lunedì 24 maggio 2010

It suddenly took flight

Complice la prima uscita in infradito (proprio poco prima della - ultima? – pioggia), rinvigorito dai piedi neri, avevo deciso di mettere a posto stanza, a cominciare dalla scrivania, un luogo al limite tra l’assediato Distretto 13 di Carpenter, lo stomaco di un qualsiasi studente dopo la propria festa di laurea e My name is Mud dei Primus.

Al primo minuto, sulla fascia destra, dietro un’anonima bottiglia di Montepulciano (vuota, se c’è bisogno di dirlo) ho trovato un appunto, virgolettato, preso al volo su di un foglio strappato ma ancora vergine.

Ora, la storia è effettivamente vecchiotta, però voglio raccontarla comunque, anche perché ne ignoravo la sceneggiatura: quella di Fernanda Pivano che chiede a Pavese la differenza tra letteratura inglese e americana, con Pavese che le presta Spoon River come risposta.

Succcede poi che Nanda, sulla via del ritorno, apra il libro a caso. E capita che bastino due righe:

mentre la baciavo con l’anima sulle labbra,
l’anima d’improvviso mi fuggì.


Erano i versi finali di Francis Turner.
Il mio appunto.

La bimba avvolta dal cappotto era cresciuta.
La mia scrivania invece, è tuttora lontana dal capirci qualcosa.

3 commenti:

joecanasta ha detto...

io per esempio mi emoziono sempre un sacco per "quelle sue cosce color madreperla"

e giuro che è un'emozione romantica, non laida.

saluti a tutti,
Tom

Anonimo ha detto...

eh già, c'è un qualcosa di etereo in quelle cosce colorate.
come la meraviglia della farfalla.

Allora a questo punto, auguro a tutti di coglierle (forse). un giorno.

Anonimo ha detto...

Quanto al lascito di Izzo sul passato che lega gli uomini, non so tu, caro Cirello - anzi, non so te, come dite a Roma - ma personalmente sono tanti i 'Ti ricordi?' che ho rivolto a chi, ormai o forse da sempre, era un altro. Troppi per non supporre che forse i legami li creiamo con noi stessi più che con gli altri; interiorizzandoli, gli altri, e illuminandoli all'esterno, su quella materia buona per i 'ti ricordi?', con la luce che, chissà perché poi, ci sgorga dentro.
Ma forse sono io che "mi innamoravo di tutto", specie di chi non era me che aveva in sorte di interiorizzare.

(Era finito lo Xanax stamattina, s'era capito?)


Sor