sabato 29 maggio 2010

Dennis

- "La sua mente è lucidissima, ma la sua anima è matta."
(da Apocalypse Now - Francis Ford Coppola, 1979)

- "Voglio scopare tutto quello che si muove."
(da Velluto Blu - David Lynch, 1986)

- GEORGE: "Lo sai… Una volta questo era proprio un gran bel paese… e non riesco a capire quello che gli è successo…"
- BILLY: "Beh, è che tutti hanno paura, ecco quello che è successo. Noi non possiamo neanche andare in uno di quegli alberghetti da due soldi… voglio dire proprio di quelli da due soldi capisci…credono che si vada li a scannarli o qualcosa. Hanno paura!"
- G: "Sì, ma non hanno paura di voi. Hanno paura di quello che voi rappresentate."
- B: "Ma quando! Per loro noi siamo solo della gente che ha bisogno di tagliarsi i capelli."
- G: "No! Quello che rappresentate per loro è la libertà."
- B: "Che c’è di male nella libertà, la libertà è tutto!"
- G: "Già… sì, è vero, la libertà è tutto d’accordo, ma parlare di libertà ed essere liberi sono due cose diverse. Voglio dire che è difficile essere liberi quando ti comprano e ti vendono al mercato. E bada a non dire mai a nessuno che non è libero perché allora quello si darà un gran da fare a uccidere e massacrare per dimostrarti che lo è. Ah certo, ti parlano e ti parlano e ti riparlano di questa famosa libertà individuale, ma quando vedono un individuo veramente libero allora hanno paura."
- B: "Eh! La paura però non li fa scappare!"
- G: "No, ma li rende pericolosi."

(da Easy Rider - Dennis Hopper, 1969)

A dormire

C'è una luce che non si spiega. Bene così.

lunedì 24 maggio 2010

It suddenly took flight

Complice la prima uscita in infradito (proprio poco prima della - ultima? – pioggia), rinvigorito dai piedi neri, avevo deciso di mettere a posto stanza, a cominciare dalla scrivania, un luogo al limite tra l’assediato Distretto 13 di Carpenter, lo stomaco di un qualsiasi studente dopo la propria festa di laurea e My name is Mud dei Primus.

Al primo minuto, sulla fascia destra, dietro un’anonima bottiglia di Montepulciano (vuota, se c’è bisogno di dirlo) ho trovato un appunto, virgolettato, preso al volo su di un foglio strappato ma ancora vergine.

Ora, la storia è effettivamente vecchiotta, però voglio raccontarla comunque, anche perché ne ignoravo la sceneggiatura: quella di Fernanda Pivano che chiede a Pavese la differenza tra letteratura inglese e americana, con Pavese che le presta Spoon River come risposta.

Succcede poi che Nanda, sulla via del ritorno, apra il libro a caso. E capita che bastino due righe:

mentre la baciavo con l’anima sulle labbra,
l’anima d’improvviso mi fuggì.


Erano i versi finali di Francis Turner.
Il mio appunto.

La bimba avvolta dal cappotto era cresciuta.
La mia scrivania invece, è tuttora lontana dal capirci qualcosa.

lunedì 17 maggio 2010

Portatemi Dio

In radio è stato un omaggio lungo una mattinata, durato per me (costretto in macchina) un'oretta e mezza, il mastodontico tempo - con il traffico delle 8 di mattina (ma come cazzo fanno a farlo ogni giorno?) - necessario per arrivare dal pigneto in zona villa Pamphilj passando per il Gianicolo.
Ad un certo punto, con la degenerazione chiaramente ad un passo, in radio dico, si è iniziato a immaginare cosa farebbe dio alle prese con le situazioni di tutti i giorni, tipo "dio in fila alle poste" o "dio al salumiere che si fa preparare una rosetta col salame milano".

Arrivati a "dio in mezzo al traffico di Roma", il saggio dj ha deciso di mettere un pezzo.
Allora chissà se il buon James avrà finalmente acchiappato sto diavolo di arcobaleno.

Ronnie James Dio (Portsmouth, 1942 - Houston, 2010)

lunedì 10 maggio 2010

Un papillon di seta blu

Ogni tanto fa bene dimenticarsi i cd a casa, così in macchina non puoi far altro che accendere la radio per evitare il silenzio al sapore di monossido.

Ieri è partita questa, dal nulla, o più probabilmente dalle acque che scorrevano sotto. Insieme agli umori che galleggiano dolcemente lasciandosi cullare.

Una meraviglia.

lunedì 3 maggio 2010

Genio!

Non so quanti di voi siano fanatici di Boris, in ogni caso non è mai troppo tardi per diventarlo (tutte le puntate si trovano in streaming). Fanatici, dico.

La prima volta in cui ho ascoltato questo monologo, ero - con altri intellettuali - al Circolo degli Artisti (per i non romani, è semplicemente un locale), durante la serata evento in cui sono state proiettate, nel delirio da corrida, le ultime due puntate della serie. Ma nonostante il tifo da stadio, è tutto parso subito piuttosto chiaro.

Allora ecco qui quello che considero il testamento della serie, in forma di svelamento, di confessione spassionata e rassegnata di ciò che è nato dal passato (visto che tempo fa, nei commenti di queste pagine, si parlava di berlusconismo) e del presente. E di quello che continua a maturare da esso.

C’è lo dice uno degli sceneggiatori (in chiaro omaggio ad Igor di Frankenstein Junior - Mel Brooks, 1974), che in mezzo al resto ci vomita ancora una volta addosso il motivo per il quale cose del genere non verranno mai trasmesse dalle televisioni cosiddette generaliste in perenne Sindrome di Stoccolma, ostaggio di elise di rivombrose e padri pii 27 - la vendetta.
Le stesse che si ostinano da anni (basta guardare gli orari di messa in onda) a considerare I Simpson (e simili) cartoni animati per bambini.

Il testo è qui sotto (giusto perché lo scritto, a volte, dà forza e evidenzia le immagini, non viceversa), il video, invece, è di qua.

[…]
SCENEGGIATORE - "Vedi Renè, in rete considerano Occhi del Cuore acqua passata. Senza sapere esattamente cosa vogliono, blaterano sempre di futuro. E Occhi del Cuore è il passato."

RENE' FERRETTI (il regista) - "Cioè?"

S - "Renato, svegliati! Serve un qualche cazzo di futuro!"

RF - "No, guarda, ci sono già cascato nel futuro, eh!?! Non mi fido del futuro."

S - "Ma non il futuro di Medical Dimension - che è una gran cazzata - io parlo della locura Renè. La locura! La pazzia, che cazzo Renè! La cerveza…la tradizione… o merda, come la chiami tu…ma con una bella spruzzata di pazzia.
Il peggior conservatorismo che però si tinge di simpatia, di colore, di paillettes. In una parola: Platinette.

Perché Platinette, hai capito, ci assolve da tutti i nostri mali, da tutte le nostre malefatte: sono cattolico ma sono giovane e vitale perché mi divertono le minchiate del sabato sera, è vero o no? Ci fa sentire la coscienza a posto Platinette! Questa è l’italia del futuro, un paese di musichette mentre fuori c’è la morte!

E’ questo che devi fare tu, Occhi del Cuore sì, ma con le sue pappardelle, con le sue tirate contro la droga, contro l’aborto ma con una strana, colorata, luccicante frociaggine. Smaliziata e allegra come una cazzo di lambada! E’ la locura Renè, è la cazzo di locura, se l’acchiappi hai vinto!"


RF - "Ci sto. Non so che cazzo stai dicendo ma ci sto."

venerdì 30 aprile 2010

Credere Obbedire Combattere

Da qualche giorno, in varie zone di Roma, sono stati affissi manifesti per ricordarci il secondo anniversario dell’elezione a sindaco di Giovanni Alemanno detto Gianni.

Nel manifesto campeggia ovviamente la faccia fiera del suddetto con in basso la seguente scritta:
ROMA ALL’ATTACCO.

Essendo piuttosto ottuso, ho impiegato del tempo a capirne il significato, poi ho avuto l’illuminazione: era semplicemente un consiglio a Ranieri. Domenica parte l’offensiva contro il territorio occupato dall'esercito parmigiano. Totti, Vucinic, Cerci, Menez, Batista e Toni. Tutti dentro. Con libro e moschetto.

martedì 20 aprile 2010

Perduto nella pioggia

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi
questa morte che ci accompagna
dal mattino alla sera, insonne,
sorda, come un vecchio rimorso
o un vizio assurdo. I tuoi occhi
saranno una vana parola,
un grido taciuto, un silenzio.

Cosí li vedi ogni mattina
quando su te sola ti pieghi
nello specchio. O cara speranza,
quel giorno sapremo anche noi
che sei la vita e sei il nulla.
Per tutti la morte ha uno sguardo.

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.
Sarà come smettere un vizio,
come vedere nello specchio
riemergere un viso morto,
come ascoltare un labbro chiuso.
Scenderemo nel gorgo muti.


Cesare Pavese, 20 marzo 1950

sabato 17 aprile 2010

Sbirulino

E' che poi uno sta sempre a farsi domande sulla sincerità dei sentimenti e dei rapporti umani in genere, dove a volte è più facile dire le cose piuttosto che crederci sul serio. A volte.

Insomma, alla fine non volevo scrivere nulla di tutto ciò, ma la mia perenne voglia di cercare un motivo per piangere mi ha portato - al solito, direi - a vedere le immagini di Sandra Mondaini durante il saluto terreno al marito. Anzi, un qualcosa di più che si cristallizza nell'imparare "che è difficile sopravvivere a quelli che sono morti" (da Solea - Jean-Claude Izzo, 1995). Ammesso che già non si sapesse prima.
Pensavo di non scrivere alcunché, dicevo, poi mi ha fatto cambiare idea quella donna. Con il volto di chi si sente e vede ancora vivo. Ma con l'aria di chiedersi perché.

mercoledì 14 aprile 2010

Vagli a spiegare che è primavera

In breve, la notizia è questa:

un anonimo imprenditore di Adro, in provincia di Brescia, ha saldato il debito contratto da alcune famiglie del paese con la mensa della scuola che era costato l'esclusione di alcuni bambini dai pasti. L'imprenditore ha scritto una lettera nella quale critica i suoi concittadini e soprattutto la politica.

La lettera che accompagnava il denaro è questa qui.

Dal canto mio, ad una prima lettura posso solo dire di non essere d'accordo con questo passo:

Io sono per la legalità. Per tutti e per sempre. Per me quelli che non pagano sono tutti uguali, quando non pagano un pasto, ma anche quando chiudono le aziende senza pagare i fornitori o i dipendenti o le banche.

No, non sono tutti uguali manco per il cazzo.
Se in "quelli che non pagano" si vuole buttar dentro anche chi ruba per necessità, allora non ci sto, perché (fermo restando che è più difficile essere delinquente che poliziotto) sono convinto da un tempo sufficientemente lungo per non farmi cambiare idea, che sia "un delitto il non rubare quando si ha fame".

martedì 13 aprile 2010

"La parte direi della canzone"

Va bene, potrei risultare tedioso con sto fatto della primavera e di quello che si porta dietro. In termini di pensieri lubrichi (aggettivo che mi è sempre stato simpatico, fin dal tempo de I fichi - min 8e43), intendo.

Quest'oggi, ad esempio, è toccato a San Lorenzo e Centocelle, dove pancia spalle gambe e il resto, viaggiavano senza copertura alcuna.
Se poi dalle cuffie parte questo pezzo proprio nel momento in cui appare un qualcosa che in futuro potrebbe regalarti un torcicollo, vuol dire che il caso ci vede meglio di me. Anche se in questa stagione me la gioco con chiunque. Nonostante la perenne mezz'asta (degli occhi, che avevate capito?).

lunedì 12 aprile 2010

Riassunti

Ieri pomeriggio, tra un seme d’erba cipollina, uno di prezzemolo e un altro d’origano (che non cresceranno mai, vista la pioggia che sta affogando il sole), si commentava la notizia letta all’interno della pagina dedicata all’esposizione, pardon, ostensione, della sacra sindone nel duomo di Torino.
Una frase, una sola, che a pensarci bene, riesce in maniera terrificante a fare un sunto degli ultime decenni - o forse secoli - di storia d’Italia e del mondo
(da La Repubblica di domenica 11 aprile):

All’anteprima per “vip”, ieri mattina alle 8.30, si è presentato Luca di Montezemolo, una visita in solitaria assieme alla moglie e ai figli.

venerdì 9 aprile 2010

Referendum

Volete voi che sia vietata l’insana abitudine insediatasi negli ultimi tempi nell’essere umano di sesso femminile, di indossare qualsiasi genere di pantalone dentro qualsiasi genere di stivale?

Io voto sì. Non ne posso più di vedere piedi e polpacci soffocati in abbracci non voluti. (Almeno) dalla primavera esigo nudità. In infradito.

giovedì 8 aprile 2010

Grazie Nina

Classica situazione di morte apparente sul divano. Ieri sera, dico.
Mi alzo e raggiungo camera. Metto a posto i panni ammucchiati sul letto (che poi, specie di notte, vuol dire ammucchiarli da un'altra parte, tipo sulla sedia rossa). "No superpuzzola, non ho voglia di giocare adesso. Va bene, va bene. Vieni qua e fammi sentire quanto c'hai umido il naso...sì, sì...tanti baci."
Senza un perchè mi sento di nuovo vispo. Potrei guardare un film, penso. Qualche mese fa ho scaricato Oltre il giardino (Hal Ashby, 1979), è un po' che voglio rivederlo. Lo ricordo geniale e anche - o forse sempre - specchio di questi tempi. Mi siedo e illumino la mela. Poi penso che la sveglia suonerà alle 8e16. Faccio due conti e non ho voglia di dormire 3 ore. Decido di cazzeggiare sul tubo nella speranza - dubbia - che il cazzeggio possa durare meno del film.
Così arriva l'illuminazione sotto forma di Suzanne nella versione di Nina Simone. Magnifica. Come quell'ugola di tizzoni ardenti. Ribussa la tranquillità. E dormo da dio.

giovedì 1 aprile 2010

E qualcuno dirà che c'è un modo migliore

Ma è forse diverso il vostro morire
vuoi che uscite all'amore che cedete all'aprile.
Cosa c'è di diverso nel vostro morire.

Primavera non bussa lei entra sicura
come il fumo lei penetra in ogni fessura
ha le labbra di carne i capelli di grano
che paura, che voglia che ti prenda per mano.
Che paura, che voglia che ti porti lontano.


(da Un Chimico, in Non al denaro non all'amore né al cielo - Fabrizio De Andrè, 1971)

Non c’è niente da fare. Questa città è troppo bella. Me lo dico ad ogni primavera. Come quest’oggi, giornata lunga una pedalata che dal Pigneto si butta per Monti e va a Trastevere passando per il centro, il Ghetto, gli odori e i caffè amari, i marmi dei barbieri – quelli veri - i fritti di baccalà e le bocche spalancate di chi vede per la prima volta e poi chissà. Le spalle scoperte e i piccioni affamati e i nasoni che sputano senza sosta per scandire le soste. E poi i sanpietrini a farsi beffe dell’orientamento, un senso perennemente ben lontano dal manifestarsi al cospetto di questi occhi accesi dal sole che brucia i colori pastello.
Allora ci si perde ad ogni svolta, quando la meraviglia ti guarda in faccia da più direzioni, quando non sai dove andare, quando poi decidi, perché “passo un attimo là e poi torno di qua”. E invece no. Perché ogni cavolo di volta riesci a sbattere contro una cosa nuova, o una barba bianca che col pane sotto braccio si avvia verso le scale coperte da un fico in un posto mai visto, la sua casa dico: “da quanto tempo vive qui?”, “da quanno so nato, dar 1918”, dicono le labbra e il sorriso nascosti da quella panna.
Perché fino a quando non butteranno giù i palazzi e i bar e la gente, i bar e la gente che dico io, sto posto sarà sempre una spanna sopra tutti. E pazienza se qui, forse più che altrove, un passato sepolto sta rialzando la voce. Si proverà a cacciarli via ancora. Speriamo solo di non metterci venti anni. Insomma, basta tutto questo, non me ne vogliano Robert Plant e compagni, per "telling myself it's not as hard, hard, hard as it seems".

martedì 30 marzo 2010

Più Cota per tutti

Interno giorno. Mentre un soave soffritto di cipolla entra dalle finestre sopra il ring, negli spogliatoi della Palestra Popolare si discute sugli esiti delle elezioni regionali.

- "Pecchè a ste merde nun je frega ‘n cazzo di chi candidano quelle altre merde. Ma no'o vedi che so tutti rincojoniti? Cioè, se quessi candidavano un cinghiale, sai la ggente pe chi votava?"
- "Per il cinghiale?"
- "Eccerto!"

mercoledì 24 marzo 2010

Mi serve un polverizzatore Thompson (10)

- Silvio Berlusconi è un bambino di 5 anni, nato in Africa. Di cognome fa Boahene ed è stato chiamato così dal padre Anthony che da anni vive a Modena:

"Credo di dovere a Berlusconi il mio permesso di soggiorno, volevo dare a mio figlio il nome di un grande capo politico. Mi piace, mi piace tutto di lui. Mi piace come persona, anche se non seguo molto la politica, non mi interessa, ma questo nome mi piace tanto. E poi Berlusconi è simpatico. Non l'avrei mai chiamato con il nome di nessun altro politico italiano."


Eccoli qui, un’altra volta, i motivi di un governo lungo tre lustri con in mezzo qualche scorreggia volante: chi lo vota non sa realmente per chi sta votando. Non che avessi dubbi, intendiamoci. In ogni caso è bello avere delle conferme. Simpatiche, anche loro.

- “La simpatia... un sentimento da presidente del consiglio: si ottiene a buon mercato dopo le catastrofi.” (Albert Camus – La caduta, 1956)

- Torna sulle prime pagine Grigori Perelman. Pare che il matematico russo, dopo aver rifiutato nel 2006 la medaglia Fields, sia pronto a dire di no anche al premio da un milione di dollari offerto dall’istituto di matematica Clay di Cambridge per aver risolto la congettura di Poincaré. Vedremo come andrà, dal canto mio sarei per tenere in vita l’idea che i geni vivano del loro genio. E della loro pazzia. E Grigori, ne sono certo, non mi deluderà.
Intanto non riesco a non ubriacarmi di fascino nel pensare ad un tipo dalla barba più lunga della mia che passa le giornate a capire perché “in uno spazio tridimensionale, una forma di ciambella si spezza durante la trasformazione in sfera”, oppure, ugualmente (per i più ferrati), che “ogni varietà chiusa n dimensionale omotopicamente equivalente alla n-sfera è omeomorfa alla n-sfera”.
A me, per esempio, è sempre parso tutto piuttosto evidente.

- Al volo, visto che si parla di geni e di come vincere le elezioni, porgo l’estremo saluto a Emanuele Pirella, morto ieri a Milano. E’ tutta colpa sua se il veterinario dell’amaro Montenegro, dopo 20 anni, continua a salvar purosangue con delle pacche sul collo. Chissà se gli era mai passato per la testa (al pubblicitario, non al guaritore) di poter diventare capo del governo. E pensare che aveva trovato la chiave di lettura giusta.

- “Kate Moss compare completamente senza veli in un bellissimo servizio fotografico pubblicato da "Vogue International". Ma, ironia della sorte, proprio nei giorni in cui viene pubblicato questo servizio, gli stessi tabloid inglesi si accaniscono contro di lei dopo che alcuni fotografi l'hanno immortalata all'uscita di un locale con un brufolo sul viso.” (La Stampa)

Non riesco a capire se è stata più sfigata l’ironia o più ironica la sorte. Kate Moss, a proposito di certezze e conferme, mantiene invariato il suo 8. Le bionde non possono andare oltre.

- Felicitazioni e rallegramenti al neo dottor Valdoni ("Ma quindi, quanto m'hanno messo?", il commento a caldo del Valder. Non lo so Valdo, ti posso solo dire che l'ultima cifra pareva essere un 4). Che un barattolo di Puffin ti dia sempre forza e grinta a volontà.

- Chissà quanti ancora rimarranno sepolti sotto ai lividi. Il falegname Aldo Bianzino entrato vivo nel carcere di Perugia e di lì uscito, morto, dopo 36 ore. Federico Aldovrandi, ammazzato di botte (“arresto cardio-respiratorio e trauma cranico-facciale”) da quattro agenti, una notte, presso l’ippodromo di Ferrara. Stefano Cucchi a Regina Coeli col corpo devastato. E adesso si sa di Giuseppe Uva, morto a Varese nel 2008 poche ore dopo essere stato portato in caserma perché, ubriaco in strada, stava spostando delle transenne. Fratture alla colonna vertebrale tra le altre cose. Insomma, “E’ bastato aprir la finestra. Una spinta e Pinelli cascò.”

- “Elimineremo il cancro in tre anni”.
E’ stato capace di dirlo dal palco di Piazza San Giovanni

"un uomo mediocre, grossolano, di eloquenza volgare ma di facile effetto, un perfetto esemplare dei suoi contemporanei. Presso un popolo onesto, sarebbe stato tutt'al più il leader di un partito di modesto seguito, un personaggio un po' ridicolo per le sue maniere, i suoi atteggiamenti, le sue manie di grandezza, offensivo per il buon senso della gente e causa del suo stile enfatico e impudico.

In Italia è diventato il capo del governo. Ed è difficile trovare un più completo esempio italiano.
Ammiratore della forza, venale, corruttibile e corrotto, cattolico senza credere in Dio, presuntuoso, vanitoso, fintamente bonario, buon padre di
famiglia ma con numerose amanti, si serve di coloro che disprezza, si circonda di disonesti, di bugiardi, di inetti, di profittatori; mimo abile, e tale da fare effetto su un pubblico volgare, ma, come ogni mimo, senza un proprio carattere, si immagina sempre di essere il personaggio che vuole rappresentare.
"
Questa era Elsa Morante, nel 1945.

Dall'eliminazione delle tasse per tutti a quella del cancro. Dalla presa in giro della stupidità a quella della sofferenza. Davvero non ho parole. Solo un voto, 0. Con l'aggravante - stavolta sì - della non consapevolezza.

- Dallo stesso palco - e dopo essersi ricordato della proposta del ministro Gelmini di eliminare la geografia per sostituirla con materie come la scienza dei luoghi e delle connessioni, la geopolitica, la geoeconomia e la geosocietà - lo stesso uomo di prima ha detto (voto 2): "Un ragazzo [Roberto Cota, candidato alla regione Piemonte] pacato e moderato, che io amo in maniera straordinaria. Su di lui grava un compito ciclopico: sconfiggere Mercedes Bresso e poi realizzare il passaggio del Corridoio 5, "il treno ad Alta velocità che deve unire l’Atlantico al Pacifico".
A Cota, mo so (circa) 10.000 km di cazzi tuoi!

- Una curiosità: ma Bertolaso?

- Non mi capitava da La confraternita del Chianti (John Fante, 1977). Di piangere leggendo un libro, dico. Qualche giorno fa è successo di nuovo, con Casino Totale (Jean-Claude Izzo, 1995). Leggetelo.

- Ha scelto la baracca dietro casa, si è chiuso dentro e si è impiccato. Oriano Vidos, imprenditore edile di Camposampiero (Padova), si è ucciso così. E' il tredicesimo caso di suicidio da inizio anno, solo nel Veneto. Hai voglia tu a "diffondere serenità e ottimismo". Tranquilli, comunque: "la crisi è alle spalle".

giovedì 18 marzo 2010

Indovinello

Tutti i maggiori quotidiani in rete mi informano della nascita del figlio di Flavio Briatore ed Elisabetta Gregoraci.

Come l'avranno chiamato secondo voi, Nathan Falco o Haran Banjo?

domenica 7 marzo 2010

Sinteticamente

"Mi sembra di giocare con una gamba sola ad una gara di calci nel culo."

(da Blob, il fluido che uccide - Chuck Russel, 1988)

martedì 2 marzo 2010

"Dagli, dagli all'untore!"

- Il mormone Tobia: "Salve fratelli!"
- Bambino: "Salve!" "(Glielo hai detto tu che siamo fratelli?)"
- Trinità: "Io? E chi lo conosce"
- Tobia: "È il signore che vi manda da noi!"
- Bambino: "No, passavamo di qui per caso!"

(da Lo chiamavano Trinità - E.B. Clucher, 1970)

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- Frate: "Sia lodato Gesù Cristo"
- Bambino: "Perché!?!"

- Frate: "Che il Signore vi accompagni"
- Bambino: "No, andiamo da soli!"

(da ...continuavano a chiamarlo Trinità - E.B. Clucher, 1971)

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Non credo ci sia molto da aggiungere alla notizia qui sotto, anche perché non so se ridere, farmi flagellare con la testa fra le mani o inviare il soggetto all'anima di Billy Wilder:

(da Repubblica.it)
"La nuova norma che punisce chi bestemmia in campo fa la prima vittima. Si tratta del tecnico del Chievo, Mimmo Di Carlo, squalificato per una giornata dal giudice sportivo Gianpaolo Tosel. Di Carlo è incappato nella squalifica perché "al 3' del secondo tempo" ha "proferito un'espressione blasfema". L'infrazione è stata "rilevata da un collaboratore della Procura federale". Nessuna squalifica, invece, per Michele Marcolini. Il giocatore del Chievo è stato espulso e, lasciando il campo, "proferiva apparentemente un'espressione gergale, in uso nel Triveneto ed in Lombardia, con becero riferimento a 'Diaz' e non a Dio". L'analisi delle immagini televisive ha consentito di evidenziare che "il diverso movimento delle labbra nelle pronuncia della vocale aperta 'a' rispetto alla vocale 'o' legittima quantomeno un'incertezza interpretativa". "Ritenuto pertanto che la lettura labiale, nell'episodio segnalato, non offra una prova certa, nell'esclusione di ogni ragionevole dubbio, circa la pronuncia di un'espressione blasfema", il giudice sportivo non ha adottato provvedimenti.