lunedì 20 aprile 2009

Meno male che Silvan c'è


Lo so, lo so che ultimamente sto abusando del copia e incolla, ma la primavera spinge fuori, verso pance e piedi nudi. Verso il cotone insomma.
La Rai in ogni caso sta proprio a pezzi. Come l'Italia. E quest'episodio, nella sua tristezza, nel suo infinito nulla, è un incredibile specchio del posto in cui viviamo. A rimanere è lo sconforto, in attesa che il cane de La Storia Infinita ci porti via sulla sua schiena.

(Intanto, mentre scrivo, mi informano che Shooting Silvio (Berardo Carboni, 2007) in programma dalle 17 su SkyCinemaMania, non sta andando in onda, nonostante ce lo continuino a dire sia la guida on line che il menù in sovrimpressione. Al suo posto un non ben precisato film americano anni '70. Non credo sia mai successo su Sky. Neanche per sbaglio. Siamo ufficialmente alla (auto?)censura cinematografica.
Non so come iniziò qualche decennio fa, so solo che vorrei essere Umberto Eco per farmi leggere da chi non la pensa come me, per scrivere bene quello che realmente credo, quello che realmente non vorrei per i miei figli. Ma adesso provo solo nausea. E mi odio per questo.)

L’ultimo caso di uso criminoso della tv pubblica ha per protagonista il mago Silvan, sì proprio lui, quello che da cinquant’anni lancia messaggi in codice: «Sim-sala-bim». Nel corso di Domenica In, il vecchio illusionista comunista (tutti ricordano quando si fece rinchiudere nella tomba di Lenin e dopo due ore ne uscì Fassino) agita la bacchetta magica sotto gli occhi compiaciuti della conduttrice Lorena Bianchetti. «Poi la impresteremo a Berlusconi» sussurra, alludendo (immagino) a una frase del premier, «Non ho la bacchetta magica», riferita ai tempi di ricostruzione dell’Aquila.

A nessuno sfugge il codardo oltraggio. Di sicuro non alla Bianchetti che, non potendo sbianchettare il mago, provvede seduta stante a imbiancare se stessa, trasformando il bel sorriso di poco prima in una maschera di cera. Mentre l’ignaro Silvan continua il giochino di prestigio, la sventurata placa con ampi gesti un funzionario che dietro le telecamere le sta gridando di strozzarlo in diretta. Appena il mago finisce i sim-sala-bim, lei lo affronta a muso duro: «La tua battuta è assolutamente personale». E parte in quarta con un monologo sull’impegno delle istituzioni nella tragedia. Ma la cosa più straordinaria non è il monologo della Bianchetti. È la faccia di Silvan. Si guarda intorno, alla ricerca di qualcuno che gli spieghi se si tratta di uno scherzo o di una puntata-pilota del «Lecchino d’oro». Davanti allo schermo, osservo la sua bacchetta magica con nostalgia. Mago della mia infanzia, ti prego, fammi scomparire in un mondo di schiene dritte.


Massimo Gramellini (La Stampa, 18 aprile)

giovedì 16 aprile 2009

Strano

Dal biciclettaro, oggi pomeriggio:

- Avventore 1: “Ce stanno ‘n sacco de matti in giro”
- Avventore 2 : “Eh, da quanno hanno chiuso i manicomi…”
- Avventore 1: “Ecco perché gli affitti so’ così alti.”
- Biciclettaro: “Guarda che se scrivi ‘strano’ su yutubbe, ce sto io.”

domenica 12 aprile 2009

Tutti al mare

Forse rassegnato, certo allibito, vagamente nau­seato. Fesso, no. Non voterò alle Europee il 7 giugno. Se le elezioni per il Parlamento nazio­nale sono state un'umiliazione — liste blocca­te, nostro compito era ratificare le nomine dei partiti — quelle per l'Europarlamento s'annunciano co­me una provocazione.

Dico, avete visto chi vogliono candidare? Vecchi delusi, giovani amiche, soliti trombati, parenti invadenti, ex po­tenti indigenti, funzionari sconosciuti. I ristoranti di Stra­sburgo e Bruxelles li aspettano a braccia aperte: ammesso che ci vadano, una volta eletti. I siti lo scrivono, i giornali lo riportano, le radio ne accennano. Ma davanti ai foto­grammi dall'Abruzzo — diciamolo — chi ha voglia di di­scutere l'opportunità della candidatura Mastella?

Così Clemente sarà nelle liste Pdl, segno e simbolo del nuovo. E chi s'azzarda a dire che hanno voluto saldare il debito per aver silurato Prodi — tuona l'interessato — «è un farabutto!». Il partito, com'è noto, sarà guidato ovun­que da Silvio Berlusconi — sebbene la carica di eurodepu­tato sia incompatibile con l'incarico di governo. Ma se qualcuno avesse il coraggio d'affermare che il partito non guarda avanti, ecco Barbara Matera, 28 anni, scelta perso­nalmente dal leader (curriculum: finalista a Miss Italia, annunciatrice Rai, «letteronza» a Mai dire gol, «lettera­ta » in Chiambretti c'è, inteprete di Carabinieri 7 e «patti­natrice vip» a Notti sul ghiaccio). A Strasburgo se la vedrà con la coetanea Ele­na Basescu, bella figliola del presidente della Roma­nia, Traian Basescu. La ra­gazza ha competenze incer­te, ma splendide foto. Me­morabile quella sopra un cavallo deceduto o molto stanco.

A sinistra Dario Franceschini tuona contro le scelte del­la maggioranza e assicura: «Noi manderemo a Strasburgo solo persone autorevoli che ci resteranno per tutto il man­dato! ». Bene: allora non si capisce perché candidano Bas­solino (sicuri sia autorevole?) e Cofferati (non voleva la­sciare la politica per la famiglia?). E gli alleati? Si presenta Di Pietro (la carica di eurodeputato è incompatibile con quella di deputato nazionale) e si presenta Vendola (ma non è il governatore della Puglia?).

Diciamolo: in fondo la scelta di Berlusconi di candidar­si ovunque — pur sapendo che all'Europarlamento non metterà mai piede — è sfacciatamente sincera. Vuol dire: «Queste elezioni non contano un fico secco, sono soltan­to un sondaggio ufficiale dell'elettorato. E poiché ai son­daggi tengo, voglio esserci». L'entusiasmo del 1979 — primo Parlamento europeo a elezione diretta — lascia il posto a questa commedia. Non in tutti i Paesi accade: pensate che qui e là, in campa­gna elettorale, parleranno di Unione Europea e poi elegge­ranno gente che, a Strasburgo e Bruxelles, ci andrà. E noi? Non capisco perché dobbiamo prestarci a questo gioco. Anzi, lo capisco. Siamo la plebe democratica e fanno di noi ciò che vogliono. Vuoi vedere che un po' fessi siamo davvero?


Beppe Severgnini (Corriere della Sera del 9 febbraio)

lunedì 6 aprile 2009

Forza uagliù!

Nel 1915 un violento terremoto aveva distrutto buona parte del nostro circondario e in trenta secondi ucciso circa trentamila persone. Quel che più mi sorprese fu di osservare con quanta naturalezza i paesani accettassero la tremenda catastrofe. In una contrada come la nostra, in cui tante ingiustizie rimanevano impunite, la frequenza dei terremoti appariva un fatto talmente plausibile da non richiedere ulteriori spiegazioni. C'era anzi da stupirsi che i terremoti non capitassero più spesso. Nel terremoto morivano infatti ricchi e poveri, istruiti e analfabeti, autorità e sudditi. Nel terremoto la natura realizzava quello che la legge a parole prometteva e nei fatti non manteneva: l'uguaglianza. Uguaglianza effimera. Passata la paura, la disgrazia collettiva si trasformava in occasione di più larghe ingiustizie.
Non è dunque da stupire se quello che avvenne dopo il terremoto, e cioè la ricostruzione edilizia per opera dello Stato, a causa del modo come fu effettuata, dei numerosi brogli frodi furti camorre truffe malversazioni d'ogni specie cui diede luogo, apparve alla povera gente una calamità assai più penosa del cataclisma naturale. A quel tempo risale l'origine della convinzione popolare che, se l'umanità una buona volta dovrà rimetterci la pelle, non sarà in un terremoto o in una guerra, ma in un dopo-terremoto o in un dopo-guerra.


(da Uscita di sicurezza - Ignazio Silone, 1949)

mercoledì 1 aprile 2009

Naturalità

Osservando il ritocco numero 6312 di Pamela Anderson ("IL CASO/LE IMMAGINI", titola Repubblica.it, così come ve lo scrivo, in maiuscolo e neretto), ho capito cosa mi dà più fastidio nel viso di una donna passata sotto bisturi, pinze emostatiche, sonde, ago e filo di sutura: lo sguardo.

Quello dell’ex bagnina C.J. Parker è morto. O meglio, inanimato. E’ come se la mano chirurgica avesse tirato via la vita, aspirato desideri e annientato emozioni, altro che zampe di gallina (sempre in attesa di provvigioni o comunque di diritti sullo sfruttamento del nome, insomma, de sordi). Non c’è vita in quello sguardo, ne ha un sporta e mezzo in più Rachael di Blade Runner. Non so, d’improvviso pareva di aver a che fare con i pupazzi di Sbirulino o del Mago Galbusera. Con l'aggiunta di due bocce giganti.

giovedì 26 marzo 2009

Così, in un Flash

E' stato l’ultimo. Chissà quando ne verranno altri. Di quelli forti intendo.
Non so, vederlo salire e mettersi in azione sul quadrato dava quell’idea tipica di chi guarda un telegiornale RAI o uno CNN. Sembrerà una cazzata, ma Parisi non sembrava italiano. Da quanto era bravo.

Era una bellezza vederlo muoversi tra le corde, ammirarlo cambiare guardia a proprio piacimento e partire come una molla di rimessa, manco fosse Hagler.
Che bello con quella faccia strafottente da uomo di Calabria, con la fronte corrucciata, le rughe sempre in vista e le sopracciglia da cane bastonato pronto a bastonare.
Salvo registrazioni, non ho avuto il piacere di vedere i vari Benvenuti, Mitri, Mazzinghi, ma Parisi era forse migliore di loro, sicuramente – dalla rivincita Benvenuti-Monzon - il miglior pugile dei nostri ultimi quasi 40 anni.
E mentre scrivo mi rendo conto che sì, se parliamo di puro talento, forse ci ha lasciati il miglior pugile italiano di sempre.
E quando scompare il talento, di qualsiasi cosa si tratti, è sempre una perdita per tutti.

La medaglia d’oro nei piuma a Seul, assolutamente da non favorito, e la capriola da bambino 21enne dopo il gancio sinistro del ko durante la finale. Medaglia d'oro olimpica, mamma mia. Forse il mio primo ricordo pugilistico insieme con i pantaloncini bianco e verdi griffati TOTIP dei fratelli Stecca, di Damiani e di Patrizio “Ciro a papà” Oliva.
I titoli italiani a mani basse, i mondiali conquistati sempre in casa (questo forse il suo limite) fino a quella nottata da sogno a Las Vegas, dentro un MGM gremito, a ridere nel sentire Jimmy Lennon Jr annunciarne la provenienza in diretta planetaria: “From Viboooo Valentiaaaaaaa…”, e lui che entra con la targa dorata sempre al collo, in ricordo di mamma Carmela, partita senza ritorno poco prima di Seul.
Las Vegas dicevo, il sogno di ogni pugile, i lustrini e le bandiere, gli inni nazionali, Joe Cortez come arbitro e all’altro angolo una leggenda vivente, Julio Cesar Chavez.
Non andò bene, perse sì ai punti Giovanni, ma fu un'esibizione dell’uomo di Culiacan (120-107, 118-109, 118-109 per i giudici) con Parisi mai dentro il match.
Si rialzò da quella delusione, dopo poco più di un anno, con il ritorno sul tetto del mondo nei superleggeri, pur se non nella più prestigiosa delle sigle, la WBO. Ma sempre con quel tempo, quella velocità, quell’esplosività, quel saper leggere le traiettorie con rapidità non comune, tutte qualità che si fusero nel soprannome.

E così succede che uno sta tornando a casa dalla famiglia e la macchina sbanda e ne incrocia un’altra. Il perché non ci interessa, tanto ormai è successo. Ai voglia ad uscire dall’angolo e rientrare in gancio e diretto. Non si fa in tempo. E tutto quello che c’è qui finisce. In un Flash.


Giovanni “Flash” Parisi (1967-2009)

41 (KO 29) + 5 (KO 3) + 1 = 47
round boxati 289 : KO% 61.7

mercoledì 25 marzo 2009

Senza muschio

Era un uomo molto vecchio con la barba bianca. Aveva con sé un bastone e un libro, e aveva un'aria assorta. Claudicava col suo bastone. Aveva occhi molto brillanti e piccoli. Io mi rintanai sotto l'arcata finché non fu passato. Quindi riemersi e ricoprii quel segno di baci selvaggi. Ti scongiuro nuovamente di sposarmi. Nessun uomo ha mai custodito amor più grande di codesto. Il tempo e la marea non aspettano alcuno. Un punto in tempo ne salva cento. Pietra smossa non fa muschio. Sposami!

(La strada per Los Angeles - John Fante, 1936)

venerdì 20 marzo 2009

Solo aghi di pino

Il 18 marzo scorso, in una sala comunale gremita, Giuseppe De Cecco detto Beppe (sì, quello degli spaghi), il neo azionista di maggioranza di quella che fu la "Pescara Calcio" - dopo il fallimento, tristemente denominata "Delfino Pescara 1936" - ha ufficialmente presentato la nuova società alla città.

Tutto procedeva per il meglio, entusiasmo, abbracci, flash, la situazione difficile alle spalle, lo stadio che sarà una bomboniera e via dicendo. Tutto bene, dicevo, fino al minuto 9e20, quando il suddetto principe del grano duro, pronunciava queste parole:

- "...ho dato immediatamente i gradi di generale al nostro tifoso numero 1, Mimmo Nobile",

con tanto di inquadratura dedicata e successivo, spontaneo applauso della platea al generale senza divisa (Callà, pure a te è scappato un mini battimani, ma sei giustificato dal riflesso da leprotto che ti contraddistingue) che, con sorriso beffardo, dimostrava di accettare l'investitura.

Per chi non lo sapesse, Mimmo Nobile è un ultrà. E della peggior specie peraltro. Non un tifoso. E non credo che in questa sede sia necessario specificare le differenze che intercorrono tra l'essere ultrà e l'essere tifoso.

Oltre ai numerosi precedenti penali derivanti dalla sua decennale, virtuosa attività a sostegno dei biancazzurri dentro e fuori dal campo di gioco, vorrei segnalare che il suddetto generale Cosimo Nobile detto Mimmo, è stato - con altre undici persone - condannato in primo grado (nel 2007) a 11 anni e 2 mesi di reclusione per una serie di rapine (circa 20, la prima nel 1997, oltre 4 milioni di euro il bottino totale) effettuate a colpi di kalashnikov, pistole e fucili a canne mozze ai danni di banche e portavalori. Consulente e forse capo della banda, sarebbe Massimo Ballone, già componente della "Banda Battistini", famosa, oltre che per le rapine, per una clamorosa evasione armata (era il 1985) dal carcere di Pescara.

E' da tempo che ho smesso di credere alla follia dello sport pulito, dello sport come dovrebbe essere per definizione, quello dei valori, il rispetto e blablabla. E bla. Ma quanto è diventato bugiardo il sostantivo "sportività"?

A questo punto vi chiedo una cosa, lo chiede la mia rassegnazione: mentitetemi, non ditemi la verità.
In attesa del giorno in cui gli uomini sapranno davvero riconoscere il momento giusto per prendere le mani e usarle per un applauso più forte.

lunedì 16 marzo 2009

Mi serve un polverizzatore Thompson (5)

- Niente più baci d’addio davanti alla stazione ferroviaria di Warrington, nel nord dell’Inghilterra. La Virgin Rail (3 a tutta la fretta del mondo contemporaneo) ha fatto installare nella stazione un cartello di divieto (una coppia di profilo che sta per baciarsi barrata da una striscia rossa), sostenendo che i baci, se scambiati nell’auto, provocano intralci al traffico davanti all’edificio.
Se solo abitassi a Warrington e avessi una donna (senza martellarsi troppo le palle, decisamente più assurda la prima ipotesi che la seconda), sarebbe bello recarsi giornalmente di fronte alla stazione, magari con la macchina tappezzata di fogli di giornale. E quel che deve succedere, succeda.

- “E’ l'unica che mi è sempre rimasta fedele in tutti questi anni difficili”: alla veneranda età di 18 anni, è morta Loki, il chihuahua (3 a tutte le razze similroditrici) di Mickey Rourke (un 7 alla carriera via).
Ora, ammettendo che quello visto in questi ultimi anni sia realmente Mickey Rourke e non una bambola gonfiabile forgiata a sua somiglianza, c’è da chiedersi quanto siano ancora credibili gli scommettitori (non scommettivacche, mi raccomando) di tutto il mondo, che davano la sopravvivenza di Loki nettamente favorita su quella del padrone.

- Dopo Loki, a breve distanza, o infinita se preferite, ci ha lasciato anche Tullio Pinelli (100, come il secolo di vita), uno di quelli che ha contribuito a farmi capire che la scrittura, prima ancora della regia, vince.
L’elenco (selezionato) è piuttosto freddo, lo so, ma state attenti, a guardar bene si rischia di ustionarsi:
Lo sceicco bianco, I Vitelloni, La strada, 8½, Adua e le compagne, Boccaccio ‘70 (ep. Le tentazioni del dottor Antonio), Amici miei, Il marchese del grillo, Ginger e Fred, La voce della luna.
Giù il cappello.

- Rivoluzione Obama: “Tasse ai ricchi per rendere accessibili i costi della salute a tutti gli americani, soprattutto quelli più poveri”. La crisi la paghino i ricchi, insomma. E giù, valanghe (leggeri smottamenti per la questura) di applausi su scala mondiale. Poi uno pensa un po' di cose, del tipo che la redistribuzione del reddito in base allo stato sociale non sia proprio un’idea nuova, ma forse già dell’uomo in barba folta, che forse Dilberto avrebbe dovuto scegliere uno slogan diverso da “Anche i ricchi piangano”, o forse ancora che basterebbe bluffare e definirsi democratici (come suonerebbe PdDI, male, vero?) per proporre sacrosanti principi fondanti dell’essere di sinistra – dell’essere uomini, a mio, sconsolato, giudizio – anziché venir tacciati automaticamente di stanilismo-nostalgico-assassino-mangiabambini.
Sì, insomma, per farla breve, ho capito una cosa: l’abbronzato è comunista.

- Pete Doherty (7,5 di invidia, ma solo per lei) si confessa su Vanity Fair: “Kate Moss (8, allo sfiammo, ma non solo) mi ha sfasciato una chitarra bellissima, a cui tenevo. E poi mi ha ucciso il canarino”. Il Tgcom, sempre sul pezzo, riprende la notizia da par suo: “Kate Moss odia gli uccellini”.

- Purtoppo, le news sul Grande Fratello fanno bella mostra su ogni homepage di base rispettabile, in fondo un culo o una tetta non si negano ormai manco ai preti, o soprattuto a loro. La domanda è un'altra però, visto che a cadenza settimanale leggo "Nuovo ingresso nella casa", mi chiedo: ma come cazzo funziona sto Grande Fratello?

- Risponde in scioltezza La Fattoria (e il suo angolo di fotonews tipico di ogni homepage di base rispettabile): l'altro giorno c'erano tre tipe strafiche, in perizoma, che facevano yoga su di un pontile. Da yoghista della prima ora, comunico che nelle 10 posizioni che compongono il "saluto al sole" (l'unica routine che al tempo praticavo con assiduità da appena sveglio, a digiuno ovviamente), manca la posizone che le donzelle di cui sopra, sembrano, almeno dalle immagini, preferire: la pecora (anche se le due coppie 2-9, 4-7, potrebbero ingannare i non puri).

- La signora Melinda ci confida che suo marito, Bill “non sono invidioso” Gates (5, da sostenitore della mela) ha vietato ai figli l’acquisto di iPhone e iPod: “Sono prodotti Apple”, viva la sincerità. Evidentemente, i soldi, oltre a non dar felicità, non regalano neanche creatività. E buon senso.
Fossi in Jennifer Katherine, Rory John, e Phoebe Adele, invierei una foto al papà (fatta con l’iPhone con Custodia Incipio Ultra Light Feather e auricolari Bluetooth Apple), che li raffiguri di fronte ad un MacPro (processore Intel Xeon Quad-Core da 2,66 GHz con tecnologia "Nehalem"), intenti all’acquisto su iTunes Store di alcuni brani (di Springsteen) da inserire nei loro nuovissimi iPod da 120 giga (per Jennifer e Rory) o nell’iPod shuffle da 4 giga (per la piccola Phobe Adele).

- Nella stessa conferenza in cui il nostro presidente del consiglio costringeva con mano sulla spalla il povero Frattini (8 alla sua faccia nell’occasione, eloquentissima) a sponsorizzare la baggianata del voto ai soli capigruppo, il suddetto si è lanciato nel solito aneddoto sulla sua giovinezza estetica, raccontando di quando, in visita presso un ospizio (per non perdere consensi nella fascia più importante del suo elettorato) chiese ad una vecchina (“tutta raggrinzita su una sedia a rotelle”, con tanto di mimica a disegnare le rughe) che età avesse. La cosa incredibilmente divertente in tutto ciò, dovrebbe essere la risposta della vecchia: “siamo coetanei”. Un classico dell’immaginifico, mascherare la sua vanità (io dimostro vent’anni meno della signora) con un’opera di altruismo (che bravo che sono che vado a salutare i vecchi all’ospizio). Peccato che il prezzo della vanità non sia alla portata della vecchina. Anzi, per fortuna. E poi, come già detto, di tette finte non so che farmene, figuriamoci di facce. Di cuori poi, mi tengo quelli pulsanti, anche se calvi. E senza bandane.
Ah, ci fossero ancora le mie nonne, lo prenderebbero a colpi di borsetta. O di polenta.

- Cronaca local calcettistica: questa sera alle 21, presso il circolo Pro Roma di Largo Preneste, la compagine del Lokomotiv Colleoni cerca il punto promozione. Grazie a tutti.

domenica 1 marzo 2009

Basterebbe poco

E' che ci stavo (ri)pensando proprio pochi giorni fa, poi, visto che quando la serendipità bussa alla porta mi faccio da parte volentieri, eccomi di nuovo a far parlare altri in mia vece. Che la pigrizia non mi sia di vergogna. E chissà che un giorno non si torni a sostiture i silenzi con i "grazie", bofonchi con i "per piacere", i vaffanculo con i "mi scusi" e gli sguardi torvi con i sorrisi.


Della gentilezza

Oggi vorrei scrivere qualcosa di veramente impopolare, per cui parlerò della gentilezza. Della sua prematura e così poco rimpianta scomparsa.

La defunta non richiedeva sacrifici particolari e nemmeno eroismi. Solo un po’ di educazione e, prima ancora, di umanità. Era una forma mentale. Talvolta ipocrita, e però utile ad ammorbidire le asprezze della vita quotidiana. Grazie, prego, passi pure, mi scusi, ma si figuri, non me n’ero accorto, ha bisogno?, c’era prima il signore, non si preoccupi, disturbo? Ciascuna di queste espressioni, e dei gesti che spesso le accompagnavano, era una pennellata di grasso sugli ingranaggi esistenziali. Un balsamo che non migliorava le cose, ma consentiva di affrontarle per quel che erano, senza dovervi aggiungere lo sconforto che sempre ci assale quando abbiamo la sensazione di andare contromano.

Forme sporadiche di gentilezza sopravvivono nei rapporti sentimentali, almeno nella prima fase. Per quanto, anche lì. Tracce residue si ravvisano in piccole comunità non ancora divorate dall’individualismo dei diffidenti e dei disperati. Non si hanno notizie sicure di altri avvistamenti. A dire il vero, qualcuno che provi a essere gentile ogni tanto lo si incontra ancora. Ma passa subito per retorico, approfittatore o ruffiano. L’idea che nelle relazioni umane sia ancora possibile mettersi nei panni degli altri è considerata bizzarra. Ma non me ne vengono in mente di migliori per uscire da una crisi che ha spolpato i portafogli solo perché da tempo aveva già corroso i cuori.


Massimo Gramellini, 27 febbraio 2009

venerdì 27 febbraio 2009

Grazie ancora


Roma: «coprifuoco» per gelati e cornetti caldi . Vendita vietata dopo l'una di notte.
Nuove regole da metà marzo. Il provvedimento per panifici, pizzerie ma anche gelaterie e yogurterie.


Perfetto.
Per chi non lo sapesse, da un po', dopo le 21, nella capitale, non è più possibile comprare una bottiglia di vino e andare a casa e berla con gli amici. Evidentemente questa follia non bastava: adesso mi viene impedito persino l'acquisto del cornetto, quello che trovi bello che pronto la mattina successiva appena sveglio. Oppure quello gustato sul posto, per il semplice fatto di aver voglia di una cosa dolce, oppure di una cosa salata, come le magnifiche pizzettine di pasta sfoglia del caccola o del laboratorio sotto casa.

Com'era, "Colpirne uno per educarne cento"?

Grazie sindaco Alemanno,
da uno di quei cento.

martedì 24 febbraio 2009

Considerazioni da Champions

Spogliatoio della Palestra Popolare, ore 12e45 circa, una voce dall'angolo interrompe il chiacchiericcio post allenamento. E poi silenzio:

- "Oh, rega', ma davero stasera gioca Loria?"

lunedì 16 febbraio 2009

Mi serve un polverizzatore Thompson (4)

- Gli uomini che tra i 20 e i 30 anni hanno avuto un'intensa vita sessuale (9, a tutte le donne della mia vita), anche onanistica (10, alla mia mano), potrebbero avere maggiori possibilità di ammalarsi di tumore alla prostata. Lo suggerisce una ricerca della Nottingham University. Lo studio, pubblicato sul Brtish Journal of Urology, ha verificato un legame tra alti livelli degli ormoni sessuali, l'intenso appetito sessuale e lo sviluppo del cancro alla prostata, la forma tumorale più comune tra gli uomini. Personalmente, la prostata me la rischio volentieri.

- Finalmente, Eluana Englaro - per dirla alla William Burroughs - “ha deciso di abbandonare la carne per assimilarsi del tutto”. Il nostro immaginifico presidente del consiglio (zero spaccato si diceva da bimbi), dopo essere riuscito per anni ad evitare che i tribunali emettessero condanne a suo sfavore, ha mirato più in alto, cercando di bloccare una sentenza già passata in giudicato. Per quanto mi riguarda, uno stato di diritto che si muove in questa maniera, cessa di essere uno stato di diritto.

- By the way, non so se ve ne siete accorti, ma da quanto ho capito, con la riforma del sistema giudiziario, l’immaginifico (i) dovrebbe cavarsela anche dall’ultimo processo che lo vede imputato (caso Mills, corruzione in atti giudiziari).
La riforma infatti, prevede la modifica dell'articolo 238-bis del codice di procedura penale: le sentenze passate in giudicato potranno essere così considerate come prova solo nei processi di mafia, terrorismo o per reati gravissimi (prima potevano avere valore di prova in tutti i tipi di processi).
In breve: qualora l'avvocato inglese Mills venisse condannato, la sentenza del suo procedimento non potrebbe in alcun modo influire, avendo effetto di prova, nel processo che si dovrebbe ancora celebrare nei confronti del presidente del consiglio. Per effetto del Lodo Alfano il processo Mills non può continuare nei confronti di Berlusconi fino alla fine del suo mandato al governo. E alla sua ripresa, grazie a questa modifica contenuta nella riforma, l'eventuale condanna di Mills, non potrà avere conseguenze formali sul procedimento che interessa il Cavaliere. Un convinto 8, di profonda stima, a tutta la vicenda.

- Impazza la cosiddetta Diet Morning Banana. La dieta (4 a tutte le privazioni per motivi non medici) consiste nell’assunzione di una o due banane, possibilmente mature, tutti i giorni prima della colazione, abbinate a un bicchiere di acqua tiepida. Gli ideatori (5) sostengono che dopo aver assunto le banane si può mangiare a volontà qualsiasi cibo purché si faccia a meno dei dolci. In tutta sincerità, se questa non è una stronzata colossale, prometto di partecipare ad una gang-bang di soli maschi.

- Gran derby ieri sera al Meazza. Ed ennesima conferma che un regolamento troppo appoggiato sull’interpretazione personale diventa inutile. A pallone, credo lo si insegni sin dai pulcini, si gioca con i piedi. Adriano (8 per quella magnifica serata all’Hollywood), in pratica, si era mangiato un gol che neanche il Mono in giornata no.

- A quanto pare, il culo (9) che campeggia da giorni – pardon, mesi - sul mobile della nostra cucina, sta donando la sua pietà a quell’adone di Stefano Ricucci. Attendo con trepidazione l’ennesima intervista della sgallettata di turno che, a precisa domanda, risponde: “I soldi non sono importanti, è importante che mi faccia ridere”. Ora, qualcuno potrebbe dirmi che Ricucci faccia effettivamente scompisciare più di Franco&Ciccio, Chaplin, Laurel&Hardy e Peter Sellers messi insieme. Senza troppa polemica (nessuna per la questura), mi rimane più di un dubbio.

- “Martina, una telefonata la fa... nera. La Colombari fa shopping col broncio” (TgCom, prima pagina di qualche giorno fa)

-Proseguono i pareri indignati in seguito all’esclusione di Gomorra dalla corsa all’Oscar. Premesso che il film non è Casino ma neanche Tre metri sopra il cielo, è divertente notare come non sia passato per la testa di nessuno il fatto che le opere scelte al suo posto, forse, siano meglio. Il top della comicità, in questo campanilismo alla francese, sono le interviste fatte a super personaggi (gli ultimi, nell’ordine, Forrest Whitaker e Meryl Streep), che a metà intervista dicono più o meno: “Non ho ancora visto il film ma mi hanno assicurato che è bellissimo”.

- Uscire la mattina (8 se si è dormito a dovere, 1 al contrario), in motorino (8 in estate, 1 al contrario), ancora con il buio e per di più con un freddo (2) della madonna, è una delle cose peggiori che uno possa fare (a meno che non si esca per andare, che ne so, in aeroporto e atterrare dopo qualche ora a Zipolite). In compenso, il cercare di non pensare al freddo boia, fa sì che gli occhi pesti (“mi dicesti vuoi che resti”…) possano far caso a costruzioni mastodontiche mai notate prima. Sulla Colombo, ad esempio, poco prima dell’ex fiera, c’è un mega palazzone di sole vetrate, di quelli che uno non può neanche star tranquillo sulla sua scrivania senza pensare che il tipo fermo al semaforo in strada lo veda mentre si sta grattando le palle. E così, tra uno storno mai dormiente e una stalattite pendente dal naso, ho scoperto che il palazzone suddetto, è la sede dell’U.N.I.R.E., nientepopodimeno che l’Unione Nazionale Incremento Razze Equine. Me cojoni, diceva quello.

- Giunto a questo punto mi son chiesto: vogliamo parlare di Mastella (3)? Poi mi son risposto: “No.”

- E comunque, durante le vacanze di natale ho rivisto 81/2. Ancora, di nuovo, per sempre, al numero uno della mia classifica, con buona pace di Gomorra. E poi ho spulciato su You Tube e questo pezzo c’era davvero:
“Io non capisco. Incontra una ragazza che lo può far rinascere, che gli rida vita e lui la rifiuta?
Perché non ci crede più.
Perché non sa voler bene.
Perché non è vero che una donna possa cambiare un uomo.
Perché non sa voler bene.
E perché soprattutto non mi va di raccontare un'altra storia bugiarda.
Perché non sa voler bene.”

- Cronaca localcirelliana: 'sto freddo ma rotto er cazzo. Come si dice a Cambridge.

lunedì 9 febbraio 2009

Consolazione

Trattenendo a stento la voglia di mandarla al diavolo, mi immersi nella calda brodaglia della stanza. Da qualche minuto guardavo Celina senza vederla e ora mi lasciai andare verso di lei, verso quei capelli neri e molli che nascevano da una fronte bassa brillante come madreperla di chitarra, verso quel bianchissimo e liscio tondo del suo viso senza possibilità di consolazione.
Mi resi conto che lì non avevo niente da fare, che quella stanza apparteneva adesso alle donne, alle prefiche che giungevano nella notte.


(da Le porte del cielo, in Bestiario - Julio Cortázar, 1951)

martedì 3 febbraio 2009

Vittorio Mangano è un eroe

Dopo giorni di inutili palleggi senza palla, da parte di chiunque, sulle parole del semiologo Antonio Di Pietro a Piazza Farnese - roba di cui si poteva fare a meno (di Di Pietro e dei palleggi senza palla) - scopro che, nello stesso giorno, nella stessa piazza, e pensate, all'interno della stessa manifestazione, indi sullo stesso palco, ha parlato anche Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, che un po' di cose da dire ce l'ha, almeno da poco più di sedici anni.

Con franchezza, a me sarebbe piaciuto sentire Borsellino, non le pippe su Di Pietro.
E in un mondo non alla rovescia, dove "per chi non è abituato, pensare è sconsigliato", i telegiornali tutti l'avrebbero mostrato.
Eccolo qui, sono poco più di venti minuti, ben spesi.

La primavera, intanto, continua a ritardare il suo arrivo.

domenica 1 febbraio 2009

Solo divertirsi

Fermo restando che Quagliarella ha da poco segnato uno dei gol più belli degli ultimi dieci anni, vorrei dire a tutti che, se fossi una donna, la mia canzone preferita sarebbe "Girls just want to have fun" di Cindy Lauper. Ora, va bene che "normalmente sono brave ma travolte dagli eventi..." e compagnia bella. Ma non fraintendetemi. E non fraintendete il mio pensiero sulla donna. Semplicemente mi gaserei come una bestia.

lunedì 26 gennaio 2009

Mi serve un polverizzatore Thompson (3)

- Nel vasto programma di eternità mi fa piacere notare come continuino a non mancare figli con improbabili nomi di cantanti di tango: Matteo Ferrari (5 da centrale, 6 da terzino) e Aida Yespica (8 da dietro, 7= da davanti) hanno optato per Aron. La maggioranza, intanto, sta.
- A detta di molti studiosi, l’ormai famoso crocefisso ligneo attribuito a Michelangelo non è di Michelangelo. Appena saputo che l’ultima opera del Buonarroti (Argan mi fa una pippa) venne venduta per oltre 10 milioni di euro (nel 2001), il ministro e poeta (in prosa) Sandro Bondi (3,5) non ha voluto sentire ragioni: quando lo ribecca un Michelangelo a soli 3 milioni di euro? Subito dopo, secondo i “soliti ben informati”, pare che Schifani abbia chiamato il collega per complimentarsi riuscendo persino a vendergli un dipinto del noto maestro Splinter in chiusura di telefonata.
- Pamela Anderson (sei brava sei) invita le autorità indiane a sterilizzare i cani randagi anziché ucciderli: “I cani non possono usare i preservativi”. Appresa la notizia, Pratibha Patil ha commentato: “Ma va?!?”. Bondi ha chiosato: "Perchè?"
- Ladri in casa Buffon. “Forse è opera di una banda di ladri dell’est”, gli investigatori (da non confondere con gli investigavacche) sembrano aver pochi dubbi: a quanto pare, il “succhiello” – una specie di vecchio trapano a mano – lo usano solo quelli lì. Adesso vado a Porta Portese, me ne procuro uno, scassino due serrature e col cazzo che vengo sospettato.
- Lory Del Santo: "Non uso né sapone né bagnoschiuma.” (TgCom). Mmmmmmmh.
- Proseguono le inchieste d’assalto del Tg5 (la Cesara è sempre più in fase calante): l’altra sera, intorno alle 20e15, un Bob Woodward del biscione, ci informava come in un paesino del Veneto ci fosse un supermercato con ben 30 prodotti a prezzi scontatissimi, il tutto condito da interviste agli acquirenti. In fine di servizio pare sia stato tagliato il commento di un pensionato di Vigodarzere nei confronti della cassiera: “Dio can che tosa!”
- Per la gioia di grandi e piccini, Vendola e soci tornano a Chianciano (che la cittadina tutta abbia pietà dei nostri fegati) per sancire ufficialmente la separazione da Rifondazione e lanciarsi a capofitto nel nuovo soggetto politico denominato “Rifondazione per la sinistra”. Spiega Nichi: “Quello che presenteremo alle europee non è un nuovo partito, è solo una tappa.” A fare una previsone, tappa per tappa, il partito, a fine tour, si chiamerà “Nuova fondazione delle fondamenta a partire dalle fondamenta di rifondazione comunista”. Tutto questo avverrà nel 2038. Mussi, in esilio nella sua Piombino, fonderà con altri nostalgici “L’ulteriore sinistra mancina post democratica”. Secondo Paolo Fox (2), la sinistra, bilancia, vincerà le elezioni nel giugno 2051. Urge cambiare muratori (da non confondere con i muravacche).
- Al direttore de "Il Giornale" Mario Giordano (2 alla voce, 2- al giornalista, 0 all’inventore di Lucignolo) non è piaciuto il primo discorso di Obama: “Scusate, ma non ce la faccio. Non riesco ad emozionarmi. Ce l'ho messa tutta, ve lo giuro. Niente da fare. Vedo intorno a me gente che va in sollucchero, fiumi di entusiasmo, commozione e fan scatenati. Sento parlare di «svolta globale», «evento epocale», «parole storiche» che «hanno segnato una nuova speranza per il mondo». […] Insomma. Ma dov'è la svolta globale?”. Giordano, forse, non ha fatto caso a quello che non era sfuggito persino al suo capo, allora provo a dirglielo io: Barack Obama è negro.
- «Dovremmo avere tanti soldati quante sono le belle ragazze, credo che non ce la faremo mai...». Se Berlusconi (ancora una volta impreparato) fosse un personaggio reale quanto Marsellus Wallace (8 al cerotto sulla nuca), affiderei la sua sorte a quest’ultimo, così, giusto per fargli capire la gra(e)vità di quest’affermazione, e magari sentirgliela ripetere nella cantina del negozio di Zed, insieme a due stronzi strafatti di crac con un paio di pinze e una buona saldatrice. "You hear me talking hillbilly boy?"
- Cronaca local calcistica. In bocca al lupo al nuovo presidente del Pescara, ai tifosi l’augurio di poterla sentire proferire chicche assolute come quella volta nel freddo di Roccaraso: “Chi vuole il prosciutto glielo taglio.”

mercoledì 21 gennaio 2009

Il conte Obama

Essendo in affitto, il canone RAI lo paga il padrone di casa.
Ieri avrei quasi voluto chiamarlo e dirgli di smetterla e attendere le guardie, come si dice qui.

Sì, perchè se una persona qualsiasi avesse voluto seguire in diretta il discorso per forza di cose epocale del neo presidente USA, si sarebbe dovuto sintonizzare sul canale 2 (come dice chi quei canali li ha visti nascere), ed esattamente - Dio o chi per lui ce ne scampi - con La vita in diretta, meraviglioso programma di approfondimento condotto dall'ex qualcosa Lamberto Sposini.

Ok, il giuramento ce lo spariamo per intero, poi inizia a parlare l'abbronzato di fronte a due milioni di persone, tra i quali un Cassius Clay ("La madre l'ha chiamato Clay? E io lo chiamo Clay!", conversazione dentro al barbiere ne Il Principe cerca moglie) in cappello stile Marlowe.
Passa davvero poco e il presidential speech viene interrotto e si torna in studio. Classici problemi di collegamento in stile mamma RAI? No, stavolta no, perché c'era un servizo imperdibile da mandare in onda. Su Patrizia de Blanck. Titolo (solita magnifica scritta che scorre in sovrimpressione): "I segreti della bella contessa."

sabato 17 gennaio 2009

L'ammainabandiera di Silvio

La morale: c’è sempre un emiro più emiro di te. Se il figlio prediletto Kakà si trasferirà nell’harem dello sceicco di Manchester, Berlusconi avrà applicato a se stesso il principio sul quale ha impostato la vita: ogni uomo ha un prezzo. Anche lui.

Finora quel principio lo aveva sperimentato sugli altri: non solo nel calcio, ma soprattutto lì. Quando scippò l’atalantino Donadoni all’Avvocato raddoppiando all’ultimo la già lauta offerta della Juve. Quando rapì il granata Lentini in elicottero per mostrargli un oceano di banconote. O quando, a furor di bigliettoni, sfilò alla Lazio la sua bandiera, Nesta, dopo aver giurato al meeting di Comunione e Liberazione che Nesta mai e poi mai.

Anche nel calcio Berlusconi ha sempre mostrato le sue due facce. Tradizionalista in famiglia, dove Baresi, Maldini e Costacurta alimentavano il culto feticista per le bandiere, quei giocatori che restano legati in eterno al club degli esordi. E spregiudicato innovatore in giro per il mondo, dove utilizzava l’arma infallibile del denaro per strappare gli scalpi migliori, senza alcun riguardo per i contratti firmati e le promesse fatte ai tifosi: nient’altro che carta da far scomparire dentro altra carta, quella luccicante dei suoi dobloni.

Era come uno di quei condottieri romani che, per conservare la civiltà a casa propria, si prestavano a essere i razziatori di quelle altrui. Finché non trovarono dei barbari più barbari di loro. Il barbaro di Berlusconi si chiama Mansour e sta per dargli 150 milioni di dollari in cambio della sua verginità di seduttore non seducibile. Una proposta impossibile da respingere e il premier, uomo pratico, finirà per accettarla. Ma sono sicuro che, nell’incassare l’assegno, per la prima volta in vita sua si sentirà invecchiato.


(da "Buongiorno", il blog di Massimo Gramellini - La Stampa on line, 17 gennaio 2009)

giovedì 15 gennaio 2009

Rimangono poche certezze

E' successo. Pensavo di essere rincoglionito e invece i miei occhi non si erano fatti ingannare una decina di giorni fa, ne ho da poco avuto la conferma via telefono da qualcuno che passava di lì, sull'asse attrezzato (che poi sarebbe la tangenziale) che porta da Pescara al resto del mondo. Non so perché né per quanto tempo ma posso dirvi con certezza che oggi 15 gennaio 2009 alle ore 1603, il mega cilindrone del cementificio era fermo.