mercoledì 10 novembre 2010

Continuare a giocare

Sopra le tombe d'altri mondi
nascono fiori che non so
ma fra i capelli di altri amori
muoiono fiori che non ho


(Secondo Intermezzo, in Tutti morimmo a stento - Fabrizio De Andrè, 1968)

L’urlo di Allison. Dawn è lì, dentro la culla. Supina. Con la bocca aperta, quasi sorridente. Maglietta e pannolino bianchi. Minuscola, stesa tra le pieghe di una coperta turchese, azzurra, verde mare. Boh, non che interessi granché. E un elefante rosa di pezza ai suoi piedi.
“Questi sono tutti problemi a cui non devi neppure pensare quando hai una sana ed onesta tossicodipendenza”, diceva Renton.
Infatti erano tutti insieme, allungati per terra nell’altra stanza, lui e Spud, la “madre superiora” e Tommy. Occupati a farsi. Nessuno si era accorto che Dawn fosse morta, forse di stenti, non ci è dato saperlo. Compreso Sick Boy, per la prima volta conscio di essere padre. L’aveva lasciata lì, sola in mezzo a tutti gli altri, che adesso sapevano: sua figlia.

Non so perché, ma ho pensato a questa scena leggendo di un bambino di tre anni che non vede più la mamma prima di trovarla in bagno, per terra. Morta. Probabilmente per la caduta dopo uno svenimento causa diabete. Allora sì, potremmo fare una bella sorpresa a mamma quando si sveglia. Il vicino di casa lo ha trovato lì, per terra anche lui, sereno. Si era portato i giochi dietro, sul pavimento del bagno. Sparpagliati in ordine come solo i bimbi sanno fare. E chissà che succede quando capisci che se esiste la vita esiste anche il suo contrario, quando si mescolano - diventando inevitabilmente senza senso - tutte le parole che identificano le stagioni dell'esistenza: nascita, infanzia, pubertà, preadolescenza, adolescenza, maturità. E poi adulti. Poi ancora vecchi.
E allora ripensandoci, ha ragione papà a dire che si è sempre giovani quando i genitori sono ancora lì, a rimboccarti le coperte. E a ricordarti il fazzoletto.

mercoledì 3 novembre 2010

Mi serve un polverizzatore Thompson (11)

- Per la gioia di tutti è iniziata le centoseiesima edizione del Grande Fratello, al solito piena di casi umani che nelle intenzioni dovrebbero rappresentare l’Italia tutta e non solo centri d’igiene mentale chiusi con troppa frettolosità. Do un’occhiate alle schede:

C’è Nando, che partecipa per far morire d’invidia la sua ex che invece, suppongo, nel frattempo, se ne sta sbattendo alla grande. Di cosa o chi non ci è dato saperlo. Però con invidia.

Rosa, la cui ambizione è entrare in magistratura ma son il sogno nel cassetto di diventare attrice di teatro. Brava Rosa, la strada, visti i tempi, mi sembra quella giusta.

Giuliano, che di mestiere fa “l’accompagnatore di signore”. E credo sia giusto fermarsi qui.

Il bell’uomo della stagione dovrebbe essere Davide, direttamente dai Grandi Alberghi di Montesilvano, uno che, stimolato a dovere, non dovrebbe aver problemi ad andare di lingua, come dicono a Parigi, in curriculum vanta la conoscenza di italiano (ma questo lo scopriremo presto), olandese, inglese, francese, spagnolo, tedesco (e questo, forse, non lo scopriremo mai).

Guendalina “non potrebbe mai rinunciare ad andare al parrucchiere”, e dalla foto avrei dei dubbi, se non altro sulle qualità del parrucchiere.

Il violinista, arrangiatore, producer e modello Alessandro, si dichiara appassionato di filosofie orientali e – ma va? – tra i suoi libri preferiti c’è Siddharta. Ma questo avrei potuto dirvelo pure io. Allora non vado avanti.

In attesa delle prime tette, scopate, bestemmie, risse, culi, cazzi, rutti, scorregge, “il mestruo, la pipì e la pupù”, che ogni quotidiano farà a gara per mostrarci. Per solo senso del dovere, intendiamoci.

- La notizia del mese arriva dalla dottoressa Lesley Walzer (voto 7,5 all’idea di ricerca) del Cancer Research UK (a breve documentario BBC): "Sesso orale (10) e tumore (0) alla bocca. Esiste un collegamento." Non so quale sia il rimedio della dottoressa però mi piacerebbe (non per spirito laido, intendiamoci) vederla con il suo uomo. Già m’immagino una situazione del genere:
Lei (mentre lui scompare con la testa fra le sue gambe): “No caro no, te l’ho già detto due ore fa che potrebbe venirti un tumore alla go…alla gola…hai capito?...alla go…la…sì…no…sì…”.
Lei (in situazione opposta, con lui in posizione di inequivocabile invito): “No caro, te l’ho già detto due ore fa, potrebbe venirmi un tum….”
Lui: “Sì, sì…”
Non so voi, ma vista l’incidenza, un tumore me lo rischio volentieri. E credo di poter farmi portavoce di tutte le (perlomeno “mie”) donne. Presenti, passate e future.

- “Dopo l’Addaura Emanuele mi disse: in quell’attentato c’entra la Polizia.”, a parlare, dopo 21 anni di paura, è Gianmarco Piazza, fratello di Emanuele, collaboratore del Sisde, scomparso nel 1990, qualche mese dopo aver contribuito a sventare l’attentato contro Falcone e famiglia, lì a sud della spiaggia di Mondello.
Chissà se si saprà mai chi c’è dietro questa verità che si porta dietro poliziotti morti, probabilmente ammazzati da altri poliziotti.
Allora, ancora una volta, mi tornano alla mente le parole di Giuseppe Ayala, che sintetizzò così il dialogo con Falcone all’indomani del fallito attentato:
“Ci guardammo senza parlare e ci venne in mente la stessa cosa a tutti e due: ma questa, solo mafia è?”

- Piuttosto incomprensibilmente, Ciro Ferrara (7,5, da difensore) è il nuovo ct under 21: “Non sono lippiano”. Apprezzo la presa di posizione ma avrei preferito un outing (si dice così no?) più deciso, che so, del tipo: “Non sono un allenatore”.

- Torna sugli scudi Rocco Buttiglione: “Essere gay è oggettivamente sbagliato”. Chissà se saprà di essere oggettivamente un coglione.

- Alessandra Mussolini s’incazza e ricorda: “Meglio fascista che frocio!”

- Berlusconi para e affonda di fioretto: “Meglio appassionato di belle ragazze che gay.”

- Il Giornale: "Il bunga bunga di Fini" (e relativa vignetta con Berlusconi che corre dietro a Fini, entrambi nudi, con il secondo che urla “no, il bunga bunga no!!”)

- Famiglia Cristiana: "E' malato."

- Libero: "L’elisir di bunga vita. Il premier si sveglia: a Bruxelles risolve i conti, a Napoli i rifiuti."

- Il Manifesto: "Uragano Ruby"

- Mick Jagger: "Goodbye, Ruby Tuesday / Who could hang a name on you? / When you change with every new day / Still I'm gonna miss you..."

- Kaiser Chiefs: "Ruby, Ruby, Ruby, Ruby
Do you, do you, do you, do you
Know what you're doing, doing, to me
Ruby, Ruby, Ruby, Ruby

Due to lack of interest
Tomorrow is canceled
Let the clocks be reset
And the pendulums held"


- Nel frattempo, Cirello, in viaggio con Dylan (min 6:14) e De Andrè (4:40) sulla A24, attende il giorno in cui questo Casanova da basso impero venga violentato sulla via da lui stesso creata. Quella della Povertà (e qui di fianco metteteci quello che vi pare).

- E niente, fermo restando la miseria di tutto ciò, mi son tornate in mente le parole di quella che, per qualche istante, è stata leader dell’opposizione: “Non posso stare con un uomo che frequenta minorenni […]. Figure di vergini che si offrono per rincorrere il successo” (Veronica Lario, 3 maggio 2009).

- Bruno Vespa, al solito sempre sul pezzo, dirige una puntata promozionale con i protagonisti di Benvenuti al Sud (uscito al cinema proprio in questi giorni, il primo di ottobre…). Incredulo e spaesato che si attendeva un plastico della questura di Milano.

- In tutta questa tristezza da difensori del “sono affari suoi”, penso a come sia difficile avere una figlia di una età che boh, decida chi genitore lo è già, e cercare di farle capire che no, le virtù sono altre.
Sempre sperando che non ci risponda citando la classe di Immanuel Casto: “Ma perchè devo imparare il congiuntivo se sono così brava ad aprire il culo?”

- Dopo 84 anni e 40 milioni di auto prodotte è ufficialmente morta la Pontiac, anche lei fagocitata dalla General Motors senza manco un rutto di soddisfazione finale. Al limite una conveniente scorreggia (perché si sa, come si diceva - per evidenti motivi - in camper verso la baviera: “se la loffa è una litigata, la scorreggia è una risata”) in un consiglio d’amministrazione. Niente più eredi, l’albero genealogico si chiude qui. Una cosa contro natura. Come i genitori che sopravvivono ai propri figli. Ma il rombo e quella silhoutte da mangia asfalto li ricorderò anche se di macchine e motori non me n’è mai fregato alcunché. Ma delle cose belle, sì. Allora, in un certo senso, basterà poco, sarà sufficiente riguardare la Pontiac Le Mans del 1971 di Gene Hackman (Il braccio violento della legge - William Friedkin, 1971), la Pontiac Trans Am en Grand Prix del 1979 nell’ultima recita di Steve McQueen (Il cacciatore di taglie – Buzz Kulik, 1980), la Trans Am del 1973 rubata da Jeff Bridges (Una calibro venti per lo specialista – Michael Cimino, 1974), e poi va beh, sì, la Pontiac Firebird TransAm del 1982 guidata da Michael Knight (vero nome, ricordiamolo, Michael Long).

- "Valeria Marini come Anita Ekberg. A Fontana di Trevi rivive la dolce vita" (TgCom). Bene così, continuiamo a mentirci.

- Alessandro, tempo fa, rispondendo a chi gli chiedeva cosa facesse in qualità di ingegnere del suono: “Cerco di abbattere il rumore.”

- Allora passo alla cronaca locale: brindisi e risa di giubilo in camera di Cirello, dove finalmente (ringraziando il Mono per la consulenza e Fiorenzo per la malattia) si potrà ascoltare musica in maniera decente (perché spesso le cose vecchie risultano sistematicamente più belle?), senza fruscii apprezzabili.

Fino a questo momento, mentre suona The Great Gig in the Sky, superati alcuni attimi iniziali di timore dovuti a collegamenti sbagliati sulla cassa di destra, ecco la scaletta:

Da brividi:
- Everything in Its Right Place (da Kid A – Radiohead, 2000)

Per gasarsi:
- Kashmir (da Physical Graffiti – Led Zeppelin, 1975)

Prima del sonno, con i libri e i pensieri:
- Nebraska (tutto l'album - Bruce Springsteen, 1982)

Dalla chiusura del libro, a cullare i pensieri rimasti a cavallo del buio:
- Pat Garrett & Billy the Kid (tutto l'album - Bob Dylan, 1973)

Primi occhi aperti, col latte in caldo e i piatti da lavare:
- Nona sinfonia in Re minore (Ludwig van Beethoven, 1824)

Vediamo come va con un suono più sporco:
- The Complete Recordings (tutto - Robert Johnson, 1936/1937)

Per strillare:
- Thunder Road (da In Concert MTV Plugged – Bruce Springsteen, 1993)

Va beh, vediamo se suona bene sul serio:
- In the court of the crimson king (tutto - King Crimson, 1969)

E sì, in attesa che mi lancino il componente finale, direi che ci siamo.

giovedì 7 ottobre 2010

Era una notte buia e tempestosa.

Fermo restando che darei il primo premio - perlomeno alla carriera - a quel geniaccio di Snoopy, segnalo che l'American Book Review ha stilato la lista dei "cento migliori incipit di romanzo" (per la cronaca, vince "Chiamatemi Ismaele." Moby Dick).
Ora, il gioco è effettivamente molto appetitoso e gradito, soprattutto da noi bambini cresciuti, ma almeno per ora nascondo la mano, anche perché, traduzione a parte, non saprei se buttarmi sul primo periodo, capoverso o interruzione di fiato.

A parte (ma neanche tanto) tutto questo, oggi sono passato in libreria con una bella lista già scritta, che intendiamoci, non è che sia esattamente il mio metodo classico, anzi, ma va beh, era solo per dire che non so proprio quale, per primo, sazierà la mia golosità.
Però mi piace condividere l'idea di una scelta. Allora, in diretta, leggo e trascrivo. Le prime righe, s'intende.

- L'animale morente, Philip Roth (E tutti con sto diavolo di Roth, vediamo un po' com'è, sto Roth):
L'ho conosciuta otto anni fa. Frequentava il mio corso. Io non insegno più a tempo pieno, e se volessi essere preciso dovrei dire che non insegno letteratura: già da molti anni tengo un solo corso, un grande seminario di critica letteraria, per i laureandi, che ho chiamato Practical Criticism.

- Questo bacio vada al mondo intero, Colum McCann (non ricordo da chi e dove presi quest'appunto, in ogni caso, saltuariamente, un libro edito da Rizzoli dovrò pur comprarlo):
Quelli che lo videro ammutolirono. Su Church Street. Liberty. Cortland. West Street. Fulton. Vesey. Un silenzio intento ad ascoltarsi, solenne e bellissimo. Alcuni in un primo momento pensarono a un'illusione ottica, a un effetto atmosferico o a un calare dell'ombra. Altri lo presero per il classsico scherzo metropolitano: si sta impalati con il naso per aria finchè non si raduna un gruppetto di curiosi che sollevano la testa a loro volta, annuiscono, confermano, e alla fine si trovano ad osservare il nulla assoluto, come in attesa della fine di una gag di Lenny Bruce.

- Devozione, Antonella Lattanzi (sarà che ormai è di casa da quelle parti, ma di Bassimo, su queste cose, mi fido):
Nikita si è scelta un nome battagliero.
In russo è maschile e al cinema è il nome di una guerriera. A Roma, nel quartiere delle stelle cadenti, una cappa viola e rossa stringe d'assedio la città. Poi, di colpo, come uno sparo si fa buio. - Muoviti, Pablo. Entra.


E poi sì, per inciso, se si volesse fare la classifica opposta, quella del miglior epilogo, per me non ci sarebbe partita. I Sotterranei.

lunedì 27 settembre 2010

Portami una sedia. E vattene.

Era una notte insopportabilmente calda. Presi il lenzuolo e mi asciugai il sudore. Sdraiato sul letto, sentivo il mio cuore battere forte. Era un suono triste. Mi chiesi cosa stesse pensando Mercedes. Restai lì moribondo, col cazzo moscio.
Mercedes voltò la testa verso di me. La baciai. Baciarsi è più intimo che scopare. Ecco perché non mi è mai piaciuto che le mie ragazze andassero in giro a baciare gli altri uomini. Preferirei che se li scopassero.


da Donne – Charles Bukowski, 1978

Nella mini schitarrata post pasta e ceci (e primitivo) di ieri sera, ci si è resi conto (dopo una - al solito - illuminante elucubrazione di uno dei fratelli Altintop, Hamit, credo) come l’Ave Maria di De Andrè sia la canzone che almeno una volta vorremmo dedicare ad una donna, una qualsiasi, una donna bella in quanto donna. Una donna che attraversa la strada e cammina, che fuma una sigaretta su di una panchina, che raccoglie una monetina da terra e che rovista nella borsa, che legge all’ombra e inciampa sul marciapiede, che protegge la gonna dal vento e che scruta il nulla. Come solo loro sanno fare.
Le donne, insomma.
Quelle che, in un modo o in un altro, “sono tutte femmine un giorno e poi madri per sempre, nella stagione che stagioni non sente”.

Poi, stamattina (grazie Pierpa’), a proposito di donne e di dediche, è venuta fuori Adius di Piero Ciampi, che a differenza della prima, almeno nel concetto, abbiamo tutti, nessuno escluso, dedicato a labbra che non ne hanno più voluto sapere.
Allora sì, ”sai che cosa ti dico? Vaffanculo. Te, gli intellettuali e i pirati”.

martedì 21 settembre 2010

We need a leader to follow

Io seguii il suo culo, che ondeggiava, mulinava e cantava, e chiedeva di essere liberato dalla gonna, quel culo che chiedeva la liberazione di quell'elettricità che viene dalle ghiandole dell'uomo - quell'elettricità puzzolente che continua a mandare avanti la bruttezza della specie attraverso l'inutilità dei secoli.
Io lo seguii, come avevano fatto quelli che erano venuti prima di me.


da Niente canzoni d'amore - Charles Bukowski, 1990

domenica 12 settembre 2010

Al matrimonio

- Cirello: "Eeeeh, Santa Gianna Beretta Molla non manca mai!"
- Il ragno: "Sì, sì...ma chi cazzo è?!?"

martedì 7 settembre 2010

Di nuovo

Pare sempre difficile lasciarsi il mare alle spalle, soprattutto quando c’hai passato così tanto tempo insieme e di fila, senza pause e dormendo poco, con la sabbia nel ruolo di lenzuolo. Ma alla fine succede, a settembre. E’ da un po’ che non si scappa da questa consuetudine. Dalle mie parti sono sei anni. Un’estate che diventa sinonimo di agosto. Pure da sei anni. In cui ci si continua a prendere per il culo dicendosi di ripartire, ben sapendo che per farlo dovresti essere per lo meno partito.

Non me ne volete male dai, è normale un po’ di malinconia adesso, ora che mi chiedo senza risposta cosa mi facciano gli odori e i colori di questo primo periodo di brividi ai piedi, se l’effetto di Madame George di Van Morrison o di Movin’ Cruisin’ dei fratelli Carmelo e Michelangelo La Bionda.

In ogni caso è stato difficile andare avanti senza cd, chissà come saranno stati tutti da soli, con la sola luce a filtrare dalla serranda. Senza illuminare alcun corpo che balla.
Però gli amici sono stati qui per tutto il tempo, a parte il pingue andato via troppo presto perché il lavoro, come spesso accade, invece di nobilitare, allontana e basta.
La prima estate senza Lorenzino sotto la palma 3b ma con la capitaneria sempre presente. Anche se solo all’orizzonte. Come un fantasma che spaventa i bambini con la palla. Bello scambio di merda. Infame. Tipico della vita, direi.
Un’estate di birra e di sabbioni incredibilmente sempre vinti, e da noto difensore fabbro, senza mai segnare, conscio da tempo che no, non è vero un cazzo che un gol salvato equivale ad uno fatto. O meglio, per me lo è. Ma vallo a spiegare agli altri.

Un’estate che, al solito, mette le ali ai pensieri. E di riflesso insegna.
Tipo che portare rancore è solo una perdita di tempo.

giovedì 2 settembre 2010

Alboreto is nothing

La frase dell’estate (pronunciata durante un 5 contro 5 Pescara/Milano sulla sabbia rovente delle 2 di pomeriggio) è di tal Ercole, dopo un’entrata del buon Lollo - a onor del vero, a protezione della palla - che per i nostri standard (“o ragà, giochiamo piano ché questi sicuro rompono il cazzo”) equivaleva ad un massaggio morbido.
La risata, con i volti di quelli “ma vid’ addo cazz a da j!” è rimasta sotto i baffi, però, sarà che ci capito sempre di mezzo io, ma pare proprio che lo facciano appositamente, così, giusto per alimentare lo stereotipo del cumenda.
Per la cronaca, è finita 3a1 (il gol preso per una papera clamorosa del greco acquisito Placo). Con due azzoppati tra i lombardi:

“Uè ragazzi, ma non si può mica giocar così! Io tra una settimana devo andare a Dubai per lavoro!”

lunedì 2 agosto 2010

Un fischio (non solo per Drusilla)

E' che ogni tanto, come sapete, mi fermo a leggere i necrologi sui giornali. Forse per capire qualche cosa che non si capirà mai.

Oggi, dove il sole faceva compagnia alla mia schiena, pochi metri dopo la battigia, un'anima che non dimentica salutava così la sua parte andata via per sempre.
Ed è stato piuttosto strano leggerla con dei pargoli coperti di sabbia bagnata proprio dove le telline mettono su la loro tenda. Per poi spostarla con l'arrivo dell'onda successiva.

Avevamo studiato per l'aldilà
un fischio, un segno di riconoscimento.
Mi provo a modularlo nella speranza
che tutti siamo già morti senza saperlo.


(da Xenia I - Eugenio Montale)

giovedì 29 luglio 2010

Ottima

oh
to cry
not any cry
so mournful that
the dove just laughs
the steadfast gasps


(da Beneath the Southern Cross, in Gone Again - Patti Smith, 1996)

Avevo bisogno di riscatto dopo l'anno scorso tra sedie di plastica e imbecilli che strillano "seduti!" sotto gli occhi imbarazzati di chi imbraccia la chitarre sul palco.
E sono stato accontentato.
Perché era particolarmente in forma ieri sera. Col sorriso e le canzoni dimenticate e ricominciate, la luna di guardia al teatro, le dediche a Nanda e Pierpaolo con te in piedi a due passi dai quei capelli luridi che ti buttano addosso quella sensazione mai fastidiosa di sentirsi un po' a casa e credere davvero nella possibilità di ritrovarsi in spiaggia tutti insieme con una chitarra in più, nel frattempo a riposare nel bagagliaio della brizzolata in attesa delle mani sapienti di Johnny, ormai anche armato di armonica.

E poi, al solito, quando parte questa, non posso fare a meno di chiudere gli occhi e far squagliare i brividi.

lunedì 26 luglio 2010

E Nina mò la chiameno "Nelly"

Il fatto che tutti voi siate a conoscenza dell'esistenza di queste due, ormai diventate una sorta di simbolo - settimanale - della romanità (e qui potrei aggiungere "me cojoni"), è già di per sé un fatto interessante e in qualche misura esplicativo di parecchie cose. E quindi, per la vostra gioia, potrei fermarmi qui. Invece no.

Perché, l'altra sera, su DA DA DA (programma estivo Rai che mescola, a tema, fior di repertorio televisivo e cinematografico nazionale) ce n'erano altre due. Di romane, dico.

Ora, niente da dire sulle prime due ragazze, anzi, sono tra quelli che "me fanno taja'", è solo che mi prende sempre un magone quando vedo ste cose, tipo le - prime - pagine dei giornali e i telefonini che le fotografano all'entrata in spiaggia, lì al "fabberbicce", nei giorni successivi.
Insomma, quel meccanismo ormai logoro e noioso e ben collaudato che caratterizza 'sto mondo, più volte ripreso da varie latitudini su queste pagine.

Morale abbastanza triste e scontata direte voi, ma che volete, al solito m'è venuto naturale scuotere la testa e pensare semplicemente che, un po' come per il bufalo e la locomotiva, "la differenza salta agli occhi". E insomma.

Magari ne riparleremo quando verrà loro assegnata qualche carica istituzionale.

giovedì 22 luglio 2010

Cominciò così

E chi, chi sarà mai
il buttafuori del sole
chi lo spinge ogni giorno
sulla scena alle prime ore.


(da Cantico dei drogati, in Tutti morimmo a stento – Fabrizio De Andrè, 1968)

Anni fa, capitava che le agenzie di eventi e simili venissero a chiedere addetti alla sicurezza nella palestra di Riccardo.
Fu quello il mio primo lavoro, ben prima che imparassi a portare piatti e aprire bottiglie e un altro paio di cosucce (un giorno, nel risvolto in terza di copertina, quello della mia biografia, ci sarà una frase del tipo "ha svolto diversi mestieri prima di..."). Quarantacinque mila lire a servizio, niente di che, ma di birre ce ne uscivano parecchie.

Quell’estate, in piazza 1° maggio, dietro alla nave di Cascella (sì, proprio lui, lo stesso del mausoleo funebre in casa di mister B.), erano in programma i campionati italiani di beach volley, e a parte qualche turno di giorno con di fianco un paio di transenne e la compagnia saltuaria di qualche hostess, passai il periodo in notturna, con la collaborazione di Gianluca nei fine settimana.
Non è che si facesse molto a dir la verità, alla fine c’era ben poco da sorvegliare, qualche decina di palloni più l’attrezzatura audiovisiva, tutto peraltro “blindato” in un paio di gazebo, che va beh, non è che fossero l’emblema dell’inaccessibilità direte voi. Infatti sì, dico io. Ma insomma, non era mio compito decidere come e dove.
Una sera, proprio a cavallo del cambio turno, un manipolo di ragazzotti riuscì a fregarci da sotto il naso le bandiere issate sulle tribune che davano le spalle al mare. Capimmo subito e il mattino seguente, non prima di un'abbondante colazione da Camplone, io e Stefano (il mio equivalente diurno) recuperammo il malloppo senza troppa difficoltà, anche perché quei furbastri avevano avuto la bella idea di lasciare la refurtiva sotto il proprio ombrellone, lì accanto, da Aurora, il primo stabilimento continuando verso nord.

Insomma, da qui a rimanere svegli e vigili tutta la notte ne passava, allora ad una certa ora, quando gli infradito abbandonavano lo struscio serale rivierasco e le partite di risiko – organizzate, con notevoli dosi di birra, sul palco che la mattina seguente sarebbe stato dello speaker – decretavano la vittoria di una qualsiasi armata, ci si addormentava sui lettini griffati Lido, prima che il raggio meno timido decidesse di bussare sulle palpebre.
E vedere quel disco rosso arancio come rame forgiato a caldo stiracchiarsi e sbadigliare e socchiudere gli occhi prima di scaldare i brividi, era ed è sempre una cosa nuova, di cui ci si fida senza il timore di chi almeno una volta nella vita ha lasciato l’amore dentro abbracci sbagliati.

Tutto questo per dire (come tempo fa) che in questi ultimi giorni, per dovere o piacere, ho più volte condiviso con l’orizzonte delle acque quei minuti sospesi. E che ve lo dico a fare, non si spiega proprio. Forse, al solito, è tutto merito dal mare. E che se sei nato a est non puoi che pensarla così. O forse no.
Ma queste, sono solo chiacchiere. In quei momenti si sta zitti.

sabato 10 luglio 2010

Sempre a proposito di eroi

Mi chiedevo che fine avesse fatto il blog "Zitto zitto, piano piano", del quale trovavate un collegamento qui a sinistra. Fino a ieri.
Così ho scritto una mail al suo creatore, Astutillo Smeriglia, chiedendogli i motivi della chiusura. Questa la risposta:

"Ho dovuto ucciderlo, parlava troppo. Altro che zitto zitto."


Allora tolgo il morto e lo sostituisco con uno vivissimo che non ha bisogno di presentazioni. Al punto che gli regalo anche la mia di pagina.
Non mi sento di aggiungere altro (dall'ultimo post di Spinoza):

Marcello Dell’Utri condannato a sette anni per i suoi rapporti con la mafia. Vergognoso: non sono neanche la metà di quelli che stiamo scontando noi per lo stesso motivo.

Dell’Utri sarebbe stato il referente al nord di Cosa Nostra fino alla fondazione di Forza Italia. Poi manco una cartolina.

Pare che il senatore intrattenesse rapporti con mafiosi molto influenti. E anche in Sicilia conosceva dei boss.

Molti quotidiani hanno titolato “Ridotta la condanna a Dell’Utri”. Che è un po’ come titolare “23 maggio 1992: danneggiata l’autostrada Palermo-Capaci”.

Minzolini fa montare un servizio su Dell’Utri riuscendo a non pronunciare mai la parola “condannato”. Questa volta doveva esserci di mezzo una scommessa.

(Al Tg1 hanno parlato così bene di Dell’Utri che ho pensato fosse morto)

Dell’Utri: “Berlusconi avrebbe voluto testimoniare a mio favore, ma gli sconsigliai di venire in tribunale”. Per un processo così importante neanch’io vorrei uno all’esordio.

L’appello riduce di due anni la pena di Dell’Utri: esulta Capezzone, appena tornato dai festeggiamenti per il pari con la Nuova Zelanda.

Ora si attendono le motivazioni della sentenza. Da Dell’Utri.

lunedì 28 giugno 2010

Il tempo crea eroi

"Con le mani sporche di allegria
i bambini giocano coi sassi della via
ed i vecchi invecchiano davanti alla tivù
con la pipa ed uno scommettiamo in più.

Ed avanti ancora tra la nebbia e la follia
ed in tasca la democrazia
e alla gente povera rimanga l'onestà
a vantaggio di chi non ce l'ha
che comunque può comprarsela."


(da Ed il tempo crea eroi, in Ma cosa vuoi che sia una canzone - Vasco Rossi, 1978)


ROMA - Sarà emessa domani mattina la sentenza nel processo d'appello a carico del senatore del Pdl Marcello Dell'Utri, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. La lettura del dispositivo è attesa tra le le 9.30 e le 10. Lo ha annunciato la cancelleria della seconda sezione della Corte di Appello di Palermo per consentire alle parti di assistere alla lettura del verdetto. Per Dell'Utri, condannato in primo grado a 9 anni, il procuratore generale Antonino Gatto ha chiesto 11 anni di reclusione.


Comunque vada a finire non riesco a togliermi di dosso un sentore di sconfitta. Per questi vent'anni. E per i figli che hanno lasciato.

martedì 22 giugno 2010

Bivacchi di fuochi

Qualche tempo fa stavo rileggendo alcune testimonianze di amici e persone che avevano lavorato con Carmelo Bene.

Tipo quella del fotografo Sandro Becchetti, che gli chiese perché amasse così incondizionatamente le donne.
Avevo deciso di scriverci su, poi alla fine mi son detto che no, era sufficiente (ma va?) la risposta di Carmelo:

"perché sono la cosa vivente più vicina alla morte."

lunedì 21 giugno 2010

La senti questa voce

Solo per dire che mentre il Brasile se la divertiva per i prati, su Rai1 scendeva in campo l'11° edizione di Una Voce per Padre Pio.
Presenti fuoriclasse del calibro di Albano, Ivana Spagna, il principe Emanuele Filiberto di Savoia (che "ha raccontato della devozione della Regina Maria Josè di Savoia per il Padre di Pietrelcina"), Jenny B e Marco Carta.

In conduzione la saggezza tattica di Massimo Giletti.

lunedì 14 giugno 2010

Double B

Il fatto è che si dorebbe parlare solo della promozione dei biancazzurri, che dopo tre anni tornano nel "calcio che conta", frase tuttora incomprensibile allo scrivente.

Poi succede che tutto passa inevitabilmente in secondo piano quando, a sera, ti rendi conto di trovarti sul serio di fronte ad una leggenda, letteralmente. Senza scomodare l'abusivismo di Gianni Minà.
La band - ad occhio e croce tutti fenomeni ben prima della sopraggiunta vecchiaia - lo aspetta passandosi la palla al volo, per dieci minuti buoni, spesso di tacco. E poi arriva lui, con l'andatura in-decisa di chi a 85 anni ne ha viste parecchie, dai campi di cotone fino ad influenzare praticamente chiunque grazie alla sua Lucille.

E non so, del papa non me ne può fregare di meno, ma la sensazione è quella di essere in mezzo a piazza san pietro nella remota possibilità che si avveri la profezia dei Pitura Freska.
E da seduto le gambe non servono più. Bastano le mani. E avanzano.

In realtà finisce che suoni più la band di lui ma poco importa, perché ogni fraseggio pare un cuscino.
E chissà, forse il primo a dire che "i neri hanno il ritmo nel sangue", l'ha fatto dopo aver visto un concerto di B.B. King.

giovedì 10 giugno 2010

Forza azzurri

Il ddl sulle intercettazioni è dunque passato al senato.
Ma cosa volete che ce ne importi, stanno per incominciare i mondiali e la nazionale, notoriamente, dà il meglio nei momenti difficili.

Su tutti, da leggere l'articolo di quei comunistacci dell'Economist, equilibrato quasi come non mai. E che finisce così, giusto per dire che basterebbero poche righe per continuare a sostenere che "finché li cerco io, i latitanti sono loro":

“Un giudice antimafia siciliano ha detto che nessuno dei due grandi ‘capi dei capi’ di Cosa Nostra arrestati sarebbe finito in carcere se questa legge sulle intercettazioni fosse stata in vigore all’epoca degli arresti. Un monito che i legislatori italiani dovrebbero prendere più seriamente del diritto di Berlusconi ad avere una vita sessuale privata“.

AGGIORNAMENTO

Alcuni casi che non potremmo più sapere
(qui nel dettaglio, da La Stampa):

- Mafia, nulla su Ciancimino e addio a Gomorra

- La «cricca», tre anni per far emergere gli affari sui grandi appalti

- Furbetti del quartierino, le imprese di Ricucci e la caduta di Fazio

- Caso Scajola, addio alle notizie sulla casa con vista sul Colosseo

- Protezione civile, le discutibili amicizie di Bertolaso

- La caduta di Prodi, dopo le telefonate di Lady Mastella

- Lo scandalo escort, inutilizzabili i nastri della D'Addario

- Il caso Minzolini, le pressioni sul Tg1 e l'Authority

- La morte di Cucchi, le foto del pestaggio non le avreste viste

- Le dimissioni di Saccà, c'erano una volta le veline raccomandate dal Cavaliere

- Rignano Flaminio, nessuno spazio ai dubbi sulle violenze

altri ancora (da Repubblica)

mercoledì 9 giugno 2010

Normalmente sono brave

Invece Claude...be', con Claude c'era sempre un certo riserbo, anche quando si ficcava sotto le lenzuola accanto a te. E il suo riserbo offendeva. Chi vuole una puttana riservata!
Claude era persino capace di chiederti di voltarti, quando si accosciava sul bidet. Errore! Un uomo, quando brucia di passione, vuol vedere; vuol vedere tutto, anche come fanno a pisciare. E anche se è molto bello sapere che la donna ha un cervello, la letteratura che emana dalla carogna di una puttana è l'ultima cosa che conviene servire a letto.
Germaine era nel giusto: era ignorante e lussuriosa, metteva nel lavoro il cuore e l'anima. Era puttana dalla testa ai piedi, e questa era la sua virtù!


da Tropico del Cancro - Henry Miller, 1966

giovedì 3 giugno 2010

Deserti di diamanti

Was a big high wall there that tried to stop me
A sign was painted said: "No trespassing"
But on the back side it didn't said nothing
This land was made for you and me.


(da This Land is Your Land - Woody Guthrie, 1940)

Ammesso e non concesso che Bossi, con le sue farneticazioni sulla cosiddetta “famiglia trasversale” (minuto 8:38, il 20 marzo scorso a Roma, in quella magnifica recita da scuola elementare privata del pudore), volesse intendere quello che ho capito io, confesso che il mio lato trasversale – o se fossi donna, più semplicemente diritto – si concederebbe volentieri a quest’uomo qui.

Grezzo e "boro" (lassatece passà, semo romani) quanto vi pare, ma che volete - e qui torna a parlare il mio lato classico, quello non sghembo per intenderci - a me le donne con i tacchi, non me ne vorrà Bukowski, non sono mai piaciute.