lunedì 14 luglio 2008

Aspettative

Poco fa, home page di Yahoo, prima notizia:

"Questa sera si accendono le luci su Rai 4, la free Tv del digitale terrestre pensata per i giovani."

- Primo pensiero di Cirello: "Ecco qua, un'altra merda."

- Secondo pensiero di Cirello: "Sarà colpa della Rai, dei giovani o di tutti e due?"

- Terzo pensiero di Cirello: "Ma chi sono i giovani?"

venerdì 11 luglio 2008

Chi porta i bonghi?

Finalmente sappiamo dove andare per sentire dal vivo quello che l'età ci ha impedito di fare. Alle Seychelles.

E' lì che Jim Morrison si starebbe godendo la sua vita suonando Battisti intorno al fuoco. Lo ha confessato Ray Manzarek in un intervista al Daily Mail.
Nello stesso quartiere o se preferite sulla stessa spiaggia, pare siano stati intravisti anche Lennon, Hendrix, Presley, John Bonham, Jeff Buckley, Chet Baker, Cobain, Michael Hutchence, Janis Joplin e l'originale di Keith Richards (tutti sanno che quello che vediamo non è altro che un volgare ologramma).

Io porto un po' di birre gelide e il canzoniere, non sia mai che scatti una Locomotiva cantata in coro.

venerdì 4 luglio 2008

Definizioni

Ero lì con Samantina lingua penzoloni e il tartufo in cerca di un angolo più privato di altri, quando in direzione opposta (Via del Pigneto, leggera discesa verso Piazza dei Condottieri), ecco arrivare ciondolanti una nonna con nipotina al seguito, mano destra della prima stretta nella sinistra della seconda:

- Bimba (in cerca della verità): "...e quindi che cos'è l'allarme?"
- Nonna (dispensando saggezza): "E' come un circuito di elettricità che quando sente qualcosa che non va, suona."

venerdì 27 giugno 2008

Dimenticare Marco Civoli

In un pomeriggio finalmente libero, stavo gustandomi quella che sarebbe stata la prima eliminazione di lusso da Wimbledon, quella dell’imitatore testa di serie numero 3 Djokovic ad opera di Marat Safin, uno che, se solo avesse pensato meno al triangolo dell’amore, adesso probabilmente godrebbe di qualche milione di euro in più in banca e di una classifica più rispettosa del suo enorme talento.

La pioggia non ancora decide di infastidire il Centre court e compagnia allora si gioca, rigorosamente in bianco, e anche se il serve&volley è ormai puro ricordo (eccezion fatta per il buon Eaton, ragazzone di casa di ben poche speranze), è sempre una bellezza vedere quell’erba non ancora ingiallita dagli spostamenti.
Come ascoltare il binomio indissolubile Tommasi/Clerici.
Tra le chicche assolutistiche del primo (“non si capirà mai che potenza e tocco possono appartenere ad uno stesso polso”) e invidiabili prose del secondo, di cui mi accingo a riportarvi uno stralcio, magnifico peraltro, da La Repubblica del 25 giugno, è sempre un piacere starsene stravaccati sul divano:

“…Si chiamava, la tennista, Naomi, giusto come la più celebre di tutte le Naomi. Ma di cognome, invece che Campbell, faceva Cavaday. E, quanto Naomi era affascinante, la Cavaday era inguardabile.
La mascella rossastra era avvitata direttamente alle spalle. La curva del ventre si appesantiva prima di scivolare nella sottanona e fuoriuscirne tra rivoli di gelatinosa cellulite. Di fronte a lei Venus pareva l’imitazione della sua antenata bianca del Botticelli, uscita da una regale conchiglia.
Ad aggravare il confronto tra le due, Venus, ancora più top-model di sempre, mostrava velate da elegantissime bretelline due favolose zinnette fin qui riservate ad un ristretto gruppo di ammiratori.”

mercoledì 25 giugno 2008

Sant'Apollinare

La chiesa venne ricostruita nel 1742 da Ferdinando Fuga sul nucleo originario sorto dopo il 638 sul luogo dove si svolgevano i gochi apolinnari. La facciata, in stile tardo Cinquecento, è a due ordini con capitelli ionici. L'interno, preceduto da un vestibolo-nartece, (sulla parete sinistra immagine della Madonna di scuola umbro-romana del secolo XV) è a navata unica, con tre cappelle per lato, con volta a botte affrescata da Stefano Pozzi con la 'Gloria di S.Apolinnare'. Nella prima cappella a destra 'San Luigi Gonzaga' di Ludovico Mazzanti, nella seconda 'Sacra Famiglia' di Giacomo Zoboli, nella terza statua di San Francesco Saverio di Pierre Legros. Nella terza cappella statua di S.Ignazio di Loyola di Carlo Marchionni, nella prima 'Vergine e San Giovanni Nepomuceno' di Placido Costanzi.

Dai, dai che forse dopo ventanni ce la facciamo a scoprire perchè Renatino De Pedis è sepolto lì. Dai ragazzi, dai su quelle fasce!

Sicuro perdiamo quattro a zero.

giovedì 19 giugno 2008

E che sarà mai?

Piperita Patty: "Dimmi cos'è l'amore, ciccio."
Charlie Brown: "Be', mio padre aveva una berlina due porte, nera del 1934..."
PP: "Cosa c'entra con l'amore?"
CB: "Be', questo è quello che mi ha detto...c'era questa ragazza molto carina, vedi...
facevano dei giretti con questa macchina, e ogni volta lui le apriva lo sportello,
dopo che lei era salita lui lo chiudeva e girava intorno alla macchina fino al posto di guida, ma prima che lui potesse salire, lei bloccava la sicura e lo chiudeva fuori, poi stava seduta lì a storcere il naso e a fare smorfie...credo che l'amore sia questo..."

PP: "A volte non ti capisco ciccio."
CB: (Sigh)

martedì 17 giugno 2008

Senza illuminare l'aria

Erano le 10e25 del 2 agosto 1980. Bum. 85 morti, 200 feriti. La più grande strage mai avvenuta nel nostro paese in tempo di pace. Concetto peraltro tutto da definire.

L’altra sera, complice la solitudine casalinga, ho avuto la bella idea di rivedere per l’ennesima volta la puntata di Blu Notte sulla strage alla stazione di Bologna, in replica nella notte di Rai Tre.

Ed è sempre assurdo vedere quelle immagini,
vedere i corpi vuoti, senza muscoli, tirati su come fantocci, come marionette senza fili,
vedere le macerie senza senso alcuno,
vedere i taxi trasformarsi in ambulanze e gli alberghi in ospedali e gli autobus in cliniche mobili,
vedere il signor Sekiguchi arrivare tutte le volte dal Giappone e prendere appunti durante ogni udienza del processo, perché quel giorno, tra quegli 85, anche suo figlio Iwao si disintegrò nella sala d’aspetto,
vedere i volti da folli angeli di Giusva e Mambro coccolarsi come panda dietro le sbarre;
vedere Cossiga sostenere più o meno che “I servizi segreti? Certo che non sono legali, altrimenti non sarebbero segreti.”
vedere lo stesso uomo avanzare la richiesta di togliere l’aggettivo fascista accanto alla parola strage,
vedere i più alti uomini in grado dei servizi essere condannati per depistaggio, anzi, per continui depistaggi,
vedere il procuratore impazzire perché se non ti fidi delle informative dei servizi che ti spingono da una parte con decisione, e poi da un’altra, di chi diavolo ti devi fidare?
vedere il commendatore Licio Gelli, sempre lui - che di questi tempi sta vedendo parte del suo disegno compiuto – negare con la faccia del bambino colto con le mani nella marmellata, parlare di accuse inaudite salvo poi essere condannato anche lui in via definitiva,
vedere - ovviamente – tutti questi signori, colonnelli, generali e alti ufficiali, essere iscritti (tra un Calvi e un Sindona) nelle liste della P2,
vedere che le più alte cariche dello stato non vengono investite di alcuna colpa, ma allora i servizi chi li comanda?
vedere lo spettro del supersismi intrecciarsi col vaticano,
vedere i colpevoli condannati con il terribile dubbio che non siano stati loro,

ma soprattutto andare a dormire con la certezza delle decine di depistaggi confermate da confessioni e con l’equivalente terrore del non sapere - mai - il perché di quelle azioni, cosa volessero coprire, chi volessero salvare e con quale scopo.

E mo andiamoci a prendere ‘sti quarti di finale.

venerdì 13 giugno 2008

La nostra estate era già cominciata

Nonostante l'elezione di Alemanno abbia di colpo fatto scomparire la primavera romana, sono riuscito comunque ad accorgermi della bella stagione ormai incombente grazie al canonico arrivo di Reno Raines/Vince Black in luogo di Cordell Walker: ebbene sì, anche quest'anno su Rete4, più o meno a ora di cena, Walker Texas Ranger ha lasciato il posto a Renegade.

(E ricordate tutti che sulla scrivania di Chuck Norris c'è un mappamondo in scala 1:1)

mercoledì 11 giugno 2008

Sotto la doccia, sotto la doccia!

Non so quante partite avrò giocato nel corso della mia vita. Tra ufficiali e non, importanti o meno, amichevoli e sabbioni, a petto e piedi nudi, avvolto da una divisa di lana terribile o da un’altra di raso traspirante, impermeabile e ovviamente fichissima, con scarpe unte dal grasso di foca offerte dalla società o bucate per la troppa usura.
In tutte queste vicende, complice anche la posizione quasi perennemente in mezzo al campo, ho rimediato – tra falli tattici e fortuiti – una buona quantità di cartellini gialli. Mai rossi. Mai. Provocati tanti, presi mai.

Ieri è successo per la prima volta.
In una partita decisiva, e per di più con la fascia di capitano addosso.
Vincevamo 3 a 0 in 4 contro 5, in 5 contro 5 gli avversari accorciano le distanze ma poco contava, eravamo in stracontrollo, forti anche del 3 a 2 corsaro nella partita di andata.
Non avrebbero mai vinto.

Poi un tipo mi strattona e mi tira due calci, ma cosa volete che me ne importi, le tibie ce l’ho belle che asfaltate da tempo, salvo poi piazzarci anche un semi pugno sul viso, volontario per quanto mi riguarda. Sul cronometro, sì e no 8 minuti.

Sarà che sono di Pescara, sarà che la tranquillità zen acquisita è roba relativamente recente, fatto sta che a me le mani in faccia non le devi mettere.
Rosso diretto, giusto peraltro, anche se l’arbitro poteva tirarlo fuori subito, non dopo 3 minuti di scuse e polemiche mentre la speranza di restare sull'erba cresceva.
Inevitabilmente la squadra è crollata, nonostante una grandissima prova di fiato e orgoglio, con la panchina tristemente desolata, senza nessuno che potesse entrare in mia vece.

Faccio quindi pubblica ammenda ringraziando lo zoccolo duro del Lokomotiv, sempre pronto a sputar sangue pur di vedere la rete gonfiarsi: il bomber Edo, il presidente Altamura e il cursore Gallit, venuto a portar legna nonostante una crisi matrimoniale incombente (dai Ioli, perdonalo…).

Non si ripeterà. A cazzotti da un’altra parte, non sul campo di pallone.
Vi devo una finale ragazzi. La cena arriverà.

martedì 10 giugno 2008

Il discorso del capitano

Lo so che v'ho rotto le palle co 'sta storia del capitano ma il suddetto ieri era in panchina e non so se l'avete notato a fine partita mentre si sorreggeva sofferente.
A me ste cose fanno impazzì ed è per questo che ci credo, credo in quello che è successo dopo, credo nellle famose tre "c" (cuore, coccia e coglioni) che verranno fuori, speriamo insieme al fiato.

Cannavaro (in piedi sulle stampelle vicino al tunnel verso gli spogliatoi), leggero movimento della testa ad indicare la strada, timbro di voce deciso ma a volume non troppo alto:

- "Luca! Tutti dentro dai."

lunedì 9 giugno 2008

Partiti

Appena uscito di qui raggiungerò l'Auchan di Casal Bertone nella speranza di una super offerta Peronistica (un pugno apretado...) da inserire con solerzia nel parallelepipedo bianco in cucina, alternando con sapienza le bottiglie dalla posizione frigo a quella freezer.
Si spera in una platea competente, non disfattista, concentrata e ciarliera al punto giusto e in una presenza femminile non invadente e soprattutto interessata (anche con - moderata - recita) alla vicenda.

Mio malgrado, toccherà ascoltare con fastidio Marco Civoli e il campanilismo da forca dell'utilissimo Enrico Varriale da bordo campo, la grafica old style disegnata col paintbrush dello stagista estivo sfruttato da mamma RAI e quella sensazione di pressapochismo statale tipicamente italiano. Attendo di sapere il nome della seconda voce anche se il nome di Sandro "Teschio" Mazzola risulta favorito, sì, con i piedi ci sapeva fare ma sappiamo tutti che non c'entra una cippa.
Il ricordo del mondiale su Sky con tutto quello che si portava dietro in termini di professionalità è venuto ancora più a galla guardando le prime partite. Ne soffrirò, come in genere mi fa soffrire la mediocrità in qualche modo ricercata.

Girone di ferro, Gianni (Mura, non Pantana) è per la Romania qualificata a spese del duo Mulini a vento e Nouvelle Vague. Non so, più che altro perchè nella mia fantasquadra europea ho sia Benzema che Van der Vaart.

Veniamo da un campionato duro, giocato fino all'ultimo, tant'è vero che nel reparto più in forma, l'attacco, ci sono quelli che l'obiettivo stagionale l'avevano raggiunto da tempo. Mi preoccupa una difesa fondamentalmente inventata (voglio Gamberini dal primo minuto) e un centrocampo a corto di fiato, eccezion fatta per
Ambrosini e spero, Harry Potter Aquilani.

Non mi piace il portiere con la fascia da capitano, per il semplice fatto che, dal canto mio, il capitano deve stare in mezzo al campo, deve poter parlare, farsi sentire (anche dagli avversari) e guardare da vicino quello che succede. Ma la tradizione è dalla nostra.

Va bene, Belen Rodriguez è qualsiasi espressione volgare del maschio italiano medio ma per favore, lancio un appello (spostatevi che fa male), non le inquadrate troppo, lei e le altre. Nel binomio inscindibile tra vulva e pallone, vince il secondo. Almeno per 'sto mese.

venerdì 6 giugno 2008

A qualche centimetro da terra

Come molti di voi, anche io ho le mie malattie mentali, tipo quelle che ti portano a premere il pulsante di scarico del water affinchè l'ultima goccia della sciacquata corrisponda all'ultimo singulto del tuo flusso orinante, che solitario si deposita morbido sull’acqua stagnante; oppure il non calpestare le strisce bianche quando si attraversa la strada e mettere quindi - con passo goffo - i piedi solo sulla porzione di asfalto non pitturata; scommettere contro il mondo di fare canestro nel cestino un numero variabile di volte consecutive usando come palla un tappo qualsiasi, pena la cosa peggiore che ti possa capitare; trattenere il respiro dentro l’ascensore fino a che le porte non si aprano al piano desiderato. E via deliziando.

Tutto questo per segnalarvi che oggi ho (suppongo) stabilito il record di un’altra delle mie fisse autistiche, ossia sedersi sul motorino, accendere, partire e raggiungere la destinazione senza mai poggiare i piedi per terra.
Stamattina, nonostante il traffico capitolino delle ore 9, le gomme consumate filavano via sguscianti come non mai, i semafori si schieravano tutti incredibilmente dalla mia parte, nelle vesti di un Mosè contemporaneo tutto si apriva di fronte ai miei occhi primaverili.

La strada non è proprio quella consigliata dal Tuttocittà (che non considera il motorino come mezzo di locomozione), ma cavolo, queste sì che sono soddisfazioni.

venerdì 30 maggio 2008

In un anno ci sono 12 mesi

Sì, ho capito che se chiami una manifestazione "Luglio suona bene", vuol dire che i concerti si svolgeranno tutti nel mese di luglio, mi chiedo però se sia giusto e in qualche misura democratico concentrare tutta questa bellezza in soli trenta giorni, va be', trentuno.

D'accordo che a luglio la sera si sta bene, che c'è tanta gente che esce perché a casa fa caldo, che è ora di smetterla di dire che d'estate la capitale si svuota, però porca troia, alle mie tasche non ci pensate? Chi cavolo sono, il sultano del Brunei? Sono stato per caso ingaggiato dalla Major League Soccer?

In breve i miei conti relativi ai concerti che vorrei andare a sentire ma che per evidenti motivi mi vedranno assente, eccezion fatta per...:

- Erykah Badu, 6 luglio
prezzo minimo: 35€
prezzo massimo: 60€

- Sinéad O'Connor, 8 luglio
30€
50€

- Mercedes Sosa, 9 luglio
15€
20€

- Jarret, Peacock, DeJohnette, 12 luglio
50€
100€

- Sigur Ròs, 12 luglio
30€
60€

- dEUS, 16 luglio
15€

- Bred Mehldau Trio, 20 luglio
15€
20€

- Bjork, 25 luglio
60€
120€

- Leonard Cohen, 28 luglio
60€
120€

Per questi simpatici totali:
totale minimo, 310€
totale massimo, 565€

Che faccio, mi gioco tutto sulla Virtus che vince contro Siena in finale scudetto?

mercoledì 28 maggio 2008

Satellite of love

- "Che succede ragazzo?"
- "Niente vecchio, non mi tornavano i conti: ne mancava uno."


(Per qualche dollaro in più - Sergio Leone, 1965)


Mi chiedevo cosa si sarebbe inventato ora che gli affari di famiglia e le pendenze giudiziare erano state abilmente aggirate. Comunque risolte. Perchè in questa società in cui ci si dimentica troppo presto di tutto, in pochi rammenteranno il come. Ci si ricorderà della classifica finale, non del campionato, al massimo di qualche partita più avvincente delle altre.


Persino io, titolare della Festicciola, stavo quasi rimuovendo l'annosa questione. Davvero incredibile:
c'è ancora da sistemare la decennale illegalità analogica riconosciuta da più corti (italiane e non) di quell'oasi chiamata Rete4.

Ora non vorrei riusltare tedioso come mio solito, quindi non scriverò di come il nostro (anzi, il vostro, anzi no, il loro) riuscì ad iniziare a trasmettere con l'ingegnoso sistema delle videocassette.
Non scriverò che il 16 ottobre del 1984 Canale5, italia1 e Rete4, vennero oscurate perché tramsettevano su tutto il territorio nazionale nonostante la legge, questa vituperata sconosciuta, prevedesse il contrario.

Così come non scriverò che esattemente 4 giorni dopo arrivò il decreto del governo Bettino che autorizza la trasmissione mediante ponti radio in ambito regionale nonché la trasmissione a livello nazionale mediante l'uso di videocassette.
E non scriverò che la fondazione Bettino ha recentemente reso pubblica la lettera di ringraziamento inviata dal "loro" subito dopo il decreto.
Non scriverò che la Corte Costituzionale abbia da tempo dichiarato illegittima questa posizione sul mercato (sentenza 420 del 1994), così come non me la prenderò con l'uomo con i baffi in piedi sul cassero.

Poi, (dopo la cena) allo stesso modo, non scriverò che lo sconosciuto - ai più - Francesco Di Stefano e la sua rete Europa7 ha vinto tutti i ricorsi, diffide, ingiunzioni, cause civili, penali, regionali che impongono infine (Corte Costituzionale, sentenza 466 del 2002) a Rete4 di accomodarsi sul satellite dal primo gennaio 2004.
Quelle frequenze appartengono a Francesco Di Stefano ormai da dieci anni.

Tutto questo non lo scrivo.
Mi premeva invece ribadire un concetto che non sembra attecchire in questa società di nani e ballerine:
uomini come Emilio Fede non sono divertenti. Sono pericolosi.

giovedì 22 maggio 2008

Reds and Blues

Non ero per niente teso, mi stavo gustando lo spettacolo di una di quelle partite che fanno dimenticare i milioni buttati, i giocatori col numero 45 o con il 9+1 sulla maglia, lo spezzatino, i diritti televisivi che vincono, i tifosi costretti a rimanere a casa, le telecronache strillate senza motivo.
Poi arrivano loro, arrivano ‘sti diavolo di rigori, inquadrati finalmente come devono essere inquadrati, con la camera che schiaccia la porta, in prospetto, e la schiena del tiratore in primo piano.
Senti i polmoni che si gonfiano e un leggero pizzicore nello stomaco: eccola qui, la signora tensione. Mi tiro su con la schiena, il sedere al limite della seduta nel pensare di dover tirare quella palla che scotta e pesa un’infinità, con il portiere che sembra Golia e la porta piccola piccola, “lo tiro lì, anzi no” con i muscoli facciali allo spasmo e dispiacerti perchè le uniche due donne presenti in sala non capiranno mai di cosa sto parlando, dall’alto del loro continuo, irrispettoso chiacchericcio.

Piove, gli occhi si appannano, Ronaldo si ferma, poi riparte. E sbaglia, ancora una volta. Cech para come sa, lo spilungone dall’altra parte come non sa.
Drogba si è fatto cacciare da stupido, “Se il Chelsea perde ai rigori se lo ricorderà”, sentenzio, e così sarà, perché con lui in campo, John Terry, il capitano, non sarebbe mai andato sul dischetto.
Il capitano, il simbolo dei blues, partita perfetta la sua, non sbaglia una diagonale che è una, chiude tutto, persino con la testa, sul tiro a botta sicura di Giggs.
Che ne sapete voi donzelle sul divano del significato del capitano? Che ne sapete del valore che ha quella fascia per un fedelissimo, il simbolo della squadra? Come fate a non emozionarvi di fronte a questa vicenda?
Poi una zolla più viscida delle altre, proprio alla sinistra del dischetto, dove il piede d’appoggio dovrebbe essere stabile, parallelo al pallone. La caviglia si gira, scivola e fila via nel nulla della terra bagnata, ne esce un tiro sbilenco che scheggia il palo esternamente e finisce a disegnare chiazze sulle pozzanghere.
Il mercenario sbaglierà quello decisivo, ma rimarrà solo nelle statistiche.
Solo lo sport riesce a scrivere queste sceneggiature.

Un gioco, lacrime e sorrisi che non si dimenticheranno mai, inchiodate sul cuore con i tacchetti. Solo un gioco, come l'amore, forse un po’ meno crudele. Ma che mantiene vivi.

martedì 20 maggio 2008

Danziamo all'incontrario

In linea di massima non mi faccio troppi problemi (in linea di minima sono incazzato nero) a tornare a casa fradicio dalla testa ai piedi.
A me spiace per quella migliaia di poveracci venuti da ogni parte del mondo per godere della primavera romana e che invece si ritrovano a dover setacciare la valigia alla ricerca di un capo più caloroso.
Ombelichi scoperti, piedini al vento, spalle al cielo. Cary e Audrey se la staranno ridendo beatamente.
Doccia, te' caldo e ciambellone. In che mese siamo?

lunedì 5 maggio 2008

Gli amori di una volta

Scusate l'assenza ma il sole spinge fuori. E in questi casi le mani addosso me le faccio mettere volentieri.
Neil Young accompagna i polpastrelli Out on the weekend (in Harvest, 1972), peccato che sia lunedì.


Ritorno rapido comunque, solo per condividere la gioia di aver ascoltato di nuovo il Blasco di un tempo, quello che io, già membro (lasciate da parte il senso biblico) dello storico fanclub di Bologna, avevo imparato a conoscere da Fronte del Palco, doppia cassetta che il prode fratellone custodiva prima di passare incautamente ai ritmi odiati dell'hip hop, yeah, from east to west coast, giassò che giassai che e robe simili.

Il minimalismo, l'ironia, il non detto, il pensiero di un attimo, la stronzata che nasce intorno al tavolo e finisce sulla carta per non morire, il lasciarmi lo spazio per completare il quadro.
No so se Carver o Ellis avrebbero saputo far lo stesso:

"E adesso che non ho
Più il mio motorino
Che cosa me ne faccio
Di una macchina

Adesso che non c’è
Più Topo Gigio
Che cosa me ne frega
Della Svizzera"


(da E adesso che tocca a me, in Il mondo che vorrei, 2008)

martedì 22 aprile 2008

Lo volevo dire

Per arrivare all'alba non c'è altra via che la notte.
Kahlil Gibran

La notte insegue sempre il giorno.
Jimmy Fontana

martedì 15 aprile 2008

Un cannone nel cortile

Un forte senso di frustrazione, davvero non capisco, non mi riconosco, o meglio, non capisco e non riconosco gli altri, m'interrogo su come faccia un partito razzista per costituzione a raggiungere in alcune regioni cifre vicine al 30 per cento. E quell'altro ad avere ancora chi gli crede. Che crede alle sue parole quando basterebbe davvero poco - una mezz'ora di concentrazione forse - a sbugiardarlo. Non capisco, io non prenderei neanche un crodino con gente del genere. Sì, d'accordo, il crodino fa cacare ma non è questo il punto.

Alla fine mi alzo e penso che probabilmente non cambierà niente nella mia vita, io non devo soldi a nessuno, non devo niente a nessuno eccezion fatta per l'amore verso chi lo merita. Rimarrà quel senso di vergogna nell'uscire dall'Italia e portarsi sulle spalle il peso di battute che non fanno ridere e totalmente fuori contesto, sorrisi da playboy, insulti fascisti, corna da scuole elementari, l'apparenza al primo posto, il tacco schioppettante. La maleducazione. E il senso del pudore scomparso. Forse morto. E quel costante bruciore proprio lì dietro, nel culo, scusate la schiettezza.
E poi le leggi, chissà cosa succederà adesso che gli affari di casa propria son già stati sistemati. Ma gli affari vanno avanti. E con loro la legge. Sarebbe il caso di cambiare il giudice?

Poi penso a Claudia Cardinale, per sempre il mio ideale di donna, che compie 70 anni con una carica di sensualità che tutte 'ste sgallettate vuote neanche sognano, perchè bisongnerebbe capire per sognare;
penso al Sassaroli e all'elettroencefalogramma BI-PO-LA-RE prescritto al Melandri (minuto 2:30);
penso che non mi sento molto bene stamattina;
penso che non ancora ascolto una canzone e questo vorrà pur dire qualcosa;
penso che Annarella rimarrà sempre un pezzo da suicidio e che Lindo Ferretti sarebbe dovuto essere già morto, così, giusto per lasciarci qualche certezza.
penso che, mas o meno, tra le mie conoscenze, la percentuale di vincitori si aggiri intorno allo 0,3 per cento;
penso che di persone ne conosco un bel po';
penso che - per dirla con mamma - se si paga un cellulare 35 euro e un litro di latte fresco 1,5 vuol dire che c'è qualcosa che non va;
penso che ieri sera Arcore era sotto un nubifragio;
penso che quando mi fa comodo do molto valore a certi segnali;
penso che forse, per dirla con il blasco, "per noi tutto l'infinito finisce qui";
penso che per una volta i miei piedi sono freddi per un reale motivo e che non c'è calzino che tenga ma forse solo l'acqua tiepida del mar dei caraibi;
penso a Rino Gaetano, a Nuntereggae più che forse è la canzone che ascolterò;
penso che qui sull'Adriatico non ce l'ho e non posso suonarla, come dicono i DJ;
penso che oggi pomeriggio torno nella capitale, a Roma ladrona (così mi capisce anche la maggioranza);
penso che per la prima volta nella storia manca gente dentro quelle due camere;
penso che Andreotti, invece, in un modo o nell'altro riuscirà a migliorare il suo record che va avanti dalla Costituente;
penso che la Domenica delle Salme non morirà mai, come Fabrizio e come tutte le profezie che si avverano;
penso che ero partito dicendo "Una battuta e vado via" e invece potrei non fermarmi mai a dire stronzate;
penso a un libro che mi prestarono di cui non ricordo titolo né autore, uno dei pochi che non ricomprai, e adesso mi maledico per questo, un libro dove il marito fece scrivere sulla sua lapide "fu nella sua patria cittadino probo e marito esemplare. Tradì altrove.";
penso anche che forse sto esagerando e che in pochi leggerete questo sproloquio ma forse sarete un po' di più di quelli che son riusciti ad arrivare in fondo all'Ulisse di Joyce;
penso che vi lascio e vado in spiaggia, che col culo che ha riesce sempre a farsi massaggiare dal mare;
penso che la spiaggia, come la strada, nonostante recinzioni e muri, è e sarà sempre di tutti;
penso che vado via, metto il titolo a sto post e vado via.
Domani andrà meglio.

Penso che non me ne frega niente e vi incollo qui di seguito il testo completo del capolavoro di cui sopra. Davvero ci fosse qualcuno che ne ignori ancora l'esistenza. E che potete ascoltare e rabbrividire qui. No, certo che non sto parlando dell'Ulisse:

LA DOMENICA DELLE SALME

Tentò la fuga in tram
verso le sei del mattino
dalla bottiglia di orzata
dove galleggia Milano
non fu difficile seguirlo

il poeta della Baggina
la sua anima accesa
mandava luce di lampadina
gli incendiarono il letto
sulla strada di Trento

riuscì a salvarsi dalla sua barba
un pettirosso da combattimento

I Polacchi non morirono subito
e inginocchiati agli ultimi semafori
rifacevano il trucco alle troie di regime
lanciate verso il mare

i trafficanti di saponette
mettevano pancia verso est
chi si convertiva nel novanta
ne era dispensato nel novantuno

la scimmia del quarto Reich
ballava la polka sopra il muro
e mentre si arrampicava
le abbiamo visto tutto il culo

la piramide di Cheope
volle essere ricostruita in quel giorno di festa
masso per masso
schiavo per schiavo
comunista per comunista

La domenica delle salme
non si udirono fucilate
il gas esilarante
presidiava le strade
la domenica delle salme
si portò via tutti i pensieri
e le regine del ''tua culpa''
affollarono i parrucchieri

Nell'assolata galera patria
il secondo secondino
disse a ''Baffi di Sego'' che era il primo
-- si può fare domani sul far del mattino –
e furono inviati messi
fanti cavalli cani ed un somaro
ad annunciare l'amputazione della gamba
di Renato Curcio
il carbonaro

il ministro dei temporali
in un tripudio di tromboni
auspicava democrazia
con la tovaglia sulle mani e le mani sui coglioni
-- voglio vivere in una città
dove all'ora dell'aperitivo
non ci siano spargimenti di sangue
o di detersivo –
a tarda sera io e il mio illustre cugino De Andrade
eravamo gli ultimi cittadini liberi
di questa famosa città civile
perché avevamo un cannone nel cortile

La domenica delle salme
nessuno si fece male
tutti a seguire il feretro
del defunto ideale
la domenica delle salme
si sentiva cantare
-quant'è bella giovinezza
non vogliamo più invecchiare –

Gli ultimi viandanti
si ritirarono nelle catacombe
accesero la televisione e ci guardarono cantare
per una mezz'oretta
poi ci mandarono a cagare
-- voi che avete cantato sui trampoli e in ginocchio
coi pianoforti a tracolla travestiti da Pinocchio
voi che avete cantato per i longobardi e per i centralisti
per l'Amazzonia e per la pecunia
nei palastilisti
e dai padri Maristi
voi avete voci potenti
lingue allenate a battere il tamburo
voi avevate voci potenti
adatte per il vaffanculo —

La domenica delle salme
gli addetti alla nostalgia
accompagnarono tra i flauti
il cadavere di Utopia
la domenica delle salme
fu una domenica come tante
il giorno dopo c'erano i segni
di una pace terrificante
mentre il cuore d'Italia
da Palermo ad Aosta
si gonfiava in un coro
di vibrante protesta.

giovedì 10 aprile 2008

Venerdì 11 aprile ore 19


Se non avete di meglio da fare...

per maggiori INFO (e soprattutto se non vi va di leggere tutto il delirio sottostante) cliccate qui.

DAY RETURN TICKET

Lorenzo Casali, CM, Serena Porrati
a cura di Francesca Referza e Massimo Arioli

dall' 11 aprile 2008 ore 19
fino al 31 maggio 2008


via Panisperna, 100
00184 Roma

dal martedì al sabato dalle ore 17 alle 20
mattina su appuntamento

chiuso lunedì e festivi

per informazioni:
tel. 06 4741881 - mobile 392 0318164
info@spaziosenzatitolo.org
www.spaziosenzatitolo.org

CONTENERE, RIPETERE, DEFINIRE di Massimo Arioli

Quello del fotografare è un atto nel tempo,
nel quale qualcosa
viene strappato al suo momento
e trasferito in una diversa forma continuità
Wim Wenders, Una volta, 1993


Parlare ancora di "quotidiano"? Isolarne il concetto significa accettare come inevitabile la normalità, la banalità, l'impossibilità di liberarsi dalla schiavitù di un'abitudine. Procedere in questo lavoro d'astrazione, rimanda ad una dimensione temporale più vasta, ad una idea di durata destinata alla frammentazione.
Intendere il quotidiano equivale ad inserire in questo flusso un tratto discontinuo, un corpo estraneo nell'ingranaggio del tempo, un elemento centrale che acquista senso e forza per ciò che si trova ai margini, qualcosa che è, in tutto e per tutto, analogo all'immagine video-fotografica.
Accade sempre più spesso di avere la sensazione di non capire ciò che guardiamo. Questo avviene ancor più drammaticamente di fronte ad un paesaggio, reale o virtuale, che sfili velocemente davanti ai nostri occhi. Nelle immagini di CM, traguardate attraverso i vetri sporchi di un vagone ferroviario, l'inconscio ottico, quel momento in cui diventa visibile ciò che la percezione non è riuscita a catturare, ci viene in soccorso quale funzione primaria del dispositivo fotografico. L'operazione si riduce nel contenere, nel tenere a freno il desiderio di dare un senso e nello smussare l'ansia di colmare l'inadeguatezza. Lo sguardo prova ad ancorare la visione ad una sorta di marginatore con cui fissare le coordinate di quanto avviene davanti a noi. Il problema allora si trasforma: Che cosa vediamo quando guardiamo?
Ogni gesto e ogni interrogativo di questo procedere verso l'ignoto per renderlo noto; ogni istante in cui poniamo in discussione l'urgenza stessa della domanda; ogni sguardo che va verso un mondo e da un mondo proviene è legato ad una giostra che si muove in maniera impercettibile e le cui figure non possono non ripresentarsi. Per Lorenzo Casali che presenta il video "Scansione", tutto è connotato dalla ripetizione, dall'assistere al movimento che scandisce ossessivamente la stessa porzione di viaggio: percorrere il reale nei due sensi; lo spazio si presenta nell'entrare ed uscire quotidianamente ed incessantemente. Nel loop resta una sola traccia dell'accidentalità di quanto abbiamo vissuto. Pochi pixel, armati di voce propria, stanno a testimoniare la caducità del tutto e introducono un nuovo elemento di discontinuità e di irriducibilità.
Porre un limite al mondo dominato dalla visione diventa indispensabile. Visione che si configura come un deposito di memorie e si rivela per la facoltà di far crescere immagini moltiplicandole per numero ed amplificandone i significati. Siamo nel campo di chi vuole definire. Per Serena Porrati nel video Beyond Nature, definire equivale a stabilire l'inquadratura, il taglio e la posizione nello spazio disponibile. Alla stessa maniera di chi decide i tempi e i diaframmi per influenzare l'esposizione e la profondità di fuoco, Porrati arricchisce l'immagine proprio nell'esclusione dell'elemento umano e nel ribaltamento di valori e luoghi specifici dell'immagine familiare. Portando in primo piano lo sfondo, anteponendo il paesaggio, si stabilisce come regola l'inversione di ruoli in cui riabilitare è determinare un limite interno che affranchi, moderi le forze ma agiti fino a condizionare una nuova visione del reale.