venerdì 19 giugno 2009

Mi serve un polverizzatore Thompson (7)

- Prosegue senza sosta la lenta agonia del giornalismo televisivo italiano ormai sempre più asservito ai voleri di quello che non controlla la maggioranza dei mezzi di comunicazione e che, al contrario, li ha tutti contro. Cosa facilmente intuibile in questo periodo, visto che non vedo né sento cenni sull’inchiesta del giorno (presunto giro di appalti milionari e squillo che l'imprenditore Gianpaolo Tarantini avrebbe organizzato lungo la rotta Bari-Roma-Porto Cervo).

1) Al Tg1, forse, avevano fatto di meglio il giorno prima, quando, invece di parlare delle migliaia di aquilani (un lupo, un orso marsicano e una pecora per la questura) in protesta sotto a Montecitorio, hanno pensato bene di aprire con un servizio sulla casa dello studente de L'Aquila che verrà ricostruita con in fondi della regione Lombardia, con tanto di collegamento con la Graziadei e intervista a Formigoni nel ruolo del pavone.
Domenica invece, il buon Minzolini ci aveva intrattenuto per quasi un minuto e mezzo sulla cena del premier a Portofino con l’inevitabile seguito di ospiti a quanto pare famosi che gli stringono la mano e “lo esortano ad andare avanti”.

2) Il one man show su rete 4 è tutto un programma, la faccia da tragedia di Emile Faith è di quelle che non si dimenticano: hai fatto bene a non dire nulla, noi abbiamo capito tutto.

3) Il Tg2 di qualche giorno fa risponde da par suo, mettendo el partido del siglo Spagna-Nuova Zelanda prima di un servizio di dieci secondi sul prossimo referendum.

4) Capolavoro del Tg5 e di Gioacchino Bonsignore (4, l’aria da bravo ragazzo non m’è mai piaciuta) durante le elezioni europee. Un fuori onda che fa intendere molte cose, semmai ce ne fosse ancora bisogno, con il suddetto che cerca di capire se il padrone abbia perso rispetto alle politiche e poi no “no, era per capire… mica lo dico in onda eh, per capire com’è andato berlusconi… il popolo della libertà…ah, non c’era il popolo della libertà?”.

5) Di Studio Aperto non parlo se non altro perché ha avuto il buon gusto (o mio Dio, sto associando il buon gusto a Studio Aperto) di decidere di non chiamarsi telegiornale.

6) Da questa lista manca il Tg3 ma solo perché non lo vedo. Ho voglia di comicità in questi giorni, non di tragedia. Ok, lo ammetto, le sopracciglia di Maria Cuffaro (5, a me le donne piacciono non truccate) meritano una segnalazione.

Proporrei una cosa a questo punto, mettere l’acronimo Tg sotto protezione, sotto tutela: solo i notiziari che rispondono a determinati criteri potranno fregiarsi del marchio, una sorta di corrispettivo del marchio DOP per gli alimenti. Primo criterio: un Tg deve dare le notizie. Non farsele dare.

- Rimanendo in tema, rischia di salire sul podio 2009 la prima pagina di Libero di martedì 16 giugno, : “Obama a Silvio: aiutami.”

- Potrebbe essere interessante notare, visto che pochi l’hanno segnalato, (per i motivi accenati in precedenza) che l’aiutante di cui sopra, ha ricevuto il più basso numero di preferenze personali dal 1994. Vuoi vedere che dopo 15 anni la casalinga di Voghera inizia a capire che uno degli uomini più ricchi d’europa, uno che si presentò dicendo di voler fare l’Italia come il Milan (sigh), uno con interessi economici enormi in qualsiasi campo, uno che si preoccupa di Noemi quando ha l'ennesimo processo per corruzione in corso (se solo si potesse processare), uno che si vanta di avere un vulcano finto nel giardino di casa (doppio sigh), in fondo, non è proprio il prototipo di “uomo del popolo”?

- Per la rubrica, “evviva il mondo dalle facce-tette-gambe-anime-culi finti”, ho riletto col ghigno beffardo di un disilluso una frase di Anna Magnani, rivolta ad un truccatore che, prima del ciak, stava per coprirle le rughe sul volto: “Lasciamele tutte. C’ho messo una vita a farmele.”

- L’immaginifico salvatore (maledetta mela e fottutissimo serpente) di Obama (siamo gli unici, tra l’altro, con le isole Bermuda, a prenderci prigionieri di Guantanamo) continua con la sua personalissima teoria: "Bisogna consumare, è logico che se qualcuno fa previsioni pessimistiche, queste si avverano. Il problema della crisi e' soprattutto psicologico".
Allora non si può non pensare che O.B., 63 anni, divorziato anni fa e con un figlio a carico, ha recentemente perso il lavoro. Ora, trovalo un lavoro, a quell’età, col figlio che vuole il gelato e la causa di sfratto in arrivo perché non riesci più a pagare l’affitto, che pressa, ti logora, ti rosicchia come un amore perduto.
Così succede che i muscoli si sfibrino e prima di annientarsi si riservino per un ultimo gesto: O.B. si è ucciso il 9 giugno scorso a Milano, lanciandosi nel vuoto dal terrazzo di casa. Un biglietto prima del salto: "Dalle visite avrei il cuore di un ventenne. Se possibile donatelo, ma non credo che lo sia".
Eccola lì, l’unica cosa che, forse, aveva ancora da consumare.

- Spettacolare iniziativa di Gaetano Saya e del nascente partito nazionalista italiano: pronte a debuttare le ronde della “Guardia Nazionale Italiana” presentate il 6 giugno durante il primo convegno nazionale dell’Msi – Destra italiana. Pur dubitando che le ronde siano “un’iniziativa apolitica”, non si può fare a meno di notare che la divisa di questi fenomeni (eccezion fatta per l’aquila imperiale romana sul basco) è tale e quale a quella vista nei Blues Brothers. Che lo spirito di John Belushi sia sempre con noi: “Io li odio i nazisti dell’Illinois!” (min 1:39)

- Al solito ho avuto il rispetto di non premere play. E parlo del rom suonatore di fisarmonica ammazzato per sbaglio a Napoli. Però ho letto dell’indifferenza della gente, ho visto i fotogrammi della moglie sola che piange, della gente che passa il biglietto per entrare, di chi parla al telefonino senza probabilmente chiamare le ambulanze. Insomma, una marea di tristezza. Allora che dire:

Uomini senza fallo, semidei
che vivete in castelli inargentati
che di gloria toccaste gli apogei
noi che invochiam pietà siamo i drogati
Dell'inumano varcando il confine
conoscemmo anzitempo la carogna
che ad ogni ambito sogno mette fine:
che la pietà non vi sia di vergogna.


(da Recitativo e Corale, in Tutti morimmo a stento – Fabrizio De Andrè, 1968)

- Così poco tempo fa, giravo per Roma sul mio cavallo d’acciaio (per dirla con il signor Ricci, quello che riuscì a mettermi 3 in pagella sotto la colonnina “orale” in corrispondenza della riga “Educazione fisica”), quando in lontananza vedo un manifesto con un volto di tre quarti, l’occhiale fume’, la faccia abbronzata e con in basso una scritta avente a che fare con il mediterraneo, una roba del tipo “dialoghi con”, “rapporti con” e via dicendo. Incuriosito da un’eventuale concerto di Bennato durante i prossimi giochi del mediterraneo in terra abruzzese, mi sono avvicinato. E ho capito: non era Bennato, nessuno dei due. Era Gheddafi.

- Hasta la Victoria. La nipotina del Che nuda per gli animali. (Tgcom)

- Cronaca locale: dopo anni di gloriosa attività su Piazzale Prenestino angolo circonvallazione casilina, chiude i battenti (al suo posto una gelateria) lo storico Bar Paperino. Chi non ha mai avuto il piacere di gustarsi un cappuccino e cornetto - pessimi, ma ad 1,10 euro – con vista sullo scaffale della carta igienica, non sa cosa si è perso.

sabato 6 giugno 2009

Il piacere di una marmellata

Succede che fa caldo per me, figurarsi per quelli che si scambiano strumenti e salgono e scendono dal palco evidentemente troppo stretto e proprio per questo perfetto per l’ustione da jam-session blues. C’è chi arriva con la custodia di pelle marrone e tira fuori una chitarra fatta in casa, nel senso letterale del termine, e poi capita pure che la sappia suonare da Dio prima di vederlo spostarsi di fronte alla coda del piano e capire che no, non sono le corde quelle che gestisce meglio. C’è la bacchetta del batterista che si rompe e viene magicamente sostituita da quella persa dal percussionista precedente, ricomparsa d'improvviso da sotto il timpano. E poi c'è quell'aria da vecchi amici che si ritrovano senza essersi mai conosciuti.
Così di birra ce ne vorrebbe a fiumi ma c’è crisi, si risparmia, ed è davvero un peccato vederla scaldarsi sul tavolino solo per la paura che possa finire troppo in fretta.
E tra un Muddy Waters, una Lover Man che dedico a Ti-jean e una giustamente interminabile versione di Red house mi accorgo che la percentuale di maschi presenti sfiora il novanta per cento.
Allora non posso non pensare a quel documentario francese degli anni settanta e alle meravigliose rughe di un vecchio bluesman del Mississippi quando gli chiesero cosa fosse il blues: “E’ quando sei senza un soldo e la tua donna ti ha lasciato.”

giovedì 4 giugno 2009

Boh

Ma in cielo, al di sopra del Col Giana, con una strana delusione, egli non vide che nubi indifferenti, dall’espressione idiota, vesciche di vapore, mucillaggini di nebbia che si disperdevano in brandelli. Né queste nubi evidentemente potevano pensare, o essere cattive, o fare scherzi ai giovani preti di campagna. Né di sicuro si erano mai interessate di lui per tormentarlo. Nuvole e basta. La stazione meteorologica aveva infatti annunciato quel giorno: “Cielo in prevalenza sereno, qualche formaz. cumuliforme al pomeriggio. Calma di vento. Temper. stazion.”. Circa il Diavolo, neanche una parola.

(da Le tentazioni di sant'Antonio, in Il crollo della Baliverna - Dino Buzzati, 1957)

sabato 30 maggio 2009

Sempre quel tale

Non conoscevo troppo Nantas Salvalaggio (1923-2009), anzi, credo proprio di averlo letto poche volte. E a dirla tutta, in un'altra vita non l'avrei omaggiato malamente con queste righe. Da "vaschiano" della prima ora, però, c'è da dire che una parte del mio viaggio in Messico la devo a lui, a quel tale che scrive sul giornale.

lunedì 11 maggio 2009

La fortuna sorrideva come uno stagno a primavera

Accantonando per un attimo i numerosi pensieri lubrichi che canonicamente guadagnano forza quando il sole trasferisce la sua timidezza sulla nostra pelle, vien da dire che una delle cose migliori di questo periodo sta nel fatto che il pomodoro inizia a sapere realmente di pomodoro.

giovedì 30 aprile 2009

Mi serve un polverizzatore Thompson (6)

- Una donna emancipata è di sinistra
riservata è già un po' più di destra,
ma un figone resta sempre un'attrazione.


(Destra e Sinistra - Giorgio Gaber, 1994)


- E se le parole del leader dell'opposizione e rinomata attrice Veronica Lario (7,5 come stimolo per continuare ad uscire dalla noia) smuovessero le coscienze? Se davvero la gente capisse quello che andiamo ripetendo da qualche lustro - prima ancora di Elisabetta Gardini (sempre la mia preferita) o di Gabriella Carlucci (tifavo per Marco Columbro) - tipo dal decreto salva-Berlusconi (il primissimo dico, quando non ancora se li firmava da solo, quando ci pensava Bettino. Era il 20 ottobre 1984)? Dite che gli occhi si apriranno? No, eh?

- Che magnifica striscia potrebbe tirar fuori il compianto Reg Smythe (8,5 all'essenzialità) da questo esemplare di coppia? Ci provo io:
Prima vignetta - Lei: "Le veline candidate? Ciarpame senza pudore per divertire l’imperatore."
Seconda - Lui: "Le cosiddette veline, sono tutte plurilaureate ed hanno anche esperienza in politica, altrimenti non sarebbero mai state inserite nelle nostre liste".
Terza - Lei prende il matterello e cerca di darglielo in testa mentre lui se la da a gambe levate
Quarta - Lui, di spalle nella classica posizione da bar, lancia uno sguardo di complicità verso una donna in coda di cavallo al suo fianco ma il saggio barista lo invita a desistere con il tipico sguardo del barista che ne ha già viste troppe.

- Il fatto è, che come di consueto - tra un panino, una birra, una fava e un pecorino, un'altra birra e un calcetto - il giorno della Liberazione mi trovavo in piazza al Pigneto. Non vedendo uno straccio di donnina (9 per il sol fatto di essere donnina) degna di attenzione in mezzo a quel delirio, mi sono chiesto: ma davvero per vedere qualche fica bisogna andare (focalizzandosi sulle prime file) ad un congresso del PDL?

- E poi, sì che da questa parte siamo disperati, ma leggendo una lettera al Corriere della Sera di un destrorso disperso, mi son venuti in mente vecchi pensieri, domande basilari del tipo: ma uno di destra, di quella destra conservatrice e liberale che forse una volta c'era, adesso, per chi diavolo deve votare? Per essere più precisi, considerando che praticamente le opzioni sono PDL o qualche becero partito neo-fascista, la domanda è la seguente: che fine ha fatto la destra?

- Nel frattempo mi ricordo che il ministro della semplificazione normativa (leggendario) è Roberto Calderoli (2 allo scienziato che l'ha creato in laboratorio). E tutto si fa tremendamente più complicato.

- Pensando a questa cosa, vien da considerare che creare un apparato per semplificare altri apparati sia solo il primo passo per complicare ulteriormente tutto il sistema. Un po' come quando dai fustini di "detersivo ecologico" ATLAS usciva in regalo "L'orologio ecologico". Diceva bene, al tempo, Beppe Grillo: "L'orologio ecologico è quello che hai già".

- Con il pudore del campione che non ha mai più voluto mettere gli scarpini dopo la fine della carriera, neanche per una partitella tra amici, Riva ha dato solo un'occhiata rapida alle foto già messe sul sito che il figlio ha voluto regalargli per la festa del papà. Così, per invogliarvi a visitarlo, vi trascrivo la pagina introduttiva:
"19 ottobre 1970 - Stadio S. Siro di Milano. Il Cagliari ha subito infilato e umiliato l'Inter a San Siro. Oltre 70000 spettatori: se li è meritati Riva, che qui soprannomino Rombo di Tuono." (Gianni Brera)

- Questa qui non mi sento di commentarla, è troppo bella così:
E' ricordata come la 'Panterona' del Grande Fratello, e, dopo aver posato per un calendario senza veli ed aver assaporato le gioie della famiglia, Mascia Ferri adesso muove i suoi primi passi nel mondo del cinema. Nel film Backward reciteranno anche la bella Randi Ingerman, Fabio Bonini, gli ex tronisti Luca Dorigo e Antonella Perini, Max Bertolani, Karin Proia e Alessandro Genova.
Il film diretto da Max Leonida è stato scritto da Stefano Tacconi.


- Seppur con settimane di ritardo vorrei far notare che il Tg5 (meno di 5 sicuro) non si è fatto scappare, durante il G20 di Londra, lo strappo al cerimoniale della signora Obama, rea di aver toccato la Regina con un leggero abbraccio. Peccato che lo stesso giorno il proprietario del Tg5 aveva fatto molto peggio. Che tutto sia passato sotto silenzio, almeno dalle parti del biscione, è, ovviamente, una non notizia.

- Il 19 aprile scorso, James Graham Ballard è partito per un viaggio senza ritorno verso il Paradiso del Diavolo (1994). Vorrei ricordarlo dicendo che nel settembre 2005, Ballard accettò di essere intervistato da Evelyn Finger per Die Zeit. Gli venne chiesto, naturalmente, un parallelo tra le apocalissi naturali (nel caso, l'uragano Katrina) e le catastrofi che aveva raccontato nei suoi libri. A cominciare dalla primissima, quel Vento dal nulla, pubblicato nel 1961, dove il vento nasce inspiegabilmente, cresce, si alimenta in ogni parte del mondo e distrugge tutto quel che trova sul suo cammino.
Ballard rispose: "Tutti i miei libri affrontano lo stesso problema: la civiltà umana è come la crosta di lava di un vulcano. Sembra solida, ma se la calpesti, trovi il fuoco".

- Continuano le chicche di Paolo della Palestra Popolare, un re dell'aneddoto durante il riscaldamento. In questa puntata ci ricorda un frase dell'ex lustrascarpe Larry "The Easton Assassin" Holmes - 69 (KO 44) + lost 6 (KO 1)= 75, round boxati 582 : KO% 58.67 - pluricampione del mondo nei pesi masssimi: "E' dura essere negro. Se mi è mai capitato di esserlo? A me sì, una volta. Quando ero povero."

- Al via la prima iniziativa di Mya Power. Regali al femminile fino al 17 maggio.
Un canale di mediaset Premium interamente dedicato al gentil sesso. Si tratta di un vero e proprio concorso per coinvolgere il pubblico femminile con forum sull'amore e sulla bellezza. Le dieci vincitrici riceveranno in premio una chiavetta Usb ricoperta di strass.
(TgCom)

venerdì 24 aprile 2009

Non chiamarmi Wally

- “Ever notice how you come across somebody once in a while that you shouldn't have fucked with? That's me.”

Walt Kowalski (Gran Torino - Clint Eastwood, 2009)

E’ sempre un’ottima cosa uscire dal (cin-cin) cinema con l'inglese strascinato in testa e le gambe a sognare la barra poggiapiedi sempre presente, mentre il sole ancora sveglio avvolge Piazza del Popolo che gira su stessa come una giostra zingara al ritmo di un sassofono sconosciuto.

Poi uno torna a casa e da consumato socioantropologo legge alcune delle recensioni del pubblico sul sito di trovacinema:

“Film abbastanza banale e lento. Se non fosse per il finale, non varrebbe la pena nemmeno andarlo a vedere il Mercoledi' a prezzo ridotto. Clint ci aveva abituati a tutt'altro e dispiace che voglia chiudere la carriera con un film cosi'...”
Salipp

“Film di basso profilo, banale. Decisamente. Comunque guardabile, non male, ma neppure quel capolavoro che qualcuno dice. Se si togliesse la presenza del bravo Clint Eastwood il giudizio sarebbe sicuramente diverso. Sarebbe interessante se uscisse una doppia versione con e senza di lui, e tutto il resto uguale, e quale sarebbe i giudizio... Eheheh..."
Fabrizio da Pavia

“Deludente... L'idea, neanche troppo originale, è buona ma troppo accellerata e piena di luoghi comuni. salvo il primo quarto d'ora, per il resto è privo di profondità, prevedibile e si rifugia nel sentimentalismo, molto rassicurante per lo spettatore. Forse ci si è dimenticati di "fa la cosa giusta" di Spike Lee....”
Pinuccia

Io volevo dire una cosa sola a Salipp, Fabrizio da Pavia e Pinuccia: voi, di cinema, non capite un cazzo. E forse, neanche della vita.

lunedì 20 aprile 2009

Meno male che Silvan c'è


Lo so, lo so che ultimamente sto abusando del copia e incolla, ma la primavera spinge fuori, verso pance e piedi nudi. Verso il cotone insomma.
La Rai in ogni caso sta proprio a pezzi. Come l'Italia. E quest'episodio, nella sua tristezza, nel suo infinito nulla, è un incredibile specchio del posto in cui viviamo. A rimanere è lo sconforto, in attesa che il cane de La Storia Infinita ci porti via sulla sua schiena.

(Intanto, mentre scrivo, mi informano che Shooting Silvio (Berardo Carboni, 2007) in programma dalle 17 su SkyCinemaMania, non sta andando in onda, nonostante ce lo continuino a dire sia la guida on line che il menù in sovrimpressione. Al suo posto un non ben precisato film americano anni '70. Non credo sia mai successo su Sky. Neanche per sbaglio. Siamo ufficialmente alla (auto?)censura cinematografica.
Non so come iniziò qualche decennio fa, so solo che vorrei essere Umberto Eco per farmi leggere da chi non la pensa come me, per scrivere bene quello che realmente credo, quello che realmente non vorrei per i miei figli. Ma adesso provo solo nausea. E mi odio per questo.)

L’ultimo caso di uso criminoso della tv pubblica ha per protagonista il mago Silvan, sì proprio lui, quello che da cinquant’anni lancia messaggi in codice: «Sim-sala-bim». Nel corso di Domenica In, il vecchio illusionista comunista (tutti ricordano quando si fece rinchiudere nella tomba di Lenin e dopo due ore ne uscì Fassino) agita la bacchetta magica sotto gli occhi compiaciuti della conduttrice Lorena Bianchetti. «Poi la impresteremo a Berlusconi» sussurra, alludendo (immagino) a una frase del premier, «Non ho la bacchetta magica», riferita ai tempi di ricostruzione dell’Aquila.

A nessuno sfugge il codardo oltraggio. Di sicuro non alla Bianchetti che, non potendo sbianchettare il mago, provvede seduta stante a imbiancare se stessa, trasformando il bel sorriso di poco prima in una maschera di cera. Mentre l’ignaro Silvan continua il giochino di prestigio, la sventurata placa con ampi gesti un funzionario che dietro le telecamere le sta gridando di strozzarlo in diretta. Appena il mago finisce i sim-sala-bim, lei lo affronta a muso duro: «La tua battuta è assolutamente personale». E parte in quarta con un monologo sull’impegno delle istituzioni nella tragedia. Ma la cosa più straordinaria non è il monologo della Bianchetti. È la faccia di Silvan. Si guarda intorno, alla ricerca di qualcuno che gli spieghi se si tratta di uno scherzo o di una puntata-pilota del «Lecchino d’oro». Davanti allo schermo, osservo la sua bacchetta magica con nostalgia. Mago della mia infanzia, ti prego, fammi scomparire in un mondo di schiene dritte.


Massimo Gramellini (La Stampa, 18 aprile)

giovedì 16 aprile 2009

Strano

Dal biciclettaro, oggi pomeriggio:

- Avventore 1: “Ce stanno ‘n sacco de matti in giro”
- Avventore 2 : “Eh, da quanno hanno chiuso i manicomi…”
- Avventore 1: “Ecco perché gli affitti so’ così alti.”
- Biciclettaro: “Guarda che se scrivi ‘strano’ su yutubbe, ce sto io.”

domenica 12 aprile 2009

Tutti al mare

Forse rassegnato, certo allibito, vagamente nau­seato. Fesso, no. Non voterò alle Europee il 7 giugno. Se le elezioni per il Parlamento nazio­nale sono state un'umiliazione — liste blocca­te, nostro compito era ratificare le nomine dei partiti — quelle per l'Europarlamento s'annunciano co­me una provocazione.

Dico, avete visto chi vogliono candidare? Vecchi delusi, giovani amiche, soliti trombati, parenti invadenti, ex po­tenti indigenti, funzionari sconosciuti. I ristoranti di Stra­sburgo e Bruxelles li aspettano a braccia aperte: ammesso che ci vadano, una volta eletti. I siti lo scrivono, i giornali lo riportano, le radio ne accennano. Ma davanti ai foto­grammi dall'Abruzzo — diciamolo — chi ha voglia di di­scutere l'opportunità della candidatura Mastella?

Così Clemente sarà nelle liste Pdl, segno e simbolo del nuovo. E chi s'azzarda a dire che hanno voluto saldare il debito per aver silurato Prodi — tuona l'interessato — «è un farabutto!». Il partito, com'è noto, sarà guidato ovun­que da Silvio Berlusconi — sebbene la carica di eurodepu­tato sia incompatibile con l'incarico di governo. Ma se qualcuno avesse il coraggio d'affermare che il partito non guarda avanti, ecco Barbara Matera, 28 anni, scelta perso­nalmente dal leader (curriculum: finalista a Miss Italia, annunciatrice Rai, «letteronza» a Mai dire gol, «lettera­ta » in Chiambretti c'è, inteprete di Carabinieri 7 e «patti­natrice vip» a Notti sul ghiaccio). A Strasburgo se la vedrà con la coetanea Ele­na Basescu, bella figliola del presidente della Roma­nia, Traian Basescu. La ra­gazza ha competenze incer­te, ma splendide foto. Me­morabile quella sopra un cavallo deceduto o molto stanco.

A sinistra Dario Franceschini tuona contro le scelte del­la maggioranza e assicura: «Noi manderemo a Strasburgo solo persone autorevoli che ci resteranno per tutto il man­dato! ». Bene: allora non si capisce perché candidano Bas­solino (sicuri sia autorevole?) e Cofferati (non voleva la­sciare la politica per la famiglia?). E gli alleati? Si presenta Di Pietro (la carica di eurodeputato è incompatibile con quella di deputato nazionale) e si presenta Vendola (ma non è il governatore della Puglia?).

Diciamolo: in fondo la scelta di Berlusconi di candidar­si ovunque — pur sapendo che all'Europarlamento non metterà mai piede — è sfacciatamente sincera. Vuol dire: «Queste elezioni non contano un fico secco, sono soltan­to un sondaggio ufficiale dell'elettorato. E poiché ai son­daggi tengo, voglio esserci». L'entusiasmo del 1979 — primo Parlamento europeo a elezione diretta — lascia il posto a questa commedia. Non in tutti i Paesi accade: pensate che qui e là, in campa­gna elettorale, parleranno di Unione Europea e poi elegge­ranno gente che, a Strasburgo e Bruxelles, ci andrà. E noi? Non capisco perché dobbiamo prestarci a questo gioco. Anzi, lo capisco. Siamo la plebe democratica e fanno di noi ciò che vogliono. Vuoi vedere che un po' fessi siamo davvero?


Beppe Severgnini (Corriere della Sera del 9 febbraio)

lunedì 6 aprile 2009

Forza uagliù!

Nel 1915 un violento terremoto aveva distrutto buona parte del nostro circondario e in trenta secondi ucciso circa trentamila persone. Quel che più mi sorprese fu di osservare con quanta naturalezza i paesani accettassero la tremenda catastrofe. In una contrada come la nostra, in cui tante ingiustizie rimanevano impunite, la frequenza dei terremoti appariva un fatto talmente plausibile da non richiedere ulteriori spiegazioni. C'era anzi da stupirsi che i terremoti non capitassero più spesso. Nel terremoto morivano infatti ricchi e poveri, istruiti e analfabeti, autorità e sudditi. Nel terremoto la natura realizzava quello che la legge a parole prometteva e nei fatti non manteneva: l'uguaglianza. Uguaglianza effimera. Passata la paura, la disgrazia collettiva si trasformava in occasione di più larghe ingiustizie.
Non è dunque da stupire se quello che avvenne dopo il terremoto, e cioè la ricostruzione edilizia per opera dello Stato, a causa del modo come fu effettuata, dei numerosi brogli frodi furti camorre truffe malversazioni d'ogni specie cui diede luogo, apparve alla povera gente una calamità assai più penosa del cataclisma naturale. A quel tempo risale l'origine della convinzione popolare che, se l'umanità una buona volta dovrà rimetterci la pelle, non sarà in un terremoto o in una guerra, ma in un dopo-terremoto o in un dopo-guerra.


(da Uscita di sicurezza - Ignazio Silone, 1949)

mercoledì 1 aprile 2009

Naturalità

Osservando il ritocco numero 6312 di Pamela Anderson ("IL CASO/LE IMMAGINI", titola Repubblica.it, così come ve lo scrivo, in maiuscolo e neretto), ho capito cosa mi dà più fastidio nel viso di una donna passata sotto bisturi, pinze emostatiche, sonde, ago e filo di sutura: lo sguardo.

Quello dell’ex bagnina C.J. Parker è morto. O meglio, inanimato. E’ come se la mano chirurgica avesse tirato via la vita, aspirato desideri e annientato emozioni, altro che zampe di gallina (sempre in attesa di provvigioni o comunque di diritti sullo sfruttamento del nome, insomma, de sordi). Non c’è vita in quello sguardo, ne ha un sporta e mezzo in più Rachael di Blade Runner. Non so, d’improvviso pareva di aver a che fare con i pupazzi di Sbirulino o del Mago Galbusera. Con l'aggiunta di due bocce giganti.

giovedì 26 marzo 2009

Così, in un Flash

E' stato l’ultimo. Chissà quando ne verranno altri. Di quelli forti intendo.
Non so, vederlo salire e mettersi in azione sul quadrato dava quell’idea tipica di chi guarda un telegiornale RAI o uno CNN. Sembrerà una cazzata, ma Parisi non sembrava italiano. Da quanto era bravo.

Era una bellezza vederlo muoversi tra le corde, ammirarlo cambiare guardia a proprio piacimento e partire come una molla di rimessa, manco fosse Hagler.
Che bello con quella faccia strafottente da uomo di Calabria, con la fronte corrucciata, le rughe sempre in vista e le sopracciglia da cane bastonato pronto a bastonare.
Salvo registrazioni, non ho avuto il piacere di vedere i vari Benvenuti, Mitri, Mazzinghi, ma Parisi era forse migliore di loro, sicuramente – dalla rivincita Benvenuti-Monzon - il miglior pugile dei nostri ultimi quasi 40 anni.
E mentre scrivo mi rendo conto che sì, se parliamo di puro talento, forse ci ha lasciati il miglior pugile italiano di sempre.
E quando scompare il talento, di qualsiasi cosa si tratti, è sempre una perdita per tutti.

La medaglia d’oro nei piuma a Seul, assolutamente da non favorito, e la capriola da bambino 21enne dopo il gancio sinistro del ko durante la finale. Medaglia d'oro olimpica, mamma mia. Forse il mio primo ricordo pugilistico insieme con i pantaloncini bianco e verdi griffati TOTIP dei fratelli Stecca, di Damiani e di Patrizio “Ciro a papà” Oliva.
I titoli italiani a mani basse, i mondiali conquistati sempre in casa (questo forse il suo limite) fino a quella nottata da sogno a Las Vegas, dentro un MGM gremito, a ridere nel sentire Jimmy Lennon Jr annunciarne la provenienza in diretta planetaria: “From Viboooo Valentiaaaaaaa…”, e lui che entra con la targa dorata sempre al collo, in ricordo di mamma Carmela, partita senza ritorno poco prima di Seul.
Las Vegas dicevo, il sogno di ogni pugile, i lustrini e le bandiere, gli inni nazionali, Joe Cortez come arbitro e all’altro angolo una leggenda vivente, Julio Cesar Chavez.
Non andò bene, perse sì ai punti Giovanni, ma fu un'esibizione dell’uomo di Culiacan (120-107, 118-109, 118-109 per i giudici) con Parisi mai dentro il match.
Si rialzò da quella delusione, dopo poco più di un anno, con il ritorno sul tetto del mondo nei superleggeri, pur se non nella più prestigiosa delle sigle, la WBO. Ma sempre con quel tempo, quella velocità, quell’esplosività, quel saper leggere le traiettorie con rapidità non comune, tutte qualità che si fusero nel soprannome.

E così succede che uno sta tornando a casa dalla famiglia e la macchina sbanda e ne incrocia un’altra. Il perché non ci interessa, tanto ormai è successo. Ai voglia ad uscire dall’angolo e rientrare in gancio e diretto. Non si fa in tempo. E tutto quello che c’è qui finisce. In un Flash.


Giovanni “Flash” Parisi (1967-2009)

41 (KO 29) + 5 (KO 3) + 1 = 47
round boxati 289 : KO% 61.7

mercoledì 25 marzo 2009

Senza muschio

Era un uomo molto vecchio con la barba bianca. Aveva con sé un bastone e un libro, e aveva un'aria assorta. Claudicava col suo bastone. Aveva occhi molto brillanti e piccoli. Io mi rintanai sotto l'arcata finché non fu passato. Quindi riemersi e ricoprii quel segno di baci selvaggi. Ti scongiuro nuovamente di sposarmi. Nessun uomo ha mai custodito amor più grande di codesto. Il tempo e la marea non aspettano alcuno. Un punto in tempo ne salva cento. Pietra smossa non fa muschio. Sposami!

(La strada per Los Angeles - John Fante, 1936)

venerdì 20 marzo 2009

Solo aghi di pino

Il 18 marzo scorso, in una sala comunale gremita, Giuseppe De Cecco detto Beppe (sì, quello degli spaghi), il neo azionista di maggioranza di quella che fu la "Pescara Calcio" - dopo il fallimento, tristemente denominata "Delfino Pescara 1936" - ha ufficialmente presentato la nuova società alla città.

Tutto procedeva per il meglio, entusiasmo, abbracci, flash, la situazione difficile alle spalle, lo stadio che sarà una bomboniera e via dicendo. Tutto bene, dicevo, fino al minuto 9e20, quando il suddetto principe del grano duro, pronunciava queste parole:

- "...ho dato immediatamente i gradi di generale al nostro tifoso numero 1, Mimmo Nobile",

con tanto di inquadratura dedicata e successivo, spontaneo applauso della platea al generale senza divisa (Callà, pure a te è scappato un mini battimani, ma sei giustificato dal riflesso da leprotto che ti contraddistingue) che, con sorriso beffardo, dimostrava di accettare l'investitura.

Per chi non lo sapesse, Mimmo Nobile è un ultrà. E della peggior specie peraltro. Non un tifoso. E non credo che in questa sede sia necessario specificare le differenze che intercorrono tra l'essere ultrà e l'essere tifoso.

Oltre ai numerosi precedenti penali derivanti dalla sua decennale, virtuosa attività a sostegno dei biancazzurri dentro e fuori dal campo di gioco, vorrei segnalare che il suddetto generale Cosimo Nobile detto Mimmo, è stato - con altre undici persone - condannato in primo grado (nel 2007) a 11 anni e 2 mesi di reclusione per una serie di rapine (circa 20, la prima nel 1997, oltre 4 milioni di euro il bottino totale) effettuate a colpi di kalashnikov, pistole e fucili a canne mozze ai danni di banche e portavalori. Consulente e forse capo della banda, sarebbe Massimo Ballone, già componente della "Banda Battistini", famosa, oltre che per le rapine, per una clamorosa evasione armata (era il 1985) dal carcere di Pescara.

E' da tempo che ho smesso di credere alla follia dello sport pulito, dello sport come dovrebbe essere per definizione, quello dei valori, il rispetto e blablabla. E bla. Ma quanto è diventato bugiardo il sostantivo "sportività"?

A questo punto vi chiedo una cosa, lo chiede la mia rassegnazione: mentitetemi, non ditemi la verità.
In attesa del giorno in cui gli uomini sapranno davvero riconoscere il momento giusto per prendere le mani e usarle per un applauso più forte.

lunedì 16 marzo 2009

Mi serve un polverizzatore Thompson (5)

- Niente più baci d’addio davanti alla stazione ferroviaria di Warrington, nel nord dell’Inghilterra. La Virgin Rail (3 a tutta la fretta del mondo contemporaneo) ha fatto installare nella stazione un cartello di divieto (una coppia di profilo che sta per baciarsi barrata da una striscia rossa), sostenendo che i baci, se scambiati nell’auto, provocano intralci al traffico davanti all’edificio.
Se solo abitassi a Warrington e avessi una donna (senza martellarsi troppo le palle, decisamente più assurda la prima ipotesi che la seconda), sarebbe bello recarsi giornalmente di fronte alla stazione, magari con la macchina tappezzata di fogli di giornale. E quel che deve succedere, succeda.

- “E’ l'unica che mi è sempre rimasta fedele in tutti questi anni difficili”: alla veneranda età di 18 anni, è morta Loki, il chihuahua (3 a tutte le razze similroditrici) di Mickey Rourke (un 7 alla carriera via).
Ora, ammettendo che quello visto in questi ultimi anni sia realmente Mickey Rourke e non una bambola gonfiabile forgiata a sua somiglianza, c’è da chiedersi quanto siano ancora credibili gli scommettitori (non scommettivacche, mi raccomando) di tutto il mondo, che davano la sopravvivenza di Loki nettamente favorita su quella del padrone.

- Dopo Loki, a breve distanza, o infinita se preferite, ci ha lasciato anche Tullio Pinelli (100, come il secolo di vita), uno di quelli che ha contribuito a farmi capire che la scrittura, prima ancora della regia, vince.
L’elenco (selezionato) è piuttosto freddo, lo so, ma state attenti, a guardar bene si rischia di ustionarsi:
Lo sceicco bianco, I Vitelloni, La strada, 8½, Adua e le compagne, Boccaccio ‘70 (ep. Le tentazioni del dottor Antonio), Amici miei, Il marchese del grillo, Ginger e Fred, La voce della luna.
Giù il cappello.

- Rivoluzione Obama: “Tasse ai ricchi per rendere accessibili i costi della salute a tutti gli americani, soprattutto quelli più poveri”. La crisi la paghino i ricchi, insomma. E giù, valanghe (leggeri smottamenti per la questura) di applausi su scala mondiale. Poi uno pensa un po' di cose, del tipo che la redistribuzione del reddito in base allo stato sociale non sia proprio un’idea nuova, ma forse già dell’uomo in barba folta, che forse Dilberto avrebbe dovuto scegliere uno slogan diverso da “Anche i ricchi piangano”, o forse ancora che basterebbe bluffare e definirsi democratici (come suonerebbe PdDI, male, vero?) per proporre sacrosanti principi fondanti dell’essere di sinistra – dell’essere uomini, a mio, sconsolato, giudizio – anziché venir tacciati automaticamente di stanilismo-nostalgico-assassino-mangiabambini.
Sì, insomma, per farla breve, ho capito una cosa: l’abbronzato è comunista.

- Pete Doherty (7,5 di invidia, ma solo per lei) si confessa su Vanity Fair: “Kate Moss (8, allo sfiammo, ma non solo) mi ha sfasciato una chitarra bellissima, a cui tenevo. E poi mi ha ucciso il canarino”. Il Tgcom, sempre sul pezzo, riprende la notizia da par suo: “Kate Moss odia gli uccellini”.

- Purtoppo, le news sul Grande Fratello fanno bella mostra su ogni homepage di base rispettabile, in fondo un culo o una tetta non si negano ormai manco ai preti, o soprattuto a loro. La domanda è un'altra però, visto che a cadenza settimanale leggo "Nuovo ingresso nella casa", mi chiedo: ma come cazzo funziona sto Grande Fratello?

- Risponde in scioltezza La Fattoria (e il suo angolo di fotonews tipico di ogni homepage di base rispettabile): l'altro giorno c'erano tre tipe strafiche, in perizoma, che facevano yoga su di un pontile. Da yoghista della prima ora, comunico che nelle 10 posizioni che compongono il "saluto al sole" (l'unica routine che al tempo praticavo con assiduità da appena sveglio, a digiuno ovviamente), manca la posizone che le donzelle di cui sopra, sembrano, almeno dalle immagini, preferire: la pecora (anche se le due coppie 2-9, 4-7, potrebbero ingannare i non puri).

- La signora Melinda ci confida che suo marito, Bill “non sono invidioso” Gates (5, da sostenitore della mela) ha vietato ai figli l’acquisto di iPhone e iPod: “Sono prodotti Apple”, viva la sincerità. Evidentemente, i soldi, oltre a non dar felicità, non regalano neanche creatività. E buon senso.
Fossi in Jennifer Katherine, Rory John, e Phoebe Adele, invierei una foto al papà (fatta con l’iPhone con Custodia Incipio Ultra Light Feather e auricolari Bluetooth Apple), che li raffiguri di fronte ad un MacPro (processore Intel Xeon Quad-Core da 2,66 GHz con tecnologia "Nehalem"), intenti all’acquisto su iTunes Store di alcuni brani (di Springsteen) da inserire nei loro nuovissimi iPod da 120 giga (per Jennifer e Rory) o nell’iPod shuffle da 4 giga (per la piccola Phobe Adele).

- Nella stessa conferenza in cui il nostro presidente del consiglio costringeva con mano sulla spalla il povero Frattini (8 alla sua faccia nell’occasione, eloquentissima) a sponsorizzare la baggianata del voto ai soli capigruppo, il suddetto si è lanciato nel solito aneddoto sulla sua giovinezza estetica, raccontando di quando, in visita presso un ospizio (per non perdere consensi nella fascia più importante del suo elettorato) chiese ad una vecchina (“tutta raggrinzita su una sedia a rotelle”, con tanto di mimica a disegnare le rughe) che età avesse. La cosa incredibilmente divertente in tutto ciò, dovrebbe essere la risposta della vecchia: “siamo coetanei”. Un classico dell’immaginifico, mascherare la sua vanità (io dimostro vent’anni meno della signora) con un’opera di altruismo (che bravo che sono che vado a salutare i vecchi all’ospizio). Peccato che il prezzo della vanità non sia alla portata della vecchina. Anzi, per fortuna. E poi, come già detto, di tette finte non so che farmene, figuriamoci di facce. Di cuori poi, mi tengo quelli pulsanti, anche se calvi. E senza bandane.
Ah, ci fossero ancora le mie nonne, lo prenderebbero a colpi di borsetta. O di polenta.

- Cronaca local calcettistica: questa sera alle 21, presso il circolo Pro Roma di Largo Preneste, la compagine del Lokomotiv Colleoni cerca il punto promozione. Grazie a tutti.

domenica 1 marzo 2009

Basterebbe poco

E' che ci stavo (ri)pensando proprio pochi giorni fa, poi, visto che quando la serendipità bussa alla porta mi faccio da parte volentieri, eccomi di nuovo a far parlare altri in mia vece. Che la pigrizia non mi sia di vergogna. E chissà che un giorno non si torni a sostiture i silenzi con i "grazie", bofonchi con i "per piacere", i vaffanculo con i "mi scusi" e gli sguardi torvi con i sorrisi.


Della gentilezza

Oggi vorrei scrivere qualcosa di veramente impopolare, per cui parlerò della gentilezza. Della sua prematura e così poco rimpianta scomparsa.

La defunta non richiedeva sacrifici particolari e nemmeno eroismi. Solo un po’ di educazione e, prima ancora, di umanità. Era una forma mentale. Talvolta ipocrita, e però utile ad ammorbidire le asprezze della vita quotidiana. Grazie, prego, passi pure, mi scusi, ma si figuri, non me n’ero accorto, ha bisogno?, c’era prima il signore, non si preoccupi, disturbo? Ciascuna di queste espressioni, e dei gesti che spesso le accompagnavano, era una pennellata di grasso sugli ingranaggi esistenziali. Un balsamo che non migliorava le cose, ma consentiva di affrontarle per quel che erano, senza dovervi aggiungere lo sconforto che sempre ci assale quando abbiamo la sensazione di andare contromano.

Forme sporadiche di gentilezza sopravvivono nei rapporti sentimentali, almeno nella prima fase. Per quanto, anche lì. Tracce residue si ravvisano in piccole comunità non ancora divorate dall’individualismo dei diffidenti e dei disperati. Non si hanno notizie sicure di altri avvistamenti. A dire il vero, qualcuno che provi a essere gentile ogni tanto lo si incontra ancora. Ma passa subito per retorico, approfittatore o ruffiano. L’idea che nelle relazioni umane sia ancora possibile mettersi nei panni degli altri è considerata bizzarra. Ma non me ne vengono in mente di migliori per uscire da una crisi che ha spolpato i portafogli solo perché da tempo aveva già corroso i cuori.


Massimo Gramellini, 27 febbraio 2009

venerdì 27 febbraio 2009

Grazie ancora


Roma: «coprifuoco» per gelati e cornetti caldi . Vendita vietata dopo l'una di notte.
Nuove regole da metà marzo. Il provvedimento per panifici, pizzerie ma anche gelaterie e yogurterie.


Perfetto.
Per chi non lo sapesse, da un po', dopo le 21, nella capitale, non è più possibile comprare una bottiglia di vino e andare a casa e berla con gli amici. Evidentemente questa follia non bastava: adesso mi viene impedito persino l'acquisto del cornetto, quello che trovi bello che pronto la mattina successiva appena sveglio. Oppure quello gustato sul posto, per il semplice fatto di aver voglia di una cosa dolce, oppure di una cosa salata, come le magnifiche pizzettine di pasta sfoglia del caccola o del laboratorio sotto casa.

Com'era, "Colpirne uno per educarne cento"?

Grazie sindaco Alemanno,
da uno di quei cento.

martedì 24 febbraio 2009

Considerazioni da Champions

Spogliatoio della Palestra Popolare, ore 12e45 circa, una voce dall'angolo interrompe il chiacchiericcio post allenamento. E poi silenzio:

- "Oh, rega', ma davero stasera gioca Loria?"

lunedì 16 febbraio 2009

Mi serve un polverizzatore Thompson (4)

- Gli uomini che tra i 20 e i 30 anni hanno avuto un'intensa vita sessuale (9, a tutte le donne della mia vita), anche onanistica (10, alla mia mano), potrebbero avere maggiori possibilità di ammalarsi di tumore alla prostata. Lo suggerisce una ricerca della Nottingham University. Lo studio, pubblicato sul Brtish Journal of Urology, ha verificato un legame tra alti livelli degli ormoni sessuali, l'intenso appetito sessuale e lo sviluppo del cancro alla prostata, la forma tumorale più comune tra gli uomini. Personalmente, la prostata me la rischio volentieri.

- Finalmente, Eluana Englaro - per dirla alla William Burroughs - “ha deciso di abbandonare la carne per assimilarsi del tutto”. Il nostro immaginifico presidente del consiglio (zero spaccato si diceva da bimbi), dopo essere riuscito per anni ad evitare che i tribunali emettessero condanne a suo sfavore, ha mirato più in alto, cercando di bloccare una sentenza già passata in giudicato. Per quanto mi riguarda, uno stato di diritto che si muove in questa maniera, cessa di essere uno stato di diritto.

- By the way, non so se ve ne siete accorti, ma da quanto ho capito, con la riforma del sistema giudiziario, l’immaginifico (i) dovrebbe cavarsela anche dall’ultimo processo che lo vede imputato (caso Mills, corruzione in atti giudiziari).
La riforma infatti, prevede la modifica dell'articolo 238-bis del codice di procedura penale: le sentenze passate in giudicato potranno essere così considerate come prova solo nei processi di mafia, terrorismo o per reati gravissimi (prima potevano avere valore di prova in tutti i tipi di processi).
In breve: qualora l'avvocato inglese Mills venisse condannato, la sentenza del suo procedimento non potrebbe in alcun modo influire, avendo effetto di prova, nel processo che si dovrebbe ancora celebrare nei confronti del presidente del consiglio. Per effetto del Lodo Alfano il processo Mills non può continuare nei confronti di Berlusconi fino alla fine del suo mandato al governo. E alla sua ripresa, grazie a questa modifica contenuta nella riforma, l'eventuale condanna di Mills, non potrà avere conseguenze formali sul procedimento che interessa il Cavaliere. Un convinto 8, di profonda stima, a tutta la vicenda.

- Impazza la cosiddetta Diet Morning Banana. La dieta (4 a tutte le privazioni per motivi non medici) consiste nell’assunzione di una o due banane, possibilmente mature, tutti i giorni prima della colazione, abbinate a un bicchiere di acqua tiepida. Gli ideatori (5) sostengono che dopo aver assunto le banane si può mangiare a volontà qualsiasi cibo purché si faccia a meno dei dolci. In tutta sincerità, se questa non è una stronzata colossale, prometto di partecipare ad una gang-bang di soli maschi.

- Gran derby ieri sera al Meazza. Ed ennesima conferma che un regolamento troppo appoggiato sull’interpretazione personale diventa inutile. A pallone, credo lo si insegni sin dai pulcini, si gioca con i piedi. Adriano (8 per quella magnifica serata all’Hollywood), in pratica, si era mangiato un gol che neanche il Mono in giornata no.

- A quanto pare, il culo (9) che campeggia da giorni – pardon, mesi - sul mobile della nostra cucina, sta donando la sua pietà a quell’adone di Stefano Ricucci. Attendo con trepidazione l’ennesima intervista della sgallettata di turno che, a precisa domanda, risponde: “I soldi non sono importanti, è importante che mi faccia ridere”. Ora, qualcuno potrebbe dirmi che Ricucci faccia effettivamente scompisciare più di Franco&Ciccio, Chaplin, Laurel&Hardy e Peter Sellers messi insieme. Senza troppa polemica (nessuna per la questura), mi rimane più di un dubbio.

- “Martina, una telefonata la fa... nera. La Colombari fa shopping col broncio” (TgCom, prima pagina di qualche giorno fa)

-Proseguono i pareri indignati in seguito all’esclusione di Gomorra dalla corsa all’Oscar. Premesso che il film non è Casino ma neanche Tre metri sopra il cielo, è divertente notare come non sia passato per la testa di nessuno il fatto che le opere scelte al suo posto, forse, siano meglio. Il top della comicità, in questo campanilismo alla francese, sono le interviste fatte a super personaggi (gli ultimi, nell’ordine, Forrest Whitaker e Meryl Streep), che a metà intervista dicono più o meno: “Non ho ancora visto il film ma mi hanno assicurato che è bellissimo”.

- Uscire la mattina (8 se si è dormito a dovere, 1 al contrario), in motorino (8 in estate, 1 al contrario), ancora con il buio e per di più con un freddo (2) della madonna, è una delle cose peggiori che uno possa fare (a meno che non si esca per andare, che ne so, in aeroporto e atterrare dopo qualche ora a Zipolite). In compenso, il cercare di non pensare al freddo boia, fa sì che gli occhi pesti (“mi dicesti vuoi che resti”…) possano far caso a costruzioni mastodontiche mai notate prima. Sulla Colombo, ad esempio, poco prima dell’ex fiera, c’è un mega palazzone di sole vetrate, di quelli che uno non può neanche star tranquillo sulla sua scrivania senza pensare che il tipo fermo al semaforo in strada lo veda mentre si sta grattando le palle. E così, tra uno storno mai dormiente e una stalattite pendente dal naso, ho scoperto che il palazzone suddetto, è la sede dell’U.N.I.R.E., nientepopodimeno che l’Unione Nazionale Incremento Razze Equine. Me cojoni, diceva quello.

- Giunto a questo punto mi son chiesto: vogliamo parlare di Mastella (3)? Poi mi son risposto: “No.”

- E comunque, durante le vacanze di natale ho rivisto 81/2. Ancora, di nuovo, per sempre, al numero uno della mia classifica, con buona pace di Gomorra. E poi ho spulciato su You Tube e questo pezzo c’era davvero:
“Io non capisco. Incontra una ragazza che lo può far rinascere, che gli rida vita e lui la rifiuta?
Perché non ci crede più.
Perché non sa voler bene.
Perché non è vero che una donna possa cambiare un uomo.
Perché non sa voler bene.
E perché soprattutto non mi va di raccontare un'altra storia bugiarda.
Perché non sa voler bene.”

- Cronaca localcirelliana: 'sto freddo ma rotto er cazzo. Come si dice a Cambridge.