venerdì 19 febbraio 2010

Mi serve un polverizzatore Thompson (9)

Premessa:

[…]
- Cirello: “Dovrei prima sapere che cazzo è la bacheca.”
- Montelli : “La bacheca che tieni appesa in casa…dove tutti scrivono le cose e poi tu rispondi. Una cazzo di bacheca.”
- Cirello : “Tu hai una bacheca appesa in casa?”
- Montelli: “Certo, chi non ha una bacheca!!”
- Cirello: “Io per esempio.”
- Montelli : “La mia è accanto al polverizzatore thompson.”
- Cirello: “Ottimo! Cazzo, è un botto che non scrivo un polverizzatore.”
- Montelli: “Appunto."


- Non si può che cominciare con la notizia dell’anno, ossia la presa di posizione netta e decisa della lega calcio contro le bestemmie in campo, esattamente 81 anni dopo la firma dei patti lateranensi (11 febbraio 1929, che fosse già prevista una clausola “calcistica”?).
“La logica
- ha spiegato il presidente federale Giancarlo Abete (4,5) - è quella di migliorare i livelli comportamentali”. Ora, a parte che "livelli comportamentali" mi ricorda una cosa tipo il metodo Ludovico, punirei a questo punto anche chi sputa per terra che, da che mondo e mondo (ma vallo a dire ai cinesi) è da maleducati.
In ogni caso, mi piacerebbe sapere come faranno a capire un bel porco lanciato in diretta da - giusto qualche esempio - Morimoto (Catania, giapponese), Prutsch Jurgen (Livorno, austriaco), Anssi Jaakkola (Siena, finlandese), Muntari, Mariga, Krhin, Eto’o (Inter, rispettivamente ghanese, keniano, sloveno e camerunense). Interpreti e traduttori di bestemmie, certo: dev’essere finalmente arrivata, dopo 15 anni, l’ora del famoso nuovo milione di posti di lavoro.
Che lo spirito di Germano Mosconi (8 per la naturalezza) vegli su di noi.

- Esultano i registi di Sky (voto 5=, non ce la faccio più a vedere primi piani e tagli stretti, vorrei godermi lo sviluppo dell’azione, grazie), gli unici ad avere a disposizione 6453 telecamere: finalmente, dopo i dirigenti e gli arbitri (ma almeno questi ultimi corrono in mezzo al campo), anche loro potranno condizionare il campionato in maniera sostanziale.

- E poi, così per dire, visto che me lo comunica direttamente il sito ufficiale - alla voce “prima squadra" - segnalo una grandissima novità: i campioni d’Italia in carica (voto 8, a ‘sto giro sono forti sul serio) hanno in rosa 5 italiani (su 25) tra cui 2 portieri (Toldo e Orlandoni). Ah giusto, è per questo che si chiama Internazionale, vero, Valdo e Montelli?

- Allora me le tiro fuori da solo: ma davvero vogliamo andare a giocarci il mondiale con una difesa a 4 formata da (sinistra verso destra) Grosso, Cannavaro, Chiellini, Zambrotta con Legrottaglie prima riserva?

- "Non credo ci sia dubbio sul fatto che chi sbaglia e commette dei reati - ha detto il premier, in una intervista nel suo studio di palazzo Grazioli - non può pretendere di restare in nessun movimento politico".
Ok, va bene che lui (ho finito i voti) non si può processare - per legittimo impedimento, s’intende - però potrebbe almeno adoperarsi per cacciare dal movimento politico di cui sopra almeno il suo fondatore, l’eroe Marcello Dell’Utri, condannato a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa (in attesa dell’appello) dopo, tra le altre cose, aver patteggiato due anni e tre mesi per false fatture e frode fiscale; oppure l’ex Ministro della Difesa Cesare Previti, condannato in via definitiva a 6 anni (solo pochi giorni a Rebibbia per effetto della legge ex-Cirielli) per corruzione in atti giudiziari nel processo IMI-SIR.
Poi sì, dovessimo mandare a cacare tutti, rimarrebbero da eleggere Paperino e Ciccio di Nonna Papera (10 alle torte fumanti). In ogni caso, nella squadra vedrei bene Paperoga (9 allo sfiammo), che so, alle politiche giovanili.

- A proposito di Paperoga, ad Avezzano, per la prima volta in Italia, il giudice Elisabetta Pierazzi ha autorizzato la somministrazione di marijuana in un caso di sclerosi multipla:
"La decisione assunta è funzionale a trattare gravi patologie, in quanto altri medicinali usati dal paziente non sono risultati idonei. Il medicinale non viene prodotto in Italia. Viene importato di volta in volta in piccole quantità. Quindi deve essere somministrato a pagamento, con costi elevatissimi".
Nella speranza mai sopita di non dover star male per poterla piantare in giardino, incasso con gioia.

- “No a questi parcheggi da pippe” (scritta sul muro di fronte alla biblioteca del pigneto)

- “Laziale tornatene al paese” (sul muro di fianco)

- Al solito, non male la puntata di Presa Diretta sui tagli alla scuola pubblica. Da segnalare, tra le altre cose, il contributo di 1200 euro che la regione Lombardia (daje Formigo’!) dà a chiunque voglia iscriversi ad una scuola privata. Poi, ad esempio, la direttrice della Leone XIII comunica come la retta annuale si aggiri intorno agli 8000 euro. Ah beh, e gli altri 6800 euro come li pago? Anzi, chi può pagarli? Insomma, come si dice dalle parti mie, “A lu mare va l'acque'”.

- Per il ciclo la matematica è un opinione:
1° addendo) Nodar Kumaritashvili, 21enne atleta georgiano di slittino, è morto dopo un incidente durante una discesa di allenamento alle Olimpiadi invernali di Vancouver.
2° addendo) Il Comitato olimpico internazionale ha studiato "scientificamente" le traiettorie seguite dall'atleta georgiano e ha concluso che ha sbagliato lui: "é uscito in ritardo dalla curva 15 e non ha compensato in modo adeguato per entrare in modo corretto alla curva 16".
3° addendo) Il giorno successivo e' stato alzato e modificato il bordo della curva in cui il georgiano e' uscito di pista.
Somma) …

- Per commentare i fatti di questi giorni (i motivi della ripassata a Federica, dico), scelgo come portavoce Marcello “Tiberio” Mastroianni, alle prese con il tentato furto de I soliti Ignoti, quello della pasta e ceci per intenderci (min 3:33): “Guarda che non ce la possiamo fare mai, rubare è un mestiere impegnativo, ci vuole gente seria, mica come voi. Voi al massimo potete andare a lavorare.”

- Il 31 dicembre scorso è morto un uomo e con lui un’altra voce della mia infanzia e della mia vita, quella di Glauco Onorato, doppiatore di Bud Spencer (e di Schwarzenegger e Charles Bronson tra gli altri) in praticamente tutti i film del dinamico duo, io però, nonostante l’amore per i borbottii di Bambino, volevo ricordarlo così, nel ruolo di Rattigan in Basil L’investigatopo (1986).

- Stamattina alle 9, a Roma, c’era una luce che pareva di essere a Helsinki. Per inciso, io a Helsinki non ci sono mai stato. Mi piacerebbe però. Boh, fate voi.

martedì 16 febbraio 2010

Delicate e forti

Apro questa pagina nel tentativo di scrivere, ma di farlo sul serio, senza farmi condizionare dalle notizie, dall’attualità inutile che troppo spesso – ho notato con disgusto – guadagna spazio da queste parti. Idiota che non sono altro, diventato vittima dell’agenda setting. Istituzionale per giunta.
Allora mi metto qui con Pete Seeger a far piangere le casse, convinto di venirne fuori con un bello sfogo o con un resoconto della mia di attualità, che può anche essere il descrivere la deformazione delle mie palle di fronte a questa pioggia ininterrotta. Ammesso che a qualcuno possa importarne.
Poi, anzi adesso, è partita Victor Jara. Così decido di smettere. E di prendere la chitarra di fianco al comodino.

Victor Jara
words by Adrian Mitchell, music by Arlo Guthrie

Victor Jara of Chile
Lived like a shooting star
He fought for the people of Chile
With his songs and his guitar
His hands were gentle, his hands were strong

Victor Jara was a peasant
He worked from a few years old
He sat upon his father's plow
And watched the earth unfold
His hands were gentle, his hands were strong

Now when the neighbors had a wedding
Or one of their children died
His mother sang all night for them
With Victor by her side
His hands were gentle, his hands were strong

He grew up to be a fighter
Against the people's wrongs
He listened to their grief and joy
And turned them into songs
His hands were gentle, his hands were strong

He sang about the copper miners
And those who worked the land
He sang about the factory workers
And they knew he was their man
His hands were gentle, his hands were strong

He campaigned for Allende
Working night and day
He sang "Take hold of your brothers hand
You know the future begins today"
His hands were gentle, his hands were strong

Then the generals seized Chile
They arrested Victor then
They caged him in a stadium
With five-thousand frightened men
His hands were gentle, his hands were strong

Victor stood in the stadium
His voice was brave and strong
And he sang for his fellow prisoners
Till the guards cut short his song
His hands were gentle, his hands were strong

They broke the bones in both his hands
They beat him on the head
They tore him with electric shocks
And then they shot him dead
His hands were gentle, his hands were strong

lunedì 15 febbraio 2010

Da qualche parte

"La briglia", dico. La tengo in alto accanto alla finestra e la guardo bene alla luce. Niente di particolare, è solo una vecchia briglia di cuoio scuro. Non è che me ne intenda di briglie, io. Ma so che una parte si mette in bocca. Quella parte si chiama morso. E' fatta d'acciaio.
Le redini passano sopra la testa fino al punto in cui il cavaliere le tiene tra le dita, vicino al collo del cavallo. Il cavaliere tira le redini di qua o di là e il cavallo gira. E' semplice.
Il morso è freddo e pesante. Se si è costretti a portare un affare del genere in mezzo ai denti, mi sa che s'impara subito il principio. Quando lo si sente tirare, si capisce che è arrivato il momento. Si capisce che bisogna andare da qualche parte.


da La briglia, in Cattedrale - Raymond Carver, 1983

venerdì 12 febbraio 2010

Nevica all'Unieuro


- Cirello (già in preda alla - mia - tipica ansia da acquirente bisognoso d'aiuto): "Chiedo scusa, posso chiederle..."
- Commessa: "Sì, prego."
- Cirello: "Mi servirebbe..."
- Commessa (mimando il gesto di un motociclista che accelera): "Madò, sei uguale a [non capisco], l'inviato de strissscia!"
- Cirello: "Sì?!?"
- Commessa: "Sìssì..., quello che [rimima l'acceleratore], che te serviva?"

Insomma, basta andare all'Unieuro (e fare una minima ricerca una volta tornati a casa) per scoprire che dopo il Dottor House e Chuck Norris, Chris Martin e Troy McClure, Andrea di Un posto al sole (ricordate il post del 25 febbraio 2008?) e il chitarrista degli Hanson (quello più alto), adesso somiglio pure a tal Vittorio Brumotti.

Poi dice che non c'ha ragione mio padre a ripetermi da anni che mi devo pettinare la mattina (o durante tutto l'arco della giornata).

giovedì 11 febbraio 2010

Siamo tutti dipendenti

E' che ci ho pensato appena letto il virgolettato di quello che in quanto "uomo delle tivù" è "per essenza l'uomo della democrazia" (parole sue, lo giuro), allora ancora una volta copio e incollo dal quotidiano di Via Marenco, pigro che non sono altro.

E comunque, se Francesca è disponibile le darei una ripassata anche io. Anzi no, vorrei prima vederla va, magari nasconde l'ormai classica sorpresa.

"Signor Premier, lei ha appena affermato che «non si può governare attaccati da pubblici dipendenti quali sono i giudici». Ora, non starò a scomodare il Montesquieu, famigerato comunista francese del Settecento, e nemmeno la Costituzione, smilzo best-seller del dopoguerra poi caduto nel dimenticatoio. Però vorrei rivelarle un segreto che apparirà bizzarro a chi, come lei, è un po’ litico e un po’ no: lo Stato e il governo non sono la stessa cosa. Sul serio: si può essere dipendenti dello Stato senza dipendere dal governo e dal suo capo.

Nell’imprenditoria privata, da cui lei proviene, sarebbe inimmaginabile. Nessuno può lavorare in un’azienda privata perseguendo interessi diversi da quelli del manager scelto dall’azionista. Nelle aziende pubbliche invece succede. E sa perché? Perché gli azionisti di uno Stato sono i cittadini. I quali scelgono il manager, cioè il premier, cioè lei, tramite libere elezioni. Ma nell’ingaggiarlo non gli delegano ogni potere. Soprattutto non gli riconoscono quello di considerare alle proprie dipendenze chiunque riceva uno stipendio pubblico. Per dire: i prefetti sono assistenti del manager e devono obbedirgli. I giudici no. I cittadini azionisti li pagano per applicare la legge a chiunque, anche al manager che gli stessi cittadini hanno assunto. E al fine di garantire la massima indipendenza a questi dipendenti molto particolari, rinunciano persino a nominarli direttamente. Follia pura, lo so. Si chiama democrazia. Il peggiore dei regimi, esclusi tutti gli altri: lo sosteneva già Churchill, un comunistaccio che le raccomando."

(Massimo Gramellini, La Stampa, 11 febbraio 2010)

giovedì 4 febbraio 2010

Lo statista

"Ma come farà a essere israeliano con gli israeliani e palestinese coi palestinesi? Ad affermare, davanti a Netanyahu, che bombardare Gaza fu «una reazione giusta» e due ore dopo, davanti ad Abu Mazen, che le vittime di Gaza sono paragonabili a quelle della Shoah? Zelig si limitava a cambiare faccia, a seconda dell’interlocutore da compiacere. Ma questo è un uomo in grado di cancellare il tempo e lo spazio. Riesce a stare con il pilota dell’aereo che sgancia le bombe e nel rifugio sotterraneo con i bombardati. In contemporanea, e dispensando a entrambi parole di comprensione. Nella sua vita precedente insegnava ai venditori di pubblicità a essere concavi coi convessi e convessi coi concavi. Una volta li sfidò a salutare cinquanta clienti, trovando un complimento per tutti. Solo stringendo la mano al cinquantesimo, un uomo brutto e sgradevole, rimase perplesso. Poi gli disse: «Ma che bella stretta di mano ha lei!».

Molti hanno letto quei manuali americani che insegnano a infinocchiare il prossimo in 47 lezioni. Ma solo lui ha il fegato di applicarne il precetto fondamentale: credere sempre a quel che dici, anche quando è il contrario di quel che hai appena detto. Una tecnica che evidentemente funziona persino con le vecchie volpi mediorientali. Come farà? Vorrei tanto chiederglielo, se non fosse che lui nel frattempo si è già spostato nella basilica della Natività, a Betlemme, dove sta raccontando ai frati una barzelletta sulla Madonna che avrebbe preferito una femminuccia. A quel punto mi arrendo."


(Massimo Gramellini, La Stampa, 4 febbraio 2010)

martedì 2 febbraio 2010

Occhio

Visto che il Tg1 non ne parla neanche dopo il servizio su

"COME CAMBIA LA GRANDE CUCINA ITALIANA IN TEMPI DIFFICILI PER L'ECONOMIA? LO SI E' CAPITO A IDENTITA' GOLOSE, CONGRESSO DI CUCINA D'AUTORE A MILANO"

vorrei segnalare che oggi è la seconda giornata di deposizione di Massimo Ciancimino (processo contro Mori e Obinu per favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra), figlio del ben più noto Vito.

Ora, so per certo che fra i lettori di queste pagine ben pochi si informano con il Minzuculpop (rubo da Zucconi), però non si sa mai.

Insomma, teniamo d'occhio Ciancimino jr che un tantino da dire ce l'ha.
In galera non ci andranno più ormai, a me basta solo che la gente capisca, anche se mi rendo conto che la fede in sè - o il fanatismo se preferite - è pura ignoranza.

giovedì 28 gennaio 2010

Gei Di

"Mi occupo di narrativa."

(Jerome David Salinger, 1919-2010)

Anche se cancellerei metà delle parole scritte per arrivare alla perenne scorrevolezza che non troverò mai, copio e incollo un post del 6 dicembre 2006:

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Sembra scritto ieri, con il computer e relativo correttore elettronico sotto i polsi, il condizionatore sparato a palla, non importa se sul freddo o sul caldo, basta che crei un microclima opposto a quello esterno, le sirene che trapassano i vetri al contrario di quel diavolo di moscone che non capirò mai come non riesca a vedere il vetro stesso, il cellulare spento e il telefono che squilla con melodie polifoniche e di riflesso insopportabili, il motore dell’ascensore a scandire le ore e i minuti della mattina, un cd jazz a sussurrare senza fruscii dalle venti casse del super impianto dato in omaggio con l’acquisto di un tostapane multifunzione, le antenne a sovrappopolare i tetti ustionati dall’amianto, la spia rossa del lettore dvd ancora accesa dalla sera precedente. Sì, pareva di leggere Foster Wallace immerso in tutte le diavolerie tecnologiche che accompagnano con punte di malcelato nervosismo il nostro vivere contemporaneo. Allora sono andato a ricontrollare: avevo visto bene, questo qui ha buttato giù ‘sta roba nel 1948.
Sto parlando ancora di Salinger e dei suoi racconti, siamo nell’eccellenza:

- Signorina Carpenter. La prego. Conosco i miei doveri, - disse il giovanotto. – Tu devi solo tenere gli occhi bene aperti per il caso che passi qualche pescebanana. Questo è il giorno ideale per i pescibanana.
- Non ne vedo neanche uno.
- E’ comprensibile. Hanno delle abitudini molto singolari. Molto, ma molto singolari.
Continuò ad avanzare spingendo il materassino. L’acqua non gli arrivava al petto.
- E’ una vita molto tragica, la loro, poveretti, - disse. – Lo sai cosa fanno, Sybil?
Sybil scosse il capo.
- Vedi, nuotano dentro una grotta dove c’è un mucchio di banane. Sembrano dei pesci qualunque, quando vanno dentro. Ma una volta che sono entrati, si comportano come dei maialini. Ti dico, so da fonte sicura di certi pescibanana che dopo essersi infilati in una grotta bananifera, sono arrivati a mangiare la bellezza di settantotto banane -. Avvicinò di mezzo metro all’orizzonte il materassino e la sua passeggera. – Naturalmente, dopo una scorpacciata simile sono così grassi che non possono più venir fuori dalla grotta. Non passano dalla porta.
- Non troppo lontano, - disse Sybil. – E poi, cosa fanno?
- Cosa fanno chi?
- I pescibanana.
- Oh, vuoi dire dopo che hanno mangiato tante banane che non possono più uscire dalla grotta bananifera?
- Si, - disse Sybil.
- Ecco, mi rincresce molto di dovertelo dire, Sybil. Muoiono.
- Perché? – chiese Sybil.
- Ecco, gli viene la bananite. E’ una malattia terribile.
- C’è un’onda che sta arrivando, - disse Sybil nervosamente.


E poi non se voi l’abbiate mai fatto, ma io e altri bimbi/e spesso ci mettiamo a stilare classifiche in perenne aggiornamento su quali siano i titoli che ci fanno alzare in volo. Beh, questo si è inserito prepotentemente nei primi dieci posti della mia personalissima "titoloteca": Un giorno ideale per i pescibanana.

martedì 26 gennaio 2010

Ah beh!

- Montelli: "Ma i tursiopi in trattativa per Volpi come li vedi? Mica male Sergio..."
- Cirello: "Quel Volpi?"
- Montelli: "Quello delle punizioni alla Volpi"
- Cirello: "Esatto...ma non c'ha tipo 80 anni?"
- Montelli: "36"
- Cirello: "Appunto"
- Montelli: "Io lo prenderei"
- Cirello: "Per fargli tirare le punizioni alla Volpi?"
- Montelli: "Certo"

lunedì 25 gennaio 2010

Che c'hai una cartina?

E sì che mi avevano avvertito, ne avevo letto, male per lo più, ma nonostante tutto ero intenzionato a fidarmi, o almeno a non avere preconcetti sul nuovo programma di Luca Barbareschi su La7.
E poi c'era Tyson, allora penso che dopo un miliardo di ospitate in giro per il mondo post ring, quello che non è riuscito a chiunque - nemmeno a Bonolis a Sanremo - ossia far dire qualcosa di interessante ad Iron Mike che non sia "la sua infanzia difficile", possa riuscire al nostro neo conduttore-attore-parlamentare.

Tutto questo anche se mi chiedo come possa trovare il tempo di fare questa marea di cose, soprattutto dopo che il sempre efficiente ministro Bondi gli ha affidato nientemeno che il ruolo di (lo giuro, non è una cazzata né una supercazzola) consigliere per lo studio e l’approfondimento delle possibili iniziative volte alla promozione ed alla valorizza­zione del patrimonio culturale ed artistico italiano nel terri­torio del Consiglio di Cooperazione per gli Stati Arabi del Golfo.

Insomma, vado sul tubo e lo trovo subito, preceduto addirittura da una schitarrata di Alex Britti che alla fine non sarebbe manco male se non...va be', la sto facendo troppo lunga, insomma,

Luca Barbareschi (min 2:19): "Signori e signore, direttamente da Las Vegas, New York City, Mike Tyson!"

Nando Mericoni, ci manchi un sacco.

lunedì 18 gennaio 2010

Orto e porco, ricchezza della casa

Collegandomi ad un recente articolo de La Repubblica di qualche giorno fa, in cui si elencavano i cibi - credo 12 - che farebbero vivere più a lungo (amenità tipo mirtillo, zucca e prugne secche) volevo riportare il menù della cena in onore di Sant'Antonio Abate, "invocato in Occidente come patrono dei macellai e salumai, dei contadini e degli allevatori" (da wikipedia), svoltasi ieri sera in Contrada Palazzo numero 11, presso il ristorante La Bilancia di Loreto Aprutino (Pescara).

Al grido di "se volete, c'è anche qualche paste", e ricordando che, per dirla con Palla, "con o senza il dio io sto dalla parte del porco", mi premeva quindi dirvi che durante il pasto, pardon, il convivio, si sono succeduti questi piatti, tutti a base di maiale:

- Pinzimonio a tutto pasto
coppa di testa
pizza con "sfricoli"
pasta di salsiccia
pancetta e peperoni secchi fritti
piedini, orecchie e musetti
fagioli del tavo con cotiche

- Primi piatti
Quadrucci in brodo di testa
Fettuccine al guanciale stagionato

- La pietanza
Cif Ciaf e polenta e ceci

- Contorni
insalata

- Caffè, digestivi e acqua minerale
- Vino Azienda Agricola Ciaccione

E, come nella vita, tutto va a finire sempre a:
tarallucci e vino cotto.


La serata è stata anticipata dal falò purificatorio e allietata dalla rappresentazione de "Lu Sant'Antonio".

lunedì 11 gennaio 2010

Tirare in porta, per esempio.

La noia la noia la noia la noia la noia
io non ci vivo più
restaci tu qui
soffrirò di nostalgia
ma devo uscire fuori da qui


(Da La noia, in Vado al massimo - Vasco Rossi, 1982)


Da - seppur ormai infreddolito - tifoso juventino, vorrei sfogarmi dicendo semplicemente che mi sono rotto le palle, non delle sconfitte pessime e delle figure di merda, ma del fatto che puntualmente mi annoio, da anni a questa parte (eccezion fatta per qualche stella cadente, vedi partite col real) mi annoio terribilmente.
Sì, ad ogni partita della juve io mi annoio.
La Juventus mi produce noia, ovvero la "sensazione sgradevole prodotta dal ripetersi monotono delle stesse azioni, dalla mancanza di distrazioni, da uno stato di inerzia o di tristezza" (dal dizionario Garzanti online).

Che si vinca, si perda o si pareggi, sono sempre partite di merda, brutte fino all'ossesso. Di quelle che inizio in un forsennato zapping più o meno al 16' del primo tempo prima di vedere gli ultimi 5 minuti pre intervallo e capire che nulla è cambiato e che nulla cambierà.
Poi, rinfrancato dall'ennesima birra, provo a vedere se l'ipotetica e classica strigliata negli spogliatoi sia servita a qualcosa salvo poi accorgermi del contrario. Forse perchè è stata proprio la strigliata a mancare. Ma che vuoi, Ferrara è un bravo ragazzo.

Provo ancora per qualche minuto e poi mi butto su Fox, dove sicuramente ci sarà Homer alle prese con qualche ciambella.
Verso il 15' del secondo tempo torno dai bianconeri perchè quella puntata dei Simpson l'ho vista tipo 28 volte, così mi accorgo che stiamo giocando allo stesso modo, senza manco un minimo di aggressività nonostante lo svantaggio, arrivato per una cazzata di Felipe Melo.
Allora preghi almeno in un cambio che io avrei fatto ad inizio ripresa e invece tocca aspettare altri e dieci minuti prima di vedere entrare Del Piero in calzamaglia che, come da pronostico, continua imperterrito nel tentare i dribbling di una volta, con la differenza di farli ad una velocità buona per la partita di calciotto del mercoledì sera con gli amici di sempre, di quelle partite che

- Amico 1: "Cazzo Amico 2, ne manca uno, siamo 15, Amico 3 ha avuto un contrattempo, hai mica qualcuno da chiamare?"
- Amico 2: "Posso provare a dirlo ad Alex, è un po' che non gioca ma l'altra sera al pub mi aveva chiesto di chiamarlo se serviva."

E poi arriva Alex, in calzamaglia.
Che alla fine almeno ci prova, a mezzo all'ora ma ci prova, e riesce addirittura a guadagnarsi tre calci di punizione in 15 minuti, cosa che non era riuscita ad Amauri per tutta la partita, troppo preoccupato ad apparecchiare la tavola sulla sua testa per farci banchettare Nesta o Thiago Silva.

Insomma, se fossero ancora in onda, tornerei a vedere Homer per la 29esima volta. Poi mi accorgo che le fregature di Sky ogni tanto aiutano e allora mi sposto su Fox+1 e riesco a collegarmi di nuovo con Springfield. Stappandomi un'altra birra.

martedì 22 dicembre 2009

Scampoli d'assenza

Poi uno si accorge che non scrive su queste pagine da troppo tempo e che ogni volta che decide di scrivere una cosa, su qualcosa, la detta cosa perda di importanza nel secondo successivo e allora ti rendi conto di essere un po’ vittima di questo sistema, che ti bombarda senza lasciarti il tempo di pensarci su, di startene seduto semplicemente a pensare.
Che so, magari in stazione se solo ci fossero ancora le panchine nelle stazioni, in quelle nuove o lucidate intendo, perché in quelle di una volta le panchine c'erano, e c'erano addirittura le sale d’attesa, magari tra un binario e l’altro, semplicemente per ripararsi dal freddo. Allora ci pensi mezzo secondo e capisci che le sedie e le panchine non ci sono più solo perché erano rifugio dei miserabili, di quelli che stavan lì a cercar calore. Semplicemente. E poi uscivano via la mattina, quasi per pudore.
Invece poi viene fuori ancora quello lì, a dire che l’amore vince sull’odio, quasi a considerarsi depositario dell’amore. Dio mio che bestemmia! Che basterebbe magari ricordarsele le cose, le offese ripetute, e la voglia di sentirsi diversi, di poter odiare senza utilizzarne il verbo.
Allora viva anche le guglie in miniatura. Chissà quanto sia difficile rimettere a posto una faccia finta: si riuscirà mai a farla tornare veramente finta come prima?
Così uno fatica a crederci, ma quello lì alla televisione (diverso da quello delle televisioni) è riuscito a portare anche l’arma del fallito attentato in studio, e risulta davvero strano dover rimpiangere i modellini in scala di case e appartamenti o biciclette con pedali insanguinati. Sì, devo proprio dire che il neo aumento del canone (da 107,5 a 109 euro) è davvero meritato.
In ogni caso buon Natale e scusate la voglia di non scrivere ma si trema in questi giorni e le energie sono tutte spinte verso il tremolio.
Poi chissà, forse il mare d’inverno farà partire un polverizzatore natalizio o una cronaca del “classico” Palma contro Pacmania o forse niente, il vento continuerà a pungere senza colorarci di bianco e tu di nuovo a maledire la stagione che un tempo anche sulla riva si dava un sacco da fare, e tra pupazzi e pallate ti dava anche da fare.
Ma si sa, le stagioni non sono più quelle di una volta.

venerdì 27 novembre 2009

G

Fu un periodo d’oro quello tra la fine degli anni 80 e la prima metà dei 90, specialmente in due categorie di peso, medi (limite 72,58 kg) e supermedi (76,20). Parlo di pugilato ovviamente.

C’erano un sacco di atleti, pugili dal talento più o meno spiccato. Tutti neri come il carbone. E tutti, per dirla in gergo, che “facevano male”. E non è questione di muscoli o altre cose, nessuno la saprà mai spiegare questa cosa qui ma il pugile ci nasce così, hai voglia a far pesi e figure in palestra, se “fai male” lo fai a prescindere. Bum, luci spente.

Si chiamavano Bernard “The Executioner” Hopkins, Roy Jones “Junior”, James “Lights Out” Toney, Thulani “Sugar Boy” Malinga, Chris “Simply the Best” Eubank, Micheal “Second to” Nunn, Iran “The Blade” Barkley, Julian “The Hawk” Jackson, e bastava osservarli sul ring o leggere dei loro risultati per smettere di sorridere ascoltandone i soprannomi.

“The Dark Destroyer” e “The G-Man” ad esempio, si incontrarono una volta sola, il 25 febbraio del 1995, con in palio il titolo mondiale dei supermedi versione WBC. Nessuno si dimenticherà più di quell’incontro, non solo perché venne definito “Fight of the Year” da KO Magazine.

Il distruttore nero rispondeva al nome di Nigel Benn, trentuno anni, inglese dei sobborghi di Londra, indiscusso campione in carica da tre anni, alla settima difesa del titolo. Due sconfitte, un pari e 39 vittorie, 32 delle quali per KO.

La G invece stava per Gerald, Gerald McClellan, ventisettenne statunitense di Freeport, nell’Illinois, 31 vittorie, 2 sconfitte, 29 KO. Nell’ultimo anno e mezzo, per capirci, “The G-man” aveva difeso per tre volte il titolo dei medi senza mai sentire la seconda campana: tre vittorie al primo round. Come contro Jeff Bell, finito al tappeto dopo venti secondi, a seguito di un terrificante montante sinistro al plesso solare: il più veloce ko nella storia dei mondiali dei pesi medi.

Poi la mancanza di stimoli e i sempre più frequenti problemi con la bilancia ed eccoci al 25 febbraio, a casa del detentore, in una London Arena gremita fino al soffitto.

Gli scommettitori danno sfavorito il campione 4-1 ma il pubblico sembra non curarsene. Almeno fino all'inizio del match, almeno fino a quando si rimane ad ascoltare le presentazioni del biondo Jimmy Lennon Jr, il ring announcer figlio d’arte più famoso d’america.
Poi si inizia e McClellan è una furia, il destro è una saetta e il gancio sinistro – il suo marchio di fabbrica – pronto a chiudere ogni combinazione. Benn, prova a schivare molto basso e molto veloce, come suo solito, ma non serve: bastano 35 secondi e il distruttore è investito da una serie di colpi che lo scaraventano fuori dalle corde, con la schiena quasi sul tavolo dei giornalisti.

L’arbitro, il francese Alfred Asaro, inizia la sua pessima prestazione contando in maniera molto lenta, permettendo al campione di scuotere la testa e rientrare, prima di venire nuovamente aggredito da G-Man. E’ una prima ripresa da incubo per Benn, che cerca di legare e sfuggire giocando con le corde, aiutato ancora dall’arbitro, autore di una serie di interventi incomprensibili (“What is this guy doing?”, si chiede incredulo il telecronista). A 22 secondi dal termine, Benn mette a segno un gancio sinistro di rimessa, McClellan è costretto ad indietreggiare per la prima volta. Non sarà l'ultima.

Inizia così una battaglia selvaggia con i due a massaggiarsi fianchi e mandibole in mezzo ad una bolgia che pare di essere all’Old Trafford in cui ogni colpo somiglia al gol decisivo.
Così alla seconda ripresa, alla terza, quarta e quinta e sesta, quando un gancio destro di Benn fa volare il paradenti di McClennan tra l’esultanza di Frank Bruno, appostato a bordo ring nell’imponenza della sua giacca rossa.

A trenta secondi dalla fine dell’ottava è un diretto destro ad aprire la strada, Benn è alle corde, ne subisce un altro e un altro ancora prima di cadere in avanti sul suo stesso disperato tentativo di rientrare col gancio sinistro. E’ il secondo conteggio.
Il primo colpo della nona è ancora un diretto destro, ancora di G-man, ma è Benn a venire fuori a metà ripresa, con un gancio destro molto preciso ma talmente sbracciato e scomposto da farlo sbilanciare verso il rivale. Le due teste si toccano, i dredd del campione finiscono negli occhi di McClennan che si lamenta tra i fischi del pubblico e la nullafacenza dell'arbitro.

Decima ripresa:
McClellan sembra più in palla, saltella e gira intorno al campione che pare subirne la freschezza. Dopo un minuto però, è Benn a scegliere bene il tempo, incrociando il sinistro di G-Man con un destro che non credi sia più definitivo degli altri. Passa un secondo e McClellan mette un ginocchio a terra. L’arbitro inizia il conteggio fissando il pugile negli occhi. G-man si alza al sette, sul cronometro ancora 1 minuto e 51 secondi. Il campione incalza lo sfidante che cerca disperatamente di legare. Poi ancora un montante destro e il ginocchio di G è di nuovo al tappeto:
le telecamere indugiano sul suo volto, con le palpebre che sbattono con più frequenza del solito così come il fiato dalla bocca e gli occhi a guardare il delirio degli spalti e le mascelle che si contraggono. L’arbitro continua il conteggio con G sempre nella stessa posizione, il ginocchio destro a terra e il braccio sinistro poggiato sull’altra gamba, pronto a far forza per rialzarsi.
Lo farà, ma all’undicesimo secondo, dirigendosi verso l’angolo con calma e senza curarsi delle braccia al cielo di Benn.

Arrivato all’angolo G rimane per un attimo in piedi, prima di sedersi per terra rifiutando lo sgabello, con le braccia poggiate alle corde.
G fa appena in tempo a muovere un po’ la testa e forse a rispondere ad un paio di domande del dottore prima di infilarsi in un abisso dal quale non uscirà più.

Gerald McClellan viene trasportato al Royal London Hospital. Il giorno dopo gli verrà asportato dal cervello un ematoma di cinque centimetri di diametro, ma non servirà ad assicurargli la vita di prima.

Dopo undici giorni di coma e speranze, McClellan torna a casa. Cieco, con l’80% di invalidità e praticamente senza memoria.
Abbandonato dalla moglie e dai tre figli, vive sotto la costante cura della sorella e delle cugine che continuano ad ipotecare beni per poter proseguire le cure di Gerald. “This is my money maker”, ripete balbettando G stringendosi il pugno.

Da quel 25 febbraio nessun pugile a parte Roy Jones Jr (fondatore anche della fondazione McClellan) è mai andato a trovare G-Man, forse per lo spettro di potersi ritrovare in quella situazione, senza riuscire a camminare o a tenere un bicchiere in mano. O più probabilmente per vigliaccheria.

Con 12 anni di ritardo, il 24 febbraio del 2007, il mondo della boxe si riunisce a Londra per McClellan, c’è anche Nigel Benn, “il distruttore nero”, che nel frattempo si è trasferito a Maiorca, dov'é diventato un ministro di culto di fede cristiana.
Nel corso della serata sono stati raccolti 175.000 dollari a favore di McClellan e 25000 dollari a testa da parte dei padri padroni del pugilato contemporaneo, Don King e Frankie Warren.

Un grande gesto, considerando che quel 25 febbraio 1995, Don King, organizzatore della serata, intascò tra spese e percentuali, il 70% dei 400 milioni di borsa.

www.geraldmcclellan.com

giovedì 26 novembre 2009

Influenze

Andare ad ascoltare i Tortoise dopo aver passato buona parte del pomeriggio nella curva Maratona a sentire le varie versioni di Sloop John B in salsa granata, è stata un'esperienza piuttosto interessante.

Se ci mettete anche la serata di Champions League lasciata volentieri ad ammuffire nel televisore spento (e meno male a 'sto punto), si capisce subito perché stanotte mi è parso di dormire in una bolla di sapone, fluttuando in un settore qualunque di uno stadio qualunque.

mercoledì 18 novembre 2009

Tutto merito dei baffi

Si va be', questi ci stanno per privatizzare pure l'acqua (la prossima vittima pare sia l'aria, come la vedete una società del tipo "Aria di Roma S.p.A.?) ma la notizia del periodo è sicuramente quella legata al mio nuovo mito ufficiale: Marco Predolin.

martedì 10 novembre 2009

Gegiù

Non intendo cantare la gloria
né invocare la grazia e il perdono
di chi penso non fu altri che un uomo
come Dio passato alla storia
ma inumano è pur sempre l'amore
di chi rantola senza rancore
perdonando con l'ultima voce
chi lo uccide fra le braccia di una croce.


(da Si chiamava Gesù, in Volume I - Fabrizio De André, 1967)



A. Fermo restando il mio totale ateismo della seconda ora (perché durante la prima no, proprio no) vorrei comunicare in scioltezza delle cose di una banalità sconcertante.
Rubo allora da Corrado Augias quando rispose così a chi lo interpellava sulla questione crocifisso in classe a seguito della sentenza della corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo:

Primo: il crocifisso è un simbolo religioso, non politico o sportivo. Secondo: questo simbolo identifica una precisa religione, una soltanto. Terzo: dunque la sua esposizione obbligatoria nelle scuole fa violenza a chi coltiva una diversa fede, o altrimenti a chi non ne ha nessuna. Quarto: la supremazia di una confessione religiosa sulle altre offende a propria volta la libertà di religione, nonché il principio di laicità delle istituzioni pubbliche che ne rappresenta il più immediato corollario.

B. Successivamente, ad un lettore che lo accusava di non capire – ma qui si passa all’ora di religione – che “la cultura giudaico-cristiana fa parte – le piaccia o meno – delle nostre radici storico-culturali come anche la libertà di aderire o meno a questi insegnamenti”, ribatteva argomentando questa frase che per quanto mi riguarda basta da sola:

la scuola pubblica di uno stato laico è un luogo dove si insegnano delle discipline, non una fede. Per conseguenza se un prof di religione racconta la storia del cristianesimo e di altre religioni, le compara e ne discute, io non ho obiezioni.


Detto ciò, sarebbe interessante analizzare - tornando al punto A – le farneticazioni del nostro ministro della difesa, che non è Walter Samuel (quand’era in maglia giallorosa) ma Ignazio La Russa, ospite qualche giorno fa all’interno della seconda vita di Lamberto Sposini su questa terra:

1. - La Russa (parlando del matematico Piergiorgio Odifreddi): “Non ha alcun titolo scientifico per essere un esperto di religione.”

Ora, considerando la completa idiozia di questa affermazione, vorrei che a rispondere fosse un giudice di Springfield, nella puntata in cui la sempre scettica Lisa Simpson è l’unica a non credere che lo scheletro trovato sotto terra, sia davvero quello di un angelo (infatti poi si scoprirà essere una pubblicità di un centro commerciale di prossima apertura):

- Giudice di Springfield: “Riguardo la scienza contro la religione emetto un’ordinanza restrittiva: la religione deve tenersi a duecento metri di distanza dalla scienza.”

2. Non contento, il ministro prosegue: “Dicevano delle sciocchezze enormi, hanno pure detto che il crocifisso deriva da una legge fascista e lei non gli ha detto niente.”

Chiamo qui a rispondere "la legge fascista" e precisamente la circolare del ministero della Pubblica istruzione n. 68 del 22 novembre il 1922:

In questi ultimi anni, in molte scuole primarie del Regno l’immagine di Cristo ed il ritratto del Re sono stati tolti. Ciò costituisce una violazione manifesta e non tollerabile e soprattutto un danno alla religione dominante dello Stato così come all’unità della nazione. Intimiamo allora a tutte le amministrazioni comunali del regno l’ordine di ristabilire nelle scuole che ne sono sprovviste i due simboli incoronati della fede e del sentimento patriottico.

E ancora (articolo 118 del Regio Decreto n. 965 del 30 aprile 1924: regolamento interno degli istituti d’istruzione secondari del Regno):

Ogni scuola deve avere la bandiera nazionale, ogni aula il crocifisso e il ritratto del Re.

3. A chiusura del suo prezioso intervento (senza contare che era stato invitato per parlare della Giornata delle Forza Armate), il ministro vien fuori da par suo, di gran classe, tessendo in poche righe una sorta di elogio della coerenza:

“E comunque non lo leveremo, il crocifisso. Possono morire. Il crocifisso resterà in tutte le aule della scuola, in tutte le aule pubbliche. Possano morire. Possano morire, loro e quei finti organismi internazionali che non contano nulla.”

Qui non ho testi a mio favore. Sono morti tutti dal ridere. O almeno così mi hanno detto.

martedì 3 novembre 2009

Dopo 17 anni

Così, al volo:
Santoro mi è antipatico e spesso anche la redazione che lo circonda.

Però ieri ho visto la puntata "Verità nascoste" sul caso Ciancimino e i rapporti tra mafia e politica (andata in onda l'8 ottobre scorso) e ancora una volta mi sono reso conto che trasmissioni del genere, almeno qui da noi, in Italia, non esistono.

Nuove rivelazioni, interviste fatte come si deve, il pubblico in sala che incredibilmente non applaude né fischia, nomi e fatti documentati.
Insomma, quello che dovrebbe essere giornalismo (ok, non siamo alla perfezione ma mi accontento).

E allora che ne invochino pure la chiusura, io resterò in attesa che un enorme culo (quello che sicuramente sostituirebbe Annozero) li seppellirà.
Che a pensarci bene, non è manco un brutto affare.

lunedì 2 novembre 2009

Che ci faccio io qui?

Lo so, questo pensiero d'essenza sarà letto tra qualche ora su ogni quotidiano.
Però è bello. Come l'adattamento non coordinato al momento storico e con le esigenze di molti - forse troppi - e il destino che ti vuole all'esterno solo per il piacere di chi si troverà dentro in futuro. La mente fuori giri e la cinghia mai a tempo con gli alberi senza che la potenza ne risenta.

Chissà, forse siamo noi a crescere i geni. Con il nostro continuo tentativo di legarli:

"Sono una piccola ape furibonda. Mi piace cambiare colore. Mi piace cambiare di misura".

Alda Merini (1931 - 2009)

venerdì 30 ottobre 2009

Prospettive

In ritardo come qualsiasi treno battente bandiera Trenitalia (come ad esempio tutti quelli presi negli scorsi tre giorni), vorrei chiudere definitivamente ogni polemica e questione - socio, psico, antropo, pneumo, scato e tutte le cose che si possono anteporre a logica - associate al caso Marrazzo.
In realtà, ancora una volta, scopiazzo come neanche fecero Zeman e Sacchi con Galeone, prendendo in prestito un botta e risposta scritto da mani sapienti sullo sciacquone del bagno degli uomini al Piccolo di Piazza Verdi, a Bologna:

- Prima mano: "W la figa!"
- Seconda mano: "Hai mai provato il cazzo?"