Durante il caricamento si potevano fare un sacco di cose.
Ci si poteva fare una spremuta (o meglio, la faceva mamma), bere un the con una marea di biscotti dentro o persino andare al cesso per una di quelle sedute interminabili che piacciono tanto al titolare della Festicciola.
Acceso l’alimentatore, bastava scegliere la cassetta, infilarla nel registratore e digitare “load” con la consapevolezza che la macchina ti avrebbe sempre risposto allo stesso modo, con una frase che entrò a piedi uniti nel linguaggio comune di noi bimbi pestiferi non ancora brufolosi:
"PRESS PLAY ON TAPE”.
Con 18 milioni di esemplari venduti in 11 anni di produzione è tuttora il computer più venduto della storia, un record che, a guardare il mercato odierno e le sue logiche di produzione, resterà imbattuto per sempre.
Tutto 'sto preambolo per dirvi che il 10 dicembre scorso (perdonatemi il ritardo), il Commodore 64 ha compiuto 25 anni.
A dir la verità non so proprio dove andrò a parare con questo scritto, troppe cose da dire, troppi aneddoti che s’intrecciano con i pomeriggi davanti allo schermo:
le sfide con mio fratello, con “il computer” (e quella fantastica domanda che ci faceva sentire dei programmatori in stile Walter Nebicher: “Ma stai giocando contro il computer?”), con gli amici (Giulio, dove sarai ora? Avrai smesso di spacciare?) che venivano in massa con ancora l’ultimo boccone del pranzo tra i denti, la miriade di joystick rotti (e qui cito ancora mio fratello, noto lanciatore di joystick nell’etere del salotto, con automatico rimprovero proveniente dalla cucina), quelli da tavolo con le ventose che si portavano dietro il tavolo stesso in caso di partita particolarmente accesa, la rotellina per giocare ad Arkanoid (l’unico ad avere avuto l’onore di vedere mio padre negli occhi), quelli con un sacco di pulsanti inutili che premevi a caso nei cosiddetti picchiaduro (Double Dragon su tutti) nella speranza che il tuo omino ammazzasse chiunque con una formidabile quanto improbabile mossa segreta.
Lo Spectrum, grande rivale del C64, dalle parti mie non era preso neanche in considerazione. Anche su The Games Machine (per gli amici TGM) godeva di poco spazio: il Commodore 64 era Il Computer. Se solo avessero potuto parlare, anche i suoi nonni (il Vic20 e il Commodore 16) lo avrebbero ammesso.
- E poi i giochi di pallone, International Soccer su tutti, che nonostante le porte senza reti e sei giocatori per squadra pareva di essere al Maracanà.
- MicroProse soccer, con la sua rivoluzionaria vista dall’alto.
- Match Day, di una lentezza imbarazzante ma con il merito di essere stata la prima simulazione calcistica in cui si poteva regolare la potenza del tiro variando la pressione del pulsante.
- Barbarian, che non ho mai capito come riuscisse a mettermi un’ansia che neanche Lynch in paranoia dura.
- Impossible Mission (che mi ostinavo a chiamare con l'accento sulla seconda "i"), con i suoi ascensori, le sue porte scorrevoli e quella magnifica capriola che facevi anche quando non ce n’era alcun bisogno. Il primo a stupirmi per la fluidità di movimento dell’omino.
- Rainbow Islands, che farebbe tuttora la gioia dei frequentatori di un coffeeshop.
- Mi consideravo un fenomeno (anzi, lo sono) a International Karate+, avevo un tempo nel calcio volante che manco Bruce Lee sotto efedrina. 1000 punti a botta e raggiungevo il bonus (e relativo passaggio di cintura) in un attimo: eri sul lato sinistro dello schermo sotto l'occhio vigile del sensei baffuto e con uno scudo di metallo tra le mani dovevi respingere delle palle di ferro che ti arrivavano addosso, rimbalzanti e non, a qualsiasi altezza. Non credo di essere mai stato così vicino ad una crisi epilettica come in quei momenti.
- Il leggendario Ghost’n Goblins (Calla’, ti fischiano le orecchie?), che aveva l’unico torto di farti ricominciare ad inizio quadro quando perdevi il cosiddetto cannoncino. Amavo il rischio e anziché il coltello da lancio preferivo la torcia, perché dovevo calcolare bene il tempo del tiro (rigorosamente a palombella) e la durata della fiamma, nella speranza che non si esaurisse prima del passaggio del morto vivente di turno.
E tanti altri che aspettavi trepidante con il televisore gonfio di deliranti, variopinte linee orizzontali (e che terrore quando non comparivano: il gioco non funzionava!) che se le fissavi troppo finivi in un trip che neanche nel finale di 2001, mentre i numeri del registratore scorrevano lentamente, molto lentamente. International Soccer ad esempio era carico solamente a 041. Spettacolo.
Come la prima volta che tradii Chip’s di Via Milano (il baffo di Cosmos3000 su via Mazzini entrò in scena anni dopo, con l’Amiga) per entrare in quel negozio di via Bardet e scoprire che lì ti davano anche le cassette copiate, totalmente fuorilegge ma che costavano un terzo.
E quella volta che...
Ok, basta, sennò ‘sto post non lo legge nessuno.
"RUN".