giovedì 19 aprile 2012

Non facciamo eccezione

"La ricerca di un ambiente più ospitale, di un cibo più buono, di un posto tranquillo per gli amori, spinge molte specie viventi a migrare. La specie umana non fa eccezione."



Succede che due uomini di nazionalità tunisina, clandestini, vengano imbarcati su di un volo di linea Roma - Tunisi con fascette di plastica ad ammanettargli i polsi e un nastro da pacchi passato intorno alla testa per tappargli la bocca.

Succede, anche, che uno e un solo passeggero (come la retta che passa per due punti nello spazio) noti tutto, domandi il perché e di fronte al ricorso della "normale procedura" come risposta, decida di "rubare" una foto e denunciare.

Succede, poi, che i giornali amplifichino giustamente il fatto lasciando modo ai lettori di dire la loro, in questo bel bar dove la garanzia dell'anonimato aiuta a tirar fuori i più biechi istinti animaleschi.

Dovrebbe succedere, almeno nel bar che ho in mente io, che i lettori - quantomeno - s'indignino.

Succede, invece, che la maggior parte dei commenti siano pieni di odio, disprezzo e soddisfazione per le procedure adottate.

Succede, inoltre, che qui nel mio bar, non debba essere specificato che la peraltro sconosciuta fedina penale dei due non c'entri alcunché con quanto descritto sopra.

Succede, infine, che mai avrei pensato di chiudere (a aprire) questo post con la pubblicità dell'ente turismo dell'Alto Adige.

sabato 14 aprile 2012

Considerazioni dall'interno 9

- Aspettavi me?
- Da molto tempo.

(Frank e Harmonica, C'era una volta il west - Sergio Leone, 1968)

Si parlava di destino qualche sera fa. O di fortuna. Alla quale, come da proverbio, proprio non importa di motivare una scelta. E non è che uno la può andare a cercare. O sfuggirne per pudore.

E insomma, il minuto di silenzio per Morosini al Bernabeu è stata una ficata.
Ma forse è tutto merito di Morricone. E dell'uomo con l'armonica che c'è in ognuno di noi.

Considerazioni dal New Moon

Vorrei essere un ingiaccravattato londinese solo per potermi andare a sfondare di pinte subito dopo il lavoro. Per tradizione.

martedì 3 aprile 2012

Se ribeccamo ar chioschetto

In attesa del caffè di metà pomeriggio, spulciavo il sito Corriere, dove, come vent'anni fa, trionfava in apertura la canottiera di Bossi. Bianca una volta. Grigia adesso. L'autodeterminazione dei colori, ho pensato.
Il notizione, però, era poco più giù:

"Milano. Ilaria D'Amico compra fiori in un chiosco. Guarda le foto".

Vi confesso cho ho aperto la gallery: c'era Ilaria D'amico (con addosso delle scarpe orrende) che effettivamente comprava dei fiori in un chiosco.

mercoledì 21 marzo 2012

L'infanzia del mondo

"Ecco vedi...quando mi cade qualcosa per terra, prima di inchinarmi e raccoglierla ci devo pensare un momento. Ti capita mai?"

(da Ginger e Fred - Federico Fellini, 1985)


Il pipistrello che lo divorava ha vinto. A Mosca, 25 anni fa lo aveva vinto Tonino. Ne era uscito (dall’operazione di tumore al cervello) vivo e con le capacità neuronali ancora più brillanti. Tonino lo aveva vinto, il pipistrello, ancora 5 anni fa… E poi 3 anni fa quando quello si era ripresentato, tenace e maligno. La battaglia con questo maledetto pipistrello ora l’ha vinta lui, ma vedo lo zampino di Tonino nello scegliere la data: poche ore dopo il suo 92° compleanno, festeggiato nella piazza della nativa Santarcangelo, e poche ore dopo aver visto il suo ultimo, nuovo libro: Polvere di Sole, 101 storie per riaccendere l'umanità, dato alle stampe dal suo primo editore, Bompiani.

Qualche giorno fa Tonino mi aveva detto di essere contento di aver varcato questa soglia. E stringeva al lato del letto il suo ultimo libro, diario consolante ricco di favole. Tonino se ne va con la polvere di sole. Mi ha detto che era un libro morbido al tatto. Gli ho chiesto: «Tonino, come è che voi poeti riuscite ad anticipare il futuro?». Gli ho raccontato del fenomeno atmosferico di cui avevano parlato i telegiornali. Quello per cui il Sole sta eruttando nuvole di gas che stanno raggiungendo la Terra, mettendo in allarme per le possibili conseguenze sulle telecomunicazioni….

Stava arrivando la Polvere di Sole! Un fenomeno che, secondo gli astronomi, si concretizza ogni 500 anni. Tonino quel titolo lo avevo scritto mesi prima. Così com'è che i poeti anticipano il futuro? Mi ha risposto: «Noi abbiamo sensibilità e curiosità per il mondo che ci sta intorno più che per i telegiornali. Adesso non ho più tempo, anzi non vorrei avere più tempo. Vai, e ricordati che noi poeti fiutiamo il futuro perché guardiamo i mandorli in fiore. Quando torni a Milano salutameli quei mandorli in fiore, quello spettacolo che abbellisce tutta la via Emilia nel primo giorno di primavera». E anche nella Giornata mondiale della poesia, oggi 21 marzo: il pipistrello lo ha vinto, ma il poeta ha scelto la data per dargliela vinta.

Tonino era un ottimista. Un ottimista dello spirito, non solo a parole. Nel pomeriggio avrei presentato Polvere di stelle a Santarcangelo. Gli ho chiesto: che vuoi che dica? Dì loro, specie ai sindaci, mi ha detto, che non guardino al libro come a un libro di memorie. Dì loro che più delle memoria mi stanno a cuore i loro progetti. Mi piacerebbe che la Valmarecchia diventasse una Valle dipinta. È una valle speciale (Antonio Paolucci la definisce «la valle più bella d'Italia») che ha fatto da sfondo ai dipinti di Raffaello, Leonardo da Vinci, Piero della Francesca… Vorrei che diventasse una valle a Bassa Velocità. E che invece di pensare ad altre strade veloci, si pensasse a una strada ad alta emotività. Così che a ogni curva appaiano terre coltivate di fior colorati. A una curva fiori rossi, a un’altra blu. E poi gialli. Così che si dica: Vado in Valmarecchia a far riposare gli occhi. E a ritrovare me stesso».


Salvatore Giannella (curatore di Tonino Guerra)

domenica 4 marzo 2012

Lucio e Germano. Germano e Lucio.

Eccoli qui, uniti. Chi l'avrebbe mai detto?
Allora, vista la stanchezza, rubo a piene mani il ricordo da una mail di Lucha, che spero non me ne vorrà.
Insieme a tutti quelli che hanno passato un giorno come molti altri:
a "tirar giù madonne e canticchiare Piazza Grande".

P.S.
Oggi, Roma. Esterno giorno. Via della Pace.
Due signori di fronte al giornalaio: "Vabbè che è morto, però so tre giorni che ce stanno a rompe li cojoni co Lucio Dalla!"

sabato 18 febbraio 2012

Ogni tanto

Roma. Esterno notte. I varchi elettronici del centro storico sono stati aperti da poco, a breve la Lazio prenderà una solenne scoppola in Europa League e pare ci sia in giro una non ben precisata manifestazione dell'Opus Dei.
Insomma, le macchine sono attaccate ai muri.


"Pecché pe fa sto lavoro - e io lo faccio da 24 anni - nun te poi fa rode er culo. La devi prenne sempre cor soriso sinnò come fai 'n mezzo a sto casino. 
Mo... voi siete du ommini, du ragazzi e ve lo posso dì - che c'ho pure l'età che c'ho - il segreto è fasse na trombatina ogni tanto, 'nvece de sta appresso alle bollette, le tasse e tutti l'artri cazzi che c'avemo. 
Io così c'ho cresciuto tre fiji:
uno è ingegnere aeronautico, la seconda è avvocato e l'ultima s'è appena laureata in paleoarcheologia, insomma, spolvera 'e pietre, come dice sempre mi fratello."

(Maura, tassista sui sessantacinque, in bilico tra il faccione della Sora Lella e la risata che acceca e conquista di zia Elda, di cui, purtroppo, nessuno di voi ha mai potuto godere).

lunedì 13 febbraio 2012

The forlorn rags of growing old

"I vecchi, quando accarezzano, hanno il timore di far troppo forte."
(Il sogno di Maria - Fabrizio De André, 1970)


martedì 7 febbraio 2012

Centesimi!

Ultimamente sono passato da Auchan per quelle spese da 100 euro (6 confezioni di detersivo per piatti, pacchi da 70 di carta igienica, dentifrici formato famiglie di un tempo) che faccio una volta all'anno.

Il punto è che, tra le altre cose, avevo finito il deodorante.
Così, muovendomi da par mio tra le insidie dei reparti (vecchine troppo basse per prendere l'ultimo pacchetto di stelline da minestra, padri di famiglia con carrelli surrealmente pieni di pneumatici da macchina che parcheggiano in mezzo ai corridoi alla ricerca di una siringa di silicone o di fischer della misura giusta, bambini in lacrime persi dai genitori in astinenza da litigata, signorine piacenti con immangiabili gallette di riso tra le mani, single tristissimi che vorrebbero la nonna a casa a cucinargli le lasagna invece della mortificante fettina con insalata in busta che gli toccherà ingurgitare, pacchi di pasta rotti e lasciati a morire alla base dei tuoi piedi), ho notato che lo storico compagno delle mie ascelle, il Neutro Roberts Stick da 40 ml, costa 60,75 euro al litro. E scoprire che il Lycia antiodorante, proprio lì di fianco, stesse a 102,00, non ha fatto altro che aumentare la portata delle mie solite banali e retoriche considerazioni mentre mi dirigevo verso la cassiera, pardon, l'hostess di cassa.

Del tipo che una bottiglia di Amarone Classico di Allegrini (2007) ne costa 60€ (750 ml) o che il petrolio, per il quale fondamentalmente la gente si butta le bombe in faccia, costa più o meno 80 euro al barile (che di litri ne contiene contiene circa 159), ossia una cosa come 50 centesimi al litro.

Ok, non è così semplice, mi rendo conto.

Ma tutto 'sto pippone era per dirvi che queste amenità mi hanno portato all'Albertone di Finché c'è guerra c'è speranza (Alberto Sordi, 1974):

"Le guerre non le fanno solo i fabbricanti d'armi o i commessi viaggiatori che le vendono, ma anche le persone come voi, le famiglie come voi che vogliono vogliono vogliono...e non si accontentano mai. Le ville, le macchine, le moto, le feste, il cavallo, gli anellini, i braccialetti, le pellicce e tutti i cazzi che ve ce fregano costano molto. Per procurarseli qualcuno bisogna depredare. Ecco perchè si fanno le guerre."


P.S. 
"Il pesce più grosso del fiume diventa tale non facendosi mai catturare."
(da Big Fish - Tim Burton, 2003)

E questa era perchè c'è un nuovo arrivato nei link a sinistra. Fateci un giro.

lunedì 23 gennaio 2012

Ci si salva con la malinconia

- Elicone: "Cesonia cara, Caligola è un sentimentale. Lo sanno tutti. E il sentimento è qualcosa che si paga. Ma ora, se permettete, vado a pranzo."

- Cesonia (in grande apprensione): "Una guardia l'ha visto passare ma tutta Roma vede Caligola dovunque. E Caligola non vede che l'ombra di Drusilla."

- Scipione: "Dimmi, Cesonia, l'amava fino a questo punto?"

- C: "Di più ragazzo mio. La desiderava."

- S: "In che modo strano lo dici."

- C: "Perché, vedi, se l'avesse solamente amata, la sua morte non avrebbe cambiato niente. Le malattie dell'anima non sono gravi. Ci si salva con la malinconia. Invece no, lui oggi sente i morsi della carne. Brucia tutto."

- S (indiscreto): "Ma desiderava anche te."

- C: "Questo non ti riguarda." (pausa) "Sì, mi desidera. E' vero. Però non m'ama."

- S (timidamente): "Non capisco."

- C (stanca): "Io sì. Vuol dire che mi domanda solo il piacere. Ma è desiderio questo? Un giorno vedrai che si può amare spesso, ma mai desiderare più di una volta."


(da Caligola - Albert Camus, 1941)

giovedì 29 dicembre 2011

Un fiore in Bocca può servire sai

In effetti non è che il personaggio fosse da niente. Così vanno bene le critiche a quella sorta di incoerenza che non si sa mai quando devi dal "solo i cretini non cambiano mai idea".
Basta però che non me lo si faccia passare solo come un "alfiere dell'antiberlusconismo", visto che nei 74 anni precedenti erano già successe un paio di cosette. Accompagnate da milioni di parole scritte e poi dattiloscritte.

In ogni caso mi guardo bene da un'analisi sul personaggio, primo perché sono febbricitante e con la goduria della tosse secca trasformatasi in catarro da sputare, secondo perché non ne sarei in grado. E anzi, invertite pure i punti.
Certo, quando capitava sottomano un numero dell'Espresso, non mi lasciavo sfuggire mai L'antitaliano che, in definitiva, lasciava sempre qualcosa, pur con il livore che d'improvviso s'impadronisce dei vecchi.

Mancano i libri, lo confesso, con la scusa classica del "perché dovrei leggere Bocca se mi manca ancora Moby Dick".
Allora, amando alla follia i treni superlenti e pur non avendo mai provato l'ebrezza della cuccetta eclusivamente per mere ragioni economiche, ho cambiato idea stamattina, leggendo una citazione nell'articolo di Severgnini sul Corriere:

“Il brutto più brutto delle città lo si vede da un vagone letto, quando l’inserviente vi porta il caffè che sa di cicoria, fuori piove e il treno procede tra scambi e semafori per il retrobottega sudicio della città, quello che non appare dalle strade, ballatoi stipati di robe vecchie, coperti di teli di plastica, le pareti annerite, scrostate, le finestre opache a due metri dai binari, e dietro, invisibile, un’umanità logorata dai rumori rotolanti, dai sibili, da lugubri sirene, già stanca appena sveglia, in canottiera e vestaglia.”

martedì 6 dicembre 2011

Confessioni

Ci sono momenti in cui mi chiedo se il vedere qualcosa che vorrei non esistesse, in realtà contribuisca a far sì che quella cosa continui ad esistere. E probabilmente a proliferare.

Roba di calcoli statistici su accessi, uscite, frequenze di rimbalzo, tempo sul sito, sulla pagina e via dicendo.

Insomma, sono uno dei motivi per cui il Tgcom (direttore, ricordiamolo, Paolo Liguori), tra un paio di tette, una crisi economica, un culo e un efferato omicidio per gelosia, non ancora chiude i battenti:

La Tommasi spiega la sua scelta
Nella campagna contro il signoraggio bancario di Alfonso Luigi Marra sta mettendo tutta sé stessa. Prestando il proprio corpo per la causa. Sara Tommasi adesso è pronta anche a scendere in politica. Col sostegno del nuovo fidanzato, il conte Alessandro Verga Ruffoni Menon.

venerdì 2 dicembre 2011

Ve ne importa?

Ieri sera, prima dell'ennesima prova di solida maturità del Lokomotiv (pur priva del Mahatma Gandhi del calcio a 5) nella depressione carsica di Largo Preneste, ho ascoltato più volte Little yellow spider (in Niño Rojo - Devendra Banhart, 2004), giusto per tenermi buoni il signor Sole del mattino e la signora Luna solitaria.

Anche se mi sto rendendo conto che le righe qui sopra siano in realtà solo una scusa per dirvi con cosa ho iniziato la mattina, dopo colazione e cacca Samantinifera nel terriccio umido di pioggia dei giardini Nuccitelli-Persiani:
"but you don't really care for music, do you?"

martedì 22 novembre 2011

Proprio come una ragazzina

[preferireste dimenticare o ricordare per sempre?]

E' facile che la quercia sia ancora lì in quel giardino di Long Island. Insieme ad un baule infinito di altre cose.
Quarantasei anni fa, sotto quell'albero e senza dirlo a nessuno, eccezion fatta per celebrante e due testimoni, si diedero appuntamento quelli che per l'anagrafe erano Shirley Marlin Noznisky e Robert Allen Zimmerman.
E si sposarono.
Quel 22 novembre però, Shirley era già diventata Sara (il suo primo marito, il fotografo Hans Lownds, per qualche misterioso motivo, le disse che non avrebbe mai sposato una ragazza di nome Shirley) e Robert Allen aveva da tempo digerito Dylan Thomas.

Il matrimonio tra Sara Lownds e Bob Dylan fu tenuto nascosto a tutti, compresa l'allora fiamma di Dylan, la modella Edie Sedgwick che, appena appresa la notizia dalla stampa, andò a cercare quello che sarebbe dovuto ancora essere il suo uomo o qualcosa di simile: “Cazzo Bob, potevi almeno dedicarmi una canzone!”.

Nei giorni seguenti, (s)fortunatamente per Edie, Dylan la compose davvero.
E dal suo cilindro senza fondo, tirò fuori una delle più belle canzoni d'amore mai scritte.

lunedì 7 novembre 2011

Lo scettro posticcio

“Il suo pensiero non conta nulla. Gli italiani sanno che è una supermiliardaria e non è che la gente si lasci irretire da questi satrapi ricchi e viziati."

(Il genio di Carlo Giovanardi, parlando di Madonna, la cantante, intendo.)


Non che avessi avuto mai avuto dubbi. Dal ' 94 fino ad oggi, dico.
Però, per onestà - e beninteso, per assurdo - ogni tanto mi chiedevo se in fondo non stessi sbagliando io, con tutto questo accanimento verso un ricco maleducato.

Ovvio che poi, dopo un breve e rapidissimo sunto di questi anni, tutte le mie idee tornassero al loro posto, anche perché ogni giorno che passava veniva aggiunta una chicca (che so, costruire casinò e campi da golf a Lampedusa) alle consuete smentite e bugie da seconda elementare (la nipote di Mubarak, la famiglia Tarantini in difficoltà), alla serie infinita di figure di merda internazionali (il kapò, le corna durante la foto ufficiale, "mr obaaaaaamaaaaaaaa!", il cucù, "le doti da latin-lover", il baciamano al Colonnello e via dicendo, ben riassunte, anche se non tutte, qui) e soprattutto, alla nullafacenza politica, eccezion fatta per le innumerevoli leggi e leggine che, non me ne vogliano i relatori (Cirami, Maccanico, Gasparri, Cirielli, Pecorella, Alfano) potrebbero tranquillamente prendere il nome del beneficiario (o "dell'utilizzatore finale", se preferite) con accanto un numero cardinale crescente, a partire dal 2, visto che la numero uno (e qui viene da rimpiangere Paperon de Paperoni), è datata 20 ottobre 1984. Anche se forse nessuno si aspettava che dall'A-Team, Drive-in e Magnum P.I. si sarebbe arrivati alla miseria di cui siamo testimoni.

Insomma, nonostante tutto questo, vi dirò che alla fine, sarà per umana pietà di cui non mi vergogno, mi dispiace quasi vedere l'ultima, ennesima imbarazzante conferenza stampa a Cannes, piena di ribaditi concetti da adolescente (i ristoranti pieni) e bugie da Pierino (non leggo i giornali) e soprattutto di mancanza di fiducia verso se stesso, quella che i venditori come lui (che "volevano fare l'Italia come il Milan") in primis dovrebbero avere. E invece no, non più.

Adesso la spavalderia lascia spazio alla faccia stanca e agli occhi che guardano il tavolo, alla penna in mano che non ispira più cerchi e sottolineature del nulla, ai movimenti nervosi delle mani (sudate, ci scommetto) di chi non ha studiato, di chi non ha mai studiato, o meglio, ha letto l'introduzione, la quarta di copertina e le ripete da vent'anni. Al massimo cambiando l'ordine dei fattori. La proprietà commutativa.
E dev'essere davvero brutto ritrovarsi con la faccia di culo ormai definitivamente coperta da capelli finti e cerone di fronte ad una platea che ti pone domande. Senza che tu possa permetterti di (non) rispondere mimando un mitra che spara.

Pietà dicevo, come si fa a non provarla per un uomo abbandonato persino da Gabriella Carlucci?

domenica 30 ottobre 2011

So boni tutti

La notizia della settimana è sicuramente la presa di posizione di Keira Knightley sulla chirurgia estetica:
"No ai ritocchi, accettate il vostro corpo".

Soprattutto se sei una fregna, aggiungo io.

mercoledì 19 ottobre 2011

Incazzatos

Più o meno con la cadenza in cui la costellazione di Venere si allinea con le lune di Mercurio (ora, non cercate di sputtanarmi: è un'evidente supecazzola, tipo se vi dicessi delle parole come vicesindaco), decido di pulire la scrivania.

E come già successe tempo fa (con Lee Masters, post del 24 maggio 2010) ecco che tra un biglietto dell'autobus obliterato il 24 gennaio, tre accendini scarichi, un paio di etti di polvere, 5 puntine da disegno senza punte, biglietti da visita maltrattati di persone ormai sconosciute, innumerevoli monete da uno e due centesimi, plettri creduti perduti, appunti di cose da fare e cercare ovviamente mai fatte né cercate, batterie esaurite, bottiglia di Amarone di Bertani (vendemmia 2000, ahimè, vuota e digerita), vari mini contenitori/scatole/boccette che pensavo potessero servire e che non sono serviti ma che penso tuttora potranno servire in seguito, scontrini di colazioni nei bar, chiavi di serrature scomparse e via dicendo, è comparso anche un foglio che in realtà non ricordavo neanche di aver conservato.

Anzi, a questo punto ringrazio ufficialmente chi, tra gli innumerevoli ospiti della stanza verde oliva, lo ha dimenticato insieme a perizomi, peli e calzini sporchi:

Canzone dei rischi che si corrono
di Giovanni Raboni

Un'ossessione? Certo che lo è. 
Come potrebbe non ossessionarci 
la continua reiterazione 
degli stereotipi più osceni, 
l'alluvione di falsità e soprusi, 
la suprema pornografia 
dell'astuzia fatta oggetto di culto, 
della prepotenza fatta valore, 
della spudoratezza fatta icona? 
Andiamo a dormire pensandoci, 
ci svegliamo con questo fiele in bocca 
e c'è chi ha il coraggio di chiederci 
d'essere più pacati e costruttivi 
d'avere più distacco, più ironia... 
Sia detto, amici, una volta per tutte: 
a correre rischi non è soltanto 
la credibilità della nazione 
o l'incerta, dubitabile essenza 
che chiamiamo democrazia, 
qui in gioco c'è la storia che ci resta, 
il poco che manca da qui alla morte.

venerdì 30 settembre 2011

Prospettive

- Riccardo: "...uno arriva e ti chiede: cioè, tu che cazzo fai nella vita?"
- Roberto: "Io faccio tutto il giorno dopo."

martedì 27 settembre 2011

Ciao Rogggge'

Il fatto è che prima di tutto il resto, è quel minuto e trenta ad essere un capolavoro. Allora succede che per la milionesima volta nella vita mi ritrovo ad ascoltarlo e a spegnere la macchina sotto casa tenendo premuto il rewind dell'autoradio per rinnovare la magia.
Poi succede che non riesco a far lo stesso con gli ululati finali prima del vento, perché dopo

"And did you exchange
a walk on part in the war for a lead role in a cage?",


decido di aprire la portiera. Per andare a ricordarsi il sogno.

venerdì 16 settembre 2011

Fino al novantesimo

So già che qualcuno potrebbe obiettare e sostenere la candidatura di "aiutavo una famiglia in difficoltà" pronunciata, anzi, addirittura scritta di proprio pugno dal sempre più immaginifico mister B., invece, per il titolare della Festicciola (nonché unico giudice del concorso), la frase dell'estate è stata pronunciata il 14 agosto sulle gradinate dello Stadio Adriatico di Viale Pepe, quando il pareggio/doppietta di Insigne al 94' (che avrebbe portato i biancazzurri ai supplementari - min 0:55 - e successivamente ad un'infinita serie di rigori terminata 11-12) faceva capire ad un tipo sulla cinquantina - pantaloncino, infradito e petto nudo - e a noi tutti, peraltro vestiti allo stesso modo più o meno dieci gradini più su, che la cena in programma avrebbe subito quantomeno un clamoroso ritardo:

"Essé, a zumbat' le rusctelle!"