venerdì 21 gennaio 2011

Al miglior fabbro

Una donna tirò tesi i suoi lunghi capelli neri
E arpeggiò musica di bisbigli su quelle corde
E pipistrelli con facce di bambini nella luce viola
Fischiarono e batterono le ali
E strisciarono a testa in giù lungo un muro annerito
E rovesciate nell'aria c'erano torri
Risuonanti campane rievocatrici, che segnavano le ore

E voci cantanti dal fondo di vuote cisterne e di pozzi esauriti.

(da La terra desolata - T.S. Eliot, 1922)

lunedì 17 gennaio 2011

La prima pagina del decennio

Generalmente, come sapete, carico solo immagini "mie", allora perdonatemi se stavolta non ho resistito. E beh, che dire, solo ringraziare di cuore la redazione tutta.

sabato 15 gennaio 2011

"Faccio amore lungo lungo"

"E' mai possibile o porco di un cane
che le avventure in codesto reame
debban risolversi tutte con grandi puttane,

anche sul prezzo c'è poi da ridire
ben mi ricordo che pria di partire
c'eran tariffe inferiori alle tremila lire."

(da Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers - Fabrizio De Andrè, 1963)

Visto che nel post precedente si è andati come al solito fuori tema (o off topic, come dicono quelli che ne sanno) e che tempo prima (post del 29 novembre) avevo scritto che "il governo italiano è morto a seguito di una cubista minorenne", copio e incollo quest'articolo di Michele Brambilla de La Stampa, che senza giri di parole spiega quello che ci attende, tristemente, con rinnovata rassegnazione e bruciori di culo:

 

Berlusconi indagato: dov’è la novità? Sono anni che è indagato e sono anni che le inchieste e i processi contro di lui non spostano un voto perché ormai gli italiani sono tutti preventivamente schierati.

E non cambiano idea neanche se gli si punta contro una pistola. Chi detesta Berlusconi sostiene che tutti questi processi dimostrano la sua inadeguatezza, per non dire di peggio, a governare. Chi lo ama è convinto che si tratti di una congiura ordita dalle toghe rosse. Insomma l’opinione su Berlusconi è fideistica nel bene e nel male, gli italiani reagiscono «a prescindere» dalla sostanza dei fatti. Dovremmo dunque pensare che anche questa volta la tempesta giudiziaria non porterà nulla di nuovo né a Palazzo, né nell’opinione pubblica. Eppure, eppure. Adesso una novità sembra esserci. Forse addirittura una novità decisiva (in un senso o nell’altro, poi vedremo perché). La novità è la straripante sicurezza ostentata dalla Procura di Milano.


Mai si era visto un comunicato, letto dal capo dell’ufficio, così dettagliato. Mai si erano annunciate prove documentali inconfutabili (si parla perfino di foto e di filmati). Mai ci si era spinti ad allegare queste presunte prove all’invito a comparire inviato all’indagato: è come se i pm fossero sicuri che tanto ormai non c’è più nulla da «inquinare». Mai, soprattutto, una Procura si era spinta a chiedere per Berlusconi il rito immediato. Ai non addetti ai lavori va spiegato che una Procura chiede il rito immediato quando ritiene che le prove siano evidenti e definitive, e che non ci sia bisogno di altre indagini o interrogatori.


Forse è davvero una svolta, perché i casi sono due. O la Procura di Milano non ha le prove documentali che ieri ha fatto intendere di avere, oppure ce le ha davvero. Nel primo caso, non soltanto il premier verrebbe assolto con l’aureola del martire, ma i pm in questione dovrebbero cambiare mestiere e calerebbe una pietra tombale su tutta la cosiddetta «via giudiziaria» usata, secondo i berlusconiani, per sconfiggere il nemico della sinistra. Nel secondo caso, Berlusconi sarebbe invece in difficoltà come mai è stato prima.


Perché siamo così tranchant? Per due motivi. Il primo è che in tutti i precedenti processi l’impianto accusatorio era tale da lasciare lo spazio - ai fan pro o contro Berlusconi - per assumere comunque una posizione colpevolista o innocentista. Una posizione, beninteso, ideologica, non fondata sulla conoscenza delle carte (figuriamoci se gli elettori leggono tutte le carte di un processo). Adesso invece la Procura parla di una «pistola fumante», e quella o c’è o non c’è. Se c’è, anche i berlusconiani più inossidabili non potranno negare l’evidenza del reato. Se non c’è, anche gli anti-berlusconiani più accaniti non potranno negare che la Procura, annunciando prove schiaccianti che non ci sono, ha commesso una grave ingiustizia e alimentato sospetti di una manovra politica.


Il secondo motivo è forse ancora più forte. Senza nulla togliere ovviamente alla gravità di altri reati contestati a Berlusconi, come la corruzione o la frode fiscale, non c’è dubbio che da un certo punto di vista ciò che gli viene contestato adesso colpisce ancora di più l’opinione pubblica. È inutile che qualcuno dica che nella propria camera da letto ciascuno può fare ciò che vuole. Un presidente del Consiglio non è un «ciascuno» qualsiasi, e se organizza feste con escort in vari palazzi, è diverso che se le organizza il signor Pincopallino. Se poi a queste feste fa sesso a pagamento con minorenni (è un reato) e poi telefona alla questura per far liberare una di queste, arrestata per furto, e la spaccia per nipote di un altro capo di Stato estero, allora è ancora più diverso.


Gli italiani si sono assuefatti a certi costumi sessuali? Fino a un certo punto. E poi, potrebbero i centristi appoggiare il governo in cambio di una politica di sostegno alla famiglia, se saltassero fuori certe foto e certi filmati? E la Chiesa, che cosa direbbe la Chiesa? Ci sarebbero ancora monsignori a discettare sul dovere di «contestualizzare»? Accuse del genere, se fossero provate, non sarebbero gossip ma questioni politiche gravi. Vista dall’altra parte, se accuse tanto scabrose si rivelassero infondate o anche solo non dimostrabili, sulla Procura di Milano cadrebbe la colpa di un inaudito colpo basso.


Ecco perché, forse, questa potrebbe essere la madre di tutte le inchieste su Berlusconi. In un senso o nell’altro, potrebbe essere la parola fine a una guerra che da più di quindici anni condiziona la politica italiana, rallentandone quando non paralizzandone l’attività. Più che un’ipotesi è una speranza, perché - lo ripetiamo per l’ennesima volta - il Paese ha altre necessità che non quella di avere un premier impegnato più a duellare con la magistratura che a governare.

venerdì 14 gennaio 2011

Bocciati

Chissà, forse avrei fatto miglior figura io in un petto a petto con Stephen Hawking a parlare di buchi neri, in ogni caso è stato particolarmente significativo vedere – e soprattutto sentire (qui e qui) – gli avvocati Roberto Cota e Mariastella Gelmini a lezione (di diritto e molte altre cose) dal professor Stefano Rodotà.

giovedì 13 gennaio 2011

Proclami da bancone

- Cirello: "Nel 2011 spero in una svolta."
- Manetta: "I tossici svoltano, Cirè."

Una vodka e una tequila erano già in attesa.

martedì 11 gennaio 2011

Una storia vera

In un primo momento avrei voluto scrivere di Shutter Island (finalmente visto ieri sera) e del fatto che Scorsese non mi emoziona più. Che è dal meraviglioso equilibrio di Casino (probabilmente il miglior film degli anni 90) che il buon vecchio Marcantonio Luciano non riesce a scaricare ventricoli e fegato sulla pellicola. Troppo perfetto, anche se non ancora freddo e calcolatore come Spielberg. Però è sempre magnifico vederlo muoversi tra la sceneggiatura e gli attori, andrei in sala nudo (se solo la smettessero con sta cazzo di aria condizionata ghiacciata) per vedere sempre questa qualità. Ma insomma, avrei voluto parlare di questo, dicevo. E invece no. Perché Scorsese - viva Scorsese! - ti fa venire voglia di andare al cinema.
E in questi giorni c’è Eastwood, ad esempio.

Allora controllo, apro giornale e siti per cercare l’orario, appurarmi - al solito - che sia proiettato in lingua originale e una volta sicuro, per evitare le fregature già sul groppone, di quelle che

si declina ogni responsabilità per variazioni di programmazione e orari non comunicati,

concludere con una telefonata in via del Corso, giusto per fugare ogni dubbio.

Perché io e il Metropolitan (al limite insieme a qualche coppia di lingua inglese nelle ultime file) ci siamo voluti bene in quei pomeriggi solitari, quando ci abbracciavamo su quelle calde, comodissime e attraenti poltrone blu notte (superiori a quelle, color ruggine, della sala Volpi di Venezia, che dormite durante de Oliveira!) che guardavano dall’alto l’unicità di quella barra poggia piedi, fedele amica non solo delle mosche da bar.

E’ vero che dopo il caffè ci ritrovavamo sempre in pochi, però a volte, almeno di sera, immaginavo, povero illuso, che la cricca di emo appollaiati sugli scalini di Santa Maria dei Miracoli o le moltitudini che affollano Messaggeri Musicali per un autografo di Marco Carta, potessero riempirlo di tanto in tanto. E invece, evidentemente, non accadeva.

Ok, ne ero a conoscenza. Avevo firmato quello scudo di carta che sono le petizioni on line ma non pensavo potesse accadere così in fretta. La morte, dico.

Poi è successo, lo scorso 29 dicembre.

Il Metropolitan non c'è più. O meglio, non respira. Allora scorrono (eccome se scorrono) quei pomeriggi in cui entravi con la luce e ne uscivi col buio, incontrando, con un po’ di fortuna, il sassofonista di Piazza del Popolo, magari con in testa il lascito delirante di Lynch. Scott, Eastwood, Coppola (che trip il redux di Apocalypse) dove vi andrò a scovare adesso?

Amaro. Sento parecchio amaro in tutto questo. Violento come lo zucchero.

Così, a pensarci, a poter scegliere il sipario della chiusura, verso la quale poco si può con gli scudi di carta di cui sopra, avrei preferito una cosa tipo Blade Runner, Otto e mezzo. O L’Appartamento.

E invece il mio addio è stato The Social Network. Bello sì. Ma va beh.

martedì 4 gennaio 2011

La gente era ancora lì

E’ vero che la necessità di festeggiare il capodanno m’è sempre stata sulle palle, com’è vero anche che il periodo in sé m’ha sempre messo addosso una tristezza infinita, a volte persino superiore a quella del carnevale.
Il tutto elevato alla potenza da 'ste diavolo di decorazioni e luci sparse per la vie che non fanno altro che togliere senso alla notte. Al suo cielo. E a far ingelosire i lampioni. Meno male che i Babbi Natale arrampicatori, almeno da queste parti, siano stati quasi totalmente sterminati.

Detto questo, confesso che a capodanno generalmente mi diverto. Malinconicamente. Da anni. Dalle uniche due sigarette della vita (Marlboro Lights) fumate nel paleozoico dentro la discoteca Jambo di Roccaraso fino all’only for the millenium party di NYC, dalla notte in solitaria passata su Italia Uno di fronte ad un castissimo speciale playboy a quando andammo fuori controllo in casa Sgalder con l’effetto di arrivare a stento attivi alla mezzanotte per poi cercare di rimediare con un surreale gioco dei mimi prima e un dinamico nascondino dopo, dalla notte sotto al Circeo in una tenda stracolma di coperte e tempestata da pioggia e vento fino alla puffetta Claudette, solerte e gratuita rifornitrice di alcolici dentro Tipografia, dalla stella strappata alla morte su di un albero in Piazza del Campo (tuttora appesa in stanza di fianco a Trevis Bikle) ad un’improbabile quanto terribile cena messicana in zona Ostiense.

Giorni fa non è stato da meno, con un Vulcan che prima dell’inevitabile schianto ti spinge ad uscire per mettere a ferro e fuoco zona Flaiano/D’annunzio, tra risse di fronte al Lalla by Wahlalla (ebbene sì), portafoglio rubato - scena top, manco Buster Keaton - al buttafuori del Baba (l'ex Toki, per capirci...), boccia di whisky giapponese arrivata verso le 2 e terminata come da pronostico alle 228, fino alla bottiglia di tequila condivisa (l'ultima di una lunga serie) da un Manetta in formissima, deciso a far tornare il bancone a ormai sopiti splendori. Che per i non ferrati, vuol dire offrire tutto ad oltranza.

E insomma, dopo un classico Califano, l’ultimo cicchetto, intorno alle 7 (prima di un magnifico ritorno in taxi verso i colli), a sorpresa, è arrivato strillando “Ve lo troverò!”. Che auguro a tutti. A patto che - lo spero proprio - abbiate qualcosa da cercare.

venerdì 31 dicembre 2010

Ci risiamo

E’ che mi ritrovo sempre a dire dell’estate e dei piedi nudi nella sabbia calda, della risacca che culla e dei brividi una volta usciti dall’acqua al tramonto. E dell’alba sopra le onde.

Poi arriva il mare d’inverno con un cappotto, che mai sente addosso un briciolo d’allegria ma troppe altre cose che solcano le guance. E che accolgo volentieri nella malinconia di un chitarrista dagli occhi serrati.

Allora, vista la tristezza che sempre accosto a questo giorno di festeggiamenti forzati, ascolto lo strazio meraviglioso di Domingo/Cavaradossi prima dell’esecuzione e penso a quelli strappati dal suolo e lì sotto sepolti dopo aver cullato per anni la vana speranza di guardare tutti dall’alto. Almeno dopo quel giorno. Vedremo. Con la consapevolezza dell’ingiustizia di un casuale incompleto freddo elenco postumo.

Così mi sembra giusto iniziare con

- Andy Irons, al quale associo la foto più emozionante dell’anno. E perché anche le mie ceneri finiranno in mare, altro che suolo, seppur con meno merito delle sue.

- Aldo Giuffrè, per il duetto con Adelina.

- Dennis Hopper, l’ho già detto.

- J.D. Salinger, l’ho già detto.

- Enzo Bearzot, il primo che avrò sempre in faccia al pensiero di una pipa. Altro che Magritte.

- Alda Merini, l’ho già detto.

- Eric Rohmer, per La mia notte con Maud.

- Anita e Andrea, perché, parafrasando il colonnello Douglas Mortimer: "Succede, a volte, tra madre e figlio."

- Tonino Carino, per le cuffie giganti che non ho mai avuto.

- Roberto Lombardi, per l’invenzione del “diritto anomalo”.

- Emanuele Pirella, l’ho già detto, se non sbaglio, in un polverizzatore.

- Maurizio Mosca, per il pendolino.

- Malcom McLaren, perché Never Mind The Bollocks è anche merito suo.

- Mario Monicelli, l’ho già detto.

- Furio Scarpelli, perché Monicelli, forse, non sarebbe stato Monicelli.

- Suso Cecchi D’Amico, perché Monicelli, forse, non sarebbe stato Monicelli.

- Vincenzo Crocitti, il figlio del Borghese piccolo piccolo.

- Tiberio Murgia, per Ferribotte.

- Ronnie James Dio, per le doppie corna.

- Gary Coleman, perché il mio pesce rosso si chiamava Abramo.

- Manute Bol, perché in Sudan è ancora un disastro, nonostante i suoi fragili 2 metri e 31 centimetri ci abbiamo provato fino alla fine.

- Pietro Taricone, l'unico (ebbene sì) a cui donammo un televoto. E perché, come dicono quei matti che si lanciano da 4000 e più metri: “Non è il cielo che uccide, ma la terra.”

- Tony Curtis, per Josephine.

- Stephen J. Cannel, per l’A-Team.

- Solomon Burke, per Everybody needs Somebody to Love.

- Blake Edwards, l’ho già detto nell’ultimo polverizzatore.

- Uccio Aloisi, per quell’autografo che ci firmò con la timidezza dell’esperienza.

Poi, a pensarci, sono arrivate Bianca, Lucia e Sofia Liria. Possiamo crederci ancora.

venerdì 17 dicembre 2010

Mi serve un Polverizzatore Thompson (12)

- In questi tristissimi giorni, con l’impero che continua a scavare, è inevitabilmente venuta fuori ovunque la riunione pre elettorale di Antonio La Trippa. Pur ammettendo la meravigliosa coincidenza dei tre voti, vorrei dare un contributo ulteriore: “Avete visto come si fa la democrazia?” 

- A parziale giustificazione e in vista delle elezioni di primavera, è arrivata immediata la risposta del governo alle accuse di compravendita: “Cassano il ribelle finisce al Milan. La Sampdoria lo cede gratis. In rossonero dal 3 gennaio”.

- Scatenati i quotidiani sulla mancata pena capitale verso i fermati dopo gli scontri di Roma: “Premiati i devastatori di Roma” (Il Giornale); “Liberi di bruciare l’Italia" (Libero); “Istigazione a delinquere”. (La Padania). Chissà se a qualcuno è passato per la testa di leggere le motivazioni dei giudici.

- Che poi, a ben vedere, dovrebbero prendersela col loro capo, visto che fu proprio lui (legge 332 del 1995), forse per un ennesimo gesto di riconoscenza verso il latitante “tunisino”, a modificare il codice di procedura penale in termini di custodia cautelare. Sentite che bello: “In Italia abbiamo tutti pagato un prezzo troppo alto in termini di democrazia e di salvaguardia dello Stato di diritto, a causa di una malintesa ideologia giustizialista, di un’ idea vendicativa della giustizia penale”.

- A proposito di giustizia sommaria e tristezza assoluta, segnalo, l’altra sera, la micidiale interpretazione di Ignazio La Russa (voto 3,25, media tra lo 0 rimediato da Santoro e il 6,5 come doppiatore di Garth AmoreDiMamma in una vecchia puntata dei Simpson). Che il silenzio possa avvolgere la miseria del Ministro della Difesa. Il Ministro della Difesa, ma tu pensa.

- Di riflesso, per chi non lo sapesse, ricordo che il suddetto ministro è padre di tre figli: Geronimo, Lorenzo Cochis e Leonardo Apache. No, non sto scherzando.

- Dev’essere per questo che tempo fa m’ero segnato questo Trilussa: “L'omo scenne da la scimmia, nun è che sta bbestia ciabbia fatto tanto onore. È 'na questione de modestia, j'arispose er Ranguttano (orangutan), l'importante è che la scimmia nun sia scesa dar cristiano”.

- Eccezion fatta – evidentemente - per quella di La Russa, scopriamo, a seguito delle polemiche in casa Tim, delle quali francamente non sentivamo il bisogno, che il culo di Belen (a mio giudizio, frutto di indagini sul campo, sopravvalutato) non piace alle famiglie.
Ora, fermo restando che prima farei la stessa domanda agli uomini di quelle famiglie ma senza le famiglie presenti, vien da pensare che forse, anche la pluripremiata casalinga di Voghera (voto 9 alla pazienza) potrebbe iniziare a capire il significato e il potere che questo continuo bombardamento ha sulla popolazione, tipo distogliere l’attenzione sul reale operato del soggetto pubblicizzato e cercare il consenso facendo leva su primordiali istinti. E poi va beh, qualche chicca ogni tanto, tipo la mia preferita: “vogliamo anche vincere il cancro” (io no, io voglio che tutti muoiano, magari tra giugno e luglio). In una parola, Forza Italia (e successive declinazioni).

- Certo, allora dovremmo tutti passare a Infostrada perché Fiorello ci è simpatico. Ma insomma, ci siamo capiti.

- Rimanendo nel ramo simpatia, propongo un’idea geniale a chi si trovasse ancora con il capodanno scoperto (sul culo – il nostro, mica di Belen - ormai, ci siamo messi l’animo in pace): "Al Monkey Lounge & Wine bar, storico locale dell'Hotel Cristallo di Cortina, arriva il Jerry Calà LIFE Show. Canzoni e sketch per rivivere gli anni ruggenti di Vacanze di Natale. Cantando Maracaibo. Dal 26 dicembre al 2 gennaio".

- Più o meno alla base del “sono tutti uguali”, ecco la votazione a seguito della proposta di Antonio Borghesi sull’abolizione del vitalizio che spetta ai parlamentari dopo solo 5 anni di legislatura a differenza dei comuni mortali:

Presenti 525
Votanti 520
Astenuti 5
Maggioranza 261
Hanno votato sì 22
Hanno votato no 498.

- Rosy parte in quarta, al volante c'è Bossi jr. Il primogenito del senatur con la sua Pupa. (Tgcom)

-  E poi va beh, se Jack Lemmon è il mio attore preferito, il merito è soprattutto di Blake Edwards.

giovedì 9 dicembre 2010

Già, cosa?

Ci risiamo, con 'sto mare che non capisci perchè non si abbia tutti la fortuna di poterlo vedere ogni giorno, quando si vuole. Con quei diavolo di odori e sussurri umidi.  E le nuvole disegnate sopra.
Allora non si può non essere d'accordo col tipo del chioschetto - lì al Parco del Virgiliano, col sole e la birra a veder beccheggiare Nisida, Procida e le altre - mentre, con l'accento che purtroppo non riuscirò mai a rendere con le lettere, vassoio in mano si congedava dal tavolo di fianco al mio indicando l'orizzonte:

"Signo' ma che avimm' fatt' pe' meritarci tutto questo?"

lunedì 6 dicembre 2010

Non lo so

La scrittura è tutt'altro che un sollievo. La scrittura rievoca, precisa. Introduce un sospetto di coerenza, l'idea di un realismo. Si sguazza sempre in una caligine sanguinolenta, ma un po' si riesce a raccapezzarsi. Il caos è rinviato di qualche metro. Misero successo, in verità.

(da Estensione del dominio della lotta - Michel Houellebecq, 1994)

martedì 30 novembre 2010

Come fosse mea culpa

"Quanno se scherza, bisogna esse' seri!"
  
(da Il Marchese del Grillo, 1981)


In definitiva non è che riesca a parlare così bene. Il fatto è che mi distraggo e penso ad altro oppure penso a quella cosa che mi è stata appena detta, ma ci penso così tanto (in rapporto ai tempi di una normale conversazione, intendo) che a quel punto, vista l'inevitabile evoluzione del dialogo, ha più senso starsene zitti. Inoltre, storicamente, sono un disastro, non nel senso che sono un disastro io ripercorrendo la storia della mia vita, ma proprio nella storia del mondo e degli uomini, così finisce che non riesco a contestualizzare alcunchè con conseguente perdita di credibilità. 
Dev'essere per questo che quella volta una mi diede ripetutamente dell’ottuso. Ottuso, capite? Mica stronzo, coglione, puttaniere, idiota, traditore e simili, no, ottuso (è evidente che solo le persone che adori possono schiantarti in questa maniera): “notevolmente limitato nelle capacità intuitive, intellettive, sensoriali”. Notevolmente. Ok, è solo il suo "collezionismo di parole complicate", però poi mi disse altre cose e io - cosa mai successa né ripetuta - presi cappotto e sciarpa e andai via di casa (che, per dovere di cronaca, era la sua) ma sto divagando.
Era per dire quanto sia insopportabile quel senso di impotenza, quel non riuscire a trovare le parole giuste eccezion fatta per qualche offesa generica. E poi mi capita pure di sbagliare questa meraviglia che sono i congiuntivi ogni tanto. Così, spesse volte me la cavo con il silenzio, perché ai miei interlocutori certo non posso chiedere di aspettare qualche minuto mentre caco, dormo, suono, pedalo, cucino, fisso il soffitto o qualunque altro punto nello spazio, mi massaggio le tempie, salgo le scale, mi spremo i punti neri, sorseggio dal bicchiere, leggo (col tipico risultato di dover tornare indietro di varie pagine perché gli occhi sono andati avanti ma la testa no e allora cosa diavolo vuoi capire), insomma, tutte quelle situazioni in cui i pochi neuroni rimasti si mettono in moto e ricordano discussioni pendenti solo nella mia testa per poi riuscire - in ovvio e clamoroso ritardo - a trovare risposte e argomenti almeno decenti.

Successe la stessa cosa un paio di anni fa, a casa dei miei, in attesa del caffè dopo pranzo. Credo fosse all’interno della rubrica settimanale a cura di Vincenzo "è tutto bello e imperdibile" Mollica, in coda al Tg1:

- Papà (di stima verso la condizione fisica): “Come sta bene, o no? Ma quanti anni ha?"
- Cirello (sciolto): “Credo sicuramente più di novanta”
- Mamma (la sentenza del nord produttivo): “Ci credo che sta bene, guardagli le mani, quello è uno che non ha mai lavorato!”
- Cirello: “…”

Mia madre, cavolo, quella dolcezza di mia madre. 
Rimasi zitto per un po’ con quella frase agghiacciante che martellava contro la mia idea di mondo e delle cose per cui si vive: “Mario Monicelli non ha mai lavorato, Mario Monicelli non ha mai lavorato, Mario Monicelli non ha mai lavorato…”.
Di nuovo nella situazione di cui sopra. E neanche quella volta riuscii ad argomentare alla Umberto Eco, per dire:

ma poi mi rendo conto che il problema della Stupidità ha la stessa valenza metafisica del problema del Male, anzi di più: perché si può persino pensare (gnosticamente) che il male si annidi come possibilità rimossa del seno stesso della Divinità; ma la Divinità non può ospitare e concepire la Stupidità, e pertanto la sola presenza degli stupidi nel Cosmo potrebbe testimoniare della Morte di Dio.

Né, che so, come Paperino:

sapete bene che è il momento dei miei dieci minuti di ginnastica.

Così, presi (a ragione) la frase di mamma come un attacco frontale alla mia laurea e a tutto quel mondo che scrive, dipinge, scolpisce, compone, studia, ricerca, suona, legge, dirige, fotografa. In poche parole, le persone che non si spaccano la schiena nei campi, che quindi (chiudiamo semplicemente il cerchio) “non hanno mai lavorato.”
Poi pensai a quella puntata dei Simpson in cui la famiglia deve decidere dove andare per la consueta gita domenicale e alla fine - tra la proposta splatter di Bart, quella crepuscolare di Marge e quella relativa a fiere mangerecce o mostre di cose imbecilli tipica di Homer - vinse l’ala culturale, quella di Lisa: la fiera del libro.
Ora, potete immaginarvi le lacrime e la tragedia personale di Homer, con già in testa qualche ettolitro di birra o un viaggio sul dirigibile della Duff, ma la maggioranza, a volte, vince anche a Spingfield, allora tocca accettare: 
“Ma a cosa diavolo servono i libri? Io ne ho letto uno solo, La capanna dello zio Tom e mi ha solamente insegnato che non si giudica un uomo dal colore della pelle. A che diavolo servono i libri? Buaaaaaaaaaah! Buaaaaaaah!”

Ecco, fu questa la mia risposta. Ma non credo andò a segno.

Niente funerali né estrema unzione (come vorrei io peraltro, con l’aggiunta della cremazione, giusto montè?), in stile col personaggio, così come il salto dal quinto piano: “zingaro” fino alla fine

E mi raccomando, "Un po' di rispetto, è un cadavere morto!" (da Totò e Carolina, 1955)


lunedì 29 novembre 2010

Ci salva l'aviatore

- Cindy: “Come capirò il segnale?”
- Colonnello John Matrix: “Perché vedrai saltare in aria la terra.”

(da Commando - Mark L. Lester, 1985)

Non che ci credessi molto. E poi ero un sacco distratto. Pieno di cinghiale per giunta. Però almeno un paio di minuscoli granelli di sabbia credevo di togliermeli. E invece.

Va bene che sono un giovane ingenuotto sensibile al fascino del complotto, ma mica pensavo al ritrovamento del Santo Graal o a chi fosse il datore di lavoro di Lee Oswald, a perché morì Jimi Hendrix, a chi c’è dietro Ustica e Piazza Fontana e Della Loggia, l’Italicus e la stazione di Bologna, a Mattei, De Mauro e Pasolini, a dove diavolo si trovava Atlantide, alle armi di distruzione di massa in Iraq, al perché non ci sono più Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, a chi ha suicidato Sergio Castellari e Giuseppe Pinelli, ci mancherebbe, non mi aspettavo tutto questo né altre risposte.
E sì che ce ne sarebbero di domande da fare: cioè, per dire, ma ci sono andati sul serio sulla luna o stavano davvero dentro agli Universal Studios? Chi ha rubato la mia prima copia di Sulla Strada durante la festa di capodanno 2000? Salvatore Giuliano era lui o suo fratello? E il mostro di Loch Ness, esiste sul serio? Ditemelo una volta per tutti, La Gioconda, chi è? Sarà forse un alieno? Cosa diavolo c’è nell’area 51? Sti diavolo di cerchi nel grano, come li fanno? E quelle tre guardie svizzere morte nel ‘98, ci diranno mai cosa succede in Vaticano? Ad esempio, perché De Pedis a Sant’Apollinare? E Emaunela Orlandi? E Calvi? E Sindona? E Papa Luciani? Paul McCartney, è lui o un sosia? Le fogne di New York, oltre che di topi, sono davvero piene di alligatori giganti? Perché fu messo in atto e fatto fallire il golpe Borghese? Chi ha fatto fuori, Fabrizio Fabrizi “l’avvocato dei carabinieri”, lì dietro al mercato coperto? E quei 140 della Moby Prince? Perché Arresti Riina dopo 25 anni di latitanza e invece di perquisire casa, levi la sorveglianza per poi ritrovartela qualche giorno dopo - la casa, non la sorveglianza – pulita e ritinteggiata, davvero sono così maldestramente geniali? Dove cazzo è il tesoro dei Templari? E quell’1-1 col Camerun al mondiale ’82?
Davvero si spiega tutto con il 61 collegi a zero per La casa delle libertà (non ancora trasformatasi in popolo) nelle politiche siciliane nel 2001 (mica due a uno in zona cesarini, no, proprio 61 a zero. Sessantuno)?
Ma soprattutto, Monica Lewinsky, ha ingoiato?

Niente di tutto questo dicevo, niente crollo del mondo, niente supersegretimisteriosiincredibilmente svelati. No, sì va bene, un paio di passaggi di armi e navi e bombette varie per poi svelarci che Erdogan è una “minaccia islamica”, che Gheddafi "usa il botulino", che Kim Jong-il è “vecchio e flaccido” che Merkel è “poco creativa” e via deliziando, senza dimenticare la vera rivelazione, quella che definisce Berlusconi come "incapace, vanitoso e inefficace”.

A farla breve e senza troppe pippe, si potrebbe pensare che se il governo italiano è morto a seguito di una cubista minorenne e non per tutto il resto dello schifo, allora una bella terza guerra mondiale (così faccio il mio esordio dietro le barricate, “Cirello: senza uno straccio di arma – eccezion fatta per mani e piedi - prova a mettere ordine dietro i cassonetti con la consueta sagacia tattica. Viene falciato immeritatamente da una sventagliata di mitra al terzo minuto prima ancora di riuscire a buttare il cuore oltre l’ostacolo. Non Giudicabile.) potrà pure venir fuori da un paio di pettegolezzi da bar. O da social network. Meno male che mi tengo alla larga. Mica dai bar, s'intende.

venerdì 26 novembre 2010

...and rattle your walls

Capita spesso di essere d’accordo con le cose che si leggono e in chi le scrive. Anche perché c'è una sorta di sottile soddisfazione nel trovarsi di fronte a quel che si pensa e si vorrebbe dire ma (lo confesso senza bisogno di assoluzioni) scritto molto meglio. E poi perché sono convinto che leggere pensieri altrui sia un buon mezzo per formarsene uno proprio. Di pensiero, intendo.
Michele Serra è tra questi, uno a volte persino più retorico di me (motivo per il quale ho quasi smesso di seguire Crosetti), ma che riesce spesso ad intercettare i miei umori.
Pensavo a questo durante la lettura de L'Amaca dello scorso 25 novembre. Insieme però, pensavo anche che io non ho 56 anni.
E scriverlo mentre dalle casse esce una rivalutata versione di The Times They Are a-Changin' (in Mtv Unplugged - Bob Dylan, 1994), insinua ulteriore ansia e consapevolezza di non starci a capire granché. Nel ramo vita, dico.


L'AMACA - da La Repubblica, 25 novembre 2010

venerdì 19 novembre 2010

Mafioso a chi?

Ci avevo passato le dita sopra. Avevo anche chiuso gli occhi. Facevo scivolare il polpastrello dell'indice sull'intera superficie. Dall'alto in basso. Poi quando passavo sul buco, mezza unghia si arenava. Lo facevo su tutte le vetrine. A volte nei fori entrava l'intero polpastrello, a volte mezzo. Poi aumentai la velocità, percorrevo la superficie liscia in modo disordinato come se il mio dito fosse una sorta di verme impazzito che entrava e usciva dai buchi, superava gli avvallamenti, scorrazzando sul vetro. Sin quando il polpastrello mi si tagliò di netto. Continuai a strisciarlo lungo la vetrina lasciando un alone acquoso rosso porpora. Aprii gli occhi. Un dolore sottile, immediato. Il buco si era riempito di sangue. Smisi di fare l'idiota e iniziai a succhiare la ferita.
I fori del kalashnikov sono perfetti.


(da Gomorra - Roberto Saviano, 2006)

Il Giornale, a margine di un povero e sconfortante editoriale del direttore Vittorio Feltri, propone una raccolta firme contro Roberto Saviano, reo di dare del mafioso al Nord, con la maiuscola (che poi non ha detto questo, ma va beh).

Ora, senza stare a tirar fuori i decennali rapporti dell'Antimafia su questi fatti (quello che fa Saviano, per intenderci), basterebbe ricordare che "la primula rossa di Corleone" Luciano Leggio (o Liggio, potere dei dattilografi, come per Andolini che diventò Corleone) fu arrestato per la seconda volta - anche lui, come Iovine e Lo Nigro e tanti altri, sorridente verso i fotografi - in via Ripamonti, a Milano. Nel 1974.
Oppure, se proprio non vogliamo andare così indietro, che il 29 ottobre scorso, il camorrista Raffaele Guarino, è stato assassinato con tre colpi di pistola in faccia. A casa sua. A Medesano, provincia di Parma.

Insomma, più che da Feltri, andrei a bussare - e firmare - da Articolo 21: "per Roberto Saviano (che dà del mafioso ai mafiosi)".

lunedì 15 novembre 2010

Cadenze di liuto

E' sempre ua figata tornare a trafficare con la pellicola, sì, va beh, per digitalizzarla, ma non è questo il punto.
Allora si accumulano cd sopra il tavolino e dopo il Requiem di Verdi (mica cazzi) mi sono fermato qui, mentre passava il fotogramma 17A (1Z per la questura):

Ophelia, la seta e le ombre nere ti avvolgono leggere,
ma dormi ormai e sentirai cadenze di liuto...
Ophelia non puoi sapere quante vicende ha visto il mondo,
ma forse sai e lo dirai con magiche parole...
Ophelia le tue parole al vento si perdono nel tempo,
ma chi vorrà le troverà in tintinnii corrosi...


(da Ophelia, in Due anni dopo - Francesco Guccini, 1970)

domenica 14 novembre 2010

Prova su strada

E' che era appena partita lu rusciu de lu mare e non avevo voglia di fermarmi per la benzina, girare la chiave e spegnere la macchina. Quindi la radio. E il canto.
Allora, anche se - giustamente - non ve ne può fregare di meno, dichiaro che ad una media di circa novanta chilometri orari, la riserva della brizzolata (con due persone a bordo) garantisce almeno 52 chilometri.

mercoledì 10 novembre 2010

Continuare a giocare

Sopra le tombe d'altri mondi
nascono fiori che non so
ma fra i capelli di altri amori
muoiono fiori che non ho


(Secondo Intermezzo, in Tutti morimmo a stento - Fabrizio De Andrè, 1968)

L’urlo di Allison. Dawn è lì, dentro la culla. Supina. Con la bocca aperta, quasi sorridente. Maglietta e pannolino bianchi. Minuscola, stesa tra le pieghe di una coperta turchese, azzurra, verde mare. Boh, non che interessi granché. E un elefante rosa di pezza ai suoi piedi.
“Questi sono tutti problemi a cui non devi neppure pensare quando hai una sana ed onesta tossicodipendenza”, diceva Renton.
Infatti erano tutti insieme, allungati per terra nell’altra stanza, lui e Spud, la “madre superiora” e Tommy. Occupati a farsi. Nessuno si era accorto che Dawn fosse morta, forse di stenti, non ci è dato saperlo. Compreso Sick Boy, per la prima volta conscio di essere padre. L’aveva lasciata lì, sola in mezzo a tutti gli altri, che adesso sapevano: sua figlia.

Non so perché, ma ho pensato a questa scena leggendo di un bambino di tre anni che non vede più la mamma prima di trovarla in bagno, per terra. Morta. Probabilmente per la caduta dopo uno svenimento causa diabete. Allora sì, potremmo fare una bella sorpresa a mamma quando si sveglia. Il vicino di casa lo ha trovato lì, per terra anche lui, sereno. Si era portato i giochi dietro, sul pavimento del bagno. Sparpagliati in ordine come solo i bimbi sanno fare. E chissà che succede quando capisci che se esiste la vita esiste anche il suo contrario, quando si mescolano - diventando inevitabilmente senza senso - tutte le parole che identificano le stagioni dell'esistenza: nascita, infanzia, pubertà, preadolescenza, adolescenza, maturità. E poi adulti. Poi ancora vecchi.
E allora ripensandoci, ha ragione papà a dire che si è sempre giovani quando i genitori sono ancora lì, a rimboccarti le coperte. E a ricordarti il fazzoletto.

mercoledì 3 novembre 2010

Mi serve un polverizzatore Thompson (11)

- Per la gioia di tutti è iniziata le centoseiesima edizione del Grande Fratello, al solito piena di casi umani che nelle intenzioni dovrebbero rappresentare l’Italia tutta e non solo centri d’igiene mentale chiusi con troppa frettolosità. Do un’occhiate alle schede:

C’è Nando, che partecipa per far morire d’invidia la sua ex che invece, suppongo, nel frattempo, se ne sta sbattendo alla grande. Di cosa o chi non ci è dato saperlo. Però con invidia.

Rosa, la cui ambizione è entrare in magistratura ma son il sogno nel cassetto di diventare attrice di teatro. Brava Rosa, la strada, visti i tempi, mi sembra quella giusta.

Giuliano, che di mestiere fa “l’accompagnatore di signore”. E credo sia giusto fermarsi qui.

Il bell’uomo della stagione dovrebbe essere Davide, direttamente dai Grandi Alberghi di Montesilvano, uno che, stimolato a dovere, non dovrebbe aver problemi ad andare di lingua, come dicono a Parigi, in curriculum vanta la conoscenza di italiano (ma questo lo scopriremo presto), olandese, inglese, francese, spagnolo, tedesco (e questo, forse, non lo scopriremo mai).

Guendalina “non potrebbe mai rinunciare ad andare al parrucchiere”, e dalla foto avrei dei dubbi, se non altro sulle qualità del parrucchiere.

Il violinista, arrangiatore, producer e modello Alessandro, si dichiara appassionato di filosofie orientali e – ma va? – tra i suoi libri preferiti c’è Siddharta. Ma questo avrei potuto dirvelo pure io. Allora non vado avanti.

In attesa delle prime tette, scopate, bestemmie, risse, culi, cazzi, rutti, scorregge, “il mestruo, la pipì e la pupù”, che ogni quotidiano farà a gara per mostrarci. Per solo senso del dovere, intendiamoci.

- La notizia del mese arriva dalla dottoressa Lesley Walzer (voto 7,5 all’idea di ricerca) del Cancer Research UK (a breve documentario BBC): "Sesso orale (10) e tumore (0) alla bocca. Esiste un collegamento." Non so quale sia il rimedio della dottoressa però mi piacerebbe (non per spirito laido, intendiamoci) vederla con il suo uomo. Già m’immagino una situazione del genere:
Lei (mentre lui scompare con la testa fra le sue gambe): “No caro no, te l’ho già detto due ore fa che potrebbe venirti un tumore alla go…alla gola…hai capito?...alla go…la…sì…no…sì…”.
Lei (in situazione opposta, con lui in posizione di inequivocabile invito): “No caro, te l’ho già detto due ore fa, potrebbe venirmi un tum….”
Lui: “Sì, sì…”
Non so voi, ma vista l’incidenza, un tumore me lo rischio volentieri. E credo di poter farmi portavoce di tutte le (perlomeno “mie”) donne. Presenti, passate e future.

- “Dopo l’Addaura Emanuele mi disse: in quell’attentato c’entra la Polizia.”, a parlare, dopo 21 anni di paura, è Gianmarco Piazza, fratello di Emanuele, collaboratore del Sisde, scomparso nel 1990, qualche mese dopo aver contribuito a sventare l’attentato contro Falcone e famiglia, lì a sud della spiaggia di Mondello.
Chissà se si saprà mai chi c’è dietro questa verità che si porta dietro poliziotti morti, probabilmente ammazzati da altri poliziotti.
Allora, ancora una volta, mi tornano alla mente le parole di Giuseppe Ayala, che sintetizzò così il dialogo con Falcone all’indomani del fallito attentato:
“Ci guardammo senza parlare e ci venne in mente la stessa cosa a tutti e due: ma questa, solo mafia è?”

- Piuttosto incomprensibilmente, Ciro Ferrara (7,5, da difensore) è il nuovo ct under 21: “Non sono lippiano”. Apprezzo la presa di posizione ma avrei preferito un outing (si dice così no?) più deciso, che so, del tipo: “Non sono un allenatore”.

- Torna sugli scudi Rocco Buttiglione: “Essere gay è oggettivamente sbagliato”. Chissà se saprà di essere oggettivamente un coglione.

- Alessandra Mussolini s’incazza e ricorda: “Meglio fascista che frocio!”

- Berlusconi para e affonda di fioretto: “Meglio appassionato di belle ragazze che gay.”

- Il Giornale: "Il bunga bunga di Fini" (e relativa vignetta con Berlusconi che corre dietro a Fini, entrambi nudi, con il secondo che urla “no, il bunga bunga no!!”)

- Famiglia Cristiana: "E' malato."

- Libero: "L’elisir di bunga vita. Il premier si sveglia: a Bruxelles risolve i conti, a Napoli i rifiuti."

- Il Manifesto: "Uragano Ruby"

- Mick Jagger: "Goodbye, Ruby Tuesday / Who could hang a name on you? / When you change with every new day / Still I'm gonna miss you..."

- Kaiser Chiefs: "Ruby, Ruby, Ruby, Ruby
Do you, do you, do you, do you
Know what you're doing, doing, to me
Ruby, Ruby, Ruby, Ruby

Due to lack of interest
Tomorrow is canceled
Let the clocks be reset
And the pendulums held"


- Nel frattempo, Cirello, in viaggio con Dylan (min 6:14) e De Andrè (4:40) sulla A24, attende il giorno in cui questo Casanova da basso impero venga violentato sulla via da lui stesso creata. Quella della Povertà (e qui di fianco metteteci quello che vi pare).

- E niente, fermo restando la miseria di tutto ciò, mi son tornate in mente le parole di quella che, per qualche istante, è stata leader dell’opposizione: “Non posso stare con un uomo che frequenta minorenni […]. Figure di vergini che si offrono per rincorrere il successo” (Veronica Lario, 3 maggio 2009).

- Bruno Vespa, al solito sempre sul pezzo, dirige una puntata promozionale con i protagonisti di Benvenuti al Sud (uscito al cinema proprio in questi giorni, il primo di ottobre…). Incredulo e spaesato che si attendeva un plastico della questura di Milano.

- In tutta questa tristezza da difensori del “sono affari suoi”, penso a come sia difficile avere una figlia di una età che boh, decida chi genitore lo è già, e cercare di farle capire che no, le virtù sono altre.
Sempre sperando che non ci risponda citando la classe di Immanuel Casto: “Ma perchè devo imparare il congiuntivo se sono così brava ad aprire il culo?”

- Dopo 84 anni e 40 milioni di auto prodotte è ufficialmente morta la Pontiac, anche lei fagocitata dalla General Motors senza manco un rutto di soddisfazione finale. Al limite una conveniente scorreggia (perché si sa, come si diceva - per evidenti motivi - in camper verso la baviera: “se la loffa è una litigata, la scorreggia è una risata”) in un consiglio d’amministrazione. Niente più eredi, l’albero genealogico si chiude qui. Una cosa contro natura. Come i genitori che sopravvivono ai propri figli. Ma il rombo e quella silhoutte da mangia asfalto li ricorderò anche se di macchine e motori non me n’è mai fregato alcunché. Ma delle cose belle, sì. Allora, in un certo senso, basterà poco, sarà sufficiente riguardare la Pontiac Le Mans del 1971 di Gene Hackman (Il braccio violento della legge - William Friedkin, 1971), la Pontiac Trans Am en Grand Prix del 1979 nell’ultima recita di Steve McQueen (Il cacciatore di taglie – Buzz Kulik, 1980), la Trans Am del 1973 rubata da Jeff Bridges (Una calibro venti per lo specialista – Michael Cimino, 1974), e poi va beh, sì, la Pontiac Firebird TransAm del 1982 guidata da Michael Knight (vero nome, ricordiamolo, Michael Long).

- "Valeria Marini come Anita Ekberg. A Fontana di Trevi rivive la dolce vita" (TgCom). Bene così, continuiamo a mentirci.

- Alessandro, tempo fa, rispondendo a chi gli chiedeva cosa facesse in qualità di ingegnere del suono: “Cerco di abbattere il rumore.”

- Allora passo alla cronaca locale: brindisi e risa di giubilo in camera di Cirello, dove finalmente (ringraziando il Mono per la consulenza e Fiorenzo per la malattia) si potrà ascoltare musica in maniera decente (perché spesso le cose vecchie risultano sistematicamente più belle?), senza fruscii apprezzabili.

Fino a questo momento, mentre suona The Great Gig in the Sky, superati alcuni attimi iniziali di timore dovuti a collegamenti sbagliati sulla cassa di destra, ecco la scaletta:

Da brividi:
- Everything in Its Right Place (da Kid A – Radiohead, 2000)

Per gasarsi:
- Kashmir (da Physical Graffiti – Led Zeppelin, 1975)

Prima del sonno, con i libri e i pensieri:
- Nebraska (tutto l'album - Bruce Springsteen, 1982)

Dalla chiusura del libro, a cullare i pensieri rimasti a cavallo del buio:
- Pat Garrett & Billy the Kid (tutto l'album - Bob Dylan, 1973)

Primi occhi aperti, col latte in caldo e i piatti da lavare:
- Nona sinfonia in Re minore (Ludwig van Beethoven, 1824)

Vediamo come va con un suono più sporco:
- The Complete Recordings (tutto - Robert Johnson, 1936/1937)

Per strillare:
- Thunder Road (da In Concert MTV Plugged – Bruce Springsteen, 1993)

Va beh, vediamo se suona bene sul serio:
- In the court of the crimson king (tutto - King Crimson, 1969)

E sì, in attesa che mi lancino il componente finale, direi che ci siamo.

giovedì 7 ottobre 2010

Era una notte buia e tempestosa.

Fermo restando che darei il primo premio - perlomeno alla carriera - a quel geniaccio di Snoopy, segnalo che l'American Book Review ha stilato la lista dei "cento migliori incipit di romanzo" (per la cronaca, vince "Chiamatemi Ismaele." Moby Dick).
Ora, il gioco è effettivamente molto appetitoso e gradito, soprattutto da noi bambini cresciuti, ma almeno per ora nascondo la mano, anche perché, traduzione a parte, non saprei se buttarmi sul primo periodo, capoverso o interruzione di fiato.

A parte (ma neanche tanto) tutto questo, oggi sono passato in libreria con una bella lista già scritta, che intendiamoci, non è che sia esattamente il mio metodo classico, anzi, ma va beh, era solo per dire che non so proprio quale, per primo, sazierà la mia golosità.
Però mi piace condividere l'idea di una scelta. Allora, in diretta, leggo e trascrivo. Le prime righe, s'intende.

- L'animale morente, Philip Roth (E tutti con sto diavolo di Roth, vediamo un po' com'è, sto Roth):
L'ho conosciuta otto anni fa. Frequentava il mio corso. Io non insegno più a tempo pieno, e se volessi essere preciso dovrei dire che non insegno letteratura: già da molti anni tengo un solo corso, un grande seminario di critica letteraria, per i laureandi, che ho chiamato Practical Criticism.

- Questo bacio vada al mondo intero, Colum McCann (non ricordo da chi e dove presi quest'appunto, in ogni caso, saltuariamente, un libro edito da Rizzoli dovrò pur comprarlo):
Quelli che lo videro ammutolirono. Su Church Street. Liberty. Cortland. West Street. Fulton. Vesey. Un silenzio intento ad ascoltarsi, solenne e bellissimo. Alcuni in un primo momento pensarono a un'illusione ottica, a un effetto atmosferico o a un calare dell'ombra. Altri lo presero per il classsico scherzo metropolitano: si sta impalati con il naso per aria finchè non si raduna un gruppetto di curiosi che sollevano la testa a loro volta, annuiscono, confermano, e alla fine si trovano ad osservare il nulla assoluto, come in attesa della fine di una gag di Lenny Bruce.

- Devozione, Antonella Lattanzi (sarà che ormai è di casa da quelle parti, ma di Bassimo, su queste cose, mi fido):
Nikita si è scelta un nome battagliero.
In russo è maschile e al cinema è il nome di una guerriera. A Roma, nel quartiere delle stelle cadenti, una cappa viola e rossa stringe d'assedio la città. Poi, di colpo, come uno sparo si fa buio. - Muoviti, Pablo. Entra.


E poi sì, per inciso, se si volesse fare la classifica opposta, quella del miglior epilogo, per me non ci sarebbe partita. I Sotterranei.