domenica 27 marzo 2011

Fammene un'altra

Come i bevitori di birra sanno bene, una volta aperto il rubinetto (nel senso di pisciare), la frequenza con cui tornerai al cesso aumenta esponenzialmente ad ogni successivo sorso.

E insomma, andarci più e più volte, permette di notare dettagli sfuggiti durante visite occasionali.
Tipo questa frase ineccepibile, nello stile e chiarezza d'esposizione, scritta a penna sul dispenser della carta igienica, da Sante, lì al Pratello.
E che non vedi l'ora di raccontare a chi ti aspetta assetato al bancone:

"Sto facendo uno stronzo bestiale."

martedì 22 marzo 2011

Misanderstending

Come ogni tanto accade, stamattina, a fine allenamento, mi sono un po' attardato a parlare con il re dell'aneddoto Paolo, di quando ci si ferma ore sul tubo a cercare vecchi incontri (le due sfide Monzon-Briscoe, in questo caso) nei nostri momenti di solitario delirio casalingo,

Questo per dire che, rientrato negli spogliatoi (dopo un - fortunatamente - infondato allarme acqua fredda), il pavimento era già pieno di panni saporiti, il sudore amalgamato al vapore delle docce e la conversazione, va da sè, entrata da tempo nel vivo:

- "...E mica l'ho capito che devono fa 'sti ammericani, prima dice arivamo, poi nun se ne fa niente..."

- "Si c'hanno messo becco, sicuro ce sta da magnà."
 

- "Eccerto, si nun ce sta da guadagnacce quarcosa, figurate se movono er culo."
 

- "La situazione è quella che è, però, fidate, comarsolito nun ce stanno a dì tutto."

E insomma, a breve mi sarei aspettato una battuta sul colonnello, sul baciamano o su "stibbastardidemmerda". Invece, proprio mentre stavo per inserirmi con una mia personalissima banalità, ecco che il dialogo si svelava nella sua vera essenza:

- "Eppoi dice che l'anno prossimo se ne va pure Mexes!"

mercoledì 16 marzo 2011

Ne vale la pena

Roberto Saviano lancia il sasso con la mano bene in vista e propone una delle sue liste, elenchi o come cavolo vi pare, che sì  (oltre ad aver già rotto le palle), lasciano il tempo che trovano ma in qualche modo costringono a misurarsi con una scelta particolarmente difficile in questi tempi, dove si fa a gara per accumulare o sostituire senza motivo cose che si hanno già.

Ora, tra qualche giorno, forse (o più probabilmente mai), indicherò le mie dieci cose per cui valga la pena vivere, o meglio, potrei aggiungerne nove, visto che quella che sto per dirvi è successa poco fa, entrando prepotentemente in una classifica che ancora non esiste:

- Avere un amico che chiama alle 19e20 e dice: "Mi faresti un favore? Siccome sto andando a cena con i colleghi di lavoro, potresti richiamarmi verso le nove e mezza per ricordarmi di non ubriacarmi?"

martedì 15 marzo 2011

In da club

Sarà che la cara Mau, al tempo, mi omaggiò della tessera n°1, però inizio ad aver voglia di un Club del giovedì, con il caro e vecchio branco di supergiovani e una buona scorta di bottiglie.

[Ora, so che non c'entra granché, però "buona scorta", nella mia testa malata, ha fatto venire in mente questo dialogo (da Rambo - Ted Kotcheff, 1982):

- Sceriffo Teasle: "E vorrebbe dirmi che duecento uomini contro il suo Marine sono nella posizione di non poter vincere?"
- Colonnello Trautman: "Se ci manda tanti uomini non dimentichi una cosa."
- Sceriffo Teasle: "Che cosa?"
- Trautman: "Una buona scorta di barelle."]


Poi ad esempio, si potrebbe dire che in una situazione del genere, al club non ci sarebbe tutta 'sta calma intorno a Dylan, a meno che non siano le 5 del mattino con un goccio di Lucano da finire e l'ultima cazzata da modellare.

Però Pino, Peppe, Joe Santiago per il grande pubblico e Johnny Cash (anzi, levate pure il cognome) per i tesserati, con quella faccia fuori dal tempo, suona pure meglio di Dylan.
Ora gli (ci) mancano solo dei testi come questo. Che poi altro non è che il pezzo con cui mi sono svegliato e che no, proprio non se ne va:


LOVE MINUS ZERO/NO LIMIT
 

My love she speaks like silence,
Without ideals or violence,
She doesn't have to say she's faithful,
Yet she's true, like ice, like fire.
People carry roses,
Make promises by the hours,
My love she laughs like the flowers,
Valentines can't buy her.

In the dime stores and bus stations,
People talk of situations,
Read books, repeat quotations,
Draw conclusions on the wall.
Some speak of the future,
My love she speaks softly,
She knows there's no success like failure
And that failure's no success at all.

The cloak and dagger dangles,
Madams light the candles.
In ceremonies of the horsemen,
Even the pawn must hold a grudge.
Statues made of match sticks,
Crumble into one another,
My love winks, she does not bother,
She knows too much to argue or to judge.

The bridge at midnight trembles,
The country doctor rambles,
Bankers' nieces seek perfection,
Expecting all the gifts that wise men bring.
The wind howls like a hammer,
The night blows cold and rainy,
My love she's like some raven
At my window with a broken wing.

lunedì 28 febbraio 2011

Piedi nudi

Gli occhi spalancati e fissi riflettevano passivamente il mare e il cielo. Tra poco tutti sarebbero tornati a casa a bere una tazza di tè in famiglia sulla tavola della sala da pranzo. Per il momento volevano vivere con il minimo di spesa, economizzare i gesti, le parole, i pensieri, fare il morto: non avevano che un solo giorno per cancellare le rughe, le zampe d'oca, le pieghe amare che fa il lavoro della settimana.
Un solo giorno. Si sentivano scorrere i minuti tra le dita, avrebbero avuto il tempo d'ammassare abbastanza giovinezza per ricominciare da capo lunedì mattina?
Respiravano a pieni polmoni perché l'aria del mare vivifica: soltanto i loro respiri, regolari e profondi come quelli dei dormienti, testimoniavano ancora della loro vita. Camminavo in punta dei piedi, non sapevo cosa fare del mio corpo duro e fresco in mezzo a questa folla tragica che si riposava.
Il mare adesso era color ardesia, saliva lentamente.

(da La nausea - Jean-Paul Sartre, 1938)

sabato 26 febbraio 2011

Con dovuta proprietà

Ché poi uno tende sempre a farsi un sacco di pippe (a parte l'utilità del senso letterale, dico) e pensare che no, anzi sì, forse una volta era così, però vedi com'è diverso, adesso. Col sole. La notte e il casino che passa sotto su Collins Avenue. I gatti neri con le zampe, la zampa, bianca. E il vodka martini. In the Easy Keysy.
Salvo poi arrivare sempre alla solita, falsa distratta fastidiosa e presuntuosa conclusione. Fossi almeno pago del mio gioco.

domenica 20 febbraio 2011

E' un'idea come un'altra

Un sacco di cose da dire senza voglia di farlo.
Non sapere come iniziare né come finire.
Un vicolo cieco con uno specchio appeso in fondo.
Con gli infradito pronti.
Sempre più draghi.
Sempre meno principesse.

giovedì 3 febbraio 2011

Rilassante

- Charlie Brown: "Sai una cosa?"

- Lucy: "Cosa?"

- CB: "Sono giunto alla conclusione che non c'è niente di peggio del non essere amati..."

- L: "E lo smarrirsi nei boschi? Penso sia molto peggio!"

- CB: "Be', il paragone non mi sembra troppo calzante, e non sono sicuro che..."

- L: "Oh davvero? Lascia che te lo dimostri... (Lucy spinge Charlie Brown tra gli alberi) Ecco! Mettiti là per un po', in mezzo a quegli alberi, e capirai cosa intendo..."

(CB è immobile mentre arriva Linus)

- Linus: "Si può sapere cosa diavolo stai facendo lì?"

- CB: "Possono dire quello che vogliono, ma non c'è paragone... è assai peggio non essere amati che smarrirsi tra i boschi."

- Linus (andando via): "A volte penso che tu ti sia smarrito nei boschi da tutta una vita, Charlie Brown..."

- CB (ancora immobile): "Anzi, per la verità lo trovo piuttosto rilassante."

mercoledì 2 febbraio 2011

Punti di vista

Scartata questa, se mai metterò una foto sul comodino, sarà di Roberto Formigoni:

"Ma chi ha detto che ci sono state queste feste? Finora abbiamo sentito soltanto l'accusa."

venerdì 21 gennaio 2011

Al miglior fabbro

Una donna tirò tesi i suoi lunghi capelli neri
E arpeggiò musica di bisbigli su quelle corde
E pipistrelli con facce di bambini nella luce viola
Fischiarono e batterono le ali
E strisciarono a testa in giù lungo un muro annerito
E rovesciate nell'aria c'erano torri
Risuonanti campane rievocatrici, che segnavano le ore

E voci cantanti dal fondo di vuote cisterne e di pozzi esauriti.

(da La terra desolata - T.S. Eliot, 1922)

lunedì 17 gennaio 2011

La prima pagina del decennio

Generalmente, come sapete, carico solo immagini "mie", allora perdonatemi se stavolta non ho resistito. E beh, che dire, solo ringraziare di cuore la redazione tutta.

sabato 15 gennaio 2011

"Faccio amore lungo lungo"

"E' mai possibile o porco di un cane
che le avventure in codesto reame
debban risolversi tutte con grandi puttane,

anche sul prezzo c'è poi da ridire
ben mi ricordo che pria di partire
c'eran tariffe inferiori alle tremila lire."

(da Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers - Fabrizio De Andrè, 1963)

Visto che nel post precedente si è andati come al solito fuori tema (o off topic, come dicono quelli che ne sanno) e che tempo prima (post del 29 novembre) avevo scritto che "il governo italiano è morto a seguito di una cubista minorenne", copio e incollo quest'articolo di Michele Brambilla de La Stampa, che senza giri di parole spiega quello che ci attende, tristemente, con rinnovata rassegnazione e bruciori di culo:

 

Berlusconi indagato: dov’è la novità? Sono anni che è indagato e sono anni che le inchieste e i processi contro di lui non spostano un voto perché ormai gli italiani sono tutti preventivamente schierati.

E non cambiano idea neanche se gli si punta contro una pistola. Chi detesta Berlusconi sostiene che tutti questi processi dimostrano la sua inadeguatezza, per non dire di peggio, a governare. Chi lo ama è convinto che si tratti di una congiura ordita dalle toghe rosse. Insomma l’opinione su Berlusconi è fideistica nel bene e nel male, gli italiani reagiscono «a prescindere» dalla sostanza dei fatti. Dovremmo dunque pensare che anche questa volta la tempesta giudiziaria non porterà nulla di nuovo né a Palazzo, né nell’opinione pubblica. Eppure, eppure. Adesso una novità sembra esserci. Forse addirittura una novità decisiva (in un senso o nell’altro, poi vedremo perché). La novità è la straripante sicurezza ostentata dalla Procura di Milano.


Mai si era visto un comunicato, letto dal capo dell’ufficio, così dettagliato. Mai si erano annunciate prove documentali inconfutabili (si parla perfino di foto e di filmati). Mai ci si era spinti ad allegare queste presunte prove all’invito a comparire inviato all’indagato: è come se i pm fossero sicuri che tanto ormai non c’è più nulla da «inquinare». Mai, soprattutto, una Procura si era spinta a chiedere per Berlusconi il rito immediato. Ai non addetti ai lavori va spiegato che una Procura chiede il rito immediato quando ritiene che le prove siano evidenti e definitive, e che non ci sia bisogno di altre indagini o interrogatori.


Forse è davvero una svolta, perché i casi sono due. O la Procura di Milano non ha le prove documentali che ieri ha fatto intendere di avere, oppure ce le ha davvero. Nel primo caso, non soltanto il premier verrebbe assolto con l’aureola del martire, ma i pm in questione dovrebbero cambiare mestiere e calerebbe una pietra tombale su tutta la cosiddetta «via giudiziaria» usata, secondo i berlusconiani, per sconfiggere il nemico della sinistra. Nel secondo caso, Berlusconi sarebbe invece in difficoltà come mai è stato prima.


Perché siamo così tranchant? Per due motivi. Il primo è che in tutti i precedenti processi l’impianto accusatorio era tale da lasciare lo spazio - ai fan pro o contro Berlusconi - per assumere comunque una posizione colpevolista o innocentista. Una posizione, beninteso, ideologica, non fondata sulla conoscenza delle carte (figuriamoci se gli elettori leggono tutte le carte di un processo). Adesso invece la Procura parla di una «pistola fumante», e quella o c’è o non c’è. Se c’è, anche i berlusconiani più inossidabili non potranno negare l’evidenza del reato. Se non c’è, anche gli anti-berlusconiani più accaniti non potranno negare che la Procura, annunciando prove schiaccianti che non ci sono, ha commesso una grave ingiustizia e alimentato sospetti di una manovra politica.


Il secondo motivo è forse ancora più forte. Senza nulla togliere ovviamente alla gravità di altri reati contestati a Berlusconi, come la corruzione o la frode fiscale, non c’è dubbio che da un certo punto di vista ciò che gli viene contestato adesso colpisce ancora di più l’opinione pubblica. È inutile che qualcuno dica che nella propria camera da letto ciascuno può fare ciò che vuole. Un presidente del Consiglio non è un «ciascuno» qualsiasi, e se organizza feste con escort in vari palazzi, è diverso che se le organizza il signor Pincopallino. Se poi a queste feste fa sesso a pagamento con minorenni (è un reato) e poi telefona alla questura per far liberare una di queste, arrestata per furto, e la spaccia per nipote di un altro capo di Stato estero, allora è ancora più diverso.


Gli italiani si sono assuefatti a certi costumi sessuali? Fino a un certo punto. E poi, potrebbero i centristi appoggiare il governo in cambio di una politica di sostegno alla famiglia, se saltassero fuori certe foto e certi filmati? E la Chiesa, che cosa direbbe la Chiesa? Ci sarebbero ancora monsignori a discettare sul dovere di «contestualizzare»? Accuse del genere, se fossero provate, non sarebbero gossip ma questioni politiche gravi. Vista dall’altra parte, se accuse tanto scabrose si rivelassero infondate o anche solo non dimostrabili, sulla Procura di Milano cadrebbe la colpa di un inaudito colpo basso.


Ecco perché, forse, questa potrebbe essere la madre di tutte le inchieste su Berlusconi. In un senso o nell’altro, potrebbe essere la parola fine a una guerra che da più di quindici anni condiziona la politica italiana, rallentandone quando non paralizzandone l’attività. Più che un’ipotesi è una speranza, perché - lo ripetiamo per l’ennesima volta - il Paese ha altre necessità che non quella di avere un premier impegnato più a duellare con la magistratura che a governare.

venerdì 14 gennaio 2011

Bocciati

Chissà, forse avrei fatto miglior figura io in un petto a petto con Stephen Hawking a parlare di buchi neri, in ogni caso è stato particolarmente significativo vedere – e soprattutto sentire (qui e qui) – gli avvocati Roberto Cota e Mariastella Gelmini a lezione (di diritto e molte altre cose) dal professor Stefano Rodotà.

giovedì 13 gennaio 2011

Proclami da bancone

- Cirello: "Nel 2011 spero in una svolta."
- Manetta: "I tossici svoltano, Cirè."

Una vodka e una tequila erano già in attesa.

martedì 11 gennaio 2011

Una storia vera

In un primo momento avrei voluto scrivere di Shutter Island (finalmente visto ieri sera) e del fatto che Scorsese non mi emoziona più. Che è dal meraviglioso equilibrio di Casino (probabilmente il miglior film degli anni 90) che il buon vecchio Marcantonio Luciano non riesce a scaricare ventricoli e fegato sulla pellicola. Troppo perfetto, anche se non ancora freddo e calcolatore come Spielberg. Però è sempre magnifico vederlo muoversi tra la sceneggiatura e gli attori, andrei in sala nudo (se solo la smettessero con sta cazzo di aria condizionata ghiacciata) per vedere sempre questa qualità. Ma insomma, avrei voluto parlare di questo, dicevo. E invece no. Perché Scorsese - viva Scorsese! - ti fa venire voglia di andare al cinema.
E in questi giorni c’è Eastwood, ad esempio.

Allora controllo, apro giornale e siti per cercare l’orario, appurarmi - al solito - che sia proiettato in lingua originale e una volta sicuro, per evitare le fregature già sul groppone, di quelle che

si declina ogni responsabilità per variazioni di programmazione e orari non comunicati,

concludere con una telefonata in via del Corso, giusto per fugare ogni dubbio.

Perché io e il Metropolitan (al limite insieme a qualche coppia di lingua inglese nelle ultime file) ci siamo voluti bene in quei pomeriggi solitari, quando ci abbracciavamo su quelle calde, comodissime e attraenti poltrone blu notte (superiori a quelle, color ruggine, della sala Volpi di Venezia, che dormite durante de Oliveira!) che guardavano dall’alto l’unicità di quella barra poggia piedi, fedele amica non solo delle mosche da bar.

E’ vero che dopo il caffè ci ritrovavamo sempre in pochi, però a volte, almeno di sera, immaginavo, povero illuso, che la cricca di emo appollaiati sugli scalini di Santa Maria dei Miracoli o le moltitudini che affollano Messaggeri Musicali per un autografo di Marco Carta, potessero riempirlo di tanto in tanto. E invece, evidentemente, non accadeva.

Ok, ne ero a conoscenza. Avevo firmato quello scudo di carta che sono le petizioni on line ma non pensavo potesse accadere così in fretta. La morte, dico.

Poi è successo, lo scorso 29 dicembre.

Il Metropolitan non c'è più. O meglio, non respira. Allora scorrono (eccome se scorrono) quei pomeriggi in cui entravi con la luce e ne uscivi col buio, incontrando, con un po’ di fortuna, il sassofonista di Piazza del Popolo, magari con in testa il lascito delirante di Lynch. Scott, Eastwood, Coppola (che trip il redux di Apocalypse) dove vi andrò a scovare adesso?

Amaro. Sento parecchio amaro in tutto questo. Violento come lo zucchero.

Così, a pensarci, a poter scegliere il sipario della chiusura, verso la quale poco si può con gli scudi di carta di cui sopra, avrei preferito una cosa tipo Blade Runner, Otto e mezzo. O L’Appartamento.

E invece il mio addio è stato The Social Network. Bello sì. Ma va beh.

martedì 4 gennaio 2011

La gente era ancora lì

E’ vero che la necessità di festeggiare il capodanno m’è sempre stata sulle palle, com’è vero anche che il periodo in sé m’ha sempre messo addosso una tristezza infinita, a volte persino superiore a quella del carnevale.
Il tutto elevato alla potenza da 'ste diavolo di decorazioni e luci sparse per la vie che non fanno altro che togliere senso alla notte. Al suo cielo. E a far ingelosire i lampioni. Meno male che i Babbi Natale arrampicatori, almeno da queste parti, siano stati quasi totalmente sterminati.

Detto questo, confesso che a capodanno generalmente mi diverto. Malinconicamente. Da anni. Dalle uniche due sigarette della vita (Marlboro Lights) fumate nel paleozoico dentro la discoteca Jambo di Roccaraso fino all’only for the millenium party di NYC, dalla notte in solitaria passata su Italia Uno di fronte ad un castissimo speciale playboy a quando andammo fuori controllo in casa Sgalder con l’effetto di arrivare a stento attivi alla mezzanotte per poi cercare di rimediare con un surreale gioco dei mimi prima e un dinamico nascondino dopo, dalla notte sotto al Circeo in una tenda stracolma di coperte e tempestata da pioggia e vento fino alla puffetta Claudette, solerte e gratuita rifornitrice di alcolici dentro Tipografia, dalla stella strappata alla morte su di un albero in Piazza del Campo (tuttora appesa in stanza di fianco a Trevis Bikle) ad un’improbabile quanto terribile cena messicana in zona Ostiense.

Giorni fa non è stato da meno, con un Vulcan che prima dell’inevitabile schianto ti spinge ad uscire per mettere a ferro e fuoco zona Flaiano/D’annunzio, tra risse di fronte al Lalla by Wahlalla (ebbene sì), portafoglio rubato - scena top, manco Buster Keaton - al buttafuori del Baba (l'ex Toki, per capirci...), boccia di whisky giapponese arrivata verso le 2 e terminata come da pronostico alle 228, fino alla bottiglia di tequila condivisa (l'ultima di una lunga serie) da un Manetta in formissima, deciso a far tornare il bancone a ormai sopiti splendori. Che per i non ferrati, vuol dire offrire tutto ad oltranza.

E insomma, dopo un classico Califano, l’ultimo cicchetto, intorno alle 7 (prima di un magnifico ritorno in taxi verso i colli), a sorpresa, è arrivato strillando “Ve lo troverò!”. Che auguro a tutti. A patto che - lo spero proprio - abbiate qualcosa da cercare.

venerdì 31 dicembre 2010

Ci risiamo

E’ che mi ritrovo sempre a dire dell’estate e dei piedi nudi nella sabbia calda, della risacca che culla e dei brividi una volta usciti dall’acqua al tramonto. E dell’alba sopra le onde.

Poi arriva il mare d’inverno con un cappotto, che mai sente addosso un briciolo d’allegria ma troppe altre cose che solcano le guance. E che accolgo volentieri nella malinconia di un chitarrista dagli occhi serrati.

Allora, vista la tristezza che sempre accosto a questo giorno di festeggiamenti forzati, ascolto lo strazio meraviglioso di Domingo/Cavaradossi prima dell’esecuzione e penso a quelli strappati dal suolo e lì sotto sepolti dopo aver cullato per anni la vana speranza di guardare tutti dall’alto. Almeno dopo quel giorno. Vedremo. Con la consapevolezza dell’ingiustizia di un casuale incompleto freddo elenco postumo.

Così mi sembra giusto iniziare con

- Andy Irons, al quale associo la foto più emozionante dell’anno. E perché anche le mie ceneri finiranno in mare, altro che suolo, seppur con meno merito delle sue.

- Aldo Giuffrè, per il duetto con Adelina.

- Dennis Hopper, l’ho già detto.

- J.D. Salinger, l’ho già detto.

- Enzo Bearzot, il primo che avrò sempre in faccia al pensiero di una pipa. Altro che Magritte.

- Alda Merini, l’ho già detto.

- Eric Rohmer, per La mia notte con Maud.

- Anita e Andrea, perché, parafrasando il colonnello Douglas Mortimer: "Succede, a volte, tra madre e figlio."

- Tonino Carino, per le cuffie giganti che non ho mai avuto.

- Roberto Lombardi, per l’invenzione del “diritto anomalo”.

- Emanuele Pirella, l’ho già detto, se non sbaglio, in un polverizzatore.

- Maurizio Mosca, per il pendolino.

- Malcom McLaren, perché Never Mind The Bollocks è anche merito suo.

- Mario Monicelli, l’ho già detto.

- Furio Scarpelli, perché Monicelli, forse, non sarebbe stato Monicelli.

- Suso Cecchi D’Amico, perché Monicelli, forse, non sarebbe stato Monicelli.

- Vincenzo Crocitti, il figlio del Borghese piccolo piccolo.

- Tiberio Murgia, per Ferribotte.

- Ronnie James Dio, per le doppie corna.

- Gary Coleman, perché il mio pesce rosso si chiamava Abramo.

- Manute Bol, perché in Sudan è ancora un disastro, nonostante i suoi fragili 2 metri e 31 centimetri ci abbiamo provato fino alla fine.

- Pietro Taricone, l'unico (ebbene sì) a cui donammo un televoto. E perché, come dicono quei matti che si lanciano da 4000 e più metri: “Non è il cielo che uccide, ma la terra.”

- Tony Curtis, per Josephine.

- Stephen J. Cannel, per l’A-Team.

- Solomon Burke, per Everybody needs Somebody to Love.

- Blake Edwards, l’ho già detto nell’ultimo polverizzatore.

- Uccio Aloisi, per quell’autografo che ci firmò con la timidezza dell’esperienza.

Poi, a pensarci, sono arrivate Bianca, Lucia e Sofia Liria. Possiamo crederci ancora.

venerdì 17 dicembre 2010

Mi serve un Polverizzatore Thompson (12)

- In questi tristissimi giorni, con l’impero che continua a scavare, è inevitabilmente venuta fuori ovunque la riunione pre elettorale di Antonio La Trippa. Pur ammettendo la meravigliosa coincidenza dei tre voti, vorrei dare un contributo ulteriore: “Avete visto come si fa la democrazia?” 

- A parziale giustificazione e in vista delle elezioni di primavera, è arrivata immediata la risposta del governo alle accuse di compravendita: “Cassano il ribelle finisce al Milan. La Sampdoria lo cede gratis. In rossonero dal 3 gennaio”.

- Scatenati i quotidiani sulla mancata pena capitale verso i fermati dopo gli scontri di Roma: “Premiati i devastatori di Roma” (Il Giornale); “Liberi di bruciare l’Italia" (Libero); “Istigazione a delinquere”. (La Padania). Chissà se a qualcuno è passato per la testa di leggere le motivazioni dei giudici.

- Che poi, a ben vedere, dovrebbero prendersela col loro capo, visto che fu proprio lui (legge 332 del 1995), forse per un ennesimo gesto di riconoscenza verso il latitante “tunisino”, a modificare il codice di procedura penale in termini di custodia cautelare. Sentite che bello: “In Italia abbiamo tutti pagato un prezzo troppo alto in termini di democrazia e di salvaguardia dello Stato di diritto, a causa di una malintesa ideologia giustizialista, di un’ idea vendicativa della giustizia penale”.

- A proposito di giustizia sommaria e tristezza assoluta, segnalo, l’altra sera, la micidiale interpretazione di Ignazio La Russa (voto 3,25, media tra lo 0 rimediato da Santoro e il 6,5 come doppiatore di Garth AmoreDiMamma in una vecchia puntata dei Simpson). Che il silenzio possa avvolgere la miseria del Ministro della Difesa. Il Ministro della Difesa, ma tu pensa.

- Di riflesso, per chi non lo sapesse, ricordo che il suddetto ministro è padre di tre figli: Geronimo, Lorenzo Cochis e Leonardo Apache. No, non sto scherzando.

- Dev’essere per questo che tempo fa m’ero segnato questo Trilussa: “L'omo scenne da la scimmia, nun è che sta bbestia ciabbia fatto tanto onore. È 'na questione de modestia, j'arispose er Ranguttano (orangutan), l'importante è che la scimmia nun sia scesa dar cristiano”.

- Eccezion fatta – evidentemente - per quella di La Russa, scopriamo, a seguito delle polemiche in casa Tim, delle quali francamente non sentivamo il bisogno, che il culo di Belen (a mio giudizio, frutto di indagini sul campo, sopravvalutato) non piace alle famiglie.
Ora, fermo restando che prima farei la stessa domanda agli uomini di quelle famiglie ma senza le famiglie presenti, vien da pensare che forse, anche la pluripremiata casalinga di Voghera (voto 9 alla pazienza) potrebbe iniziare a capire il significato e il potere che questo continuo bombardamento ha sulla popolazione, tipo distogliere l’attenzione sul reale operato del soggetto pubblicizzato e cercare il consenso facendo leva su primordiali istinti. E poi va beh, qualche chicca ogni tanto, tipo la mia preferita: “vogliamo anche vincere il cancro” (io no, io voglio che tutti muoiano, magari tra giugno e luglio). In una parola, Forza Italia (e successive declinazioni).

- Certo, allora dovremmo tutti passare a Infostrada perché Fiorello ci è simpatico. Ma insomma, ci siamo capiti.

- Rimanendo nel ramo simpatia, propongo un’idea geniale a chi si trovasse ancora con il capodanno scoperto (sul culo – il nostro, mica di Belen - ormai, ci siamo messi l’animo in pace): "Al Monkey Lounge & Wine bar, storico locale dell'Hotel Cristallo di Cortina, arriva il Jerry Calà LIFE Show. Canzoni e sketch per rivivere gli anni ruggenti di Vacanze di Natale. Cantando Maracaibo. Dal 26 dicembre al 2 gennaio".

- Più o meno alla base del “sono tutti uguali”, ecco la votazione a seguito della proposta di Antonio Borghesi sull’abolizione del vitalizio che spetta ai parlamentari dopo solo 5 anni di legislatura a differenza dei comuni mortali:

Presenti 525
Votanti 520
Astenuti 5
Maggioranza 261
Hanno votato sì 22
Hanno votato no 498.

- Rosy parte in quarta, al volante c'è Bossi jr. Il primogenito del senatur con la sua Pupa. (Tgcom)

-  E poi va beh, se Jack Lemmon è il mio attore preferito, il merito è soprattutto di Blake Edwards.

giovedì 9 dicembre 2010

Già, cosa?

Ci risiamo, con 'sto mare che non capisci perchè non si abbia tutti la fortuna di poterlo vedere ogni giorno, quando si vuole. Con quei diavolo di odori e sussurri umidi.  E le nuvole disegnate sopra.
Allora non si può non essere d'accordo col tipo del chioschetto - lì al Parco del Virgiliano, col sole e la birra a veder beccheggiare Nisida, Procida e le altre - mentre, con l'accento che purtroppo non riuscirò mai a rendere con le lettere, vassoio in mano si congedava dal tavolo di fianco al mio indicando l'orizzonte:

"Signo' ma che avimm' fatt' pe' meritarci tutto questo?"

lunedì 6 dicembre 2010

Non lo so

La scrittura è tutt'altro che un sollievo. La scrittura rievoca, precisa. Introduce un sospetto di coerenza, l'idea di un realismo. Si sguazza sempre in una caligine sanguinolenta, ma un po' si riesce a raccapezzarsi. Il caos è rinviato di qualche metro. Misero successo, in verità.

(da Estensione del dominio della lotta - Michel Houellebecq, 1994)