Di nuovo
Pare sempre difficile lasciarsi il mare alle spalle, soprattutto quando c’hai passato così tanto tempo insieme e di fila, senza pause e dormendo poco, con la sabbia nel ruolo di lenzuolo. Ma alla fine succede, a settembre. E’ da un po’ che non si scappa da questa consuetudine. Dalle mie parti sono sei anni. Un’estate che diventa sinonimo di agosto. Pure da sei anni. In cui ci si continua a prendere per il culo dicendosi di ripartire, ben sapendo che per farlo dovresti essere per lo meno partito.
Non me ne volete male dai, è normale un po’ di malinconia adesso, ora che mi chiedo senza risposta cosa mi facciano gli odori e i colori di questo primo periodo di brividi ai piedi, se l’effetto di Madame George di Van Morrison o di Movin’ Cruisin’ dei fratelli Carmelo e Michelangelo La Bionda.
In ogni caso è stato difficile andare avanti senza cd, chissà come saranno stati tutti da soli, con la sola luce a filtrare dalla serranda. Senza illuminare alcun corpo che balla.
Però gli amici sono stati qui per tutto il tempo, a parte il pingue andato via troppo presto perché il lavoro, come spesso accade, invece di nobilitare, allontana e basta.
La prima estate senza Lorenzino sotto la palma 3b ma con la capitaneria sempre presente. Anche se solo all’orizzonte. Come un fantasma che spaventa i bambini con la palla. Bello scambio di merda. Infame. Tipico della vita, direi.
Un’estate di birra e di sabbioni incredibilmente sempre vinti, e da noto difensore fabbro, senza mai segnare, conscio da tempo che no, non è vero un cazzo che un gol salvato equivale ad uno fatto. O meglio, per me lo è. Ma vallo a spiegare agli altri.
Un’estate che, al solito, mette le ali ai pensieri. E di riflesso insegna.
Tipo che portare rancore è solo una perdita di tempo.