal delirio dell'accampamento, i ragazzi devono aver assistito ad un magnifico concerto di Cesare Cremonini.

martedì 15 luglio 2008

Non c'ero

[...]
"Nella caserma di Bolzaneto non c'è stata alcuna tortura, è questo il boccone più amaro che devono mandare giù. La sentenza del tribunale di Genova dice soprattutto questo. «L'umiliazione, l'annientamento delle persone recluse» sono le parole usate da Ranieri Miniati durante la sua accorata requisitoria. «Un luogo dove per tre interminabili giorni sono stati sospesi i diritti umani». Poi il magistrato lasciò parlare i fatti, diede voce ai racconti dei testimoni, mai messi in discussione dai difensori degli imputati durante le 157 udienze di un processo durato due anni, durante il quale sono state ascoltate quasi quattrocento persone. Fu un racconto per stomaci forti. Il taglio di capelli di Taline Ender e Saida Teresa Magana, il capo spinto verso la tazza del water a Ester Percivati, lo strappo della mano di Giuseppe Azzolina, al quale sono stati divaricati anulare e medio fino a lacerare la carne; le ustioni con sigaretta sul dorso del piede a Carlos Manuel Otero Balado. E poi la marchiatura delle guance dei ragazzi giunti dalla scuola Diaz, la particolare foggia del copricapo imposto a Thorsten Meyer Hinrric, costretto a girare nel piazzale senza poterlo togliere, un cappellino rosso con la falce ed un pene al posto del martello. Tutto questo non è tortura, secondo la sentenza di ieri. Il reato non è previsto dal nostro ordinamento, lacuna alla quale proprio lo sdegno per quanto avvenuto a Bolzaneto fece per qualche tempo da propellente per un eventuale rimedio. Non esistendo una norma penale, l'accusa fu costretta a contestare agli imputati l'abuso d'ufficio, che sarà comunque prescritto nel 2009. Ieri, nel fitto sbarramento di numeri fatto dai giudici si è capito che l'articolo 323 del codice penale, quello che sancisce questo reato, non c'era. È stato riconosciuto l'abuso di autorità nei confronti dei detenuti, versione molto più attenuata del reato scelto per fare da succedaneo alla tortura. Ma gli imputati sono tutti assolti dalle aggravanti per i futili motivi e la crudeltà che avrebbero dovuto fare da corollario a questa accusa, e anche questo è difficile da mandare giù per chi è stato vittima di certi soprusi, come le ragazze minacciate di stupro «come in Kosovo», così urlavano gli agenti."


(Marco Imarisio, Corriere della Sera, 15 luglio 2008)

lunedì 14 luglio 2008

Aspettative

Poco fa, home page di Yahoo, prima notizia:

"Questa sera si accendono le luci su Rai 4, la free Tv del digitale terrestre pensata per i giovani."

- Primo pensiero di Cirello: "Ecco qua, un'altra merda."

- Secondo pensiero di Cirello: "Sarà colpa della Rai, dei giovani o di tutti e due?"

- Terzo pensiero di Cirello: "Ma chi sono i giovani?"

venerdì 11 luglio 2008

Chi porta i bonghi?

Finalmente sappiamo dove andare per sentire dal vivo quello che l'età ci ha impedito di fare. Alle Seychelles.

E' lì che Jim Morrison si starebbe godendo la sua vita suonando Battisti intorno al fuoco. Lo ha confessato Ray Manzarek in un intervista al Daily Mail.
Nello stesso quartiere o se preferite sulla stessa spiaggia, pare siano stati intravisti anche Lennon, Hendrix, Presley, John Bonham, Jeff Buckley, Chet Baker, Cobain, Michael Hutchence, Janis Joplin e l'originale di Keith Richards (tutti sanno che quello che vediamo non è altro che un volgare ologramma).

Io porto un po' di birre gelide e il canzoniere, non sia mai che scatti una Locomotiva cantata in coro.

venerdì 4 luglio 2008

Definizioni

Ero lì con Samantina lingua penzoloni e il tartufo in cerca di un angolo più privato di altri, quando in direzione opposta (Via del Pigneto, leggera discesa verso Piazza dei Condottieri), ecco arrivare ciondolanti una nonna con nipotina al seguito, mano destra della prima stretta nella sinistra della seconda:

- Bimba (in cerca della verità): "...e quindi che cos'è l'allarme?"
- Nonna (dispensando saggezza): "E' come un circuito di elettricità che quando sente qualcosa che non va, suona."

venerdì 27 giugno 2008

Dimenticare Marco Civoli

In un pomeriggio finalmente libero, stavo gustandomi quella che sarebbe stata la prima eliminazione di lusso da Wimbledon, quella dell’imitatore testa di serie numero 3 Djokovic ad opera di Marat Safin, uno che, se solo avesse pensato meno al triangolo dell’amore, adesso probabilmente godrebbe di qualche milione di euro in più in banca e di una classifica più rispettosa del suo enorme talento.

La pioggia non ancora decide di infastidire il Centre court e compagnia allora si gioca, rigorosamente in bianco, e anche se il serve&volley è ormai puro ricordo (eccezion fatta per il buon Eaton, ragazzone di casa di ben poche speranze), è sempre una bellezza vedere quell’erba non ancora ingiallita dagli spostamenti.
Come ascoltare il binomio indissolubile Tommasi/Clerici.
Tra le chicche assolutistiche del primo (“non si capirà mai che potenza e tocco possono appartenere ad uno stesso polso”) e invidiabili prose del secondo, di cui mi accingo a riportarvi uno stralcio, magnifico peraltro, da La Repubblica del 25 giugno, è sempre un piacere starsene stravaccati sul divano:

“…Si chiamava, la tennista, Naomi, giusto come la più celebre di tutte le Naomi. Ma di cognome, invece che Campbell, faceva Cavaday. E, quanto Naomi era affascinante, la Cavaday era inguardabile.
La mascella rossastra era avvitata direttamente alle spalle. La curva del ventre si appesantiva prima di scivolare nella sottanona e fuoriuscirne tra rivoli di gelatinosa cellulite. Di fronte a lei Venus pareva l’imitazione della sua antenata bianca del Botticelli, uscita da una regale conchiglia.
Ad aggravare il confronto tra le due, Venus, ancora più top-model di sempre, mostrava velate da elegantissime bretelline due favolose zinnette fin qui riservate ad un ristretto gruppo di ammiratori.”

mercoledì 25 giugno 2008

Sant'Apollinare

La chiesa venne ricostruita nel 1742 da Ferdinando Fuga sul nucleo originario sorto dopo il 638 sul luogo dove si svolgevano i gochi apolinnari. La facciata, in stile tardo Cinquecento, è a due ordini con capitelli ionici. L'interno, preceduto da un vestibolo-nartece, (sulla parete sinistra immagine della Madonna di scuola umbro-romana del secolo XV) è a navata unica, con tre cappelle per lato, con volta a botte affrescata da Stefano Pozzi con la 'Gloria di S.Apolinnare'. Nella prima cappella a destra 'San Luigi Gonzaga' di Ludovico Mazzanti, nella seconda 'Sacra Famiglia' di Giacomo Zoboli, nella terza statua di San Francesco Saverio di Pierre Legros. Nella terza cappella statua di S.Ignazio di Loyola di Carlo Marchionni, nella prima 'Vergine e San Giovanni Nepomuceno' di Placido Costanzi.

Dai, dai che forse dopo ventanni ce la facciamo a scoprire perchè Renatino De Pedis è sepolto lì. Dai ragazzi, dai su quelle fasce!

Sicuro perdiamo quattro a zero.

giovedì 19 giugno 2008

E che sarà mai?

Piperita Patty: "Dimmi cos'è l'amore, ciccio."
Charlie Brown: "Be', mio padre aveva una berlina due porte, nera del 1934..."
PP: "Cosa c'entra con l'amore?"
CB: "Be', questo è quello che mi ha detto...c'era questa ragazza molto carina, vedi...
facevano dei giretti con questa macchina, e ogni volta lui le apriva lo sportello,
dopo che lei era salita lui lo chiudeva e girava intorno alla macchina fino al posto di guida, ma prima che lui potesse salire, lei bloccava la sicura e lo chiudeva fuori, poi stava seduta lì a storcere il naso e a fare smorfie...credo che l'amore sia questo..."

PP: "A volte non ti capisco ciccio."
CB: (Sigh)

martedì 17 giugno 2008

Senza illuminare l'aria

Erano le 10e25 del 2 agosto 1980. Bum. 85 morti, 200 feriti. La più grande strage mai avvenuta nel nostro paese in tempo di pace. Concetto peraltro tutto da definire.

L’altra sera, complice la solitudine casalinga, ho avuto la bella idea di rivedere per l’ennesima volta la puntata di Blu Notte sulla strage alla stazione di Bologna, in replica nella notte di Rai Tre.

Ed è sempre assurdo vedere quelle immagini,
vedere i corpi vuoti, senza muscoli, tirati su come fantocci, come marionette senza fili,
vedere le macerie senza senso alcuno,
vedere i taxi trasformarsi in ambulanze e gli alberghi in ospedali e gli autobus in cliniche mobili,
vedere il signor Sekiguchi arrivare tutte le volte dal Giappone e prendere appunti durante ogni udienza del processo, perché quel giorno, tra quegli 85, anche suo figlio Iwao si disintegrò nella sala d’aspetto,
vedere i volti da folli angeli di Giusva e Mambro coccolarsi come panda dietro le sbarre;
vedere Cossiga sostenere più o meno che “I servizi segreti? Certo che non sono legali, altrimenti non sarebbero segreti.”
vedere lo stesso uomo avanzare la richiesta di togliere l’aggettivo fascista accanto alla parola strage,
vedere i più alti uomini in grado dei servizi essere condannati per depistaggio, anzi, per continui depistaggi,
vedere il procuratore impazzire perché se non ti fidi delle informative dei servizi che ti spingono da una parte con decisione, e poi da un’altra, di chi diavolo ti devi fidare?
vedere il commendatore Licio Gelli, sempre lui - che di questi tempi sta vedendo parte del suo disegno compiuto – negare con la faccia del bambino colto con le mani nella marmellata, parlare di accuse inaudite salvo poi essere condannato anche lui in via definitiva,
vedere - ovviamente – tutti questi signori, colonnelli, generali e alti ufficiali, essere iscritti (tra un Calvi e un Sindona) nelle liste della P2,
vedere che le più alte cariche dello stato non vengono investite di alcuna colpa, ma allora i servizi chi li comanda?
vedere lo spettro del supersismi intrecciarsi col vaticano,
vedere i colpevoli condannati con il terribile dubbio che non siano stati loro,

ma soprattutto andare a dormire con la certezza delle decine di depistaggi confermate da confessioni e con l’equivalente terrore del non sapere - mai - il perché di quelle azioni, cosa volessero coprire, chi volessero salvare e con quale scopo.

E mo andiamoci a prendere ‘sti quarti di finale.

venerdì 13 giugno 2008

La nostra estate era già cominciata

Nonostante l'elezione di Alemanno abbia di colpo fatto scomparire la primavera romana, sono riuscito comunque ad accorgermi della bella stagione ormai incombente grazie al canonico arrivo di Reno Raines/Vince Black in luogo di Cordell Walker: ebbene sì, anche quest'anno su Rete4, più o meno a ora di cena, Walker Texas Ranger ha lasciato il posto a Renegade.

(E ricordate tutti che sulla scrivania di Chuck Norris c'è un mappamondo in scala 1:1)

mercoledì 11 giugno 2008

Sotto la doccia, sotto la doccia!

Non so quante partite avrò giocato nel corso della mia vita. Tra ufficiali e non, importanti o meno, amichevoli e sabbioni, a petto e piedi nudi, avvolto da una divisa di lana terribile o da un’altra di raso traspirante, impermeabile e ovviamente fichissima, con scarpe unte dal grasso di foca offerte dalla società o bucate per la troppa usura.
In tutte queste vicende, complice anche la posizione quasi perennemente in mezzo al campo, ho rimediato – tra falli tattici e fortuiti – una buona quantità di cartellini gialli. Mai rossi. Mai. Provocati tanti, presi mai.

Ieri è successo per la prima volta.
In una partita decisiva, e per di più con la fascia di capitano addosso.
Vincevamo 3 a 0 in 4 contro 5, in 5 contro 5 gli avversari accorciano le distanze ma poco contava, eravamo in stracontrollo, forti anche del 3 a 2 corsaro nella partita di andata.
Non avrebbero mai vinto.

Poi un tipo mi strattona e mi tira due calci, ma cosa volete che me ne importi, le tibie ce l’ho belle che asfaltate da tempo, salvo poi piazzarci anche un semi pugno sul viso, volontario per quanto mi riguarda. Sul cronometro, sì e no 8 minuti.

Sarà che sono di Pescara, sarà che la tranquillità zen acquisita è roba relativamente recente, fatto sta che a me le mani in faccia non le devi mettere.
Rosso diretto, giusto peraltro, anche se l’arbitro poteva tirarlo fuori subito, non dopo 3 minuti di scuse e polemiche mentre la speranza di restare sull'erba cresceva.
Inevitabilmente la squadra è crollata, nonostante una grandissima prova di fiato e orgoglio, con la panchina tristemente desolata, senza nessuno che potesse entrare in mia vece.

Faccio quindi pubblica ammenda ringraziando lo zoccolo duro del Lokomotiv, sempre pronto a sputar sangue pur di vedere la rete gonfiarsi: il bomber Edo, il presidente Altamura e il cursore Gallit, venuto a portar legna nonostante una crisi matrimoniale incombente (dai Ioli, perdonalo…).

Non si ripeterà. A cazzotti da un’altra parte, non sul campo di pallone.
Vi devo una finale ragazzi. La cena arriverà.

martedì 10 giugno 2008

Il discorso del capitano

Lo so che v'ho rotto le palle co 'sta storia del capitano ma il suddetto ieri era in panchina e non so se l'avete notato a fine partita mentre si sorreggeva sofferente.
A me ste cose fanno impazzì ed è per questo che ci credo, credo in quello che è successo dopo, credo nellle famose tre "c" (cuore, coccia e coglioni) che verranno fuori, speriamo insieme al fiato.

Cannavaro (in piedi sulle stampelle vicino al tunnel verso gli spogliatoi), leggero movimento della testa ad indicare la strada, timbro di voce deciso ma a volume non troppo alto:

- "Luca! Tutti dentro dai."

lunedì 9 giugno 2008

Partiti

Appena uscito di qui raggiungerò l'Auchan di Casal Bertone nella speranza di una super offerta Peronistica (un pugno apretado...) da inserire con solerzia nel parallelepipedo bianco in cucina, alternando con sapienza le bottiglie dalla posizione frigo a quella freezer.
Si spera in una platea competente, non disfattista, concentrata e ciarliera al punto giusto e in una presenza femminile non invadente e soprattutto interessata (anche con - moderata - recita) alla vicenda.

Mio malgrado, toccherà ascoltare con fastidio Marco Civoli e il campanilismo da forca dell'utilissimo Enrico Varriale da bordo campo, la grafica old style disegnata col paintbrush dello stagista estivo sfruttato da mamma RAI e quella sensazione di pressapochismo statale tipicamente italiano. Attendo di sapere il nome della seconda voce anche se il nome di Sandro "Teschio" Mazzola risulta favorito, sì, con i piedi ci sapeva fare ma sappiamo tutti che non c'entra una cippa.
Il ricordo del mondiale su Sky con tutto quello che si portava dietro in termini di professionalità è venuto ancora più a galla guardando le prime partite. Ne soffrirò, come in genere mi fa soffrire la mediocrità in qualche modo ricercata.

Girone di ferro, Gianni (Mura, non Pantana) è per la Romania qualificata a spese del duo Mulini a vento e Nouvelle Vague. Non so, più che altro perchè nella mia fantasquadra europea ho sia Benzema che Van der Vaart.

Veniamo da un campionato duro, giocato fino all'ultimo, tant'è vero che nel reparto più in forma, l'attacco, ci sono quelli che l'obiettivo stagionale l'avevano raggiunto da tempo. Mi preoccupa una difesa fondamentalmente inventata (voglio Gamberini dal primo minuto) e un centrocampo a corto di fiato, eccezion fatta per
Ambrosini e spero, Harry Potter Aquilani.

Non mi piace il portiere con la fascia da capitano, per il semplice fatto che, dal canto mio, il capitano deve stare in mezzo al campo, deve poter parlare, farsi sentire (anche dagli avversari) e guardare da vicino quello che succede. Ma la tradizione è dalla nostra.

Va bene, Belen Rodriguez è qualsiasi espressione volgare del maschio italiano medio ma per favore, lancio un appello (spostatevi che fa male), non le inquadrate troppo, lei e le altre. Nel binomio inscindibile tra vulva e pallone, vince il secondo. Almeno per 'sto mese.

venerdì 6 giugno 2008

A qualche centimetro da terra

Come molti di voi, anche io ho le mie malattie mentali, tipo quelle che ti portano a premere il pulsante di scarico del water affinchè l'ultima goccia della sciacquata corrisponda all'ultimo singulto del tuo flusso orinante, che solitario si deposita morbido sull’acqua stagnante; oppure il non calpestare le strisce bianche quando si attraversa la strada e mettere quindi - con passo goffo - i piedi solo sulla porzione di asfalto non pitturata; scommettere contro il mondo di fare canestro nel cestino un numero variabile di volte consecutive usando come palla un tappo qualsiasi, pena la cosa peggiore che ti possa capitare; trattenere il respiro dentro l’ascensore fino a che le porte non si aprano al piano desiderato. E via deliziando.

Tutto questo per segnalarvi che oggi ho (suppongo) stabilito il record di un’altra delle mie fisse autistiche, ossia sedersi sul motorino, accendere, partire e raggiungere la destinazione senza mai poggiare i piedi per terra.
Stamattina, nonostante il traffico capitolino delle ore 9, le gomme consumate filavano via sguscianti come non mai, i semafori si schieravano tutti incredibilmente dalla mia parte, nelle vesti di un Mosè contemporaneo tutto si apriva di fronte ai miei occhi primaverili.

La strada non è proprio quella consigliata dal Tuttocittà (che non considera il motorino come mezzo di locomozione), ma cavolo, queste sì che sono soddisfazioni.