venerdì 30 maggio 2008

In un anno ci sono 12 mesi

Sì, ho capito che se chiami una manifestazione "Luglio suona bene", vuol dire che i concerti si svolgeranno tutti nel mese di luglio, mi chiedo però se sia giusto e in qualche misura democratico concentrare tutta questa bellezza in soli trenta giorni, va be', trentuno.

D'accordo che a luglio la sera si sta bene, che c'è tanta gente che esce perché a casa fa caldo, che è ora di smetterla di dire che d'estate la capitale si svuota, però porca troia, alle mie tasche non ci pensate? Chi cavolo sono, il sultano del Brunei? Sono stato per caso ingaggiato dalla Major League Soccer?

In breve i miei conti relativi ai concerti che vorrei andare a sentire ma che per evidenti motivi mi vedranno assente, eccezion fatta per...:

- Erykah Badu, 6 luglio
prezzo minimo: 35€
prezzo massimo: 60€

- Sinéad O'Connor, 8 luglio
30€
50€

- Mercedes Sosa, 9 luglio
15€
20€

- Jarret, Peacock, DeJohnette, 12 luglio
50€
100€

- Sigur Ròs, 12 luglio
30€
60€

- dEUS, 16 luglio
15€

- Bred Mehldau Trio, 20 luglio
15€
20€

- Bjork, 25 luglio
60€
120€

- Leonard Cohen, 28 luglio
60€
120€

Per questi simpatici totali:
totale minimo, 310€
totale massimo, 565€

Che faccio, mi gioco tutto sulla Virtus che vince contro Siena in finale scudetto?

mercoledì 28 maggio 2008

Satellite of love

- "Che succede ragazzo?"
- "Niente vecchio, non mi tornavano i conti: ne mancava uno."


(Per qualche dollaro in più - Sergio Leone, 1965)


Mi chiedevo cosa si sarebbe inventato ora che gli affari di famiglia e le pendenze giudiziare erano state abilmente aggirate. Comunque risolte. Perchè in questa società in cui ci si dimentica troppo presto di tutto, in pochi rammenteranno il come. Ci si ricorderà della classifica finale, non del campionato, al massimo di qualche partita più avvincente delle altre.


Persino io, titolare della Festicciola, stavo quasi rimuovendo l'annosa questione. Davvero incredibile:
c'è ancora da sistemare la decennale illegalità analogica riconosciuta da più corti (italiane e non) di quell'oasi chiamata Rete4.

Ora non vorrei riusltare tedioso come mio solito, quindi non scriverò di come il nostro (anzi, il vostro, anzi no, il loro) riuscì ad iniziare a trasmettere con l'ingegnoso sistema delle videocassette.
Non scriverò che il 16 ottobre del 1984 Canale5, italia1 e Rete4, vennero oscurate perché tramsettevano su tutto il territorio nazionale nonostante la legge, questa vituperata sconosciuta, prevedesse il contrario.

Così come non scriverò che esattemente 4 giorni dopo arrivò il decreto del governo Bettino che autorizza la trasmissione mediante ponti radio in ambito regionale nonché la trasmissione a livello nazionale mediante l'uso di videocassette.
E non scriverò che la fondazione Bettino ha recentemente reso pubblica la lettera di ringraziamento inviata dal "loro" subito dopo il decreto.
Non scriverò che la Corte Costituzionale abbia da tempo dichiarato illegittima questa posizione sul mercato (sentenza 420 del 1994), così come non me la prenderò con l'uomo con i baffi in piedi sul cassero.

Poi, (dopo la cena) allo stesso modo, non scriverò che lo sconosciuto - ai più - Francesco Di Stefano e la sua rete Europa7 ha vinto tutti i ricorsi, diffide, ingiunzioni, cause civili, penali, regionali che impongono infine (Corte Costituzionale, sentenza 466 del 2002) a Rete4 di accomodarsi sul satellite dal primo gennaio 2004.
Quelle frequenze appartengono a Francesco Di Stefano ormai da dieci anni.

Tutto questo non lo scrivo.
Mi premeva invece ribadire un concetto che non sembra attecchire in questa società di nani e ballerine:
uomini come Emilio Fede non sono divertenti. Sono pericolosi.

giovedì 22 maggio 2008

Reds and Blues

Non ero per niente teso, mi stavo gustando lo spettacolo di una di quelle partite che fanno dimenticare i milioni buttati, i giocatori col numero 45 o con il 9+1 sulla maglia, lo spezzatino, i diritti televisivi che vincono, i tifosi costretti a rimanere a casa, le telecronache strillate senza motivo.
Poi arrivano loro, arrivano ‘sti diavolo di rigori, inquadrati finalmente come devono essere inquadrati, con la camera che schiaccia la porta, in prospetto, e la schiena del tiratore in primo piano.
Senti i polmoni che si gonfiano e un leggero pizzicore nello stomaco: eccola qui, la signora tensione. Mi tiro su con la schiena, il sedere al limite della seduta nel pensare di dover tirare quella palla che scotta e pesa un’infinità, con il portiere che sembra Golia e la porta piccola piccola, “lo tiro lì, anzi no” con i muscoli facciali allo spasmo e dispiacerti perchè le uniche due donne presenti in sala non capiranno mai di cosa sto parlando, dall’alto del loro continuo, irrispettoso chiacchericcio.

Piove, gli occhi si appannano, Ronaldo si ferma, poi riparte. E sbaglia, ancora una volta. Cech para come sa, lo spilungone dall’altra parte come non sa.
Drogba si è fatto cacciare da stupido, “Se il Chelsea perde ai rigori se lo ricorderà”, sentenzio, e così sarà, perché con lui in campo, John Terry, il capitano, non sarebbe mai andato sul dischetto.
Il capitano, il simbolo dei blues, partita perfetta la sua, non sbaglia una diagonale che è una, chiude tutto, persino con la testa, sul tiro a botta sicura di Giggs.
Che ne sapete voi donzelle sul divano del significato del capitano? Che ne sapete del valore che ha quella fascia per un fedelissimo, il simbolo della squadra? Come fate a non emozionarvi di fronte a questa vicenda?
Poi una zolla più viscida delle altre, proprio alla sinistra del dischetto, dove il piede d’appoggio dovrebbe essere stabile, parallelo al pallone. La caviglia si gira, scivola e fila via nel nulla della terra bagnata, ne esce un tiro sbilenco che scheggia il palo esternamente e finisce a disegnare chiazze sulle pozzanghere.
Il mercenario sbaglierà quello decisivo, ma rimarrà solo nelle statistiche.
Solo lo sport riesce a scrivere queste sceneggiature.

Un gioco, lacrime e sorrisi che non si dimenticheranno mai, inchiodate sul cuore con i tacchetti. Solo un gioco, come l'amore, forse un po’ meno crudele. Ma che mantiene vivi.

martedì 20 maggio 2008

Danziamo all'incontrario

In linea di massima non mi faccio troppi problemi (in linea di minima sono incazzato nero) a tornare a casa fradicio dalla testa ai piedi.
A me spiace per quella migliaia di poveracci venuti da ogni parte del mondo per godere della primavera romana e che invece si ritrovano a dover setacciare la valigia alla ricerca di un capo più caloroso.
Ombelichi scoperti, piedini al vento, spalle al cielo. Cary e Audrey se la staranno ridendo beatamente.
Doccia, te' caldo e ciambellone. In che mese siamo?

lunedì 5 maggio 2008

Gli amori di una volta

Scusate l'assenza ma il sole spinge fuori. E in questi casi le mani addosso me le faccio mettere volentieri.
Neil Young accompagna i polpastrelli Out on the weekend (in Harvest, 1972), peccato che sia lunedì.


Ritorno rapido comunque, solo per condividere la gioia di aver ascoltato di nuovo il Blasco di un tempo, quello che io, già membro (lasciate da parte il senso biblico) dello storico fanclub di Bologna, avevo imparato a conoscere da Fronte del Palco, doppia cassetta che il prode fratellone custodiva prima di passare incautamente ai ritmi odiati dell'hip hop, yeah, from east to west coast, giassò che giassai che e robe simili.

Il minimalismo, l'ironia, il non detto, il pensiero di un attimo, la stronzata che nasce intorno al tavolo e finisce sulla carta per non morire, il lasciarmi lo spazio per completare il quadro.
No so se Carver o Ellis avrebbero saputo far lo stesso:

"E adesso che non ho
Più il mio motorino
Che cosa me ne faccio
Di una macchina

Adesso che non c’è
Più Topo Gigio
Che cosa me ne frega
Della Svizzera"


(da E adesso che tocca a me, in Il mondo che vorrei, 2008)

martedì 22 aprile 2008

Lo volevo dire

Per arrivare all'alba non c'è altra via che la notte.
Kahlil Gibran

La notte insegue sempre il giorno.
Jimmy Fontana

martedì 15 aprile 2008

Un cannone nel cortile

Un forte senso di frustrazione, davvero non capisco, non mi riconosco, o meglio, non capisco e non riconosco gli altri, m'interrogo su come faccia un partito razzista per costituzione a raggiungere in alcune regioni cifre vicine al 30 per cento. E quell'altro ad avere ancora chi gli crede. Che crede alle sue parole quando basterebbe davvero poco - una mezz'ora di concentrazione forse - a sbugiardarlo. Non capisco, io non prenderei neanche un crodino con gente del genere. Sì, d'accordo, il crodino fa cacare ma non è questo il punto.

Alla fine mi alzo e penso che probabilmente non cambierà niente nella mia vita, io non devo soldi a nessuno, non devo niente a nessuno eccezion fatta per l'amore verso chi lo merita. Rimarrà quel senso di vergogna nell'uscire dall'Italia e portarsi sulle spalle il peso di battute che non fanno ridere e totalmente fuori contesto, sorrisi da playboy, insulti fascisti, corna da scuole elementari, l'apparenza al primo posto, il tacco schioppettante. La maleducazione. E il senso del pudore scomparso. Forse morto. E quel costante bruciore proprio lì dietro, nel culo, scusate la schiettezza.
E poi le leggi, chissà cosa succederà adesso che gli affari di casa propria son già stati sistemati. Ma gli affari vanno avanti. E con loro la legge. Sarebbe il caso di cambiare il giudice?

Poi penso a Claudia Cardinale, per sempre il mio ideale di donna, che compie 70 anni con una carica di sensualità che tutte 'ste sgallettate vuote neanche sognano, perchè bisongnerebbe capire per sognare;
penso al Sassaroli e all'elettroencefalogramma BI-PO-LA-RE prescritto al Melandri (minuto 2:30);
penso che non mi sento molto bene stamattina;
penso che non ancora ascolto una canzone e questo vorrà pur dire qualcosa;
penso che Annarella rimarrà sempre un pezzo da suicidio e che Lindo Ferretti sarebbe dovuto essere già morto, così, giusto per lasciarci qualche certezza.
penso che, mas o meno, tra le mie conoscenze, la percentuale di vincitori si aggiri intorno allo 0,3 per cento;
penso che di persone ne conosco un bel po';
penso che - per dirla con mamma - se si paga un cellulare 35 euro e un litro di latte fresco 1,5 vuol dire che c'è qualcosa che non va;
penso che ieri sera Arcore era sotto un nubifragio;
penso che quando mi fa comodo do molto valore a certi segnali;
penso che forse, per dirla con il blasco, "per noi tutto l'infinito finisce qui";
penso che per una volta i miei piedi sono freddi per un reale motivo e che non c'è calzino che tenga ma forse solo l'acqua tiepida del mar dei caraibi;
penso a Rino Gaetano, a Nuntereggae più che forse è la canzone che ascolterò;
penso che qui sull'Adriatico non ce l'ho e non posso suonarla, come dicono i DJ;
penso che oggi pomeriggio torno nella capitale, a Roma ladrona (così mi capisce anche la maggioranza);
penso che per la prima volta nella storia manca gente dentro quelle due camere;
penso che Andreotti, invece, in un modo o nell'altro riuscirà a migliorare il suo record che va avanti dalla Costituente;
penso che la Domenica delle Salme non morirà mai, come Fabrizio e come tutte le profezie che si avverano;
penso che ero partito dicendo "Una battuta e vado via" e invece potrei non fermarmi mai a dire stronzate;
penso a un libro che mi prestarono di cui non ricordo titolo né autore, uno dei pochi che non ricomprai, e adesso mi maledico per questo, un libro dove il marito fece scrivere sulla sua lapide "fu nella sua patria cittadino probo e marito esemplare. Tradì altrove.";
penso anche che forse sto esagerando e che in pochi leggerete questo sproloquio ma forse sarete un po' di più di quelli che son riusciti ad arrivare in fondo all'Ulisse di Joyce;
penso che vi lascio e vado in spiaggia, che col culo che ha riesce sempre a farsi massaggiare dal mare;
penso che la spiaggia, come la strada, nonostante recinzioni e muri, è e sarà sempre di tutti;
penso che vado via, metto il titolo a sto post e vado via.
Domani andrà meglio.

Penso che non me ne frega niente e vi incollo qui di seguito il testo completo del capolavoro di cui sopra. Davvero ci fosse qualcuno che ne ignori ancora l'esistenza. E che potete ascoltare e rabbrividire qui. No, certo che non sto parlando dell'Ulisse:

LA DOMENICA DELLE SALME

Tentò la fuga in tram
verso le sei del mattino
dalla bottiglia di orzata
dove galleggia Milano
non fu difficile seguirlo

il poeta della Baggina
la sua anima accesa
mandava luce di lampadina
gli incendiarono il letto
sulla strada di Trento

riuscì a salvarsi dalla sua barba
un pettirosso da combattimento

I Polacchi non morirono subito
e inginocchiati agli ultimi semafori
rifacevano il trucco alle troie di regime
lanciate verso il mare

i trafficanti di saponette
mettevano pancia verso est
chi si convertiva nel novanta
ne era dispensato nel novantuno

la scimmia del quarto Reich
ballava la polka sopra il muro
e mentre si arrampicava
le abbiamo visto tutto il culo

la piramide di Cheope
volle essere ricostruita in quel giorno di festa
masso per masso
schiavo per schiavo
comunista per comunista

La domenica delle salme
non si udirono fucilate
il gas esilarante
presidiava le strade
la domenica delle salme
si portò via tutti i pensieri
e le regine del ''tua culpa''
affollarono i parrucchieri

Nell'assolata galera patria
il secondo secondino
disse a ''Baffi di Sego'' che era il primo
-- si può fare domani sul far del mattino –
e furono inviati messi
fanti cavalli cani ed un somaro
ad annunciare l'amputazione della gamba
di Renato Curcio
il carbonaro

il ministro dei temporali
in un tripudio di tromboni
auspicava democrazia
con la tovaglia sulle mani e le mani sui coglioni
-- voglio vivere in una città
dove all'ora dell'aperitivo
non ci siano spargimenti di sangue
o di detersivo –
a tarda sera io e il mio illustre cugino De Andrade
eravamo gli ultimi cittadini liberi
di questa famosa città civile
perché avevamo un cannone nel cortile

La domenica delle salme
nessuno si fece male
tutti a seguire il feretro
del defunto ideale
la domenica delle salme
si sentiva cantare
-quant'è bella giovinezza
non vogliamo più invecchiare –

Gli ultimi viandanti
si ritirarono nelle catacombe
accesero la televisione e ci guardarono cantare
per una mezz'oretta
poi ci mandarono a cagare
-- voi che avete cantato sui trampoli e in ginocchio
coi pianoforti a tracolla travestiti da Pinocchio
voi che avete cantato per i longobardi e per i centralisti
per l'Amazzonia e per la pecunia
nei palastilisti
e dai padri Maristi
voi avete voci potenti
lingue allenate a battere il tamburo
voi avevate voci potenti
adatte per il vaffanculo —

La domenica delle salme
gli addetti alla nostalgia
accompagnarono tra i flauti
il cadavere di Utopia
la domenica delle salme
fu una domenica come tante
il giorno dopo c'erano i segni
di una pace terrificante
mentre il cuore d'Italia
da Palermo ad Aosta
si gonfiava in un coro
di vibrante protesta.

giovedì 10 aprile 2008

Venerdì 11 aprile ore 19


Se non avete di meglio da fare...

per maggiori INFO (e soprattutto se non vi va di leggere tutto il delirio sottostante) cliccate qui.

DAY RETURN TICKET

Lorenzo Casali, CM, Serena Porrati
a cura di Francesca Referza e Massimo Arioli

dall' 11 aprile 2008 ore 19
fino al 31 maggio 2008


via Panisperna, 100
00184 Roma

dal martedì al sabato dalle ore 17 alle 20
mattina su appuntamento

chiuso lunedì e festivi

per informazioni:
tel. 06 4741881 - mobile 392 0318164
info@spaziosenzatitolo.org
www.spaziosenzatitolo.org

CONTENERE, RIPETERE, DEFINIRE di Massimo Arioli

Quello del fotografare è un atto nel tempo,
nel quale qualcosa
viene strappato al suo momento
e trasferito in una diversa forma continuità
Wim Wenders, Una volta, 1993


Parlare ancora di "quotidiano"? Isolarne il concetto significa accettare come inevitabile la normalità, la banalità, l'impossibilità di liberarsi dalla schiavitù di un'abitudine. Procedere in questo lavoro d'astrazione, rimanda ad una dimensione temporale più vasta, ad una idea di durata destinata alla frammentazione.
Intendere il quotidiano equivale ad inserire in questo flusso un tratto discontinuo, un corpo estraneo nell'ingranaggio del tempo, un elemento centrale che acquista senso e forza per ciò che si trova ai margini, qualcosa che è, in tutto e per tutto, analogo all'immagine video-fotografica.
Accade sempre più spesso di avere la sensazione di non capire ciò che guardiamo. Questo avviene ancor più drammaticamente di fronte ad un paesaggio, reale o virtuale, che sfili velocemente davanti ai nostri occhi. Nelle immagini di CM, traguardate attraverso i vetri sporchi di un vagone ferroviario, l'inconscio ottico, quel momento in cui diventa visibile ciò che la percezione non è riuscita a catturare, ci viene in soccorso quale funzione primaria del dispositivo fotografico. L'operazione si riduce nel contenere, nel tenere a freno il desiderio di dare un senso e nello smussare l'ansia di colmare l'inadeguatezza. Lo sguardo prova ad ancorare la visione ad una sorta di marginatore con cui fissare le coordinate di quanto avviene davanti a noi. Il problema allora si trasforma: Che cosa vediamo quando guardiamo?
Ogni gesto e ogni interrogativo di questo procedere verso l'ignoto per renderlo noto; ogni istante in cui poniamo in discussione l'urgenza stessa della domanda; ogni sguardo che va verso un mondo e da un mondo proviene è legato ad una giostra che si muove in maniera impercettibile e le cui figure non possono non ripresentarsi. Per Lorenzo Casali che presenta il video "Scansione", tutto è connotato dalla ripetizione, dall'assistere al movimento che scandisce ossessivamente la stessa porzione di viaggio: percorrere il reale nei due sensi; lo spazio si presenta nell'entrare ed uscire quotidianamente ed incessantemente. Nel loop resta una sola traccia dell'accidentalità di quanto abbiamo vissuto. Pochi pixel, armati di voce propria, stanno a testimoniare la caducità del tutto e introducono un nuovo elemento di discontinuità e di irriducibilità.
Porre un limite al mondo dominato dalla visione diventa indispensabile. Visione che si configura come un deposito di memorie e si rivela per la facoltà di far crescere immagini moltiplicandole per numero ed amplificandone i significati. Siamo nel campo di chi vuole definire. Per Serena Porrati nel video Beyond Nature, definire equivale a stabilire l'inquadratura, il taglio e la posizione nello spazio disponibile. Alla stessa maniera di chi decide i tempi e i diaframmi per influenzare l'esposizione e la profondità di fuoco, Porrati arricchisce l'immagine proprio nell'esclusione dell'elemento umano e nel ribaltamento di valori e luoghi specifici dell'immagine familiare. Portando in primo piano lo sfondo, anteponendo il paesaggio, si stabilisce come regola l'inversione di ruoli in cui riabilitare è determinare un limite interno che affranchi, moderi le forze ma agiti fino a condizionare una nuova visione del reale.

lunedì 7 aprile 2008

L'ultima salita

E' arrivato il momento.
Quello della finestra spalancata e del piede nudo forse con troppa precipitazione. Allora arrivano i brividi e con loro la richiesta di un paio di gradi in più da parte delle estremità inferiori. Poi ti giri a destra e vedi entrare il sole, guardi in basso a sinistra verso quella che al Tucano si ostinano a chiamare libreria perchè fa più figo di "scaffale" e l'infradito sembra spingere da sotto il primo ripiano adibito a porta - tre - scarpe.
Sì, stiamo scavallando.
Ne godo troppo.

venerdì 4 aprile 2008

Macchiato, grazie.

Ascoltando e leggendo lo slogan - originalissimo, c'è da dire - della nuova pubblicità Granarolo, "Non tutti i latti sono uguali" sono stato colto da un dubbio: ma il sostantivo maschile "latte", ha un plurale?

Nel lontano 2004, all'interno della sua rubrica Scioglilingua,
l'esimio linguista del Corriere della Sera, Giorgio De Rienzo, rispose così ad un lettore:

"Alcuni dizionari indicano "latte" come sostantivo maschile, di cui "non è comune" la forma plurale. Come spesso accade i dizionari, giustamente, registrano un fatto e non danno una regola. Perché una regola si forma, generalmente, e nel tempo, attraverso lo stabilirsi di una consuetudine. Se la realtà delle cose cambia, può cambiare anche la grammatica e una parola generalmente singolare, può diventare plurale. Se prima esisteva soltanto il "latte" di mucca e ora, accanto ad esso, esistono il "latte detergente", il "latte tonico" e così via è naturale che non ci sia più un "latte" ma diversi tipi di latte, i quali possono diventare, a pieno titolo, "latti".

Novello De Saussure, da dottore in Scienze del nulla, vi dico in tutta sincerità che continuerò a dire latte, anche al plurale.

martedì 1 aprile 2008

Se potessi avere

Entro alla Auchan di Casal Bertone e da un giorno all'altro trovo la mia pasta, lo spago De Cecco N°12, arrivata al siderale prezzo di 1,05 euro e la mia bottiglia di birra, la Peroni da 66cl (per giunta calda), toccare la cifra di 1,04 euri.
Allora il luogo (neanche tanto) comune diventa realtà: non ce la farò mai ad arrivare alla fine del mese.

venerdì 28 marzo 2008

Potrei anche tornare credente

E' bellissimo vedere il tuo hard disk saltare. Ma è ancora più bello non avere fatto il backup dei file che serviranno a breve.
Poi disperi, disperi e disperi.
Poi ancora paghi.
E almeno quei dati tornano in vita.
Allora respiri.

venerdì 14 marzo 2008

Adios

Ne ero certo, ricominciata la cosiddetta campagna elettorale, Silvio Berlusconi prende vigore a forza di stronzate. Da buon venditore non gli interessa dire cose nuove, gli basta ripetere fino allo sfinimento (ormai sono più di due lustri) quelle che le aziende inculcano ai loro cavalli nei corsi di formazione.

Se ne parli bene o male, basta che se ne parli. E quanto è ancora più odioso con quel sorriso immediatamente successivo ad un'affermazione agghiacciante (l'ultima l'altro ieri su raidue)!

Non so come si faccia a votare un uomo del genere, uno che ammette candidamente di essere quello che di cui i suoi avversari lo accusano di essere.
Ogni giorno che passa non riesco a capacitarmene.
Tanto lui ride, è un bonaccione, uno che si è fatto da solo, certo, uno che anche l'altra sera si bullava - seppur totalmente fuori contesto - di quanto i quartieri da lui costruiti anni fa siano tuttora all'avanguardia (ci siete stai che so, a Milano 2? Beh, io sì, per questo parlo), uno che l'altra sera prometteva un contratto a tempo indeterminato (dopo i primi 12 mesi) ad almeno il 50 per cento dei nuovi lavoratori precari, uno che l'altra sera continuava a sparare percentuali incredibili, letteralmente, per ogni essere umano dotato di un minimo di capacità di rielaborazione personale delle informazioni, uno che l'altra sera...poi ho cambiato, dopo circa 5 minuti.
Silvio Berlusconi, chissà cosa diranno i miei figli leggendo di lui nei libri di Storia.

Ok, ti inculo io, per quello che possa valere:
in questi spazi non parlerò più di Silvio Berlusconi. Silvio Berlusconi. Silvio Berlusconi, il simbolo della deriva al silicone di questa nazione.

Silvio Berlusconi, "la faccia serena, la cravatta intonata alla camicia".
Via di qui.

giovedì 13 marzo 2008

Bentornati

Non so, forse non mi ci abituerò mai, ma 'sto fatto, 'sta consuetudine del cane - pardon, Samanta - che saluta sculettante tutti i rientranti nella casa, uno per uno, andandoli a scovare in ogni stanza, mi fa addormentare con le labbra più serene, tirate verso l'esterno.

martedì 11 marzo 2008

I bimbi d'Italia si chiaman Balilla

...Arivo a casa dopo la sconfitta
mi moje è sulla porta che m'aspetta:

- "Sta su se no sta male anche tu fijo
nun ce penzà ar mangià cucino io."

E a passo lento se ne va 'n cucina
è così dorce che me fa 'n po' pena

- "Aoh, vie' qua', ma come te vie' 'n mente?
Preparate che annamo ar ristorante.
La Roma ha perso; 'mbe' che è corpa tua?!
e io nella vita 'n posso cambia' idea.
Avevo detto: solo se vincemo?
E noi c'annamo pure si perdemo."

Pensavo: nun po'perde... è troppo forte
pensavo: è decisiva, Europa o morte
pensavo a tante cose che nun dico.
Ma ce l'avrà li sordi Ciarrapico
?

(da Er tifoso, in Stasera canto io - Franco Califano, 2001)

lunedì 10 marzo 2008

Non strillate

Capita spesso che la prima canzone ascoltata al risveglio rimanga in testa fino al prossimo letto.
Stamattina, dopo un tentativo quasi vincente di Francesco De Gregori (Cercando un altro Egitto, 1974):

Un uomo proprio all'angolo, vestito da poeta
vende fotografie virate seppia, ricordo della terra
prima della caduta e al posto del posto
dove va il francobollo, c'è un buco per appenderlo; "Dove?", dico io
"Intorno al collo", e adesso per la strada
la gente come un fiume, il terzo reparto celere controlla;
"Non c'è nessun motivo di essere nervosi"
ti dicono agitando i loro sfollagente,
e io dico "Non può essere vero" e loro dicono "Non è più vero niente".


a vincere è stato il dolce fiato di Nando Martellini (da Giocatore Mondiale, in Peerla - Elio e le Storie Tese, 1998) che nell’epoca dell’"Andiamo a Berlino Beppe" o del "Mio Dio Fabio Grosso", al minuto 3 e 35, ricorda a tutti il pudore che abbiamo perso:

Ed ora mi rendo conto di quello che provò l'amico Niccolò Carosio nel 1934 e 1938 quando disse dal microfono dell'EIAR quello che questa sera modestamente posso ripetere io. L'Italia e' Campione del mondo, Campione del mondo. Il titolo piu' grande che possa essere conquistato nello sport piu' popolare del mondo. Una vittoria limpida. Campioni del mondo, campioni del mondo.

Quando la lacrima è facile, andarla a cercare (e soprattutto trovarla) è un gioco da bambini cresciuti.

venerdì 7 marzo 2008

"Tu che lo vendi, cosa ti compri di migliore?"

In definitiva sono uno dalla lacrima facile.
In privato non sono riuscito a trattenere il sale - e tuttora ho dei fremiti - persino alla morte di Prima Base in Sorvegliato Speciale (John Flynn, 1989) o a quella bellissima e beata e sorridente del vecchio Matto alla vista della città in ...Più forte ragazzi! (Giuseppe Colizzi, 1972).
E’ quindi con un senso di strana autocommozione che mi ritrovo spesso a leggere necrologi, pensare a cose orribili che potrebbero sconvolgere la mia esistenza e allo stesso modo guardare foto di funerali per piangere insieme a chi ha davvero un motivo per farlo.
Poco fa ero con gli occhi a Molfetta e ora già non ci sono più. Come quelle 5 persone mangiate internamente dallo zolfo. Uscite di casa con “ciao, a dopo”, “ci vediamo a cena” o qualsiasi altra bugia inconsapevole.
E non riesco a capire perché le morti sul lavoro mi rimangano dentro più di altre, forse perché la signora di falce armata in quei luoghi non dovrebbe entrarci neanche con lo sguardo. O forse perché non dovrebbe entrare mai in qualunque posto ma adesso sto chiaramente vaneggiando e mi sono perso.
O semplicemente sono piombato nel sonno come Elmer, Herman, Bert e Tom, Charley, Ella e Kate, Maggie, Edith, Lizze e Jones il suonatore.

martedì 4 marzo 2008

Women

Ordinammo una bottiglia di vino. Decidemmo di aspettare ancora un po' a mangiare. Non c'è modo migliore di bere che seduti a un tavolino con una tovaglia bianca e una bella donna.

- "Tu scopi", mi disse Liza, "con l'entusiasmo di uno che scopa per la prima volta, eppure hai un sacco di fantasia".
- "Posso scriverla giù sulla manica, questa?"
- "Certo".
- "Potrebbe venirmi buona".
- "Ma non trattarmi come un oggetto, è tutto quello che ti chiedo. Non voglio essere semplicemente un'altra delle tue donne".
Non risposi.
- "Mia sorella ti odia", disse. "Ha detto che non otterrò niente da te. Mi userai e basta".
- "Dov'è finita la tua classe, Liza? Stai parlando come una donnetta qualunque".


(Donne - Charles Bukowski, 1978)

lunedì 25 febbraio 2008

La Magica Vs Andrea

Interno. Notte. Via Marsala, Ufficio Postale di Roma Termini, ore 18 e 30.

Di fronte ad uno sportello chiuso, sto compilando uno dei moduli che piacciono tanto agli utenti quando mi accorgo dello sguardo indagatore dell’impiegata seduta allo sportello di fianco: più o meno sessant’anni, camicia blu a fiori bianchi in tessuto evidentemente acrilico, occhiale da vista sulla punta del naso, diversi chili in eccesso e lo sguardo di chi vorrebbe vedere la mezzora di fine turno correre più veloce di tutte le altre.

Impiegata (con l’occhio socchiuso alla Colombo): “Te somigli ad un attore ma nun me ricordo quale.”
Cirello (sguardo nel vuoto nel tentativo di ricordare il codice fiscale): “Non so…alcune volte mi hanno detto che somiglio al Dottor House.”
Impiegata: “Nooooo! Ma quello è vecchio! Io dico uno giovane, mannaccia….come si chiama…”
Cirello (assorbendo lo sguardo complice di una cliente allo sportello di destra): “Ma è italiano? Che film ha fatto? Mi dia un indizio.”
Impiegata (voltandosi ripetutamente alla ricerca di aiuto): “Paolaaaaa, Paola vie' un po’ qua!”
Paola (da dietro gli scaffali): “Dove stanno i moduli per l’autocertificazione?”
Impiegata (visibilmente impaziente): “Dovrebbero stare lì, vicino…dai poi li trovi, vie' un po’ qua.”
Paola (distrutta dalla vana ricerca): “Dimme.”
Impiegata (senza sigaro in bocca): “Nun te ricordi a chi somiglia lui? A me me pare tanto n’attore…”
Paola (quasi bisbigliando, con la faccia del Melandri - architetto - subito dopo aver visto la "Madonna"): “Ma non è che sei te sul serio?”
Cirello: “Chi?”
Paola (ostentando fierezza, quasi a volersi alitare sulle nocche della mani e lucidarle sul petto): “Te sei Andrea di Un posto al sole!”
Cirello: “Sì?!? Non lo so, non l’ho mai visto, dite che ci assomiglio?”
Impiegata (con gli occhi di nuovo aperti): “Ecco chi sei! Oh, sei proprio uguale, davvero, specie quando ridi.”
Cirello: “Mi fido signora, devo firmare qui?”
Impiegata: “Qui, qui e qui…guarda che è un complimento, Andrea è un bel ragazzo, un po’ tenebroso e pure birichino, per questo è molto affascinante.”
Cirello (alle prese con l’ultima delle tre firme, irrimediabilmente una diversa dall’altra): “Grazie.”
Impiegata (ancora dubbiosa, nonostante i tre autografi, della mia vera identità): “Vedilo stasera, alle otto e mezza su raitre!”
Cirello (guadagnando l’uscita): “Sì, ci proverò, grazie, buona serata.”

Sto per attraversare la porta automatica quando la voce dell’unico maschio presente nella cricca di comari, chiude il siparietto:
Impiegato (probabilmente il responsabile di filiale): “Ma che se deve vede’…se stasera c’è ‘a Maggica contro er Real!”

venerdì 22 febbraio 2008

Stare zitti, no?

''...In ultimo, ricordo che eventuali procedimenti penali che riguardano nostri parlamentari o eventuali candidati, esclusi naturalmente quelli che, come sappiamo, hanno un'origine di carattere politico, costituiscono un motivo sufficiente di esclusione, soprattutto per un partito come il nostro che dalla sua nascita ha sempre potuto vantare un'assoluta onesta' da parte di tutti i suoi rappresentanti''.
(Sandro Bondi, coordinatore di Forza Italia, 21 febbraio 2008)

Fin dalla sua nascita, certo.
Immagino la risata del fondatore e ideatore del partito, Marcello Dell'Utri, dall'alto della sua condanna a nove anni di reclusione (sentenza dell'11 dicembre 2004, dopo un'indagine iniziata nel 1994) con l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa a cui si aggiungono i due anni di libertà vigilata, l'interdizione perpetua dai pubblici uffici e il risarcimento dei danni - per un totale di 70.000 euro - alle parti civili, il Comune e la Provincia di Palermo.