Sotto la doccia, sotto la doccia!
Non so quante partite avrò giocato nel corso della mia vita. Tra ufficiali e non, importanti o meno, amichevoli e sabbioni, a petto e piedi nudi, avvolto da una divisa di lana terribile o da un’altra di raso traspirante, impermeabile e ovviamente fichissima, con scarpe unte dal grasso di foca offerte dalla società o bucate per la troppa usura.
In tutte queste vicende, complice anche la posizione quasi perennemente in mezzo al campo, ho rimediato – tra falli tattici e fortuiti – una buona quantità di cartellini gialli. Mai rossi. Mai. Provocati tanti, presi mai.
Ieri è successo per la prima volta.
In una partita decisiva, e per di più con la fascia di capitano addosso.
Vincevamo 3 a 0 in 4 contro 5, in 5 contro 5 gli avversari accorciano le distanze ma poco contava, eravamo in stracontrollo, forti anche del 3 a 2 corsaro nella partita di andata.
Non avrebbero mai vinto.
Poi un tipo mi strattona e mi tira due calci, ma cosa volete che me ne importi, le tibie ce l’ho belle che asfaltate da tempo, salvo poi piazzarci anche un semi pugno sul viso, volontario per quanto mi riguarda. Sul cronometro, sì e no 8 minuti.
Sarà che sono di Pescara, sarà che la tranquillità zen acquisita è roba relativamente recente, fatto sta che a me le mani in faccia non le devi mettere.
Rosso diretto, giusto peraltro, anche se l’arbitro poteva tirarlo fuori subito, non dopo 3 minuti di scuse e polemiche mentre la speranza di restare sull'erba cresceva.
Inevitabilmente la squadra è crollata, nonostante una grandissima prova di fiato e orgoglio, con la panchina tristemente desolata, senza nessuno che potesse entrare in mia vece.
Faccio quindi pubblica ammenda ringraziando lo zoccolo duro del Lokomotiv, sempre pronto a sputar sangue pur di vedere la rete gonfiarsi: il bomber Edo, il presidente Altamura e il cursore Gallit, venuto a portar legna nonostante una crisi matrimoniale incombente (dai Ioli, perdonalo…).
Non si ripeterà. A cazzotti da un’altra parte, non sul campo di pallone.
Vi devo una finale ragazzi. La cena arriverà.


