Non ero per niente teso, mi stavo gustando lo spettacolo di una di quelle partite che fanno dimenticare i milioni buttati, i giocatori col numero 45 o con il 9+1 sulla maglia, lo spezzatino, i diritti televisivi che vincono, i tifosi costretti a rimanere a casa, le telecronache strillate senza motivo.
Poi arrivano loro, arrivano ‘sti diavolo di rigori, inquadrati finalmente come devono essere inquadrati, con la camera che schiaccia la porta, in prospetto, e la schiena del tiratore in primo piano.
Senti i polmoni che si gonfiano e un leggero pizzicore nello stomaco: eccola qui, la signora tensione. Mi tiro su con la schiena, il sedere al limite della seduta nel pensare di dover tirare quella palla che scotta e pesa un’infinità, con il portiere che sembra Golia e la porta piccola piccola, “lo tiro lì, anzi no” con i muscoli facciali allo spasmo e dispiacerti perchè le uniche due donne presenti in sala non capiranno mai di cosa sto parlando, dall’alto del loro continuo, irrispettoso chiacchericcio.
Piove, gli occhi si appannano, Ronaldo si ferma, poi riparte. E sbaglia, ancora una volta. Cech para come sa, lo spilungone dall’altra parte come non sa.
Drogba si è fatto cacciare da stupido, “Se il Chelsea perde ai rigori se lo ricorderà”, sentenzio, e così sarà, perché con lui in campo, John Terry, il capitano, non sarebbe mai andato sul dischetto.
Il capitano, il simbolo dei blues, partita perfetta la sua, non sbaglia una diagonale che è una, chiude tutto, persino con la testa, sul tiro a botta sicura di Giggs.
Che ne sapete voi donzelle sul divano del significato del capitano? Che ne sapete del valore che ha quella fascia per un fedelissimo, il simbolo della squadra? Come fate a non emozionarvi di fronte a questa vicenda?
Poi una zolla più viscida delle altre, proprio alla sinistra del dischetto, dove il piede d’appoggio dovrebbe essere stabile, parallelo al pallone. La caviglia si gira, scivola e fila via nel nulla della terra bagnata, ne esce un tiro sbilenco che scheggia il palo esternamente e finisce a disegnare chiazze sulle pozzanghere.
Il mercenario sbaglierà quello decisivo, ma rimarrà solo nelle statistiche.
Solo lo sport riesce a scrivere queste sceneggiature.
Un gioco, lacrime e sorrisi che non si dimenticheranno mai, inchiodate sul cuore con i tacchetti. Solo un gioco, come l'amore, forse un po’ meno crudele. Ma che mantiene vivi.