venerdì 31 ottobre 2008

Ci siamo (no, non c'entra Carlo Verna).

Salve piedi freddi, bentornati.


LES FEUILLES MORTES

Oh ! je voudrais tant que tu te souviennes
Des jours heureux où nous étions amis.
En ce temps-là la vie était plus belle,
Et le soleil plus brûlant qu'aujourd'hui.
Les feuilles mortes se ramassent à la pelle.
Tu vois, je n'ai pas oublié...
Les feuilles mortes se ramassent à la pelle,
Les souvenirs et les regrets aussi
Et le vent du nord les emporte
Dans la nuit froide de l'oubli.
Tu vois, je n'ai pas oublié
La chanson que tu me chantais.

{Refrain:}
C'est une chanson qui nous ressemble.
Toi, tu m'aimais et je t'aimais
Et nous vivions tous deux ensemble,
Toi qui m'aimais, moi qui t'aimais.
Mais la vie sépare ceux qui s'aiment,
Tout doucement, sans faire de bruit
Et la mer efface sur le sable
Les pas des amants désunis.

Les feuilles mortes se ramassent à la pelle,
Les souvenirs et les regrets aussi
Mais mon amour silencieux et fidèle
Sourit toujours et remercie la vie.
Je t'aimais tant, tu étais si jolie.
Comment veux-tu que je t'oublie ?
En ce temps-là, la vie était plus belle
Et le soleil plus brûlant qu'aujourd'hui.
Tu étais ma plus douce amie
Mais je n'ai que faire des regrets
Et la chanson que tu chantais,
Toujours, toujours je l'entendrai!


(Jacques Prévert & Joseph Kosma, 1946)

lunedì 27 ottobre 2008

La prova tv non serve.

"In questi spazi non parlerò più di Silvio Berlusconi" (Cirello, 14 marzo 2008)

Forse lo fa perché gode. Allora ci proverò anch’io: al posto di una pippa andrò in bagno a smentirmi.

Delle ultime (chiudiamo i mercati e mandiamo le forze dell'ordine nelle università) ancora se ne parla, volendo però, si può andare anche un po' più a ritroso nel tempo.

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Smentire, v. tr. (smentisco, smentisci, ecc.). 1. Asserire o dimostrare la falsità o l’ìnfondatezza di affermazioni o notizie: s. una notizia; le previsioni sono state smentite dai fatti; con l’oggetto della persona: nessuno può smentirmi. 2. Ritrattare: s. una deposizione / Deludere con un comportamento contrastante e difforme dall’abituale: s. il proprio buon nome.

, pron. rifl. Forma accentata nella declinazione del pronome riflessivo, opposta alle forme atone si e se (non accentate) / Spesso è rafforzato con stesso e medesimo: in tal caso può avere l'accento o esserne privo.

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- La casa agli italiani. Sorrento, 11 novembre 2005, Berlusconi lancia il suo progetto davanti ai giovani di Forza Italia: "Daremo una casa a tutti gli italiani in difficoltà. Sono il 19% della popolazione, ma abbiamo un piano fattibile". Il giorno dopo precisa: "Non ho detto a tutti gli italiani, ma solo a quelli sfrattati"

- Pensione a 68 anni. 3 novembre 2005: "Un orizzonte che non dobbiamo precluderci, l'innalzamento dell'età pensionabile a 68 anni". Il 15 novembre spiega: "Io non ho proposto di spostare l'età pensionabile a 68 anni".

- Bush e le elezioni italiane. 31 ottobre 2005. A Washington, parlando con i giornalisti dopo l'incontro con il presidente Usa, dice: "Bush teme un cambio di governo in Italia". Vittorio Zucconi di Repubblica, gli chiede: "Presidente, a scanso di equivoci, lei ci sta dicendo che il presidente Bush ha espresso a lei una preferenza elettorale contro il centro sinistra?". Il premier, allora, precisa: "Non mi ha detto esattamente così Bush, ma è evidente che sentendo le dichiarazioni dei leader della sinistra che affermano che se vincessero le elezioni farebbero come Zapatero ritirando le truppe dall'Iraq, basta fare uno più uno per capire come la pensa il presidente americano. Come sempre gli Stati Uniti non interferiscono nei problemi interni di altri paesi, specialmente nei periodi elettorali e pre-elettorali".

- Centristi traditori. 16 agosto 2005. Intervistato dalla Stampa, riferendosi ai centristi della Cdl, dice: "C'è chi pensa di salvarsi offrendosi al vincitore, ma parte da una valutazione errata". Immediata la reazione di Follini: "L'evocazione di doppigiochi, tradimenti e passaggi di campo nei confronti di un partito coerente e sicuro come l'Udc è semplicemente miserevole. Ci aspettiamo dal presidente del Consiglio una smentita chiara e netta". E la smentita arriva puntuale, affidata a Boniauti: "Nessuno in Forza Italia, tantomeno il presidente Berlusconi, ha pronunciato parole legate al concetto di tradimento o di traditore nei confronti dei nostri alleati".

- Risanamento Alitalia. 29 aprile 2005: Berlusconi annuncia che il piano di risanamento dell'Alitalia è stato accettato dalla Commissione europea. Immediata la smentita di Bruxelles: "Nessuna decisione è stata presa".

- Andiamo col ter. Non ci sarà nessun Berlusconi bis (17 novembre 2004).
Questa storia del Berlusconi bis mi pare una vera buffonata, e io non faccio il buffone (14 aprile 2005. Il 23 aprile nasce il Berlusconi bis).

- Andare a Nassiriya. "Non sento alcun bisogno di andare a Nassiriya, sarebbe solo una operazione dimostrativa e retorica" (26-3-2004). Il 10 aprile Berlusconi va in visita a Nassiriya.

- Unto e bisunto. "Io unto del Signore? Non ho mai pronunciato questa sciocchezza" (9-3-2004). "Io sono l'unto del Signore, c'è qualcosa di divino nell'essere scelto dalla gente. E sarebbe grave che qualcuno che è stato scelto dalla gente, l'unto del Signore, possa pensare di tradire il mandato dei cittadini" (25-11-1994).

- Lifting forzato. "Io il lifting non lo volevo fare. Sono stato tirato dentro a farlo. È stata Veronica a spingermi a fare il lifting" (27-1-2004). Poi Veronica lo smentisce: "Il lifting è stata un'idea sua".

- Fascismo buono. "Mussolini non ha mai ucciso nessuno: gli oppositori li mandava in vacanza al confino" (intervista a 'The Spectator', 4-9-2003). Il 17 Berlusconi cerca di smorzare l'intervista allo 'Spectator': "Eravamo alla seconda bottiglia di champagne". Ma gli intervistatori lo smentiscono: "Abbiamo bevuto solo tè freddo" (19-9-2003).

- Conflitto di interessi. “Il conflitto d’interessi sarà risolto nei primi cento giorni del mio governo” (5-5-2001). “Il conflitto d’interessi è una leggenda metropolitana” (19-12-2003).

- Giudici matti. Nella stessa intervista a "Spectator", il premier disse anche che i magistrati: "Per fare i giudici bisogna essere dei disturbati mentali". Protestarono un po' tutti: dall'Anm, alle sorelle di Falcone e Borsellino. Fini parlò esplicitamente di "gaffe". Allora spiega: "Io non sono un politico, non bado alle critiche. Dico quello che pensa la gente".

- Legge Gasparri. Berlusconi, uscendo dal Quirinale, annuncia che Ciampi è d'accordo sulla legge Gasparri. Il Quirinale smentisce: "Non ne abbiamo mai parlato" (2-8-2003). Berlusconi deve rettificare dando la colpa ai giornalisti.

- Lodo Maccanico. "Io non c'entro nulla con questo Lodo: è stata un'iniziativa autonoma del Parlamento, sostenuta dal presidente della Repubblica" (30-6-2003). Immediata la smentita del Quirinale, cui segue la precisazione del sottosegretario Paolo Bonaiuti: "Il lodo Maccanico è una iniziativa parlamentare. E a questa proposta il presidente della Repubblica è ovviamente estraneo".

- Conflitto di interessi. "Il conflitto d'interessi sarà risolto nei primi cento giorni del mio governo" (5-5-2001). "Il conflitto d'interessi è una leggenda metropolitana" (19-12-2003).

- Condono per gli altri. "Mediaset non farà alcun ricorso al condono fiscale" (30-12-2002). Cinque mesi dopo 'L'espressò scopre che Mediaset ha regolarmente fatto ricorso al condono, risparmiando circa 120 milioni di euro di imposte. Un anno dopo accade di nuovo.

- Armi sì, armi no. "Credo che ormai in Iraq non ci siano più armi di distruzione di massa" (16-10-2002). "Non ho mai detto che Saddam non ha armi di distruzione di massa. Dico solo che ha avuto il tempo di distruggerle o di metterle da qualche altra parte" (17-10-2002).

- Guerra senza Onu. "Se Saddam non cede, l'attacco sarà a gennaio e sarebbe inutile una seconda risoluzione come chiede la Francia, sarebbe un nonsenso" (14-9-2002). "Siamo per una risoluzione dell'Onu che dia termini precisi a Saddam e stabilisca l'intervento militare se Saddam non dovesse accettare la risoluzione" (25-9-2002). "Con realismo bisogna dire che non c'è alternativa alle due risoluzioni dell'Onu " (16-10-2002).

- Nesta mai. "Comprare Alessandro Nesta? Sono cose che non hanno più nulla di economico, di morale. Nel calcio abbiamo sbagliato tutti, ora basta"(23-8-2002). L'indomani il Milan annuncia l'acquisto di Nesta.

- Legge Cirami. "Non capisco tutta questa fretta per la legge Cirami sul legittimo sospetto" (31-7-2002). "La legge sul legittimo sospetto è una priorità per il governo" (30-8-2002).

- Ok dall'Europa. "Ho fatto un'esposizione sommaria della legge finanziaria e ho trovato un'ottima accoglienza sia da Prodi sia dal commissario Pedro Solbes" (10-10-2001). Prodi cade dalle nuvole. Solbes lo smentisce. Berlusconi fa retromarcia: "Io ho illustrato l'azione del mio governo, Prodi e Solbes mi hanno ascoltato in silenzio".

- Scontro di civiltà. "Noi dobbiamo essere consapevoli della superiorità della nostra civiltà... Dobbiamo evitare di mettere le due civiltà, quella islamica e quella nostra sullo stesso piano... La nostra civiltà deve estendere a chi è rimasto indietro di almeno 1.400 anni nella storia i benefici e le conquiste che l'Occidente conosce." (26-9-2001). Poi di fronte alla richiesta di scuse presentata da una serie di governi arabi dice al giornale 'Asharq al-Awsat':"Perché dovrei scusarmi? Per qualche cosa che non ho detto? Non ho detto nulla di sbagliato, loro (alcuni giornalisti, ndr) mi hanno fatto dire qualche cosa che non ho detto". (2-10-2001)

- La discesa in campo. Se io facessi la scelta politica dovrei abbandonare le televisioni e cambiare completamente mestiere. Un partito di Berlusconi non c’è stato, né ci sarà mai (13 settembre 1993).

martedì 21 ottobre 2008

Adesso che ci penso

Notte un po’ così, la sconfitta del Lokomotiv, i ragazzi che mangiano uva, il servizio assistenza Apple che da punti a tutti e la stanza che sembra improvvisamente vuota nonostante i vestiti ammucchiati e il verde che sorride. Ma forse è solo perché manca ancora una tenda a coprire il terribile alluminio anodizzato degli infissi.

Poi la mattina. Il sole, la bici. Prima sosta al semaforo a led di via Da Giussano, proprio di fronte a “La belva del deserto”, il fruttarolo all’angolo. Verde, svolta a sinistra verso casa vecchia e rosso di fronte al benzinaio che sembra Hawk dei Legion of Doom, peccato, stavo prendendo velocità. Sacchiana ripartenza e leggera salita non più fastidiosa ad inseguire i binari sulla Prenestina che all’imbrunire sarà lasciata ai replicanti di proprietà della Tyrell Corporation.

Porta Maggiore, schivo le rotaie del tram e mi infilo in quella via di cui non ho mai imparato il nome e che porta su Piazzale Tiburtino, sulla destra, appena passato il mini tunnel. L’ottobrata romana aiuta e sembra come se l’illusionista Astolfo de La settimana enigmistica si trovi dietro di me, in motorino, a spingermi con la gamba tesa come si faceva da ragazzi quando si rimaneva in panne e magari capitava pure che ci si portasse a casa una sagoma in cartone di Roberto Baggio presa in prestito da un qualsiasi benzinaio IP della costa adriatica. Oppure un cartello stradale con su scritto “due incroci” da abbandonare in spiaggia, di notte, sulla sedia del bagnino di Saturno.

Via Tiburtina, discesa morbida direzione Verano, svolto a destra su via Dei Sardi lasciando passare una signora evidentemente reduce dal mercato rionale prima di alzarmi sui pedali, 20 metri e piccolo contromano verso sinistra: Via dei Volsci 94.

La Palestra Popolare è appena aperta, Paolo è a bordo ring a dare gli ultimi colpi di straccio, un cenno, dev’essere stata una serata dura.
Spogliatoio. Si parla della riunione di sabato e di quante mani si debbano stringere ogni volta: “’Na vorta so tornato a casa, m’ha aperto mi padre e j’ho dato ‘a mano pur’allui, ce credi?”.

Due magliette, calzini, pantaloncini e scarpe, fasce, paradenti e guantoni che serviranno dopo. Esco, Paolo ha finito di pulire ma è ancora lì col culo poggiato sul sostegno dell’angolo rosso. Di botto sembra rinvigorito. Allora mi accorgo che non siamo soli, c’è Ivan Graziani dalle casse: Agnese. Mamma mia.
Al solito entra una bellissima luce dai vetri sul soffitto.

La corda inizia a girare intorno a me senza farsi vedere dallo specchio.

E mi accorgo come sul mio manubrio mancasse proprio Agnese. O chi per lei.

sabato 18 ottobre 2008

Ho visto anche questa

Me ne avevano parlato, ma vedere dal vivo una tipa (settantenne, truccatissima e di riflesso terribile) bere con la cannuccia un "caffè al vetro con due cucchiaini di schiumetta", provoca nel barista Cirello una serie di sensazioni indicibili e, per queste righe, incrivibili.

martedì 14 ottobre 2008

Il senso del dovere

"Nel 2008 chiuderanno 300 mila aziende: 300 mila! E le altre piccole aziende sono in mano alle banche con dei debiti che arrivano a 780 miliardi di euro. Non fallirà solo lo Stato. Falliranno le banche e ve ne accorgerete quando l'Esercito, invece dell'immondizia di Napoli, presidierà l'Unicredit e le banche vicine..."

(Beppe Grillo in collegamento diretto con la manifestazione di Piazza Navona, 8 luglio 2008).

Perchè solo chi "si innamora non deve dirlo a nessuno."

venerdì 10 ottobre 2008

His hands were gentle, his hands were strong

Ho ancora gli occhi intrecciati e le dita che continuano a scorrere più veloce di quelle di John Cusack al settimo piano e mezzo, negli archivi della LesterCorp (Essere John Malkovich – Spike Jonze, 1999).
No, fortunatamente l’alzheimer non si è ancora impossessato di me, è solo che la libreria Rinascita di via delle Botteghe Oscure ha deciso – causa rinnovo locali - di mettere in svendita (meno 50%) buona parte della sua discoteca.

Il vostro Cirello, purtroppo con qualche giorno di ritardo, era sul posto stamattina, ore undici zero zero, muovendosi tra gli scaffali che parevano quelli di un supermercato di Varsavia prima del crollo del muro (così come mi raccontava il buon Tomek), curioso e zompettante come un bambino che vede il suo bastoncino di zucchero filato prendere vita.

Ero partito dandomi venti euro di budget, saliti ben presto a venticinque e successivamente a trenta (paletto piantato) con un leggero sforamento una volta in cassa.
In breve, schematico che manco Walter Zenga durante l’esame a Coverciano, ecco le mie scelte, spesa totale 32,50 euro:

- Aoxomoxoa (The Grateful Dead, 1971)
- Live at Max’s Kansas City (The Velvet Underground, 1972)
- One Hot Minute (Red Hot Chili Peppers, 1995)
- Crossroads - The Soundtrack (Ry Cooder, 1986)
- Tic&Tac (Area, 1980)
- Live In Italia (Pete Seeger, 1977)

A questi se ne sarebbe dovuto aggiungere un altro, scovato da consumato segugio sotto agli scaffali ma "No no, quelli non sono scontabili”, ah ecco, chissà quando diavolo troverò il Koln Concert di Jarrett in offerta.

E ora il compito più difficile: riuscire a levare l’odiatissimo bollino SIAE senza portarmi appresso tutto la confezione.

mercoledì 8 ottobre 2008

Arriverà primavera?

Sul messenger, scambio di battute fugaci col Gallit:

Cirello: "Ho capito adesso la tua citazione sulla primavera che tarda ad arrivare."
Gallit: "Davvero? La volevo levare ma è sempre attuale. Non so quando levarla, di sto passo mai."
C: "Sì, non mi ricordavo che la canzone facesse così."
G: "Povera patria...infatti."
C: "Potresti sostituire la frase con altri passi della canzone."

[...] (Per non sprofondare nella tristezza si cambia discorso, direzione fantacalcio)

Gallit: "Scatenato sul mercato Mister Firpo (guarda che Acquafresca è meglio di Palladino) e pure Shevchenko è libero."
C: "Sheva non lo voglio."
G: "Prima o poi la butta dentro, ahahahah."
C: "Palladino è un mio vecchio pupillo."
G: "Quel frocio di sheva...ma Sanchez?"
C: "Poi ho un grande bisogno di titolari e punto sull'italianità."
G: "Appena Kerlon ritorna taglio Tissone."


E comunque visto che ci sono, concludo il discorso da cui è nato il tutto:

POVERA PATRIA (Franco Battiato, in Come un cammello in una grondaia, 1991)

Povera patria! Schiacciata dagli abusi del potere
di gente infame, che non sa cos'è il pudore,
si credono potenti e gli va bene quello che fanno;
e tutto gli appartiene.

Tra i governanti, quanti perfetti e inutili buffoni!
Questo paese è devastato dal dolore...
ma non vi danno un po' di dispiacere
quei corpi in terra senza più calore?

Non cambierà, non cambierà
no cambierà, forse cambierà.

Ma come scusare le iene negli stadi e quelle dei giornali?
Nel fango affonda lo stivale dei maiali.
Me ne vergogno un poco, e mi fa male
vedere un uomo come un animale.

Non cambierà, non cambierà
sì che cambierà, vedrai che cambierà.

Voglio sperare che il mondo torni a quote più normali
che possa contemplare il cielo e i fiori,
che non si parli più di dittature
se avremo ancora un po' da vivere...

La primavera intanto tarda ad arrivare.

martedì 7 ottobre 2008

AXN è un gran canale

Non che io sia quel che si dice un cuor di leone, però sedersi a tavola per pranzo e sentirsi gli occhi gonfi quando Kit Latura (ovvero Sly Stallone in Daylight, trappola nel tunnel - Rob Cohen, 1996) si trova costretto ad abbandonare a morte certa un tipo infermo dentro a sto cazzo di tunnel mi sembra davvero troppo.

giovedì 2 ottobre 2008

Due cuori e una capanna

Uno torna a casa alle 4 del mattino, si stravacca un attimo sul divano, accende la tv e inizia a cincischiare con il telecomando nel nulla satellitare. Decide di fermarsi sul resoconto giornaliero de L'isola dei famosi, se non altro per andare a dormire con la visione celestiale del culo di Belen e invece si trova davanti questa sovrimpressione:

"Valeria Marini mostra a Massimo Ciavarro la capanna costruita da lei e Vladimir Luxuria."

Era giunta l'ora di ritirarsi sotto coperta.

sabato 27 settembre 2008

La fotografia di Paolo Uomonuovo

Nel periodo di stage a Contrasto, anni fa, sul muro alla destra della mia postazione, c’era appesa – ma non mi dire – una fotografia, sotto vetro e con cornice nera, sui 70x100 cm. Non l’avevo mai vista.
Raffigurava una piccola platea di persone, principalmente uomini, sedute e con lo sguardo rivolto verso un probabile oratore.
Il ragazzo in primo piano era diverso da tutti gli altri. Innanzitutto era l’unico in maglietta, bianca come il calzino che si intravedeva soltanto perché poggiato sulla seduta della sedia di fronte, con magnifica strafottenza da bulletto della classe. Lo sguardo deciso, il bicipite lungo e tornito e il gomito spigoloso.
Quel tipo lì, mi son detto, o è diventato qualcuno che conosco oppure è morto per overdose qualche hanno dopo. La didascalia in basso, diceva più o meno così, buona la prima Cirè: ”Paul Newman shoted in a class at the Actor’s Studio."

Beh, la foto è questa qui (non sono riuscito a trovarne una con risoluzione migliore) e ogni volta che la vedo penso alla predestinazione, penso al destino, penso che in fondo quando si nasce, si nasce per fare qualcosa. Si nasce per donare. Si nasce con una capacità migliore di qualsiasi altra. Chissà la mia.

martedì 23 settembre 2008

Daje Ste'!

Ha aspettato il 5 settembre scorso per dircelo tramite il sintetizzatore, perché con la lingua atrofizzata non c’è altro modo per parlare, sussurrare e sentire quella voce che non sembra neanche più la tua.
Dopo averne annientati e uccisi molti altri, la Sla ha fatto breccia anche nel corpo che fu sgusciante di Stefano Borgonovo.
Sclerosi laterale amiotrofica, e qualcuno prima o poi mi dovrà spiegare perché le malattie in genere, quelle più subdole in particolare, abbiano questi nomi da supercazzola. Come le medicine.

“Al mattino prima di far colazione mi prende una pillola di Dimoxil 2g, poi una di Martinox a metà mattina. Dopo pranzo scioglie in acqua 7 gocce di Castopan, mi raccomando dopo pranzo, a stomaco pieno. La sera, magari dopo una bella tisana, dovrebbe chiudere il ciclo (doppia sottolineatura sotto il nome che solo dopo capisci riferito a delle supposte) con una compressa di Ciclovir.”

Ora, non so se il Dimoxil, il Martinox, il Castopan e il Ciclovir esistano davvero, sono convinto però che si potrebbero sostituire i corsivi con quelli coniati dal Conte Mascetti, tipo Tarapiatapioco, Antani, Scribal, Posterdati e non cambierebbe nulla, almeno per me. Chissà come dev’essere infilarsi nel di dietro una compressa di Cofandina.

Va be’, sto tergiversando, tutte queste inutilità per dirvi che, letta la notizia, non mi è stato difficile tornare a rivivere uno dei momenti più esaltanti della mia storia di spettatore calcistico:
27 settembre 1992, quarta giornata di andata del campionato di serie A, allo Stadio Adriatico di Viale Pepe, il Pescara ospita il Torino. Arbitra Cesari di Genova di fronte a circa 20mila spettatori di cui 12mila abbonati (altri tempi cazzo, altri tempi).

In Curva Nord, armati di abbonamento, Cirello (in sciarpa “Bronx Pescara”) e La Signora (in sciarpa biancazzurra non identificata, rigorosamente legata al polso destro) sono ai loro posti ben prima del calcio di inizio.

Il Pescara viene da un inizio di campionato che i tifosi non dimenticheranno mai: vittoria all’esordio per 1-0 all’Olimpico contro i giallorossi (gran gol da centrocampo di Totò Nobile con evidente complicità di Cervone) e sconfitta casalinga per 4-5 contro il Milan di Capello al termine di una partita memorabile, con i biancazzurri in vantaggio per 4-2 al 23° del primo tempo (…) salvo poi lasciarsi annientare dal tipico scellerato entusiasmo galeoniano prima e da una tripletta sontuosa del cigno di Utrecht, un certo Marco Van Basten, poi (da vedere e rivedere lo stop sul secondo gol dopo l’assist di Savicevic, il ”genio”).
Ma tutto questo meriterebbe un post a parte al contrario della sconfitta a Brescia per 1-0 la giornata successiva.

PREPARTITA:
27 settembre ‘92 dicevo, ancora con qualche granello di sabbia tra i (pochi) peli, raggiungiamo la nostra solita zona di competenza, proprio sopra i tamburi, tra un Orso con indosso il classico bomber griffato "Bad Boys", Franco Imperiale e Marcello Bocchino a cavalcioni sul parapetto, rigorosamente con la faccia verso casa mia e la schiena a guardare il campo.

PRIMO TEMPO:
Il Pescara non c’è e dopo un quarto d’ora ci pensa uno dei talenti più inespressi di quegli anni a metterla dentro: Vincenzino Scifo, 0-1.
Poco più di venti minuti e il migherlino della coppia offensiva granata raddoppia, probabilmente (non ricordo) servito di testa da Casagrande, Pato Aguilera beffa “saponetta” Savorani: 0-2 e sciarpata rimandata. Per il momento.

INTERVALLO:
“Noccioline gommeeeeeee!!! Ceci, fave…e semini!!!”

SECONDO TEMPO:
Nella ripresa il profeta cerca di ritrovare aggressività inserendo la futura bandiera Ottavio Palladini in luogo dello spento (quando mai…) e fresco campione d’Europa John Sivebaek. Il Pescara fatica a creare azioni degne di nota con il Toro sempre in controllo e mai in affanno nemmeno dopo l’uscita del fin troppo estroso compagno di sbronze Baka Sliskovic e l’ingresso del quasi campione del mondo (nel 1982 gli venne preferito Selvaggi proprio in extremis) Edi Bivi.

Insomma, una di quelle partite che non valgono il prezzo del biglietto.
Almeno fino all’89esimo:
palla in verticale di Allegri verso Borgonovo poco prima dei 25 metri, semi-veronica a seguire per mandare al bar il sandwich di Cois e Annoni e staffilata all’angolino che non lascia scampo a Marchegiani (dal secondo 22). 1-2.
L’Adriatico rumoreggia, sembra crederci e vuole l’assalto finale. A parte mio padre, che una volta a casa confessò di aver lasciato la tribuna alla Boniperti maniera, qualche minuto prima della fine della gara. Mai scelta fu più infausta.

91esimo:
palla spedita dentro l’area, Borgonovo è all’altezza del dischetto, spalle alla porta marcato da Pasquale “O animalo” Bruno. Il numero 9 biancazzurro controlla di coscia e si gira, ora vede la porta, tocco a liberare il destro e botta che s’infila a mezza altezza verso il palo alla sinistra di Marchegiani.
2-2 e conseguente, inevitabile delirio. Non ricordo l’esultanza dei giocatori in campo per il semplice fatto che ero impegnato a non lasciarci la pelle in quel turbinio di energumeni, bestemmie gioiose, scarpe e occhiali perduti e voli per nulla pindarici sui gradoni della nord.

Vedrò la corsa a perdifiato di Stefano solo a Novantesimo, descritta con orgoglio da Mario “il bianco” Santarelli.

La stagione fu un totale disastro, il Pescara chiuse tristemente ultimo a 17 punti e Borgonovo con 9 reti all’attivo.
Però all’ultima giornata, già da tempo retrocessi in serie cadetta, battemmo la Juve 5-1. E queste so' soddisfazioni.


IL TABELLINO

PESCARA - TORINO 2-2 (0-2)
Pescara: Savorani, Sivebaek (al 46' Palladini), Nobile, Dicara, Righetti, Mendy, Ferretti, Allegri, Borgonovo, Sliskovic (al 59' Bivi), Massara. A disposizione: Marchioro, Alfieri, Compagno. All.: Galeone.
Torino: Marchegiani, Bruno, Sergio, Mussi (al 79' Cois), Annoni, Fusi, Sordo, Casagrande, Aguilera (al 72' Aloisi), Scifo, Venturin. A disposizione: Di Fusco, Zago, Silenzi. All.: Mondonico.
Arbitro: Cesari di Genova.
Marcatori: Scifo 14' (T), Aguilera 39' (T), Borgonovo 88', 91' (P)
Spettatori: 17.822 di cui 12.364 abbonati e 5.458 paganti.

venerdì 19 settembre 2008

Gone with the Wind

Leggo sul forum di Grasso che Flavia Vento, la mente che tutti vorremmo avere, abbia proferito queste parole mentre si trastullava nelle acque del Mar dei Caraibi insieme ad un sacco di altra gente famosa tipo Veridiana Mallman (Veridiana Uomodacentrocommerciale) e Michi Gioia (che apprendo essere la "madrina del fortunato gioco Canto anch’io"):

"Che bello, starei sempre in mare come il Leopardi".

giovedì 18 settembre 2008

1 euro e sessanta

Ero lì a concedermi un cappuccino e cornetto mattutino al bar mellini mentre Tiziano Ferro infastidiva la radio e il barista poggiava sul tavolo il carico, quando entra un tizio, evidentemente non proprio sconosciuto:

Barista: "Solo che pensavo a quanto è inutile farneticare e credere di stare bene quando è inverno..."
Tizio: "Aahh ma quindi ancora nun vanno fatto chiude!"
Barista: "Anvedi chicc'è, ben alzato eh, tutto bene?"
Tizio: "E chi m'ammazza a mme, nun faccio un cazzo da la matina ala sera!"
Barista: "Ma vedi d'annartene a fanculo va."

martedì 16 settembre 2008

E famoselo va

E io che volevo ringraziare Richard Wright almeno per quell'intro che si riconosce al primo tasto che va giù di The great gig in the sky e poi durante la notte mi se ne va pure il signor Rossi che ne sapeva sicuro di più dei due fratelli a cui pago l'affitto.

Va be' va, insieme a due amici a una chitarra vi dedico quello che viene dopo.

"E solo adesso che mi dici che è finita
l'inverno gela i vetri e il freddo spacca le mie dita
e solamente adesso che mi dici che è finita
adesso arriva inverno e la mia rondine è partita."

(Stefano Rosso, da Quarant'anni, in Io e il signor Rosso - 1980)

lunedì 15 settembre 2008

Una corda e poi via

Cazzo se eri bravo.

La casa incendiata è rimasta fragilmente in piedi e tutto è in bell'ordine ma adesso tutto è nero e vuoto e leggero come piuma e quasi polvere e stormisce nel vento. Il water è intatto, e pulsa piano allo spirare del vento dai solchi tutt'attorno.

David Foster Wallace (1962-2008)

martedì 9 settembre 2008

Sussurro

Ben conscio di essere talmente lontano da Ginsberg e Dylan che invece di conscio stavo scrivendo coscio vorrei dirvi che dal 9 di agosto ad adesso

ho sentito la batteria della macchina dichiararsi morta dopo averla caricata come un uovo per il ritorno
ho visto una sola stella cadente il dodici di agosto perché l’undici ci ero andato appositamente ma ho dimenticato di alzare la testa
ho suonato Sloop John B per la prima volta sotto il cielo
ho mangiato delle ottime sagne in bianco con ricotta di capra e tritato di capperi e pepe
ho scoperto che le donne di cui mi innamoro in genere soffrono tutte di "immunità sentimentale"
ho vinto il Cacciatorino d’oro a casa di Jacopo
ho ricordato che "La sinistra, e in particolare quella massimalista propone di rendere uguali il figlio del professionista e il figlio dell'operaio"
ho raggiunto i 30 euro di sconto sulla carta Feltrinelli
ho perso l’ultimo sabbione per un rigore di cui si può continuare a parlare
ho creduto di vedere Usain Bolt volare nei cento metri in streaming sul sito della Rai dentro ad un bar di Vernazza
ho mancato i duecento perché dormivo sulla spiaggia di Maja
ho pianto di fronte alle campane per Don Gino
ho messo su 4,7 chili
ho ammirato le mutande di due pingui loschi figuri comprare delle birre al paponaro di fronte alla Lampara più o meno alle 5e30 del mattino
ho riso nel vedere gente sporgersi dalla macchina per scattare foto
ho capito che è meglio non andare in libreria poco prima dell’apertura delle scuole causa rischio galera
ho pedalato tutte le notti godendone come una bestia
ho giurato che il mare vorrò vederlo sempre
ho creduto di poter fare qualcosa ma poi vatti a fidare
ho comprato Peroni dai carabinieri e Best Brau dall’esercito
ho tifato per il meritato oro olimpico di chiunque
ho inciso con i talloni un percorso senza senso sul bagnasciuga
ho squadrato una milanese lamentarsi per un intercity che così pulito e a posto non ne vedevo da tempo
ho lapidato la superficie del mare con una serie di pietre piatte
ho poggiato la birra sul tavolo un numero variabile tra il meno ed il più infinito
ho travasato un paio di quintali di salsa di pomodoro dentro alle bottiglie
ho segnato un gran gol in sforbiciata scomposta nella porta costruita nel mare con i remi a far da pali
ho tremato di fronte al sole che scompariva dietro le montagne
ho odiato il questore di Pescara nel vederlo applicare una discutibile legge del ventennio
ho regolato a dovere l’altezza del sellino sentendomi dir grazie dalle palle
ho dimenticato una torre per farmi sconfiggere a scacchi
ho soffiato via la sabbia da sopra un cannolicchio
ho sterzato troppo tardi e la ruota anteriore ha lasciato il mio motorino nel nulla dorato dell’aventino
ho passato l’ultimo giorno al mare per 15 ore consecutive
ho cantato Nada sopra il golfo di Lerici
ho cercato un culo più amico degli altri senza trovarlo
ho dubitato di fronte ad un gruppo di tedeschi che chiedeva gin tonic per poi mischiarci la lemonsoda
ho ritrovato il traffico stupido e non mi mancava affatto
ho deciso che un periodo di Ramadan alcolico non mi farà poi così male
ho rivisto il Fabrizio che "L'uomo, senza ideali, passioni, slanci, sarebbe un mostruoso animale armato solo di istinto e raziocinio. Una sorta di cinghiale laureato in matematica pura."

E che ve lo dico a fare.

martedì 26 agosto 2008

Don Gino

Ad esempio a me piace vedere
la donna nel nero del lutto di sempre
sulla sua soglia tutte le sere
che aspetta il marito che torna dai campi


Glielo diceva sempre la Signora Melfisia di calmarsi un attimo, e invece Don Gino, il marito, proprio non ce la faceva a star fermo. Quelle mani enormi, quelle dita che identificano le generazioni di una volta non ne volevano sapere di rimanere intrecciate senza far nulla.

Sono ormai 4 volte che inizio a scrivere questa pagina, in quella situazione tipica dello scrittore Cirello, che in testa sembra un ispiratissimo Hemingway e poi si ritrova nelle dita i polpastrelli di un tristissimo Moccia.

Partiamo dalla fine allora.
Cari bevitori, gentili amanti delle cose pure della vita, estimatori del pudore di una volta e delle rughe sapienti di qualsiasi nonno: Don Gino è morto a 84 anni. Don Gino non c’è più. Almeno su questa terra. Viva Don Gino.

Eravamo passati a trovarli, DonGinoeLaSignoraMelfisia, giusto una settimana fa, e loro erano in forma come sempre, lui in nasone roseo e gli occhi ogni volta sul punto di sorridere, con indosso la camicia gialla a quadretti (tipica divisa estiva) e la sapienza dell’alchimista nel miscelare a dovere il vino con la gassosa, a prescindere dalla capacità della bottiglia; lei con il capello sempre a posto, energicamente minuta, pronta a girare la manovella di quella magnifica affettatrice di prosciutti non cotti.

Alla chiusura, rigorosamente prima di mezzanotte, l’avevamo aiutato a mettere dentro le panche e i tavoli con la tipica serie infinita di grazie e per piacere.

Camminare con quel contadino
che forse fa la stessa mia strada
parlare dell'uva, parlare del vino
che ancora è un lusso per lui che lo fa


Ironia della sorte le ultime parole parlavano di birra e di quelle bottiglie vuote prese per un ultimo sguardo sulla collina e che avremmo dovuto lasciare nelle casse a rendere. Aveva attraversato la strada per dircelo, canonicamente prima dell’arrivo del nuovo giorno.
Perché Il Cignotto, come tutti lo chiamavano infischiandone che per l’anagrafe circolesca il suo nome fosse “Circolo ACLI Madonna del Freddo”, raramente chiudeva dopo la mezzanotte, anzi. E per questo era riuscito a cambiare le nostre abitudini (per la gioia di mio padre mi verrebbe da dire): si usciva da casa immediatamente dopo cena, altro che alle undici e mezzo. Pazienza se dopo, belli carichi, si facevano le 5 di mattina ogni volta.
Da che mondo e mondo erano sempre stati i chietini a scendere verso Pescara. Il Cignotto invertì questa tendenza e dal nostro esordio, ormai più di dieci anni fa, riuscimmo col tempo a conquistare un posto importante su quei tavoli, pronti a ricevere sorrisi e attenzioni e bonari rimproveri, quando il tono di voce, complici le bottiglie vuote, inevitabilmente si alzava.

Lo sbattarello e le passatelle varie, l’asso bimbone, i battesimi di chi arrivava pensando di sapere e invece usciva carponi, le testate nel bagno esterno, la magnifica pezzetta asciugatrice di scoli, i grazie e i per piacere lanciati come petali ai piedi del sovrano di Zamunda, “non sei tu che me lo dai ma sono io che me lo prendo”, l’amore mai nascosto tra Melfisia e il Nano, che lì dentro cambiava nome in “coccia pilata”, le occhiate, le risse iniziate e mai finite, “zitt’ tu che sti bbeve la birre a lu cignotto” sentenziò un robbiello in gran forma, Lo Zio a chiamare l’hip hip in attesa dell’hurra dei viandanti alternativamente per lui o per lei e lui o lei che arrossivano ogni volta, l’orgoglio di quando riuscimmo ad avere il numero di casa, esattamente al piano superiore, “Ci facciamo un ultimo litro? Tanto è un bicchiere a testa.” “Don Gino, per piacere, ci porta un altro litro per favore? Grazie.” “Sì, sì, facciamo subito.” “Anzi, per favore, facciamo due ché siamo in tanti, grazie.”

Poi succede che chiama Le Fonce e “C’era l’epigrafe sulla serranda” che inevitabilmente fa scattare una serie infinita di lacrime e brindisi e tintinnii squillanti.
Allora si fa in tempo a salutarlo per l’ultima volta proprio alla curva che anticipava lo spettacolo, ed è una bellezza vedere così tanta gente, 3 generazioni a rendergli omaggio, il sole, le campane che suonano, gli occhiali scuri, e porca troia che ho dimenticato il fazzoletto sul letto, la Signora Melfisia sorretta a stento, e io che non mi ci abituerò mai a questa cosa che chiamano morte, con buona pace del prete di turno che cerca di convincere le guance rosse di quello che le guance non riescono a vedere semplicemente perché non c’è niente da vedere, Don Gino non c’è più, e diventa pure difficile trovare un bar aperto subito dopo, perchè chiaramente chi gestisce i bar è lì su quella piazzetta alla ricerca di una zona d’ombra, bisogna andar giù, parecchio a valle per un bicchiere calato in ricordo.

E voglio in questo modo dire sono o forse perché è un modo pure questo per non andare a letto o forse perché ancora c’è da bere e mi riempio in bicchiere. E l’eco si smorzato appena delle risate fatte con gli amici dei brindisi felici.

E adesso?
Come farà La Signora Melfisia?
Come fa una sedia a reggersi senza due gambe?
Perché i posti finiscono con le persone?
Perché le persone finiscono?
E io dove vado?

Rimangono il Sior Nicola e il suo Serrone, la mia medaglia d’argento e il bronzo quasi conquistato da Capriele de La Cisterna ma in entrambi i casi si parla di birra e di luoghi differenti, comunque lontani anni luce da chi sto tentando malamente di omaggiare con un Gaetano e un Guccini qua e la'.

Parole sparse perché oramai complice il sole mi metto pochi minuti al giorno su questa tastiera e le dita non scorrono come vorrei. E poi mi vengono automaticamente gli occhi lucidi con Giulia che mi ricorda di quella volta che la Signora Melfisia le chiese scusa per averla chiamata signora, “Non ti avevo guardato le mani”.

“A Don Gino. Con affetto.
Gli amici del Circolo”

Ti prometto una cosa DonGi’, come già ho iniziato a fare,
insieme “alla faccia di chi ci vo male”, “nin pozza manca mai” e “alla fregna”, nella mia routine di brindisi ce ne sarà sempre uno per te, semplice come le cose buone:
“A Don Gino uagliu’”.

Ma come fare non so
Si devo dirlo ma a chi
se mai qualcuno capirà
sarà senz'altro un altro come me.


E per Don Gino Hip Hip!
Hurra! Hurra! Hurra!

giovedì 7 agosto 2008

Una valigia di francobolli

Finalmente verso la sabbia e l'acqua salata.
Spero di star bene. Di ridere un sacco.
Le tibie sono pronte, le persone giuste mi stanno aspettando. Serrone, cignotto, sabbione, rostelli, racchettoni, gintonic, ginghelli, brocche e cicchetti, gianni, la panza di ivano, musica, spero poche risse, schitarrate, albe e tramonti, amori e sorrisi, bimbi che crescono e a 'sto giro pure un po' di montagna.

Vi lascio con il libro che leggerò insieme ai raggi:

"Spesso la gente non ha le emozioni chiare, altro che le idee."
(Non avevo capito niente - Diego De Silva, 2008)

martedì 5 agosto 2008

In agosto

Capita che vai a comprare un libro in centro e d'improvviso ti ritrovi in una sorta di guerra civile invisibile, con tutti questi ragazzi ornati da divise grigie o giallognole, smunte, quasi consumate dal sole cocente.
E con in mano dei mitragliatori giganti che manco Mac in Predator (John McTiernan, 1987):
"Gli ho sparato dritto addosso 20 caricatori dell'M60, li ho vuotati. Niente di questa terra sarebbe sopravvissuto."

(note di traduzione: in realtà il mitragliatore usato da Mac - Bill Duke - è un M134 Vulcan)

Forse è solo il caldo. Sì, la mia testa deve aver assorbito troppi raggi, vado al mare va. Al ritorno, sarà tutto scomparso. O morto.

venerdì 1 agosto 2008

Drinking all night

Non ci sono cazzi, per me la canzone da tramonto di quest'estate è senza dubbio Sloop John B versione Beach Boys (Pet Sounds, 1966).
Volume rigorosamente a palla, braccio fuori dal finestrino a lottare contro il vento, occhio socchiuso baciato dal sole che va a dormire.

Basta poco a farmi sorridere beato dentro la macchina brizzolata.
E sempre sia lodato Brian Wilson.