venerdì 29 luglio 2011

La foto in una berretta

Si va. E mi vedo così, D'ä mê riva (in Crêuza de mä - Fabrizio De André, 1984).
Che dedico alle partenze e alle perdite, ai malumori e gli stomaci chiusi, ai letti insonni e ai messaggi notturni, ai peli e alle lingue, alla città sconosciute e ai vicoli amici, alle case vuote e alle stanze piene e semibuie, alle bottiglie ancora da aprire e alle sedie sui muri, alle strade in discesa sulle finestre dai cuori aperti, ai piedi bagnati e ai culi sudati, alle madri coraggiose e ai padri bambini, alle schiene alate, alle corde sfiorate e le canzoni sussurrate, ai brutti ciccioni, a chi cade e si rialza, ai bicchieri nelle vie, ai mobili impolverati, alla Biancazzurra e alla Brizzolata, ai nasi umidi, alle matite spuntate, alle foto mai scattate, ai tempi mai fermati.
A chi si sente perso e solo. Senza esserlo davvero mai. Già.


DALLA MIA RIVA

Dalla mia riva
solo il tuo fazzoletto chiaro
dalla mia riva
nella mia vita
il tuo sorriso amaro
nella mia vita
mi perdonerai il magone
ma ti penso contro sole
e so bene stai guardando il mare
un po' più al largo del dolore
e son qui affacciato
a questo baule da marinaio
e son qui a guardare
tre camicie di velluto
due coperte e il mandolino
e un calamaio di legno duro
e in una berretta nera
la tua foto da ragazza
per poter baciare ancora Genova
sulla tua bocca in naftalina.

3 commenti:

Anonimo ha detto...

da diverso tempo a questa parte uno dei più bei post della festicciola.
buone ferie a tutti.

Anonimo ha detto...

Il Calderoli non va in ferie, quindi voi sfaticati terroni come osate?

Sor celodurista della domenica (festiva non feriale, appunto)

Anonimo ha detto...

Grazie.
E "perdonatemi il magone".

cy