mercoledì 14 novembre 2012

Blindatissimi

"Oggi è il Santo Natale. Il grande varietà religioso comincerà alle ore nove e trenta: il cappellano Charlie vi farà sapere come il mondo libero riuscirà a far fuori il comunismo con l’aiuto di Dio e di alcuni marines."

(Sergente Istruttore Hartman, da Full Metal Jacket, 1987) 

Ovviamente ne è valsa la pena. Nonostante le poche ore di sonno e i 9,2 km (quanto mi diverto con google maps) di pedalata mattutina senza colazione, complice una sveglia rimandata troppe volte. E pazienza se all'auditorium pensano di essere al Danieli e ti chiedono 2,80€ per cappuccino e cornetto al bancone.
Ore 9 in punto, luci spente e scritta bianca su sfondo nero: "a Stanley Kubrick film".
Peccato non poterla più vedere rinnovata.

domenica 11 novembre 2012

Giusto per esser chiari

Glissando signorilmente sul risultato finale, direi che il momento clou della serata si è avuto intorno alla mezz'ora della ripresa, dopo l'espulsione di mister Giovanni "non mi sento in discussione" Stroppa a seguito di un rigore sacrosanto negato a Weiss (dopo quello negato nel primo tempo, sullo 0a2, per un fallo di mano di Vidal in area):

(voce fuoricampo - con l'accento che non riuscirò mai a rendere su queste righe - perfettamente in sincronia col momentaneo silenzio di Maurizio Compagnoni, telecronista Sky)

- "Quarto uomo! Li capisc' lu pescares'? Ngul'a mammt'!!"

lunedì 5 novembre 2012

Floating with Della Valle

“La madre l’ha chiamato Clay? E io lo chiamo Clay!”
(da Il Principe cerca moglie - John Landis, 1988)

Da tiepido osservante de “la vita in differita” (corrente di pensiero nata dalle teorie del filosofo Di Giogia e dell’avvocato Eto’o), giorni orsono mi son trovato sulla tazza del cesso a leggere un quotidiano di qualche settimana fa.

Mentre espletavo le funzioni consone al luogo - e nonostante la mia totale e volontaria ignavia (per non dire menefreghismo assoluto) nel ramo abbigliamento - non ho potuto fare a meno di notare la pubblicità di un noto calzaturificio e subito dopo pensare che in definitiva, pur prediligendo pugili più ortodossi à la Ray “Sugar” Robinson e Marvin “The Marvelous” Hagler, non credo proprio che Muhammad Alì sarebbe riuscito a fluttuare come una farfalla (e poi pungere come un’ape) indossando delle Tod’s.

martedì 30 ottobre 2012

I pugni nelle mani

Da un po' di tempo, tornato a casa dopo aver accompagnato il sole in tutto il suo peregrinare diurno, non posso far a meno di pensare all'ex piattarolo (vi giuro che lo sapevo anche senza Wikipedia) Bombolo di Delitto al Blue Gay (Bruno Corbucci, 1984): "C'ho ste scarpe piene de piedi!"

martedì 23 ottobre 2012

E' troppo tardi?

Non che fossi troppo lontano da casa, in realtà. Comunque, non ricordo quante volte abbia mandato indietro gli stessi nove secondi, che sembrano iniziare, finire e ripetersi come starnuti allergici.
Così, parcheggio e chiudo da par mio la portiera di una macchina non mia pensando che forse no, forse non sarà mai troppo tardi (dal 52esimo secondo). Almeno finchè entrambe le mani continueranno a battere il tempo sul volante insieme all'ultima battuta.

There must be some mistake
I didn't mean to let them
Take away my soul.
Am I too old, is it too late?

(The show must go on - Pink Floyd, 1979)

giovedì 27 settembre 2012

Non ricordo da quale orizzonte sfumasse la luce


E l'anima d'improvviso prese il volo
ma non mi sento di sognare con loro,
no non mi riesce di sognare con loro.

(da Un malato di cuore - Fabrizio de Andrè, 1971)

Pareva Pina (Roma città aperta - Roberto Rossellini, 1945) incerta su quei tacchi bassi di una volta, disperata nell'ultima corsa della vita verso una libertà che sarà solo per Francesco, vedovo prima d'esser marito. 
Sgraziata come non può essere altrimenti, persino nel bere, come s'imparava da bambini in tv, con la voce di Claudio Capone in sottofondo.
E poi provateci voi a correre sinuosi e coordinati avendo il collo più lungo delle gambe.

Le foto della Giraffa in fuga per le strade di Imola sono agghiaccianti perché dipingono il terrore di sentirsi persi, imprimono negli occhi l'inutilità del tentativo ma disegnano chiaramente il confine che unisce l'istinto all'eroismo, la morte alla speranza. La certezza di sapere che nessun essere vivente nasce per stare in gabbia, anche se le sbarre son la prima cosa che vedi appena uscito, caduto per terra ancora umido e rincretinito da più di un metro e mezzo d'altezza. Con addosso la violenza della luce, che non pensi di poter amare così tanto in così poco tempo.
Così, guardare quelle immagini, fa tifare e tremare come i compagni che attendono in “end zone” la fine dell'impresa del soldato Tosh (Non è più tempo d'eroi - Robert Aldrich, 1970) barcollante e in solitaria a schivar bombe e proiettili giapponesi in campo aperto.

“Non serve che mi addormentiate”, mi piace pensare sia stato questo il suo ultimo pensiero,  prima di ordinar al cuore di scoppiare per andare a sognare con chi avrebbe voluto, più o meno come accade da più di trenta milioni di anni.

Ed è qui, infine, che l'abusato aforisma di Wilde trova la sua sublimazione:
“Più conosco gli uomini, più amo le bestie.”

giovedì 13 settembre 2012

Paradossi

Riccardo: "L'iphone ti da una libertà che neanche immagini. Non potrei mai starne senza."

lunedì 23 luglio 2012

In vista dei pannelli

Everyone is trying to get to the bar 
The name of the bar 
The bar is called heaven

(Heaven, in Stop making sense - Talking Heads, 1984)


Senza timore di essere smentito, elenco di seguito le due peggiori frasi che si possano sentire arrivare da dietro al bancone: "il bar sta per chiudere", ovviamente piazzata un gradino sotto a "il bar è chiuso".

Il terzo posto sceglietelo voi, non ha importanza per chi osserva attonito ancora assetato.

mercoledì 18 luglio 2012

Considerazioni estive metropolitane

Pur non essendo Phileas Fogg, qualche posto l'ho visto. E insomma, in una qualsiasi mattina estiva o di primavera, credo che Trastevere sia uno dei quartieri più belli del mondo.

lunedì 9 luglio 2012

Per Dutch

"Tutti sognano di tornare bambini, anche i peggiori fra noi. Forse i peggiori lo sognano più di tutti."
(da Il Mucchio Selvaggio - Sam Peckinpah, 1969)

Se non avete visto mai il film di cui sopra, non posso farci alcunché (a parte insultarvi), se non essere buono e sconsigliarvi di vedere questa scena.
Al limite, sparatevi quest'altra.

sabato 30 giugno 2012

Non mi uccise la morte

E' giunta alla fine la tristissima storia di Federico Aldrovandi. Con tutto quello che si portano dietro queste vicende. E le rispettive conclusioni. Col loro bel miscuglio di sfiducia, rabbia, spalle che scendono e piedi nervosi, mani che prudono e occhi sudati. E un po' di speranza, che se non ce la buttiamo dentro, si finisce strozzati dall'abbraccio della nostra inutilità e dal pensiero fisso, inchiodato come le cicatrici del sole, che l'homo sapiens, in fondo, ha fallito.

Allora cedo ancora una volta la parola alla moltitudine rappresentata da Spinoza. Coi sorrisi sempre più avari di zucchero.

lunedì 25 giugno 2012

Paperoga a centrocampo

Meglio il cucchiaio di Totti o quello di Pirlo?

(per non influenzare nessuno, vi ricordo che al rigore del pupone eravamo in doppio vantaggio, su quello dell'uomo appena sveglio, uno sotto)

venerdì 15 giugno 2012

"Giocala dietro, per Dio!"

Fondamentalmente, per vincere al giuoco del pallone, ci vorrebbe uno che faccia gol. Tipo un'attaccante, per esempio.

Proprio questo si provava umilmente a dire a Gianluigi Buffon all'indomani della sua uscita su biscotti, morti e feriti: non si dice, anche se malauguratamente si pensa, che nel calcio è normale fare due conti quando un risultato serve a entrambe le squadre. Perché ora è atrocemente facile fargli notare che non ci sarebbe una sola buona ragione, se tutti ragionassero così, per essere sicuri che quei "due conti" di cui parlava non li facciano Spagna e Croazia, magari pure con qualche sghignazzata. E appellarsi alla fama dei giocatori spagnoli "che non possono permettersi di farsi ridere dietro dal mondo con un 2-2" è purtroppo puerile, una nuova maldestra teoria: solo i calciatori tristi che non hanno vinto mai si mettono dunque d'accordo per i pareggini, quando serve? Solo loro pensano "meglio due feriti che un morto?" Solo i poveri hanno l'inconfessabile diritto a darsi una mano? Il rispetto della lealtà sportiva che impone di dare sempre il massimo è un'esclusiva dei campioni? Si misura con l'ingaggio?

Esiste invece, vogliamo ostinatamente crederlo, un'altra speranza a cui affidarsi per evitare il bis delle coliche di bile del 2004, quando svedesi e danesi fecero i due conti che produssero l'eliminazione azzurra e la loro qualificazione a braccetto. E' la semplice, retorica, invecchiata e maltrattata legge dello sport: quella che dice che chi lo pratica lo fa per confrontarsi e possibilmente per vincere, perché vincere dà fama, dà soldi, dà prestigio, dà un senso alle fatiche degli allenamenti. E vincere dà soprattutto gusto. Gli spagnoli, per esempio, che sono innamorati del loro calcio, forse sono più lontani dalla logica di morti e feriti di quanto pensiamo, anche se ora non faremo altro che ricordare loro cose come il rispetto dei valori, l'etica, la lealtà: tutte materie in cui l'Italia si è d'altra parte guadagnata una credibilità che è sotto gli occhi di tutti, con i derby truccati, i rigori concordati tra portiere e centravanti, le mazzette negli autogrill e negli spogliatoi, le calciopoli e le scommettopoli.

E allora sarebbe forse meglio fare altre cose, più sagge: stare zitti. Allenarsi. Pensare all'Irlanda e cercare di vincere almeno una benedetta partita, una che sia una. E sperare poi che la lezione di sportività, invece di darla noi con le parole, arrivi dagli altri con i fatti. L'ennesima lezione che purtroppo, però, non riusciamo mai a imparare.


Aligi Pontani

mercoledì 13 giugno 2012

Un sorriso che sa

Me ne stavo lì, al sole e con l'asciugamano sulle spalle, i piedi insabbiati ad ascoltare il friccicorio che solo i primi raggi sulla pelle sanno dare. Immobile a fissare quel sole altissimo del profondo sud, che proprio non ne vuol sapere di buttarsi a dormire tra le onde.
Così, con una birra tra le mani, ho pensato che la felicità non fosse poi così distante.

venerdì 1 giugno 2012

M'hanno preso l'anima...

Io so' De Chirico
dico in senso simbolico
c'ho un controllo diabolico
quasi artistico
del mio stato psicofisico
e se hai capito, mo' traducilo. 


(da Testardo - Daniele Silvestri) 

Per un sorriso col sole che entra, riempiendo lo zaino alla rinfusa. Ché tanto fa caldo, non c'è troppo da scegliere il tessuto. Al limite ricordarsi il costume.
Mentre la Brizzolata attende con la pazienza da leopardo, la vedo da quassù.

mercoledì 30 maggio 2012

I'm only bleeding

Tema dibattuto da anni, mi rendo conto, con saggi a rincorrere altri saggi meno saggi o forse di più (for the wise men, and the fools!) all'incirca da quel 10 giugno 1981, quando Alfredo Rampi ebbe la sfiga di cadere in un pozzo artesiano per poi morire lì dentro, 60 metri più sotto.
Così, adesso e in tutte le occasioni simili, non riesco a non pensare che l'inviato sul campo, contrito e scosso e col capello a posto e il foulard svolazzante come il fumo nel vento, si colleghi tenendo l'edificio più pericolante sullo sfondo, nella speranza che possa finalmente cadere. Rombando prima di racchiudersi nella polvere. Magari nell'edizione delle 20.
E dietro il microfono i sorrisi e le pose di chi, sguardo in camera, spinge la bicicletta come i vecchi a controllar cantieri, ignorando di aver avuto solo più culo, ma con l'idea d'intendere, bene, che il dolore degli altri è dolore a metà.  

domenica 27 maggio 2012

Bitter, not happier

This bitter earth
Well, what fruit it bears


(This Bitter Earth - Dinah Washington, 1960)


Non so che gusto abbia il Bitrex ma credo di essermene fatto un'idea leggendo queste due cosucce sull'ultimo post (titolo compreso) di Spinoza:

- “La sedicenne Melissa Bassi è stata investita in pieno dall’esplosione. E da tutto il mondo dei grandi.”
- "Annullata la Notte dei musei. Oggi è il passato a farci visita."

martedì 22 maggio 2012

Tornati

19 anni fa avevo 14 anni, ero da poco caduto la prima volta con il Sì bianco di Lefonce all'incrocio tra Via D'Avalos e Via Spaventa e non ero mai stato con una donna. L'anno prima, per natale, Mamma e Papà mi avevano regalato la Biancazzurra. Cavolo come pareva grande sotto quell'agghindato alberello sintetico, dovevo scendere da pedali e sellino per toccare terra. Giocavo ancora a pallone con un futuro campione del mondo nell'antistadio "A. Flacco" di terra graffiante, mica ci si pensava all'erba sintetica. Come ai seggiolini sugli spalti. Del Piero si era appena accasato in bianconero. Dal Padova, tu pensa. L'anno successivo avrei comprato il primo abbonamento in Curva Nord per vedere il 4a5 col Milan di Van Basten e il 5a1 da già retrocessi alla Juve del Trap. Quel 31 maggio 92, ero sintonizzato su Tele Abruzzo Regionale a sentire la cronaca di Daniele Barone. Assist di Bivi e Allegri, a segno Di Cara e Massara. Serie A. Per la seconda volta con "il profeta" Galeone, dopo il gol di Bosco al Parma di Sacchi 4 anni prima, col boato ascoltato di fronte al Bar Midas, sprovvisto di biglietto. Io, mica il bar.

Adesso di anni ne ho 33. Da 4 ho abbandonato il motorino che adesso giacerà smembrato in qualche discarica sulla Palmiro Togliatti e di donne ne sono passate abbastanza. Nessuna è rimasta, anche se un paio avrebbero voluto. Due settimane fa ho cambiato i freni alla Biancazzurra, che è ancora con me, più che mai, pur senza parafanghi e con le gomme da strada. E ogni giorno mi accompagna fino a dentro casa, in un'altra città, riposandosi sul balcone.
Pratico un altro sport da 17 anni ma gioco ancora con gli amici a calcetto, sognando di farlo a 11 come una volta, giusto per rendere di più. E per cambiare veramente gioco. In senso tattico, dico. Del Piero ha appena lasciato la Juve da capitano leggendario, alzando le braccia al cielo con indosso un'orrenda giacca giallo fluorescente. Non ho più l'abbonamento e sono andato l'ultima volta allo stadio a inizio mese (6a0 col Vicenza), non in curva, ma sempre in piedi - settore cozze&vongole - nella tribuna che confina col mare e che da lui prende il nome.
Domenica ero sul divano, in diretta su Sky da Marassi c'era ancora Daniele Barone, tu pensa. Gran carriera la sua. Caprari, Immobile, Caprari. Con Zeman a bordo campo. Di nuovo Serie A. Che bello è. Brindando col rum, emozionato sul serio. Io, mica il rum.


giovedì 10 maggio 2012

Non ci sono poteri buoni

"Ci hanno insegnato la meraviglia verso la gente che ruba il pane, ora sappiamo che è un delitto il non rubare quando si ha fame"

(da Nella mia ora di libertà, in Storia di un impiegato - Fabrizio De Andrè, 1973)


Roma. Interno giorno. Mentre Samanta ricerca la corrente giusta tra le porte aperte per sopportare i primi caldi, il titolare della Festicciola e la sua nuova coinquilina giapponese, pranzano con la tv accesa.

(sottopancia a SkyTg24): "MANAGER GAMBIZZATO"

- Inquilina giapponese: "Gam-bi-za-toooo... è il cognome?"
- Cirello: "No, vuol dire che qualcuno ha sparato alle gambe del manager."
- IG (mimando una pistola): "Spa-la-toooo?"
- C: "Sì, sparato. Gli hanno sparato alle gambe."

(il servizio prosegue, si arriva al "documento di appoggio" dei Gruppi Armati Proletari): "CONTRO LA VIOLENZA DEI PADRONI, VIOLENZA RIVOLUZIONARIA"

- IG (perplessa): "Padloni? Chi sono i padloni?"
- C (pensando ad un sacco di cose, tipo ai figli come ricchezza): "Ne vuoi ancora?"

Il servizio finisce, in studio riprendono la parola.
Io riprendo a mangiare riso con imprecisate alghe e salsa al curry, ben sapendo di non saper stare in alcun posto.

lunedì 30 aprile 2012

Bussa alle porte

"And then it sucks, he said, suck that!" 

Da noto maestro dei pezzi strappabudella, persino in momenti felici, ogni tanto - specie col sole, c’è da dire - mi lascio andare a ritmi più consoni a piedi scanzonati. Magari mentre ammucchio i panni da una parte all’altra della stanza.

E insomma, l’allegria del periodo significa aprire la finestra, fare entrare il giallo e sparare a palla Jimmy Jazz (in London Calling – The Clash, 1979).

E sempre sia lodato Joe Strummer.