mercoledì 30 gennaio 2008

Perfetto.

"Adoro i piani ben riusciti."
(Colonnello John "Hannibal" Smith, sigaro in bocca e sorriso strafottente, più o meno ogni volta che l'A-TEAM risolve "un problema che nessuno può risolvere")

Processo Sme, Berlusconi assolto
"Il falso in bilancio non è più reato"

MILANO - "Il fatti non sono più previsti dalla legge come reato". Con questa formula i giudici della I sezione penale del Tribunale di Milano hanno prosciolto Silvio Berlusconi dall'accusa di falso in bilancio nell'ultimo stralcio di procedimento nato con il caso-Sme. Gli episodi contestati all'ex premier, infatti, risalivano alla fine degli anno Ottanta. All'inizio dell'udienza, durata pochi minuti, l'accusa aveva chiesto la prescrizione, mentre la difesa aveva sollecitato i giudici ad un verdetto di proscioglimento perché i fatti non costituiscono più in reato. Era stato, infatti, proprio durante il governo Berlusconi che il reato di falso in bilancio era stato derubricato. Una interpretazione, quest'ultima, che è stata accolta dai giudici.

martedì 29 gennaio 2008

Mi ricordo

Forse mi sono perso qualcosa.
Sui giornali continuo a leggere che Forza Italia chiede le elezioni, che Forza Italia "è per il dialogo anche con forze diverse", che per Forza Italia "l'attuale legge elettorale è perfettamente in grado di assicurare al paese una maggioranza stabile, un governo che duri 5 anni". E via deliziando.

Forza Italia? Ma non era confluito nel Partito del Popolo della Libertà o nel Popolo della Libertà o nella Libertà dei Partiti Popolari o nel Popolare Partito della Libertà?

Che fine ha fatto la nuovissima creatura politica che aveva fatto tremare di gaudio piazza San Babila il 18 novembre 2007?

E io che avevo pensato di poter mandare in pensione il vetusto "Alè azzurri", ingenuo che non sono altro.

lunedì 28 gennaio 2008

Ma cosa hanno in testa?

Non so cosa succede nelle altre città d'Italia ma qui a Roma questo triste fenomeno ha ormai sorpassato ogni limite:
propongo la decapitazione di tutti quelli che indossano il casco Momo Design.

giovedì 24 gennaio 2008

"Just like that... he's gone." (Verbal Kint)


Sotto la volta del cielo stellato,
Datemi nuove ghiandole e lasciatemi sdraiato,
solo Dio sa quanto ci ho provato,
Ma non basta la buona volontà.


Stevenson- Ernest Hemingway, 1922

Chi, io?

“Altri organi, altri poteri cioè i politici, i consigli comunali e regionali dovrebbero trarre le dovute conseguenze da certe vicinanze fra politici e mafiosi che non costituiscono reato ma che rendono il politico comunque inaffidabile. Quando c’è questo grosso sospetto si dovrebbe quantomeno indurre i partiti politici, non soltanto per essere onesti ma anche per apparire onesti, a fare pulizia al loro interno.”

Paolo Borsellino

La citazione è presa dalla lettera pubblicata su Addiopizzo.
Grazie Fredo e Grigorion.


Apprendo dalla lettera aperta di Antonio Di Pietro a Romano Prodi come la legge italiana (articolo 15, comma 4-bis, della legge 19 marzo 1990, n°55) vieti di ricoprire un incarico istituzionale ai condannati con interdizione perpetua dai pubblici uffici, anche in primo grado.
Suppongo, vista la fonte, che tutto questo sia vero. Allora, che facciamo? Denunciamo Cuffaro?

Vorrei documentarmi di più ma c'è un sole molto dolce a massaggiare la schiena. E poi c'è Grace Silk (Crown of Creation - Jefferson Airplane, 1968) che non smette mai di stordirmi.
"Magari un altra volta", diceva al "ragazzo" il colonnello Douglas Mortimer.

lunedì 21 gennaio 2008

Seratone

Come vi preannunciavo nel post del 16 ottobre, l'annuale edizione del "Gran Premio Internazionale della Tv" (volgarmente conosciuta come "La serata dei Telegatti", domani sera su Canale5) è stata sublime. Per far capire il calibro dell'evento mi limito a comunicarvi i vincitori per la sezione cinema:
miglior film è stato indicato Notte prima degli esami - oggi diretto da Fausto Brizzi, che ha superato Il mio miglior nemico e Ti amo in tutte le lingue del mondo, mentre il premio per il miglior attore (per la gioia del figlio Brando) è andato a Christian De Sica, preferito a Neri Marcorè e a Silvio Muccino.

Saluti a tutti dal vostro Maurizio Seimandi.

domenica 20 gennaio 2008

Le matte risate

Qui ormai sembra far tutto parte della rubrica "Risate a denti stretti" de La Settimana Enigmistica: è tutto dannatamente uguale, a partire dal fatto che non ci sia niente da ridere.

Cuffaro è stato condannato (1° grado) a cinque anni per favoreggiamento, è questo è un fatto. Il secondo fatto è che il condannato si presenti al lavoro - il giorno dopo la sentenza - con un bel vassoietto di cannoli da offrire agli amici.
Esponenti politici di spicco (eufemismo) si dichiarano solidali sostenendo come gli italiani "esprimano già con i numeri dei sondaggi che siamo in piena patologia e che c'è da fare un risanamento di tutto l'ambito giudiziario molto in profondità".

Cuffaro ha favorito i singoli, non la mafia. Che quei singoli siano stati condannati per associazione mafiosa sembra non importare nessuno. Come non interessa ad alcuno che Michele Aiello, reuccio della sanità siciliana ritenuto prestanome di Provenzano sia stato condannato a 14 anni e che Domenico Miceli, altro amico dell'uomo in coppola per spot, stia già scontando 8 anni (sentenza del 2006) per concorso esterno in associazione mafiosa.

Insomma, sembra proprio non interessare che (per dirla con le parole di Francesco Messineo, Procuratore capo di Palermo) "nel capo d'imputazione sia contestato il fatto oggettivo di aver aiutato qualcuno, a sua volta imputato per mafia, ad eludere le investigazioni".

Ma sì, spariamoci 'sto cannolo.
Silvio e Giulio festeggiavano le prescrizioni come fossero assoluzioni, Salvatore le condanne con i cannoli.
Ok, aspettiamo l'appello. La presunzione di innocenza, va bene, ma quella di colpevolezza no?

venerdì 18 gennaio 2008

L'ultima mossa


Personalmente lo ricorderò sempre con questa frase:

"Non c'è una donna che io non possa battere dandole due cavalli di vantaggio."

Robert James Fischer, scacchista (Chicago 1943 – Reykjavik 2008).



Bobby Fischer è morto martedì scorso a Reykjavik, il luogo che (nel 1972) lo aveva consegnato alla storia della scacchiera e non solo, dopo l’epica, vittoriosa - 12,5 a 8,5 - sfida contro il campione del mondo in carica, Boris Spasskij, diventando così l’unico statunitense della storia a detenere il titolo.

Agli addetti ai lavori bastò quella partita, quella vittoria nata una ventina d'anni prima, quando il giovane Robert imparò a giocare leggendo il libretto di istruzioni di una scacchiera, per riconoscere Bobby Fischer come il più grande giocatore di scacchi di sempre.

Nel 1975, al momento di rimettere il titolo in palio contro Anatoly Karpov, Fischer sceglie di non giocare (incorrendo così nella squalifica della Federazione Scacchistica Internazionale).
E di sparire.

Il ritorno, datato settembre 1992, è in grande stile: nella Jugoslavia insanguinata dal conflitto etnico va in scena la “Partita della pace”, “La Rivincita del XX secolo” o "La Rivincita" e basta.
Di fronte a lui, ovviamente, c’è ancora Boris Spasskij.

E' in Jugoslavia (sotto embargo ONU) che Fischer decide di andare oltre gli scacchi, o forse di non separarsene mai: in una conferenza stampa prima dell'incontro, sputa sul foglio di divieto emesso dal dipartimento di Stato (per i cittadini americani era proibito intraprendere qualunque tipo di attività nel territorio di quel paese), guadagnandosi la qualifica di “persona non grata” prima, e un’incriminazione per violazione dell’embargo con relativo mandato d’arresto (15 dicembre 1992) subito dopo.

La partita si svolge in due fasi, a Sveti Stefan (Montenegro) e Belgrado. Bobby vince ancora. E sparisce. Di nuovo.

Fischer torna d’attualità nel 2004 quando viene arrestato a Tokyo per passaporto irregolare. Oppostosi all’estradizione negli USA (rischiava una condanna a 10 anni) rimane nelle carceri giapponesi per otto mesi, prima che l’Althing, il parlamento islandese, gli riconosca la cittadinanza per ragioni umanitarie, accusando i governi giapponese e statunitense di averlo sottoposto ad ingiusti trattamenti.

A niente erano servite le istanze del “Comitato per la liberazione di Bobby Fischer” e la magnifica lettera che Boris Spasskij, l’avversario che mai lo abbandonò, spedì al presidente Bush, lettera di cui copioincollo il finale, non senza la canonica pelle d’oca e la logica degli occhi lucidi, perchè lo sport è questo, è quello dei bambini, grazie al quale potremmo vivere tutti meglio, incazzati e sorridenti e piangenti al punto giusto. E magari con una lunga barba bianca:

"Non voglio difendere o giustificare Bobby Fischer. Lui è fatto così. Vorrei chiederle soltanto una cosa: la grazia, la clemenza. Ma se per caso non è possibile, vorrei chiederle questo: la prego, corregga l'errore che ha commesso François Mitterrand nel 1992 (Spasskij ha acquisito la nazionalità francese). Bobby ed io ci siamo macchiati dello stesso crimine. Applichi quindi le sanzioni anche contro di me: mi arresti, mi metta in cella con Bobby Fischer e ci faccia avere una scacchiera."

Boris Spasskij, decimo campione del mondo di scacchi


Nel dicembre 2006 un altro episodio da leggenda: su di un canale della televisione islandese stanno diffondendo una trasmissione sugli scacchi. Due grandi maestri si stanno sfidando in diretta con cadenza di 30 minuti a testa. Ad un certo punto il giocatore con il nero sbaglia e perde. I due avversari cominciano allora ad analizzare la posizione per trovare quale sia la continuazione corretta quando giunge una telefonata allo studio televisivo.
La voce, in diretta, è di Bobby Fischer: "vorrei segnalare che la continuazione vincente per il nero è la seguente".
I due grandi maestri si affrettano a controllare:
chapeau.

giovedì 17 gennaio 2008

E' partito l'Udeur!

Avrei voluto esimermi ma il buon Gaddo (quello della tribù dei Talloni Tonanti) ha avuto la solerzia di far girare la perla che segue. Non verifico la fonte perché non sono un giornalista.

"Credo che anche questo è l'amaro prezzo che, insieme a mio marito, stiamo pagando per la difesa dei valori cattolici in politica, dei principi di moderazione e tolleranza contro ogni fanatismo ed estremismo."

lunedì 14 gennaio 2008

Il suono del

JB: - "Good Night."
APPLAUSI

Dopo 10 minuti e 2 secondi, la magnifica The Way Young Lovers Do di Jeff Buckley (da Live at Sin-é, 1993) chiude il cd.

Il sole entra, incontra il naso di Samanta dormiente sul letto per poi rimbalzare nel verde dietro di lei. La finestra è chiusa da poco. Sono rimaste solo le scatole con i vestiti da sistemare.

Nel frattempo - accompagnata dal fido segugio Lillo - in ciabatta (o meglio, pantofola, leggermente rialzata da terra e con la suola semi rigida) rossa d'ordinanza e tanta voglia di parlare di quello che succede nel condominio, o nel mondo se preferite, è comparsa una delle vicine di pianerottolo, la signora Maddalena, prima porta alla destra dell'ascensore.
Vittima esordiente dell'inondazione vocale - non proprio in accento padano - è stato l'inquilino della stanza Giuseppe Garibaldi (la mia, per la cronaca, è la stanza Gianni Morandi, quella di fianco alla stanza Gino Paoli), salvato in zona Cesarini dal pressing alto della signora Carletti, eccezionalmente in trasferta dal quinto piano.

Jeff Buckley era già sommerso dalle acque del Wolf River dicevo, allora tra maglioni dismessi e magliette trasmesse, mi è tornato in mente Benigni nel finale de La voce della luna (Federico Fellini, 1990), eternamente attuale:

"Eppure io credo che se ci fosse un po' più di silenzio, se tutti facessimo un po' di silenzio, forse qualcosa potremmo capire."

Un'altra scatola.

sabato 5 gennaio 2008

Oltre il confine


Parte Me and Bobby Mcgee nella versione di Kris Kristofferson. Fuori diluvia. L’ultima pioggia che vedrò da dietro i vetri di questa finestra. Si cambia, ci si sposta. Ancora. La notte passata è stata l’ultima tra queste mura. Domani il tetto sarà diverso.

Va da sé che per un nostalgico, oggettuofobo rincoglionito come me, il trasloco è un’occasione di quelle che si ricordano oltre ogni ragionevole motivo.
Il materasso è impacchettato, sigillato alle mie spalle, quasi a voler conservare tutti gli odori e le sagome passate per portarle dall’altra parte, anche Pallina sembra spaesata, nascosta dai suoi soffici aculei.
Si buttano parecchie cose utili per conservarne di inutili. E' la storia della mia vita d'altronde.

(Onda su onda - Bruno Lauzi, 1974)

E poi le foto. Una galassia di foto di chi c’è ancora e di occhi andati via per sempre, nasi che hanno deciso improvvisamente di non volerne sapere più niente di te neanche per iscritto insieme a bocche che non spariranno mai.
Come il Lokomotiv, qui nato e ora sparso per il globo in un'eterna tournée.

(Going to California- Led Zeppelin, 1971)

Non riesco a scrivere. Dovrei fare un cut-up per rendere al meglio il movimento dei neuroni. Ma poi non si capirebbe nulla. O forse sì. Ecco, c’è Samanta che mi abbraccia, è incredibile come intuisca anche se più probabilmente ha solo “voglia di far la pipì”. Come tutte le donne del resto.

(Hey, that’s no way to say goodbye - Leonard Cohen, 1967)

Mi rendo conto che la colonna sonora scelta non aiuta ad uscire da questa turbolenza emotiva ma è giusto così, la musica serve ad alimentare, mettere legna, reprimere e attizzare desideri, riempire buchi, aprire le ali e nonostante tutto precipitare.

(Fake plastic trees - Radiohead, 1995)

E poi sti cazzo di libri - pesanti fino alla sfinimento – che sfogli ad uno a uno prima di inscatolarli, rileggendo le dediche e le date e le sottolineature per capire che in fondo non capirai mai nulla di tutto quello che si dovrebbe capire in anticipo. E la cosa bella di tutto questo è che ti va bene così. Vuoi che sia così.

(La fregata - Renato Zero, 1982)

Si passa a Berlino Ovest. Pigneto per essere Pigneto stavolta. Finalmente con sotto casa un giornalaio, un bar, un negozio di dischi, le giostre, il silenzio, la sala, una stanza decente con dentro ancora quel diavolo di basso del terrorista ligure yankee, il Fanfulla a 126 passi, in attesa col motore stracaldo nonostante il folle divieto di vendita alcolici dopo le ore 2 (“I signori soci sono pregati di farsene una ragione”, così dice il cartello sopra il bancone). Ma tutto questo forse, anzi sicuramente, merita un post a parte.

(Capofortuna - Rino Gaetano, 1978)

SOPRAELEVATA=MORTE
Non siamo morti fortunatamente. Anzi siamo più vivi che mai, pronti a spremerci proprio lì dove Pasolini prendeva le sue facce.

Ecco, parte Reginella (Roberto Murolo), non poteva esserci conclusione più degna.
Distrattamente pensi a me. La sintesi di tutto.
Giù il sipario.
Ci vediamo qui allora. Proprio alle spalle del campo di calcetto.
Sarò dietro la porta blu.

sabato 22 dicembre 2007

Rallegramenti

- Giocatore 1: “Apro di mille.”
- Johnny Firpo: “Piatto ricco mi ci ficco.”
- Parapolis detto Il Greco: “Scusa ma quando gioco a poker le frasi fatte mi fanno venire il nervoso.”
- JF: “Sì, anche a me.”
- Giocatore 2: “Ecco i miei.”
- Greco: “Quante carte?”
- JF: “Il piatto piange.”
- Giocatore 1: “Tre carte.”
- JF: “Come.”

(Luciano Catenacci e Terence Hill, in Pari e Dispari - Sergio Corbucci, 1978)

Si spera sempre nel tavolo tondo, in una luce dall'intensità giusta e ben indirizzata. Poi le ciabatte portate da casa, la tradizionale scorta di sigarette e relativa nebbia ad abbracciare di probabilità la circonferenza, un panno verde senza troppi pelucchi, carta e penna per il “conto poste”, da prendere rigorosamente dopo il seguente scambio di battute:

- “Allora, da quanto la facciamo una posta?”
- “Facciamola da…aspe’ che prendo carta e penna.”

Successivo summit per decidere la durata dello scontro dopo quest’altro scambio di battute con la consapevolezza che tanto si finirà a casa sempre alla stessa ora, alle 8 o giù di lì:

- “A che ora finiamo?”
- “Alle 4 chiamiamo giro?”
- “Mmm…alle 4?”
- “Alle 5?”
- “Facciamo così: alle 3 si fa pausa e si decide.”
- (In coro) “Perfetto.”

Tentativo - solitamente infruttuoso - di recuperare tanti posacenere quanti sono i giocatori, angolo scimmie non troppo distante dall’arena, bottiglia d’acqua ai piedi del cerchio (“Chi c’ha l’acqua?”).

- “Full vestito teresina?”
- (in coro) “Sì, sì.”
[…]
- “Un giro di teresa e poi poker?”
- “Ma…mani in petto?”
- “Sì, cioè, chi inizia non rida’.”
- (In coro): "Perfetto."

Bicchiere personale (aaah il tumbler basso!) a controllo delle fiches,

- “Come facciamo? Il cartaro mette il doppio o tutti uguale?”
- “No, no, il cartaro mette il doppio.”
- (In coro) “Perfetto.”

Tra le tante, ecco la formazione non soggetta al logorio della frenesia contemporanea:

- "Monte' fa i posti, ché io riconto le fiches.":

1. Callara, detto "Teodomiro" per la capacità di mandare a puttane una mano dopo la semplice visione di un asso di picche.

2. Sig. Valdoni, conosciuto anche come "Lillino" per la nota faccia di cuoio durante la fase di truzzicamento.

3. Montelli, detto "Colore" per l’ormai nota adorazione verso il bronzo dei punti. Due quinti, un quinto, tre quinti? Vado a colore!

4. Cirello, conosciuto in Nord America come "Alcol free" per la tendenza a privarsi degli alcolici durante il rito cartaceo.

Che vinca il migliore.

E ricordatevi che se entro la prima mezzora non avete capito chi è il pollo...

mercoledì 19 dicembre 2007

Mi manca chiunque.

Lenore aiutò il fratello ad alzarsi. I due si avvicinavano alla spiaggia in cima alla collina, dove l'erba diventava secca e marrone. Rick non aveva più bisogno d'aiuto. Ci furono voci, dagli uni agli altri. L'Anticristo aveva problemi a reggersi in piedi.
L'ultimissima porzione di sole venne risucchiata dietro la palestra, a occidente. Un'ombra fresca colmò di sé il campo, poi risalì la collina e raggiunse il War Memorial. L'ombra avviluppò le quattro figure nell'istante del loro unirsi, e le inghiottì.

(La scopa del sistema - David Foster Wallace, 1987)

lunedì 17 dicembre 2007

Sosiando

"Che cos'è il genio? E' fantasia, intuizione, decisione e velocità d'esecuzione."

(commento allo scherzo del Necchi, in Amici Miei - Mario Monicelli, 1975)



Ieri pomeriggio, su Canale5, c'era un tipo che somigliava parecchio allo scrivente. O almeno così mi hanno detto.
Stamattina, al risveglio, mi è tornata in mente una cosa:

nel 1910, a San Francisco, Charlie Chaplin partecipò ad un concorso per sosia di Charlie Chaplin. Arrivò terzo.

giovedì 13 dicembre 2007

"Aspe', sta a carica'."

Durante il caricamento si potevano fare un sacco di cose.
Ci si poteva fare una spremuta (o meglio, la faceva mamma), bere un the con una marea di biscotti dentro o persino andare al cesso per una di quelle sedute interminabili che piacciono tanto al titolare della Festicciola.
Acceso l’alimentatore, bastava scegliere la cassetta, infilarla nel registratore e digitare “load” con la consapevolezza che la macchina ti avrebbe sempre risposto allo stesso modo, con una frase che entrò a piedi uniti nel linguaggio comune di noi bimbi pestiferi non ancora brufolosi:
"PRESS PLAY ON TAPE”.

Con 18 milioni di esemplari venduti in 11 anni di produzione è tuttora il computer più venduto della storia, un record che, a guardare il mercato odierno e le sue logiche di produzione, resterà imbattuto per sempre.
Tutto 'sto preambolo per dirvi che il 10 dicembre scorso (perdonatemi il ritardo), il Commodore 64 ha compiuto 25 anni.

A dir la verità non so proprio dove andrò a parare con questo scritto, troppe cose da dire, troppi aneddoti che s’intrecciano con i pomeriggi davanti allo schermo:
le sfide con mio fratello, con “il computer” (e quella fantastica domanda che ci faceva sentire dei programmatori in stile Walter Nebicher: “Ma stai giocando contro il computer?”), con gli amici (Giulio, dove sarai ora? Avrai smesso di spacciare?) che venivano in massa con ancora l’ultimo boccone del pranzo tra i denti, la miriade di joystick rotti (e qui cito ancora mio fratello, noto lanciatore di joystick nell’etere del salotto, con automatico rimprovero proveniente dalla cucina), quelli da tavolo con le ventose che si portavano dietro il tavolo stesso in caso di partita particolarmente accesa, la rotellina per giocare ad Arkanoid (l’unico ad avere avuto l’onore di vedere mio padre negli occhi), quelli con un sacco di pulsanti inutili che premevi a caso nei cosiddetti picchiaduro (Double Dragon su tutti) nella speranza che il tuo omino ammazzasse chiunque con una formidabile quanto improbabile mossa segreta.

Lo Spectrum, grande rivale del C64, dalle parti mie non era preso neanche in considerazione. Anche su The Games Machine (per gli amici TGM) godeva di poco spazio: il Commodore 64 era Il Computer. Se solo avessero potuto parlare, anche i suoi nonni (il Vic20 e il Commodore 16) lo avrebbero ammesso.

- E poi i giochi di pallone, International Soccer su tutti, che nonostante le porte senza reti e sei giocatori per squadra pareva di essere al Maracanà.

- MicroProse soccer, con la sua rivoluzionaria vista dall’alto.

- Match Day, di una lentezza imbarazzante ma con il merito di essere stata la prima simulazione calcistica in cui si poteva regolare la potenza del tiro variando la pressione del pulsante.

- Barbarian, che non ho mai capito come riuscisse a mettermi un’ansia che neanche Lynch in paranoia dura.

- Impossible Mission (che mi ostinavo a chiamare con l'accento sulla seconda "i"), con i suoi ascensori, le sue porte scorrevoli e quella magnifica capriola che facevi anche quando non ce n’era alcun bisogno. Il primo a stupirmi per la fluidità di movimento dell’omino.

- Rainbow Islands, che farebbe tuttora la gioia dei frequentatori di un coffeeshop.

- Mi consideravo un fenomeno (anzi, lo sono) a International Karate+, avevo un tempo nel calcio volante che manco Bruce Lee sotto efedrina. 1000 punti a botta e raggiungevo il bonus (e relativo passaggio di cintura) in un attimo: eri sul lato sinistro dello schermo sotto l'occhio vigile del sensei baffuto e con uno scudo di metallo tra le mani dovevi respingere delle palle di ferro che ti arrivavano addosso, rimbalzanti e non, a qualsiasi altezza. Non credo di essere mai stato così vicino ad una crisi epilettica come in quei momenti.

- Il leggendario Ghost’n Goblins (Calla’, ti fischiano le orecchie?), che aveva l’unico torto di farti ricominciare ad inizio quadro quando perdevi il cosiddetto cannoncino. Amavo il rischio e anziché il coltello da lancio preferivo la torcia, perché dovevo calcolare bene il tempo del tiro (rigorosamente a palombella) e la durata della fiamma, nella speranza che non si esaurisse prima del passaggio del morto vivente di turno.

E tanti altri che aspettavi trepidante con il televisore gonfio di deliranti, variopinte linee orizzontali (e che terrore quando non comparivano: il gioco non funzionava!) che se le fissavi troppo finivi in un trip che neanche nel finale di 2001, mentre i numeri del registratore scorrevano lentamente, molto lentamente. International Soccer ad esempio era carico solamente a 041. Spettacolo.
Come la prima volta che tradii Chip’s di Via Milano (il baffo di Cosmos3000 su via Mazzini entrò in scena anni dopo, con l’Amiga) per entrare in quel negozio di via Bardet e scoprire che lì ti davano anche le cassette copiate, totalmente fuorilegge ma che costavano un terzo.

E quella volta che...

Ok, basta, sennò ‘sto post non lo legge nessuno.
"RUN".

Esaurito.

C'era più gente in giro con le bici stamattina. Sembrava ci fosse anche meno traffico. Ma forse era solo un'impressione.
Poi c'era il sole. E meno rumore.

lunedì 10 dicembre 2007

Pentole d'oro

Non mi era mai successo.
Il mare d'inverno con la sua spiaggia lunghissima e meravigliosamente sgombra, i gemelli pargoli del Matta trio che se la dormivano beatamente.
E poi gli arcobaleni, al plurale. Due onde multicolore che si rincorrevano dietro gli scogli.
Subito in spiaggia incurante dell'ottimo risotto fumante appena servito.
Quattro, cinque minuti, non so. E' bastato. Cazzo se è bastato. Ancora rido.

venerdì 7 dicembre 2007

.



Ditele che l'ho perduta quando l'ho capita,
ditele che la perdono per averla tradita.


(Francesco De Gregori, da Atlantide, in Bufalo Bill, 1976)

lunedì 3 dicembre 2007

A Casorate Primo ci si diverte un bel po'

L’altra sera, sotto chili di coperte, ho deciso di pescare un Dylan Dog a caso (L’uomo che visse due volte, di Sclavi&Venturi – N° 67, febbraio 1995, prima ristampa) ed elevarlo al rango di carillon ninnanannesco.
La Horror Post era quasi totalmente occupata dalla lettera di tal Michele Somma da Casorate Primo, Pavia.
Non ancora riesco a capire se il malato più grave è lui, oppure io, che impiegherò i prossimi minuti a ricopiare la sua missiva (secondo me vado a perdere…):

“Vi comunico i dati della statistica da me condotta e che riguarda i numeri dall’86 al 99, che prosegue quella di Sergio Capuzzimati pubblicata nel numero 88.
- I morti sono stati 172, di cui 86 uomini, 51 donne, 3 bambini (più 32 persone bruciate in un cinema, e di sesso non definito), con una media di 12 morti per albo e con un massimo di 54 nel numero 92.
- In dettaglio:
36 bruciati, 23 trafitti, 17 sparati, 17 accoltellati, 11 sgozzati, 7 soffocati, 6 affogati, 5 decapitati, 5 investiti da auto, 5 infartati, 5 suicidi, 4 sfracellati, 3 dylaniati, 3 sventrati, 3 bastonati, 3 strangolati, 3 con la testa rotta, 2 spappolati, 2 impiccati, 2 divorati, 1 fulminato, 1 morto di AIDS e 5 per altri motivi.

- Le battute di Groucho sono state 221, con una media di 16 per albo e con un massimo di 41 nel numero 95.
- Il campanello della porta di Dylan ha urlato 20 volte.
- Dylan ha suonato 3 volte il clarinetto, ha cercato di costruire il galeone 7 volte e ha acceso lo stereo 2 volte.
- Ha detto o pensato “Giuda ballerino” 86 volte (e una volta lo ha detto anche Groucho), con un massimo di 13 volte nel numero 94.
- Ha avuto 11 ragazze.
- E’ stato ferito 21 volte.
- Ha sparato 21 colpi.
- Ha incontrato Bloch 39 volte e gli ha parlato per telefono 4 volte.
- Dylan è inoltre morto una volta (e poi risorto) nel numero 88.”


C’è mica qualche fan dell’indagatore dell’incubo in possesso del numero 88, quello con i dati del lettore Sergio Capuzzimati?
Sarei ansioso di leggere il suo rapporto.

sabato 1 dicembre 2007

Cavallo Vapore

Unità di misura stabilita da James Watt (1736-1819), è la potenza necessaria per sollevare di 0,3048 m, 249,7 kg in 1 sec.
1 cavallo vapore (HP, Horsepower) = 745,7 watt, o 2,545 BTU (British Terminal Unit) all'ora.