Non ricordo da quale orizzonte sfumasse la luce
Cirello gira per definizione
CIRELLO
17:18
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Riccardo: "L'iphone ti da una libertà che neanche immagini. Non potrei mai starne senza."
CIRELLO
15:49
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Everyone is trying to get to the bar
The name of the bar
The bar is called heaven
(Heaven, in Stop making sense - Talking Heads, 1984)
Senza timore di essere smentito, elenco di seguito le due peggiori frasi che si possano sentire arrivare da dietro al bancone: "il bar sta per chiudere", ovviamente piazzata un gradino sotto a "il bar è chiuso".
Il terzo posto sceglietelo voi, non ha importanza per chi osserva attonito ancora assetato.
CIRELLO
15:15
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Pur non essendo Phileas Fogg, qualche posto l'ho visto. E insomma, in una qualsiasi mattina estiva o di primavera, credo che Trastevere sia uno dei quartieri più belli del mondo.
CIRELLO
12:51
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"Tutti sognano di tornare bambini, anche i peggiori fra noi. Forse i peggiori lo sognano più di tutti."
(da Il Mucchio Selvaggio - Sam Peckinpah, 1969)
Se non avete visto mai il film di cui sopra, non posso farci alcunché (a parte insultarvi), se non essere buono e sconsigliarvi di vedere questa scena.
Al limite, sparatevi quest'altra.
CIRELLO
18:17
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E' giunta alla fine la tristissima storia di Federico Aldrovandi. Con tutto quello che si portano dietro queste vicende. E le rispettive conclusioni. Col loro bel miscuglio di sfiducia, rabbia, spalle che scendono e piedi nervosi, mani che prudono e occhi sudati. E un po' di speranza, che se non ce la buttiamo dentro, si finisce strozzati dall'abbraccio della nostra inutilità e dal pensiero fisso, inchiodato come le cicatrici del sole, che l'homo sapiens, in fondo, ha fallito.
Allora cedo ancora una volta la parola alla moltitudine rappresentata da Spinoza. Coi sorrisi sempre più avari di zucchero.
CIRELLO
13:52
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Meglio il cucchiaio di Totti o quello di Pirlo?
(per non influenzare nessuno, vi ricordo che al rigore del pupone eravamo in doppio vantaggio, su quello dell'uomo appena sveglio, uno sotto)
CIRELLO
22:28
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Fondamentalmente, per vincere al giuoco del pallone, ci vorrebbe uno che faccia gol. Tipo un'attaccante, per esempio.
Proprio questo si provava umilmente a dire a Gianluigi Buffon
all'indomani della sua uscita su biscotti, morti e feriti: non si dice,
anche se malauguratamente si pensa, che nel calcio è normale fare due
conti quando un risultato serve a entrambe le squadre. Perché ora è
atrocemente facile fargli notare che non ci sarebbe una sola buona
ragione, se tutti ragionassero così, per essere sicuri che quei "due
conti" di cui parlava non li facciano Spagna e Croazia, magari pure con
qualche sghignazzata. E appellarsi alla fama dei giocatori spagnoli "che
non possono permettersi di farsi ridere dietro dal mondo con un 2-2" è
purtroppo puerile, una nuova maldestra teoria: solo i calciatori tristi
che non hanno vinto mai si mettono dunque d'accordo per i pareggini,
quando serve? Solo loro pensano "meglio due feriti che un morto?" Solo i
poveri hanno l'inconfessabile diritto a darsi una mano? Il rispetto
della lealtà sportiva che impone di dare sempre il massimo è
un'esclusiva dei campioni? Si misura con l'ingaggio?
Esiste
invece, vogliamo ostinatamente crederlo, un'altra speranza a cui
affidarsi per evitare il bis delle coliche di bile del 2004, quando
svedesi e danesi fecero i due conti che produssero l'eliminazione
azzurra e la loro qualificazione a braccetto. E' la semplice, retorica,
invecchiata e maltrattata legge dello sport: quella che dice che chi lo
pratica lo fa per confrontarsi e possibilmente per vincere, perché
vincere dà fama, dà soldi, dà prestigio, dà un senso alle fatiche
degli allenamenti. E vincere dà soprattutto gusto. Gli spagnoli, per
esempio, che sono innamorati del loro calcio, forse sono più lontani
dalla logica di morti e feriti di quanto pensiamo, anche se ora non
faremo altro che ricordare loro cose come il rispetto dei valori,
l'etica, la lealtà: tutte materie in cui l'Italia si è d'altra parte
guadagnata una credibilità che è sotto gli occhi di tutti, con i derby
truccati, i rigori concordati tra portiere e centravanti, le mazzette
negli autogrill e negli spogliatoi, le calciopoli e le scommettopoli.
E
allora sarebbe forse meglio fare altre cose, più sagge: stare zitti.
Allenarsi. Pensare all'Irlanda e cercare di vincere almeno una benedetta
partita, una che sia una. E sperare poi che la lezione di sportività,
invece di darla noi con le parole, arrivi dagli altri con i fatti.
L'ennesima lezione che purtroppo, però, non riusciamo mai a imparare.
Aligi Pontani
CIRELLO
20:09
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Me ne stavo lì, al sole e con l'asciugamano sulle spalle, i piedi insabbiati ad ascoltare il friccicorio che solo i primi raggi sulla pelle sanno dare. Immobile a fissare quel sole altissimo del profondo sud, che proprio non ne vuol sapere di buttarsi a dormire tra le onde.
Così, con una birra tra le mani, ho pensato che la felicità non fosse poi così distante.
CIRELLO
14:07
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Io so' De Chirico
dico in senso simbolico
c'ho un controllo diabolico
quasi artistico
del mio stato psicofisico
e se hai capito, mo' traducilo.
(da Testardo - Daniele Silvestri)
Per un sorriso col sole che entra, riempiendo lo zaino alla rinfusa. Ché tanto fa caldo, non c'è troppo da scegliere il tessuto. Al limite ricordarsi il costume.
Mentre la Brizzolata attende con la pazienza da leopardo, la vedo da quassù.
CIRELLO
10:17
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Tema dibattuto da anni, mi rendo conto, con saggi a rincorrere altri saggi meno saggi o forse di più (for the wise men, and the fools!) all'incirca da quel 10 giugno 1981, quando Alfredo Rampi ebbe la sfiga di cadere in un pozzo artesiano per poi morire lì dentro, 60 metri più sotto.
Così, adesso e in tutte le occasioni simili, non riesco a non pensare che l'inviato sul campo, contrito e scosso e col capello a posto e il foulard svolazzante come il fumo nel vento, si colleghi tenendo l'edificio più pericolante sullo sfondo, nella speranza che possa finalmente cadere. Rombando prima di racchiudersi nella polvere. Magari nell'edizione delle 20.
E dietro il microfono i sorrisi e le pose di chi, sguardo in camera, spinge la bicicletta come i vecchi a controllar cantieri, ignorando di aver avuto solo più culo, ma con l'idea d'intendere, bene, che il dolore degli altri è dolore a metà.
CIRELLO
12:38
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This bitter earth
Well, what fruit it bears
(This Bitter Earth - Dinah Washington, 1960)
Non so che gusto abbia il Bitrex ma credo di essermene fatto un'idea leggendo queste due cosucce sull'ultimo post (titolo compreso) di Spinoza:
- “La sedicenne Melissa Bassi è stata investita in pieno dall’esplosione. E da tutto il mondo dei grandi.”
- "Annullata la Notte dei musei. Oggi è il passato a farci visita."
CIRELLO
21:32
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CIRELLO
14:43
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"Ci hanno insegnato la meraviglia verso la gente che ruba il pane, ora sappiamo che è un delitto il non rubare quando si ha fame"
(da Nella mia ora di libertà, in Storia di un impiegato - Fabrizio De Andrè, 1973)
Roma. Interno giorno. Mentre Samanta ricerca la corrente giusta tra le porte aperte per sopportare i primi caldi, il titolare della Festicciola e la sua nuova coinquilina giapponese, pranzano con la tv accesa.
(sottopancia a SkyTg24): "MANAGER GAMBIZZATO"
- Inquilina giapponese: "Gam-bi-za-toooo... è il cognome?"
- Cirello: "No, vuol dire che qualcuno ha sparato alle gambe del manager."
- IG (mimando una pistola): "Spa-la-toooo?"
- C: "Sì, sparato. Gli hanno sparato alle gambe."
(il servizio prosegue, si arriva al "documento di appoggio" dei Gruppi Armati Proletari): "CONTRO LA VIOLENZA DEI PADRONI, VIOLENZA RIVOLUZIONARIA"
- IG (perplessa): "Padloni? Chi sono i padloni?"
- C (pensando ad un sacco di cose, tipo ai figli come ricchezza): "Ne vuoi ancora?"
Il servizio finisce, in studio riprendono la parola.
Io riprendo a mangiare riso con imprecisate alghe e salsa al curry, ben sapendo di non saper stare in alcun posto.
CIRELLO
15:02
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"And then it sucks, he said, suck that!"
Da noto maestro dei pezzi strappabudella, persino in momenti felici, ogni tanto - specie col sole, c’è da dire - mi lascio andare a ritmi più consoni a piedi scanzonati. Magari mentre ammucchio i panni da una parte all’altra della stanza.
E insomma, l’allegria del periodo significa aprire la finestra, fare entrare il giallo e sparare a palla Jimmy Jazz (in London Calling – The Clash, 1979).
E sempre sia lodato Joe Strummer.
CIRELLO
11:36
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"La ricerca di un ambiente più ospitale, di un cibo più buono, di un posto tranquillo per gli amori, spinge molte specie viventi a migrare. La specie umana non fa eccezione."
Succede che due uomini di nazionalità tunisina, clandestini, vengano imbarcati su di un volo di linea Roma - Tunisi con fascette di plastica ad ammanettargli i polsi e un nastro da pacchi passato intorno alla testa per tappargli la bocca.
Succede, anche, che uno e un solo passeggero (come la retta che passa per due punti nello spazio) noti tutto, domandi il perché e di fronte al ricorso della "normale procedura" come risposta, decida di "rubare" una foto e denunciare.
Succede, poi, che i giornali amplifichino giustamente il fatto lasciando modo ai lettori di dire la loro, in questo bel bar dove la garanzia dell'anonimato aiuta a tirar fuori i più biechi istinti animaleschi.
Dovrebbe succedere, almeno nel bar che ho in mente io, che i lettori - quantomeno - s'indignino.
Succede, invece, che la maggior parte dei commenti siano pieni di odio, disprezzo e soddisfazione per le procedure adottate.
Succede, inoltre, che qui nel mio bar, non debba essere specificato che la peraltro sconosciuta fedina penale dei due non c'entri alcunché con quanto descritto sopra.
Succede, infine, che mai avrei pensato di chiudere (a aprire) questo post con la pubblicità dell'ente turismo dell'Alto Adige.
CIRELLO
19:56
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- Aspettavi me?
- Da molto tempo.
(Frank e Harmonica, C'era una volta il west - Sergio Leone, 1968)
Si parlava di destino qualche sera fa. O di fortuna. Alla quale, come da proverbio, proprio non importa di motivare una scelta. E non è che uno la può andare a cercare. O sfuggirne per pudore.
E insomma, il minuto di silenzio per Morosini al Bernabeu è stata una ficata.
Ma forse è tutto merito di Morricone. E dell'uomo con l'armonica che c'è in ognuno di noi.
CIRELLO
22:16
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Vorrei essere un ingiaccravattato londinese solo per potermi andare a sfondare di pinte subito dopo il lavoro. Per tradizione.
CIRELLO
20:08
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In attesa del caffè di metà pomeriggio, spulciavo il sito Corriere, dove, come vent'anni fa, trionfava in apertura la canottiera di Bossi. Bianca una volta. Grigia adesso. L'autodeterminazione dei colori, ho pensato.
Il notizione, però, era poco più giù:
"Milano. Ilaria D'Amico compra fiori in un chiosco. Guarda le foto".
Vi confesso cho ho aperto la gallery: c'era Ilaria D'amico (con addosso delle scarpe orrende) che effettivamente comprava dei fiori in un chiosco.
CIRELLO
16:40
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"Ecco vedi...quando mi cade qualcosa per terra, prima di inchinarmi e raccoglierla ci devo pensare un momento. Ti capita mai?"
(da Ginger e Fred - Federico Fellini, 1985)
Il pipistrello che lo divorava ha vinto. A Mosca, 25 anni fa lo aveva vinto Tonino. Ne era uscito (dall’operazione di tumore al cervello) vivo e con le capacità neuronali ancora più brillanti. Tonino lo aveva vinto, il pipistrello, ancora 5 anni fa… E poi 3 anni fa quando quello si era ripresentato, tenace e maligno. La battaglia con questo maledetto pipistrello ora l’ha vinta lui, ma vedo lo zampino di Tonino nello scegliere la data: poche ore dopo il suo 92° compleanno, festeggiato nella piazza della nativa Santarcangelo, e poche ore dopo aver visto il suo ultimo, nuovo libro: Polvere di Sole, 101 storie per riaccendere l'umanità, dato alle stampe dal suo primo editore, Bompiani.
Qualche giorno fa Tonino mi aveva detto di essere contento di aver varcato questa soglia. E stringeva al lato del letto il suo ultimo libro, diario consolante ricco di favole. Tonino se ne va con la polvere di sole. Mi ha detto che era un libro morbido al tatto. Gli ho chiesto: «Tonino, come è che voi poeti riuscite ad anticipare il futuro?». Gli ho raccontato del fenomeno atmosferico di cui avevano parlato i telegiornali. Quello per cui il Sole sta eruttando nuvole di gas che stanno raggiungendo la Terra, mettendo in allarme per le possibili conseguenze sulle telecomunicazioni….
Stava arrivando la Polvere di Sole! Un fenomeno che, secondo gli astronomi, si concretizza ogni 500 anni. Tonino quel titolo lo avevo scritto mesi prima. Così com'è che i poeti anticipano il futuro? Mi ha risposto: «Noi abbiamo sensibilità e curiosità per il mondo che ci sta intorno più che per i telegiornali. Adesso non ho più tempo, anzi non vorrei avere più tempo. Vai, e ricordati che noi poeti fiutiamo il futuro perché guardiamo i mandorli in fiore. Quando torni a Milano salutameli quei mandorli in fiore, quello spettacolo che abbellisce tutta la via Emilia nel primo giorno di primavera». E anche nella Giornata mondiale della poesia, oggi 21 marzo: il pipistrello lo ha vinto, ma il poeta ha scelto la data per dargliela vinta.
Tonino era un ottimista. Un ottimista dello spirito, non solo a parole. Nel pomeriggio avrei presentato Polvere di stelle a Santarcangelo. Gli ho chiesto: che vuoi che dica? Dì loro, specie ai sindaci, mi ha detto, che non guardino al libro come a un libro di memorie. Dì loro che più delle memoria mi stanno a cuore i loro progetti. Mi piacerebbe che la Valmarecchia diventasse una Valle dipinta. È una valle speciale (Antonio Paolucci la definisce «la valle più bella d'Italia») che ha fatto da sfondo ai dipinti di Raffaello, Leonardo da Vinci, Piero della Francesca… Vorrei che diventasse una valle a Bassa Velocità. E che invece di pensare ad altre strade veloci, si pensasse a una strada ad alta emotività. Così che a ogni curva appaiano terre coltivate di fior colorati. A una curva fiori rossi, a un’altra blu. E poi gialli. Così che si dica: Vado in Valmarecchia a far riposare gli occhi. E a ritrovare me stesso».
Salvatore Giannella (curatore di Tonino Guerra)
CIRELLO
20:34
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